giovedì 12 giugno 2014

QUALI SONO LE LEGGENDE – E LE VERITÀ – SULLE VACCINAZIONI?



È compito della sanità pubblica trasferire agli operatori e alla popolazione il messaggio centrale sui vaccini, sulla base di elementi oggettivi e provati scientificamente: l’efficacia contro alcune malattie prevenibili e potenzialmente letali associata a una indiscutibile sostanziale sicurezza. 
A questo fine viene proposto uno strumento informativo pensato per il grande pubblico: le “Domande&Risposte dell’Oms su miti e verità delle vaccinazioni”. A favore di una informazione chiara, accessibile e senza equivoci causati spesso da disinformazione e controinformazione.

1a leggenda
Un miglioramento delle misure igieniche e sanitarie eradicherà le malattie – i vaccini non sono necessari. FALSO
Verità/Dati di fatto
Nel caso in cui si fermassero i programmi vaccinali, le malattie prevenibili con i vaccini tornerebbero.
Anche se un’igiene migliore, il lavaggio delle mani e l’acqua pulita contribuiscono a proteggere dalle malattie infettive, queste malattie si possono diffondere indipendentemente dal livello di igiene. Se le persone non si vaccinassero, in breve tempo comparirebbero di nuovo malattie diventate poco frequenti, come la poliomielite e il morbillo.
2a leggenda
I vaccini si associano a parecchi effetti dannosi a lungo termine ancora sconosciuti. Le vaccinazioni possono essere anche fatali. FALSO
Verità/Dati di fattoI vaccini in uso sono molto sicuri. La maggior parte delle reazioni avverse alle vaccinazioni, per esempio un braccio dolorante o un modesto rialzo febbrile, è in genere lieve e transitoria. Gli eventi gravi sono molto rari e sono attentamente controllati e valutati. È molto più probabile che la salute venga gravemente compromessa da una malattia prevenibile da vaccinazione che dalla vaccinazione stessa. Per esempio, la poliomielite può determinare una paralisi, il morbillo può causare encefalite o cecità, molte malattie prevenibili con i vaccini possono essere fatali. Mentre qualsiasi danno grave o decesso causato dai vaccini riguarda un caso su moltissimi vaccinati, i benefici delle vaccinazioni superano di gran lunga il rischio e in assenza dei vaccini i danni o i decessi causati dalle malattie prevenibili sarebbero molti di più.
3a leggenda
Il vaccino combinato contro difterite, tetano e pertosse e il vaccino contro la poliomielite sono responsabili della SIDS (Sudden infant death syndrome, sindrome della morte in culla).FALSO
Verità/Dati di fattoNon esiste alcun nesso di causalità tra la somministrazione dei vaccini e la SIDS. Peraltro queste vaccinazioni vengono praticate in un momento della vita in cui i [alcuni] bambini possono andare incontro alla SIDS. In altre parole, esiste una coincidenza temporale tra vaccinazioni e SIDS, che si sarebbe verificata anche se non fossero state somministrate le vaccinazioni. È importante ricordare che queste quattro malattie sono potenzialmente rischiose per la vita e i bambini non vaccinati corrono un rischio grave di morte o di grave disabilità.
4a leggenda
Nel mio Paese, le malattie prevenibili con i vaccini sono quasi eradicate, per cui non c’è motivo per sottoporsi alle vaccinazioni. FALSO
Verità/Dati di fatto
Anche se le malattie prevenibili con i vaccini sono diventate poco frequenti in molti Paesi, gli agenti infettivi che le causano continuano a circolare in alcune parti del mondo. In un mondo globalizzato, questi agenti possono attraversare i confini geografici e infettare chiunque non sia protetto. Nell’Europa occidentale, per esempio, a partire dal 2005 si sono verificati focolai di morbillo in popolazioni non vaccinate in Austria, Belgio, Danimarca, Francia, Germania, Italia, Regno Unito, Spagna e Svizzera. Quindi, le due ragioni fondamentali per sottoporsi alle vaccinazioni sono la protezione individuale e quella collettiva. Il successo dei programmi vaccinali, così come il successo della società, dipendono dalla cooperazione di ogni individuo al fine di assicurare il bene di tutti. Per fermare il contagio di una malattia, non ci si deve affidare solamente alle persone che si hanno intorno, ma si deve fare in prima persona quanto è possibile.
5a leggenda
Le malattie infantili prevenibili con i vaccini sono solo un fatto negativo che fa parte della vita. FALSO
Verità/Dati di fatto
Le malattie prevenibili con i vaccini non devono essere “fatti della vita”. Malattie come il morbillo, la parotite e la rosolia sono gravi e possono causare, in adulti e bambini, complicazioni serie come polmonite, encefalite, cecità, diarrea, infezioni dell’orecchio, sindrome da rosolia congenita (se una donna contrae la rosolia nelle prime fasi della gravidanza) e morte. Tutte queste malattie e le conseguenze negative possono essere evitate con i vaccini. La mancata vaccinazione contro queste malattie mette i bambini in uno stato di vulnerabilità evitabile.
6a leggenda
Somministrare a un bambino più di un vaccino alla volta può aumentare il rischio di eventi avversi pericolosi, che possono sovraccaricare il suo sistema immunitario. FALSO
Verità/Dati di fatto
Le prove scientifiche mostrano che somministrare più vaccini nello stesso momento non determina effetti negativi per il sistema immunitario del bambino. Ogni giorno i bambini sono esposti a parecchie centinaia di sostanze estranee che suscitano una risposta immunitaria. Il semplice fatto di mangiare gli alimenti introduce nell’organismo nuovi antigeni, e numerosi batteri vivono nella bocca e nel naso. Un bambino è esposto a molti più antigeni quando contrae un comune raffreddore o mal di gola che da parte dei vaccini. I principali vantaggi del ricevere più vaccini in una volta sola stanno nella riduzione degli accessi ai servizi di vaccinazione, con risparmio di tempo e di denaro, e con una maggiore probabilità che venga completato il ciclo vaccinale raccomandato. Inoltre, la disponibilità di vaccini combinati, come nel caso di morbillo, parotite, rosolia, implica anche meno iniezioni.
7a leggenda
L’influenza è solo un disturbo e il vaccino non è molto efficace. FALSO
Verità/Dati di fatto
L’influenza è molto più che un disagio. È una malattia talvolta grave responsabile di 300.000-500.000 morti ogni anno nel mondo. Hanno un rischio più elevato di infezione grave o di decesso le donne in gravidanza, i bambini piccoli, gli anziani già debilitati e tutte le persone con una malattia cronica come l’asma o una cardiopatia. Vaccinare le donne in gravidanza fornisce il beneficio aggiuntivo di proteggere i neonati (al momento non è disponibile alcun vaccino per bambini sotto i 6 mesi). La vaccinazione antinfluenzale conferisce un’immunità contro i tre ceppi più diffusi circolanti in ogni singola stagione. Rappresenta il modo migliore per ridurre la probabilità di malattia grave e di contagio. Prevenire l’influenza significa evitare costi sanitari aggiuntivi e mancati guadagni dovuti a giorni perduti a scuola o al lavoro.
8a leggenda
È meglio essere immunizzati dalla malattia che dai vaccini. FALSO
Verità/Dati di fatto
I vaccini interagiscono con il sistema immunitario in modo da produrre una risposta immune simile a quella evocata dalle infezioni naturali, ma non determinano la malattia né espongono le persone al rischio di potenziali complicazioni.
D’altra parte il prezzo pagato per acquisire l’immunità attraverso l’infezione naturale può consistere in ritardo mentale nel caso dell’infezione da Haemophilus influenzae di tipo b, in difetti congeniti per quanto riguarda la rosolia, in cancro del fegato per il virus dell’epatite B, nel decesso nel caso del morbillo.
9a leggenda
I vaccini contengono mercurio che è pericoloso. FALSO
Verità/Dati di fatto
Il tiomersale è un composto organico contenente mercurio, aggiunto ad alcuni vaccini come conservante. È il conservante di più largo impiego per i vaccini forniti in contenitori multi-dose. Non ci sono prove che la quantità di tiomersale utilizzata nei vaccini comporti rischi per la salute. In Italia nei programmi estesi di vaccinazione routinaria sono utilizzati vaccini che non contengono tiomersale.
10a leggenda
I vaccini sono responsabili dell’autismo. FALSO
Verità/Dati di fatto
Lo studio del 1998 che ha lanciato l’allarme su una possibile associazione tra il vaccino contro morbillo-parotite-rosolia MPR (measles-mumps-rubella, MMR) e autismo è stato giudicato a posteriori gravemente fallace, tanto che l’articolo è stato ritirato dalla rivista che l’aveva pubblicato. Purtroppo, la sua pubblicazione aveva generato un tale panico da condurre a un calo delle coperture vaccinali e di conseguenza a epidemie di queste malattie. Non c’è comunque prova di un legame tra vaccino MPR e autismo o disturbi dello spettro autistico.
News Box- Medico e Bambino
Medico e Bambino 2014;33:289-290 
a cura di Federico Marchetti
Fonte: Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS)
“What are some of the myths – and facts – about vaccination?”, Aprile 2013
Traduzione della Redazione di Epicentro
“Il portale dell’epidemiologia per la sanità pubblica” a cura del Centro Nazionale di Epidemiologia, Sorveglianza e Promozione della Salute

