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mercoledì 29 maggio 2013

"Il latte della mamma non si scorda mai". Al via la campagna del Ministero della Salute 2013


Ministro Lorenzin: “Allattare al seno fa bene alla mamma e al bambino, capire il valore di questo gesto significa apprendere l’importanza che la corretta alimentazione riveste sin dai primi momenti di vita”

“Il sostegno alle famiglie e alle giovani coppie passa anche attraverso una particolare attenzione alle neomamme – ha detto il Ministro della Salute Beatrice Lorenzin in merito alla campagna ministeriale 2013 di promozione dell’allattamento al seno che prenderà il via il prossimo 1 giugno a Trieste.
“Promuovere l’allattamento al seno - ha sottolineato il Ministro - significa aiutare le neomamme a riscoprire il valore di un gesto naturale oggi quasi dimenticato. I dati ci dicono che le mamme italiane non allattano secondo le indicazioni degli esperti e vanno quindi supportate ed incoraggiate a farlo. Il latte materno è, infatti, il migliore alimento per il neonato: nutre in modo completo e protegge da molte malattie e infezioni. Va sottolineato con chiarezza: allattare al seno fa bene alla salute della mamma e del bambino. Non dobbiamo, poi, dimenticare che nell’ottica di una più ampia promozione della salute, capire il valore di questo gesto significa anche apprendere l’importanza della corretta alimentazione sin dai primi anni, così da prevenire l' obesità infantile e, in futuro, quella dell’adulto che è causa di gravi patologie.”
La campagna per la promozione dell’allattamento al seno 2013, promossa dal Ministero della Salute, si terrà quest’anno dal 1 al 12 giugno e coinvolgerà le città di Trieste (1-2 giugno), Ravenna (8-9 giugno) ed Ancona (11-12 giugno). Si tratta di una manifestazione itinerante sul territorio realizzata in sinergia con le strutture sanitarie locali e le associazioni di settore. Il tour prevede l’allestimento nelle piazze delle città ospitanti di un mini “villaggio della salute” costituito principalmente da un camper e da un grande gazebo personalizzati con la creatività della campagna, accompagnati da altri piccoli gazebo per le associazioni partecipanti. Ogni giornata del tour sarà articolata secondo un programma definito di attività diversificate: momenti di intrattenimento, di formazione per gli operatori, di servizi e consigli alle mamme. In ogni città - mattina e pomeriggio - ad opera delle istituzioni locali, delle società scientifiche e delle  associazioni territoriali, saranno organizzate attività di intrattenimento per i bambini e laboratori in collaborazione con le associazioni del territorio. Anche per le neo mamme saranno predisposti momenti di aggregazione e confronto. In particolare nel camper, sarà allestito un “Angolo dell’esperto” presso il quale le mamme potranno avvalersi della consulenza gratuita di personale qualificato tra operatori e specialisti. Sarà, inoltre, distribuito materiale informativo realizzato dal Ministero ed opuscoli e brochure curati dalle Associazioni e dagli Enti Locali che partecipano all’evento. Come gadget alle mamme presenti saranno regalati bavaglini e shopper di cotone personalizzati con il claim della campagna. Inoltre, saranno organizzate dai referenti locali mostre fotografiche, esposizioni di disegni e di pitture.
Il programma dettagliato delle attività sarà disponibile  sul sito del Ministero www.salute.gov.it a partire dal 30 maggio prossimo.

sabato 26 maggio 2012

Nuovo rapporto CeDAP, analisi dell'evento nascita in Italia


 
L'analisi dei dati sanitari e socio-demografici di oltre 548mila parti in 549 punti nascita nel nostro Paese è l'obiettivo dell'8° Rapporto CeDAP - Analisi dell'evento nascita. Il documento, realizzato dall'Ufficio di Direzione Statistica del Ministero della Salute, raccoglie le informazioni rilevate dal flusso informativo del Certificato di Assistenza al Parto (CeDAP) del 2009.
La rilevazione, istituita dal Decreto ministeriale 16 luglio 2001 n.349 "Modificazioni al certificato di assistenza al parto, per la rilevazione dei dati di sanità pubblica e statistici di base relativi agli eventi di nascita, alla natimortalità ed ai nati affetti da malformazioni", costituisce la più ricca fonte a livello nazionale di informazioni sanitarie, epidemiologiche e socio-demografiche relative all'evento nascita.