sabato 7 giugno 2014

INTERVENTI PRECOCI PER LO SVILUPPO DEL BAMBINO


Il concetto di early childhood development (ECD) risale alla fine degli anni ’80 ma si è imposto all’attenzione generale a partire dalla fine degli anni ’90. Se la sua traduzione letterale è “sviluppo precoce del bambino”, il suo significato operativo è “interventi precoci per lo sviluppo del bambino”. Il concetto di base dell’ECD è che lo sviluppo neurologico e quindi psicologico del bambino non è automatico, ma avviene in risposta a stimoli sociali e interpersonali. Questi stimoli, e quindi le azioni e le situazioni che ne creano i presupposti, influenzano numero, direzione e stabilità delle connessioni sinaptiche e quindi lo sviluppo delle reti neurali che sono alla base delle diverse competenze del bambino, delle interazioni tra queste e della sua capacità di apprendere. 

Sono questi i presupposti dell'articolo pubblicato sul numero di Aprile dellla rivista "Medico e Bambino" dal titolo "Interventi precoci dello sviluppo del bambino: Razionale, evidenze, buone pratiche", a firma di Giorgio Tamburlini.

Si tratta di una visione di insieme dei concetti base dell’early childhood development e delle pratiche che lo supportano e un forte richiamo affinché la pediatria nel suo insieme comprenda l’importanza degli interventi precoci e il proprio ruolo nel sostenerli e realizzarli. 

Interventi effettuati in età molto precoce, a partire dal periodo pre e periconcezionale - attuati supportando direttamente o indirettamente le risorse, le competenze e la salute dei genitori - sono in grado di migliorare le opportunità di sviluppo ottimale e di ridurre al tempo stesso le esposizioni a fattori negativi, con effetti benefici sui bambini e sulla società intera.
I servizi e gli operatori a contatto con i genitori, e in primo luogo i pediatri, possono svolgere un ruolo fondamentale nel promuovere buone pratiche per le quali vi è evidenza di efficacia sullo sviluppo precoce del bambino.
C’è molto che si può fare quindi, con poche risorse necessarie se non quelle che si mettono in campo come professionisti, per contribuire a una missione tra le più importanti: quella di offrire una buona partenza a tutti i bambini, offrendo informazioni, supporto e guida ai loro genitori.  “La più grande sfida del nostro tempo non riguarda il lavoro, né la democrazia, né l’ambiente, ma il modo in cui i genitori si relazionano ai propri figli, perché da questo dipende in buona parte tutto il resto".

G. Tamburlini
Medico e Bambino 2014;33:232-239 

mercoledì 4 giugno 2014

SANITA' E DISINFORMAZIONE: IL CASO DEL VACCINO CONTRO IL MORBILLO


Questo che segue è l'inizio di un bellissimo articolo pubblicato il 31 Maggio sulla "Stampa" a firma di Elena Cattaneo, senatrice a vita, scienziata e docente all’Università di Milano, Gilberto Corbellini, storico e filosofo della medicina all’Università la Sapienza e Michele De Luca, professore di biochimica all’Università di Modena e Reggio Emilia in merito alla trasmissione "Le Iene" che questa volta si è occupata in modo indegno delle vaccinazioni e dei possibili rischi.

"Siamo cittadini italiani di una generazione che ha epigeneticamente introiettato la tolleranza, ma non troviamo un argomento etico valido per giustificare coloro che gettano benzina sul fuoco della sofferenza causata da gravissime malattie, per generare conflitti tra malati, scienziati, medici e politici. In sostanza, tra scienza e società. Stiamo parlano degli autori e realizzatori del programma «Le Iene». Dopo aver «pubblicizzato e dato luce» all’imbroglio di Stamina, coinvolgendo pazienti con gravi patologie neurodegenerative, il programma di Davide Parenti si è lanciato nell’esplorazione di tutte le possibili operazioni di disinformazione ai danni dei malati che fossero mediaticamente appetibili. Occorre una buona dose di malvagità, malevolenza, narcisismo, assenza di vergogna, etc. per perseguire così insistentemente nell’opera di aggravare le sofferenze altrui. E’ per questo, anche, che non troviamo argomenti validi per evitare di sollevare un problema che Davide Parenti e i suoi hanno già provato a far passare, cosa che non è, come la richiesta di un bavaglio alla loro libertà di espressione. Infatti, vediamo cosa stanno facendo, ancora, costoro...."

L'Associazione Culturale Pediatri su questa vicenda scrive una lettera alla cortese attenzione 

del Ministro della Salute, On. Beatrice Lorenzin,
del Garante per l’Infanzia, Dott Vincenzo Spadafora,
del Comitato Applicazione Codice Media e Minori, Ministero Sviluppo Economico


Questo il testo della lettera che, come rivista Medico e Bambino, condividiamo pienamente:

L’Associazione Culturale Pediatri segnala alla Vostra attenzione la grave opera di disinformazione sanitaria attuata dal servizio della trasmissione tv LE IENE – a firma della “iena” Matteo Viviani – andato in onda il 28 maggio u.s.
Prendendo spunto dalla situazione di due famiglie con figli portatori di gravi handicap, si parlava di indennizzi ricevuti in un caso e disattesi nell’altro, rispetto a danni causati dalle vaccinazioni obbligatorie.
I due adolescenti sono infatti affetti uno da autismo e l’altro da paralisi cerebrale infantile. Il messaggio durante il servizio era chiaro: i vaccini possono causare autismo e paralisi cerebrale.
Tuttavia, non è stata esibita alcuna prova di causalità se non, in un caso il giudizio (solamente riferito e non in prima persona) effettuato da un medico primario e, nel secondo della commissione di un tribunale militare. La trasmissione Le Iene, in particolare, si è già fatta attiva promotrice di campagne, con servizi tv di dubbia eticità, a supporto di iniziative sconfessate dalla comunità scientifica, con pesanti risvolti giudiziari, il caso STAMINA su tutte.
Chiediamo alle istituzioni competenti di voler intervenire affinché chiunque tratti argomenti così complessi lo faccia con responsabilità, rigore scientifico e moderazione e soprattutto nel reale interesse generale e non per scopi sensazionalistici.
Ricordiamo infatti che l’unica connessione dimostrata tra le vaccinazioni e un esito di Paralisi cerebrale infantile e di Disturbo pervasivo dello sviluppo è quella temporale. 
La letteratura scientifica internazionale ci informa che il momento in cui si verifica il danno che porterà all’autismo si colloca nella fase prenatale dello sviluppo cerebrale e, dunque, in qualità di medici pediatri a contatto giornaliero nei nostri ospedali e nei nostri ambulatori con bambini affetti da ogni tipo di patologia, vogliamo ribadire con convinzione che:
- la “Sindrome autistica postvaccinale” non esiste, è un falso storico, poiché si tratta di una “diagnosi” formulata in modo
subdolo e scorretto basata solamente su un rapporto temporale e non su un dimostrato rapporto di causa-effetto. L’autismo si manifesta a due-tre anni, quindi dopo la vaccinazione MPR effettuata, come noto, a 13-15 mesi, questo è il fondamento della pseudo diagnosi.
Servizi sui mass media come quello delle Iene rappresentano, a nostro avviso, un grave atto di arbitrario intervento contro la sanità pubblica perché creano allarmismi nelle famiglie, producendo inevitabilmente il risultato di allontanare i genitori dalle vaccinazioni. Non ci stancheremo mai di ribadire che con la riduzione delle coperture vaccinali aumenteranno le malattie con le loro complicanze, oggi prevenute proprio dai vaccini.
Vogliamo dire agli autori del servizio TV e a chi si occupa nel mondo dell’informazione di temi così delicati, che è doveroso approfondire adeguatamente la materia trattata, coinvolgendo nell’analisi scienziati indipendenti in grado di fornire risposte significative, realmente utili per le famiglie.
Non si può seminare ancora, e in maniera superficiale, il dubbio che i vaccini siano dannosi. 
Grazie alle vaccinazioni di massa la mortalità infantile nel nostro Paese è stata quasi azzerata, e in particolare nel caso del vaccino Morbillo-Rosolia–Parotite, chi si occupa di informazione deve considerare e approfondire lo scenario che si realizzerebbe con il ritorno di una malattia dagli esiti invalidanti dimostrati per un bambino su mille come il morbillo.
Certi di aver stimolato la vostra sensibilità su un tema così importante per la salute dei più indifesi tra i cittadini, inviamo i nostri più cari saluti.
Dr. Paolo Siani, presidente ACP
Dr. Rosario Cavallo, responsabile ACP Gruppo Vaccini

sabato 31 maggio 2014

Comunicazione e crescita: un dialogo a tre




Sul numero di Aprile Medico e Bambino riporta, nella rubrica "Oltre lo Specchio", un bellissimo contributo che è stato già pubblicato sulla Rivista nel 2004. È un confronto straordinario fra tre grandi Maestri della pediatria e dopo 10 anni è ancora attualissimo.

"Esercitare la pediatria, prendere in carico il bambino, comunicare con i suoi genitori e poi, sempre più, con il bambino stesso e, via via, con l’adolescente, significa svolgere anche un ruolo di cultura. Poche discipline mediche come la pediatria si radicano e si irradiano nella cultura della salute che serve alla società dei genitori e dei bambini. Nessuna disciplina più della pediatria è in osmosi culturale con la genetica e le scienze umane (e bioetica), con l’epidemiologia e la statistica. Se le nostre autorità politiche fossero aperte e sensibili a questi problemi non dovrebbero far fatica a capire che nessuna categoria di medici più di quella dei pediatri è in grado di produrre cultura della salute per la società."