Il rapporto 2009, con un totale di 549 punti nascita, presenta una migliore copertura rispetto agli anni precedenti: ben il 49% di schede in più rispetto al 2002, un numero di parti pari al 98,2% di quelli rilevati con la Scheda di Dimissione Ospedaliera (SDO) ed un numero di nati vivi pari al 98,0% di quelli registrati presso le anagrafi comunali nello stesso anno. La qualità dei dati risulta buona per gran parte delle variabili, in termini sia di correttezza sia di completezza.

Di seguito una sintesi degli altri dati presenti nel documento:

Dove si partorisce
L'87,7% dei parti è avvenuto negli Istituti di cura pubblici, il 12,1% nelle case di cura e solo 0,2% altrove. Naturalmente nelle Regioni in cui è rilevante la presenza di strutture private accreditate rispetto alle pubbliche, le percentuali sono sostanzialmente diverse. Il 66,7% dei parti si svolge in strutture dove avvengono almeno 1.000 parti annui. Tali strutture, in numero di 204, rappresentano il 37,2% dei punti nascita totali. Il 7,92% dei parti ha luogo invece in strutture che accolgono meno di 500 parti annui.

Caratteristiche delle madri
  • Nel 2009, il 18,0% dei parti è relativo a madri di cittadinanza non italiana. Tale fenomeno è più diffuso al centro nord dove oltre il 20% dei parti avviene da madri non italiane; in particolare, in Emilia Romagna, quasi il 28% delle nascite è riferito a madri straniere. Le aree geografiche di provenienza più rappresentative, sono quella dell'Africa (27,8%) e dell'Unione Europea (24,7%). Le madri di origine Asiatica e Sud Americana sono rispettivamente il 18,2% e l'8,8% di quelle non italiane
  • l'età media della madre è di 32,5 anni per le italiane mentre scende a 29,1 anni per le cittadine straniere. I valori mediani sono invece di 32,3 anni per le italiane e 28,3 anni per le straniere. L'età media al primo figlio è per le donne italiane quasi in tutte le Regioni superiore a 31 anni con variazioni sensibili tra le regioni del nord e quelle del sud. Le donne straniere partoriscono il primo figlio in media a 27,5 anni
  • delle donne che hanno partorito nell'anno 2009 il 45,0% ha una scolarità medio alta, il 33,7% medio bassa ed il 21,3% ha conseguito la laurea. Fra le straniere prevale invece una scolarità medio bassa (52,0%)
  • l'analisi della condizione professionale evidenzia che il 59,8% delle madri ha un'occupazione lavorativa, il 31,2% sono casalinghe e il 7,3% sono disoccupate o in cerca di prima occupazione. La condizione professionale delle straniere che hanno partorito nel 2009 è per il 55,7% quella di casalinga a fronte del 65,8% delle donne italiane che hanno invece un'occupazione lavorativa
  • nel 92,27% dei casi la donna ha accanto a sé al momento del parto (sono esclusi i cesarei) il padre del bambino, nel 6,37% un familiare e nell'1,16% un'altra persona di fiducia. La presenza di una persona di fiducia piuttosto che di un'altra risulta essere influenzata dall'area geografica.
Eccessivo ricorso al parto cesareo
Si conferma il ricorso eccessivo all'espletamento del parto per via chirurgica. In media, il 38,0% dei parti avviene con taglio cesareo, con notevoli differenze regionali che comunque evidenziano che in Italia vi è un ricorso eccessivo all'espletamento del parto per via chirurgica. Rispetto al luogo del parto si registra un'elevata propensione all'uso del taglio cesareo nelle case di cura accreditate in cui si registra tale procedura in circa il 58,3% dei parti contro il 35,0% negli ospedali pubblici. Il parto cesareo è più frequente nelle donne con cittadinanza italiana rispetto alle donne straniere, nel 28,6% dei parti di madri straniere si ricorre al taglio cesareo mentre si registra una percentuale del 40,1% nei parti di madri italiane.

Esami diagnostici durante la gravidanza
Nell'84,2% delle gravidanze il numero di visite ostetriche effettuate è superiore a 4 mentre nel 73,2% delle gravidanze si effettuano più di 3 ecografie. La percentuale di donne italiane che effettuano la prima visita oltre la 12° settimana è pari al 2,9% mentre tale percentuale sale al 15,0% per le donne straniere. Le donne con scolarità bassa effettuano la prima visita più tardivamente rispetto alle donne con scolarità medio-alta: si sottopongono alla prima visita oltre la 12° settimana il 12,3% delle donne con scolarità bassa, mentre per le donne con scolarità alta la percentuale è del 3,1%. Per le donne più giovani si registra una frequenza più alta di casi in cui la prima visita avviene tardivamente (12,9% nelle madri con meno di 20 anni). In media, inoltre, sono state effettuate 14,2 amniocentesi ogni 100 parti. A livello nazionale alle madri con più di 40 anni il prelievo del liquido amniotico è stato effettuato in quasi la metà dei casi (40,69%).

Procreazione medicalmente assistita
Per circa 6.786 parti si è fatto ricorso ad una tecnica di procreazione medicalmente assistita (PMA), in media 1,23 ogni 100 gravidanze. La tecnica più utilizzata è stata la fecondazione in vitro con successivo trasferimento di embrioni nell'utero (FIVET), seguita dal metodo di fecondazione in vitro tramite iniezione di spermatozoo in citoplasma (ICSI).

Dati relativi ai neonati
L'1% dei nati ha un peso inferiore a 1.500 grammi ed il 6,1% tra 1.500 e 2.500 grammi. Nei test di valutazione della vitalità del neonato tramite indice di Apgar, il 99,2% dei nati ha riportato un punteggio a 5 minuti dalla nascita compreso tra 7 e 10. Sono stati rilevati 1.578 nati morti corrispondenti ad un tasso di natimortalità, pari a 2,83 nati morti ogni 1.000 nati, e 5.529 nati con malformazioni. L'indicazione della causa è presente rispettivamente solo nel 19,4% dei casi di natimortalità e nel 51,2% di nati con malformazioni.

Fonte Ministero della Salute 

venerdì 6 aprile 2012

Le Linee Guida sull'AUTISMO: dal dire al fare

Come già stato segnalato anche su questo Blog sono state pubblicate recentemente le linee guida (LG) sull'AUTISMO da parte del Servizio Nazionale Linee Guida. Rappresentano un passo importante al fine di garantire delle prestazioni e dei servizi di rete che siano conformi a quelle che sono le evidenze pubblicate in letteratura.

Sul numero di Marzo di Medico e Bambino è pubblicata la sintesi delle Linee Guida, con il commento autorevole di Cinzia Raffin, direttrice scientifica della fondazione Bambini e Autismo. Ci ricorda Cinzia Raffin un aspetto importante che spiega in parte le innumerevoli polemiche che sono nate dopo la pubblicazione delle LG: "Le difficoltà che la famiglia incontra a crescere il figlio con manifestazioni autistiche portano, dopo la diagnosi, a cercare o ad accettare offerte terapeutiche e di sostegno non Evidence-based (le linee guida pubblicate hanno essenzialmente lo scopo di superare questo rischio)".