E' l' ulteriore ricordo di due grandi maestri della Pediatria italiana: il prof Franco Panizon e il Prof Giuseppe Roberto Burgio.

Burgio GR, Notarangelo LD, Panizon F
Comunicazione e crescita: un dialogo a tre
Medico e Bambino 2014;33(4):264-268


domenica 6 aprile 2014

Ancora 128 punti nascita con meno di 500 parti all'anno


Sono quasi 40mila i parti che avvengono ogni anno in 128 punti nascita che non dovrebbero più essere in attività. Alcuni non arrivano neanche a 20 parti all’anno.

L’Accordo Stato-Regioni del dicembre 2010 ha previsto la messa in sicurezza dei punti nascita prevedendo la chiusura di quelli in cui si effettuano meno di 500 parti all’anno. Un fenomeno - evidenziato dai dati del Piano Nazionale Esiti (PNE) dell’Agenas, aggiornati a dicembre 2012 - che è ancora presente e che coinvolge ben diciotto Regioni su ventuno.

A livello nazionale, sono ancora 128 le strutture che effettuano meno di 500 parti all’anno. In testa alla graduatoria per il minor numero di parti in un anno c’è il Presidio Ospedaliero di Lipari (in provincia di Messina) che ne effettua 12; a seguire, sempre in Sicilia, si trova con 14 parti il Presidio Ospedaliero “Suor Cecilia Basarocco” (nel Nisseno); seguono l’Ospedale “Tiberio Evoli-Melito P.S.” di Reggio Calabria e la Casa di cura “Villa delle Margherite” di Napoli, entrambi con 17 parti/anno.
Il fenomeno coinvolge quasi tutte le Regioni, ma a fare la parte del leone è la Campania con 21 strutture che effettuano meno di 500 parti all’anno, al secondo posto c’è la Sicilia con 19, seguono la Puglia e il Lazio con 10 strutture e Lombardia e Sardegna con 9 (vedi Tabella).

Se analizziamo i dati dal punto di vista del numero dei parti, su un totale di 538.600 eventi nascita registrati dal PNE, ne risultano 39.430 (pari al 7,3% del totale) effettuati ancora nelle strutture che, secondo il citato accordo del dicembre 2010, si sarebbero dovute chiudere o mettere in sicurezza.


ANCORA 128 PUNTI NASCITA CON MENO DI 500 PARTI ALL'ANNO. 
Medico e Bambino 2014;33:155-156 
http://www.medicoebambino.com/?id=1403_155.pdf
a cura di Federico Marchetti

domenica 9 febbraio 2014

La pediatria sulla grande stampa 2013

Eccoci dunque all’annuale appuntamento. Mi domando sempre se è il caso di continuare, se può effettivamente interessare a qualcuno questa annuale revisione di come “esce” la pediatria sulle grandi riviste mediche. Ma poiché ogni anno mi sembra di ricavare qualcosa di buono da queste letture (quanto meno uno stimolo per qualche riflessione in più sul lavoro del pediatra e sulla salute dei bambini e una piccola carica di entusiasmo), non posso rinunciare al piacere di condividere con voi questi sentimenti attraverso la consueta raccolta di sintetiche recensioni.
Si è senz’altro allargato lo spazio dato alla salute globale (alla salute del bambino nel mondo), argomento sempre molto trattato sul Lancet, forse un po’ troppo lontano dai problemi del nostro lavoro quotidiano ma che costituisce senz’altro uno stimolo a volare alti con i pensieri e l’opera. Ma ci sono anche molti casi clinici (dal NEJM, dal Lancet, da JAMA, dal BMJ, ognuno presentato con lo stile della rivista): delle vere e proprie sintetiche lezioni (facili da fissare nella memoria perché sostenute dalla forza dell’aneddoto) su problemi, più o meno rari, che potremmo trovarci ad affrontare proprio domani mattina. Ci sono le novità e i veri avanzamenti in campo diagnostico e terapeutico (qui prevale il NEJM ma anche JAMA e Lancet fanno la loro parte): pochi, pochissimi, ma che ci fanno tutti capire quanto possano essere straordinari i risultati della ricerca qualora ci si mantenga fedeli, senza deroghe, al rigore metodologico e scientifico. Ci sono anche brevi messe a punto, tanto schematiche quanto pratiche (qui è il BMJ a fare la parte del leone). Insomma c’è proprio un po’ tutta la pediatria che è uscita nel 2013 sulla grande stampa medica, su quelle riviste che, appunto, tracciano e conservano dentro di loro la storia della medicina. Spero che la lettura di questo “speciale” (lettura che vi consiglio di fare a piccole dosi, magari conservando il fascicolo appoggiato sulla lavatrice del vostro bagno preferito…) possa esservi utile, interessarvi almeno un po’ e magari anche divertirvi. A sperare non si fa peccato. Buon anno a tutti!

Alessandro Ventura
Clinica Pediatrica, IRCCS Burlo Garofolo, Università di Trieste



 Ventura A La pediatria sulla grande stampa 2013Medico e Bambino 2013;32:1311-1311


lunedì 27 gennaio 2014

NATI PER LA MUSICA



Nati per la Musica - La musica è uno strumento per la mente che stimola le capacità cognitive del bambino e intensifica la relazione con i genitori

Nati per la Musica - La musica è uno strumento per la mente che stimola le capacità cognitive del bambino e intensifica la relazione con i genitori Nati per la Musica è un progetto nato nel 2006, sostenuto dall'Associazione Culturale Pediatri, dal Centro per la Salute del Bambino e dalla società Italiana per l'Educazione Musicale il cui scopo è diffondere i benefici del proporre la musica sin dai primi mesi di vita in famiglia e, tramite i pediatri, di sensibilizzare e informare i genitori sui vantaggi di questa pratica.

Il Progetto non si propone di insegnare precocemente a suonare uno strumento ma di sape beneficiare e gioire della musica, sottolineandone il valore sia come esperienza cognitiva, che porterà vantaggi al bambino nel corso della vita, sia come forma di comunicazione che favorisce e intensifica le relazioni tra bambini e adulto-bambino.

Il suono è inteso come un'esperienza della mente che stimola e intensifica altre capacità. La musica tocca infatti quasi ogni abilità cognitiva, non solo i sistemi uditivi e motori ma anche l'attenzione, l'interazione multisensoriale, la memoria, l'apprendimento, il linguaggio, la creatività, le emozioni e l'intelligenza sociale. Essa è da considerarsi in un'ottica evolutiva come un vero e proprio processo adattativo utile, se non indispensabile, da coltivare sin dalla più tenera età.

Ricerche scientifiche dimostrano come la musica venga appresa precocemente e spontaneamente, ancor prima della nascita. Sin dal sesto/settimo mese di gravidanza il feto raccoglie stimoli percettivi provenienti dall'ambiente esterno attraverso l'udito e l'olfatto ed è in grado di distinguere la voce materna da quella di un'altra donna.

La pratica musicale porta a un aumento delle competenze del bambino, anche in attività extramusicali. Questo avverrebbe tramite una sorta di trasferimento delle abilità specifiche apprese musicalmente alle altre funzioni cognitive di base necessarie per svolgere altri compiti, ad esempio leggere.

Chi promuove e diffonde Nati per la Musica ha anche compito di informare le famiglie sulle abilità precoci del bambino e di fornire ai genitori alcune indicazioni per ricreare momenti di complicità, condivisione e divertimento attraverso la musica come cantare durante la giornata, offrire al bambino piccoli oggetti che riproducono suoni e via discorrendo. A questo scopo sono stati redatti sia la guida "Strumenti per i pediatri delle cure primarie" (http://www.medicoebambino.com/?id=1310_643.pdf) a cura di Stefano Gorini che offre ai pediatri pratici consigli per promuovere la lettura in famiglia in un percorso di sostegno alla genitorialità sia l'inserto elettronico "Fare musica in famiglia: spunti per un dialogo con i genitori" (http://www.medicoebambino.com/?id=NPM1310_10.html) di Manuela Filippa e Cecilia Pizzorno, entrambi pubblicati ed ad accesso libero sulla rivista Medico e Bambino (http://www.medicoebambino.com) sul numero di dicembre 2013.


Gorini S. (a cura di)
Il ruolo fondamentale del pediatra nella promozione della musica in famiglia.
Medico e Bambino 2013;32:643-650
http://www.medicoebambino.com/?id=1310_643.pdf

Pizzorno C, Filippa M.
Fare musica in famiglia. Spunti per un dialogo con i genitori
Medico e Bambino pagine elettroniche 2013;16(10)
http://www.medicoebambino.com/?id=NPM1310_10.html

lunedì 7 ottobre 2013

NIDO, MIRACOLOSO NIDO



Sul numero di settembre Medico e Bambino pubblica un Editoriale e il Digest sulla frequenza al nido e la relazione con le malattie croniche
Scrive Giorgio Tamburlini sul suo editoriale:  "Il rapporto del pediatra con il nido è strutturalmente conflittuale: beate le infezioni che portano clienti o piuttosto maledette le infezioni che intasano la sala d’aspetto e generano richieste di visita domiciliare? Non vi è alcun dubbio che la frequenza del nido aumenta l’incidenza di infezioni, in particolare quelle delle prime vie respiratorie, e quindi costituisce causa indiretta di prestazioni, sia presso i PdF che i PS ospedalieri, e grande consumo di antipiretici, antibiotici, e altri presidi da banco. Più studi peraltro confermano quello che il pediatra ha sempre detto al genitore, e cioè che la frequenza al nido prima dei 3 anni, se aumenta la frequenza di infezioni nei primi anni, riduce quella negli anni successivi. Consiglio dettato dal senso comune e che trova facile base razionale nei nostri paradigmi epidemiologici e fisiopatologici. 
Più complessa, e molto più interessante, diventa la questione se si va invece a rovistare, come fa il Digest di questo numero, nel rapporto tra frequenza al nido e malattie croniche.
L’evidenza di un effetto protettivo della frequenza precoce al nido nei confronti dei tumori dell’infanzia - in particolare, ma non solo, delle leucemie - e per l’asma è molto forte ed è piuttosto elevata anche per il diabete di tipo 1....
Tutto questo può essere ricondotto a una spiegazione in qualche modo simile. I conti tornano, infatti, per un qualsiasi razionale che preveda che l’esposizione precoce alle infezioni abbia un effetto in qualche modo immunoregolatore che tenga a bada “brecce” o “fughe in avanti” della risposta immune ancora in via di assestamento. Sui meccanismi precisi di questa immunoregolazione indotta dall’esposizione alle infezioni c’è ancora ampio dibattito, e ipotesi anche molto lontane tra loro....
Oltre ai dati sulle infezioni precoci che risparmiano quelle tardive, e all’effetto protettivo sulle malattie croniche, vi sono, e sono ancora più importanti, gli effetti sullo sviluppo cognitivo e sociale complessivo del bambino, dimostrati da una gran messe di studi, gli ultimi dei quali addirittura trovano differenze nello stato di salute a fine adolescenza. Un effetto indiretto dell’essere più sapienti e più equilibrati, che si traduce nell’essere anche più sani...."

Per chi volesse approfondire consigliamo oltre alla lettura dell'Editoriale anche quella del Digest ad accesso libero.

Tamburlini G NIDO, MIRACOLOSO NIDOMedico e Bambino 2013;32:415-417 

Tamburlini G. FREQUENZA AL NIDO E RISCHIO DI MALATTIA CRONICA E DI PROBLEMI COMPORTAMENTALIMedico e Bambino 2013;32:456-458 

martedì 20 agosto 2013

Focolai di epatite A in Italia. I dati e le possibili cause


Focolai epidemici di Epatite Virale A

A cura del Gruppo di lavoro dell'Istituto Superiore di Sanità (ISS) 

11 luglio 2013 - A maggio del 2013, tramite il Sistema di Epidemic Intelligence di informazione per le malattie trasmesse da alimenti e acqua (Epis-Fwd) e il Sistema di allerta rapida della Commissione europea (Ewrs), il ministero della Salute e l’Istituto superiore di sanità hanno ricevuto la segnalazione di 15 casi di Epatite A in soggetti residenti in Germania, Olanda e Polonia che avevano soggiornato nelle Province Autonome di Trento e Bolzano in un periodo compatibile con l’incubazione della malattia.

L’indagine epidemiologica preliminare indirizzava i sospetti verso frutti di bosco surgelati, consumati da tutti i soggetti coinvolti nel corso della loro permanenza nelle zone suddette.
Contemporaneamente, anche nel nostro Paese a partire da gennaio 2013, è stato osservato un aumento del numero di casi di epatite A rispetto agli anni precedenti, attraverso il Sistema Epidemiologico integrato dell'epatite virale acuta (Seieva).

Per rafforzare la sorveglianza sui casi, avviare indagini epidemiologiche mirate a individuare i veicoli di infezione e la fonte primaria della contaminazione alimentare, il 23 maggio 2013 è stata pubblicata la circolare ministeriale “Individuazione casi di epatite A in Italia”, seguita dalla nota del 26 giugno 2013 diffusa dal ministero della Salute alle Regioni e destinata primariamente ai Servizi di igiene degli alimenti e nutrizione (“Trasmissione schede per la rilevazione dati”) mirata a rafforzare la sorveglianza sulle matrici alimentari.

Inoltre, per coordinare le azioni, controllare l’evoluzione della situazione, individuare la possibile fonte di contaminazione e adottare le necessarie strategie di controllo, il ministero della salute ha attivato una task force coinvolgendo esperti dello stesso Ministero, dell’Istituto superiore di sanità e dell’Istituto zooprofilattico sperimentale della Lombardia e dell’Emilia Romagna, Centro di referenza nazionale dei rischi emergenti in sicurezza alimentare.

Le informazioni raccolte dall’indagine
Dal 1 gennaio al 30 giugno 2013 sono stati segnalati al Seieva, 471 casi di Epatite A, rispetto a una media di 190 casi notificati nello stesso periodo nei 2 anni precedenti. I dati evidenziano che questo aumento si è concentrato in 7 Regioni settentrionali, nelle quali si registra il 58% dei casi segnalati: P.A. di Trento e Bolzano, Emilia-Romagna, Lombardia, Friuli Venezia Giulia, Piemonte e Veneto. Un incremento importante è stato registrato anche in Puglia (Figura 1).

 Numero di casi per Regione e per anno, nel periodo gennaio-giugno 2011-2013*

*dati provvisori

Nello stesso tempo, in seguito alla pubblicazione della Circolare ministeriale del 23 maggio 2013, sono pervenute al ministero stesso e al Centro nazionale di epidemiologia, sorveglianza e promozione della salute (Cnesps) dell’Iss un totale di 206 segnalazioni di casi di epatite A da 16 Regioni. Di queste solo il 43% riportava l’informazione relativa al consumo di frutti di bosco surgelati.

Tabella 1. Numero di segnalazioni di Epatite A pervenute dal 23 maggio al 11 luglio 2013 per Regione.

Regione
Numero di segnalazioni
Piemonte
22
Valle d'Aosta
1
Lombardia
47
P. A. Bolzano
4
P. A. Trento
10
Veneto
20
Friuli Venezia Giulia
5
Liguria
4
Emilia Romagna
16
Toscana
15
Umbria
5
Marche
9
Lazio
3
Abruzzo
4
Molise
0
Campania
0
Puglia
40
Basilicata
0
Calabria
0
Sicilia
1
Sardegna
0
Totale
206



Dalla pubblicazione della Circolare, al Laboratorio di riferimento nazionale del Dipartimento di Malattie infettive, parassitarie e immunomediate (Mipi) dell’Iss sono pervenuti 44 campioni clinici di casi di epatite A, confermati dal rilevamento di anticorpi anti-Hav IgM effettuato presso la struttura ospedaliera di provenienza. Dei campioni pervenuti finora, 41 sono stati sottoposti ad amplificazione con nested-PCR della regione VP1/2A del genoma di Hav per il sequenziamento e la definizione del genotipo, e 27 sono stati anche sottoposti a valutazione della carica virale nel siero mediante Real Time PCR. Un prodotto di nested-PCR da sequenziare è stato ottenuto da 37 dei 41 campioni analizzati e, ad oggi, sono completate le sequenze di 25 di essi. Per gli altri campioni il sequenziamento è in corso. Il Dipartimento Mipi ha inoltre ricevuto dati di sequenziamento della regione VP1/2A da un totale di 41 casi di epatite A e da 1 campione di frutti di bosco da 4 laboratori di riferimento regionali.

All’11 luglio, dall’analisi effettuata, risulta che in 26 casi di epatite A (genotipo IA), verificatisi in 6 diverse Regioni italiane, le sequenze sono risultate identiche tra loro, indicando una comune fonte d’infezione, nonché identiche alla sequenza ottenuta da un campione di frutti di bosco surgelati, suggerendo fortemente il coinvolgimento di tale tipo di alimento come fonte d’infezione.

Contemporaneamente, il Cnesps dell’Iss, sta conducendo in collaborazione con 5 delle 8 Regioni interessate dall’incremento (Friuli Venezia Giulia, Emilia-Romagna, P.A. di Bolzano, P.A. di Trento, Puglia) uno studio caso-controllo utilizzando un protocollo operativo standard. Da una analisi preliminare dei risultati dello studio nella P.A. di Trento, il consumo di frutti di bosco surgelati è risultato il fattore di rischio più associato alla malattia rispetto a tutti quelli indagati.

Le indagini di laboratorio sugli alimenti, fino a ora condotte presso la rete degli Istituti zooprofilattici sperimentali (Iizzss) tra i quali principalmente l’Izsler, hanno permesso di isolare il virus dell’epatite A (Hav) su 4 diversi campioni di frutti di bosco surgelati corrispondenti ad altrettanti prodotti mix a base di ribes rossi, mirtilli neri, more e lamponi. In seguito al riscontro di positività in 4 campioni (Mix Bosco Reale lotto 13036 della ditta Asiago Food; 2 Mix Bosco Buono della ditta Green Ice lotto 13015 e lotto 13079; mix frutti di bosco della ditta Erica) è stata lanciata un’allerta Rasff non solo al territorio nazionale ma a tutti gli Stati membri della Ue che ha consentito di ritirare dal commercio i lotti contaminati e di avviare la raccolta informativa sulla tracciabilità dei prodotti e delle materie prime.

Il Dipartimento Spvsa (Sanità pubblica veterinaria e sicurezza alimentare) dell’Iss oltre ad affiancare il ministero della Salute e le Regioni, nelle indagini sulla tracciabilità (trace back e trace forward) degli alimenti contaminati e sospetti di contaminazione, sta supportando l’attività delle Asl e dei laboratori diagnostici attraverso l’elaborazione e disseminazione di protocolli di campionamento delle matrici alimentari di origine vegetale, in particolare dei frutti di bosco, per la ricerca del virus Hav in collaborazione con l’Izsler, e la validazione sui frutti di bosco dello standard ISO/TS 15216 (Metodo orizzontale per la ricerca del virus dell’Epatte A e Norovirus in matrici alimentari) di recente pubblicazione, in collaborazione con la rete degli Iizzss.

Inoltre, il 19 giugno 2013, tramite le piattaforme europee Epis ed Ewrs, è pervenuta la segnalazione da parte dell’Irlanda di 3 casi di epatite A in cittadini irlandesi che non avevano storia di viaggio in Italia e che avevano consumato frutti di bosco surgelati nel periodo di incubazione. Tutti e tre i casi presentavano una sequenza identica a quella isolata dai casi italiani, olandese e tedesco e dal campione di frutti di bosco surgelati risultato positivo in Italia. Questo supporta l’evidenza di una possibile fonte comune di infezione dei casi riscontrati in Italia e in Irlanda ovvero che la distribuzione di alimenti contaminati da virus Hav nell’Ue non sia limitata al nostro Paese. Va sottolineato che il genotipo e la sequenza dei virus responsabili dell’epidemia in Italia e dei 3 casi irlandesi sono diverse da quelle responsabili dell’epidemia nel Nord Europae negli Stati Uniti.

Risorse utili
Nota 1: Task force istituita dal ministero della Salute
  • Gruppo di lavoro Iss
    Caterina Rizzo, Valeria Alfonsi, Carmen Montano, Lara Ricotta, Maria Elena Tosti (Cnesps-Iss) Anna Rita Ciccaglione, Roberto Bruni, Stefania Taffon (Mipi-Iss) Martina Escher, Simona di Pasquale, Gaia Scavia, Dario De Medici, Luca Busani, (Dspvsa-Iss)
  • Izsler
    Marina Nadia Losio, Enrico Pavoni, Giorgio Varisco
  • Ministero della Salute
    Benedetta Cappelletti, Sarah Guizzardi, Raffaello Lena, Vanessa Martini, Mario Massaro, Alessandra Menghi, Maria Grazia Pompa

    Fonte: Epicentro
    http://www.epicentro.iss.it/problemi/epatite/Hav2013.asp

lunedì 15 luglio 2013

Negata l'assistenza del pediatra ai bambini figli di immigrati irregolari: la scelta sbagliata della Regione Lombardia



“Rivolgersi alla salute dei migranti non è solo una giusta causa umanitaria ma è anche un bisogno per un migliore livello di salute e benessere di tutti coloro che vivono in Europa.”


Il 20 dicembre 2012 la Conferenza Permanente per i rapporti tra lo Stato, le Regioni e le Province autonome di Trento e Bolzano ha approvato un Accordo che, tra l’altro, prevede l’iscrizione al SSN e l’assegnazione del pediatra di libera scelta anche ai minori con i genitori in condizioni di irregolarità giuridica. Questo atto completerebbe la visione inclusiva delle norme che già prevedono per i minori stranieri con i genitori presenti regolarmente, i minori non accompagnati, i neonati figli di irregolari per i primi 6 mesi di vita, l’iscrizione al SSN. Prima dell’approvazione dell’Accordo solo 6 ambiti territoriali prevedevano una copertura sanitaria anche per questa tipologia di minori.

Nel commento al News Box pubblicato sul numero di  Gennaio di Medico e Bambino che riportava questa importante notizia (ASSISTENZA SANITARIA ALLA POPOLAZIONE STRANIERA: SANCITO L’ACCORDO CONFERENZA STATO-REGIONI. Medico e Bambino 2013;32:21-22)  scrivevamo: 
"L’accordo “last minute” voluto dal Ministro Balduzzi rappresenta sicuramente una buona notizia, che va nella direzione riconosciuta di garantire una maggiore uniformità, nelle Regioni e nelle Province autonome, dei percorsi di accesso e di erogazione delle prestazioni sanitarie.  In Italia ci si rapporta con una politica sull’immigrazione condizionata negli ultimi anni da approcci ideologici molto diversi, e con percorsi di inserimento, di integrazione e di promozione anche in ambito sanitario, che devono necessariamente essere implementati e realizzati localmente".

Ad oggi solo le Regioni Lazio, Puglia, Campania, Calabria, Liguria, Friuli Venezia Giulia e la Provincia Autonoma di Trento hanno formalmente ratificato l’Accordo ma non introducendo, al momento, alcuna significativa novità. In particolare si evidenza purtroppo proprio la lentezza e l’indecisione sull’aspetto dell’iscrizione al SSR dei minori, figli di immigrati senza permesso di soggiorno. In questa dinamica, in cui si nota anche silenzio di un Ministero della salute che ha gli strumenti per porre fine all’indecisione diffusa, all’inizio di luglio 2013 la Regione Lombardia ha bocciato la proposta di estendere il pediatra anche ai figli di immigrati irregolari. Ciò ha prodotto una vasta polemica che ha fatto emergere una grande ignoranza sui temi specifici, sia in ambito normativo e scientifico-organizzativo.

Contro questa decisione si sono pronunciate la Società Italiana di Pediatria, l'Associazione Culturale Pediatri, la FIMP, la Società italiana di medicina delle Migrazioni


Le ragioni sono molto semplici e stanno in un Diritto di salute che non può essere parziale e che nel caso del bambino lo espone ad un alto rischio in termini di tutela della salute.  Come scrive Salvatore Geraci su Salute Internazionale: "L’analisi delle Schede di Dimissione Ospedaliera (SDO) evidenzia come la maggior parte dei ricoveri ordinari pediatrici (0-14 anni) si verificano nella classe di età al di sotto dei 5 anni (come per altro anche tra i minori italiani) e sono l’8,9% sul totale dei ricoveri pediatrici per minori con i genitori provenienti da paesi a forte pressione migratoria (PFPM) regolarmente residenti, e lo 0,7% per i non residenti (presumibilmente figli di immigrati irregolari). Interessante l’evidenza di come il peso medio dell’impegno assistenziale (e del costo) del ricovero nei minori stranieri non residenti sia significativamente più alto rispetto ai minori italiani ed agli stranieri residenti: 1,07 versus rispettivamente 0,71 e 0,73. Anche la durata media di degenza è quasi doppia: 8,5 giorni rispetto ai 4,7 giorni degli italiani e 5,7 degli stranieri residenti. Tutto ciò fa presupporre come le condizioni di salute per i minori figli di immigrati irregolari o con incertezza giuridica (STP ed ENI) siano già gravi all’atto del ricovero ed il trattamento più complesso. Infine una vasta indagine dell’Istat evidenzia, ad esempio, come i minori presenti in Italia nati in paesi non europei, hanno minore probabilità di sottoporsi ad una visita specialistica così come i minori privi della cittadinanza italiana anche se sono nati e cresciuti in Italia.

Medico e Bambino spera che ci possa essere un passo indietro rispetto a questo provvedimento che è contro i Diritti costituzionali e l'accordo della conferenza Stato regione del dicembre 2012.
Il diritto a una nascita e a uno sviluppo sociosanitario in sicurezza sono diritti inalienabili ed è nostro compito di cittadini, di medici e di operatori sanitari batterci perché li si possa garantire sempre e in ogni situazione a tutte le donne e a tutti i bambini.


mercoledì 29 maggio 2013

"Il latte della mamma non si scorda mai". Al via la campagna del Ministero della Salute 2013


Ministro Lorenzin: “Allattare al seno fa bene alla mamma e al bambino, capire il valore di questo gesto significa apprendere l’importanza che la corretta alimentazione riveste sin dai primi momenti di vita”

“Il sostegno alle famiglie e alle giovani coppie passa anche attraverso una particolare attenzione alle neomamme – ha detto il Ministro della Salute Beatrice Lorenzin in merito alla campagna ministeriale 2013 di promozione dell’allattamento al seno che prenderà il via il prossimo 1 giugno a Trieste.
“Promuovere l’allattamento al seno - ha sottolineato il Ministro - significa aiutare le neomamme a riscoprire il valore di un gesto naturale oggi quasi dimenticato. I dati ci dicono che le mamme italiane non allattano secondo le indicazioni degli esperti e vanno quindi supportate ed incoraggiate a farlo. Il latte materno è, infatti, il migliore alimento per il neonato: nutre in modo completo e protegge da molte malattie e infezioni. Va sottolineato con chiarezza: allattare al seno fa bene alla salute della mamma e del bambino. Non dobbiamo, poi, dimenticare che nell’ottica di una più ampia promozione della salute, capire il valore di questo gesto significa anche apprendere l’importanza della corretta alimentazione sin dai primi anni, così da prevenire l' obesità infantile e, in futuro, quella dell’adulto che è causa di gravi patologie.”
La campagna per la promozione dell’allattamento al seno 2013, promossa dal Ministero della Salute, si terrà quest’anno dal 1 al 12 giugno e coinvolgerà le città di Trieste (1-2 giugno), Ravenna (8-9 giugno) ed Ancona (11-12 giugno). Si tratta di una manifestazione itinerante sul territorio realizzata in sinergia con le strutture sanitarie locali e le associazioni di settore. Il tour prevede l’allestimento nelle piazze delle città ospitanti di un mini “villaggio della salute” costituito principalmente da un camper e da un grande gazebo personalizzati con la creatività della campagna, accompagnati da altri piccoli gazebo per le associazioni partecipanti. Ogni giornata del tour sarà articolata secondo un programma definito di attività diversificate: momenti di intrattenimento, di formazione per gli operatori, di servizi e consigli alle mamme. In ogni città - mattina e pomeriggio - ad opera delle istituzioni locali, delle società scientifiche e delle  associazioni territoriali, saranno organizzate attività di intrattenimento per i bambini e laboratori in collaborazione con le associazioni del territorio. Anche per le neo mamme saranno predisposti momenti di aggregazione e confronto. In particolare nel camper, sarà allestito un “Angolo dell’esperto” presso il quale le mamme potranno avvalersi della consulenza gratuita di personale qualificato tra operatori e specialisti. Sarà, inoltre, distribuito materiale informativo realizzato dal Ministero ed opuscoli e brochure curati dalle Associazioni e dagli Enti Locali che partecipano all’evento. Come gadget alle mamme presenti saranno regalati bavaglini e shopper di cotone personalizzati con il claim della campagna. Inoltre, saranno organizzate dai referenti locali mostre fotografiche, esposizioni di disegni e di pitture.
Il programma dettagliato delle attività sarà disponibile  sul sito del Ministero www.salute.gov.it a partire dal 30 maggio prossimo.

lunedì 1 aprile 2013

Prescrizione della vitamina D alla dimissione del neonato sano

Le ultime raccomandazioni dell’American Academy of Pediatrics (AAP) del 2008 prevedono che la somministrazione di vitamina D inizi dai primi giorni di vita al fine di prevenire l’insorgenza del rachitismo carenziale e l’insufficienza di vitamina D. Tutti i neonati allattati al seno o parzialmente allattati al seno dovrebbero ricevere 400 UI/die di vitamina D dai primi giorni di vita così come tutti i non allattati al seno che non ricevono un litro di  latte fortificato al giorno.

Lo scopo del lavoro: PRESCRIZIONE DELLA VITAMINA D ALLA DIMISSIONE DEL NEONATO SANO. Medico e Bambino 2013;32:100-104 pubblicato sul numero di Febbraio di Medico e Bambino  è stato quello di verificare l’aderenza alle più recenti indicazioni sulla somministrazione della vitamina D al neonato sano dimesso dai punti nascita del Triveneto (Friuli Venezia Giulia, Veneto e Trentino Alto Adige).

Nel 94% viene riportata l’aderenza a tale raccomandazione. Nell’89,8% dei punti nascita la vitamina
D viene prescritta a tutti i neonati senza distinzioni per fattori di rischio, alla dose raccomandata di 400 UI/die nel 93% dei casi.
La vitamina D viene somministrata come tale senza associazioni ad altro (polivitaminico, vitamina K o altro) solo nel 27,6% dei punti nascita.

Quello che accade dopo, a domicilio, sarebbe interessante documentarlo, a fronte anche di un utilizzo di formulazioni di vitamina D, già alla dimissione, tra le più varie e fantasiose.

Nassimbeni G. PRESCRIZIONE DELLA VITAMINA D ALLA DIMISSIONE DEL NEONATO SANO. Medico e Bambino 2013;32:100-104 (free access)

Vedi anche il Commento a questa Ricerca:

Baroncelli GI.  VITAMINA D ALLA DIMISSIONE DAI PUNTI NASCITA: MODALITà DI COMPORTAMENTO. Medico e Bambino 2013;32:105-106