Scrive il Prof Panizon nel suo editoriale: "il commento di Cinzia Raffin fà cenno tra gli altri agli interventi poli-partisan in Parlamento (il Parlamento, ahimè, non del popolo ma delle lobbies) proprio su quelle LG, e sugli interventi che NON vi sono stati nominati (non evidentemente perché “falsi” ma perché non sostenuti, sinora, da sufficienti “evidenze”); omissioni che sono apparse offensive e costrittive per gli operatori (cosa che non può essere nemmeno immaginata, nell’ambito di una sincera “buona pratica clinica”); interventi a cui il Governo, nella persona del Sottosegretario alla salute ha risposto che “c’è la disponibilità del Governo ad approfondire, validare ed emendare le linee guida”. Ma a chi li farà fare, il Governo, queste validazioni e questi emendamenti? Forse a quell’Istituto Superiore di Sanità che le ha elaborate? Oppure a un Super-Istituto di prossima istituzione?"

Il rischio che si corre è quello di non dare sufficente credibilità a queste importanti LG. Crediamo che sia necessario per passare dal dire al fare seguire quello che il Ministro della Sanità Balduzzi ha riportato in occasione della Giornata Mondiale sull'Autisno: "Il ministero intende promuovere in collaborazione con le Regioni, lo sviluppo di reti di servizi sanitari e socioassistenziali per la diagnosi, la presa in carico ed il trattamento di queste condizioni, valorizzando l'approccio multiprofessionale ed interdisciplinare e promuovendo l'integrazione tra gli interventi sanitari e quelli scolastici, educativi e sociali, tra servizi pubblici e servizi del privato accreditato, del privato sociale, il coinvolgimento delle famiglie e le loro associazioni".

C'è quindi molto da lavorare se si considera anche, come riportato nell'editoriale di Medico e Bambino: "I bambini con autismo saranno pochi, ma sono più di quelli col diabete; e se consideriamo quelli che entrano nel (forse troppo largo) “spettro autistico”, che comprende anche bambini che avremmo considerato semplicemente come “molto difficili” (e attenzione a non medicalizzare quello che non va medicalizzato), diventano subito tanti. E diventa subito difficile sceverare tra quelli che hanno bisogno di cure e quelli che hanno bisogno di comprensione".


martedì 27 dicembre 2011

Salute dei bambini: on line la nuova area del Ministero della salute


Sul sito del Ministero della Salute dal 20 dicembre 2011 è consultabile una nuova area tematica dedicata alla promozione della salute nei bambini.

L’area, a cura della Direzione generale della prevenzione, si propone di offrire alle famiglie e agli operatori sanitari un valido strumento di consultazione sui servizi e sulle attività che vengono svolte dal Ministero in materia di salute dell’età evolutiva.

Consulta l'area tematica Salute dei bambini


giovedì 13 ottobre 2011

Raccomandazioni del Ministero della Salute sull'impiego dei vaccini antinfluenzali per la stagione 2011-12

In data 9 agosto il Ministero della Salute ha emanato Le raccomandazioni per la prevenzione e il controllo dell'influenza per la stagione 2011-12. La campagna vaccinale è iniziata in questi giorni. Riportiamo il paragrafo del documento: 2.2.2 che riporta le categorie di pazienti da sottoporre in modo prioritario all'intervento di prevenzione vaccinale.

"Il vaccino antinfluenzale è indicato per tutti i soggetti che desiderano evitare la malattia influenzale e che non abbiano specifiche controindicazioni (vedi avanti).
Tuttavia, in accordo con gli obiettivi della pianificazione sanitaria nazionale e con il perseguimento degli obiettivi specifici del programma di immunizzazione contro l'influenza, tale vaccinazione viene offerta attivamente e gratuitamente ai soggetti che per le loro condizioni personali corrano un maggior rischio di andare incontro a complicanze nel caso contraggano l'influenza.
Il periodo destinato alla conduzione delle campagne di vaccinazione antinfluenzale è, per la nostra situazione climatica e per l’andamento temporale mostrato dalle epidemie influenzali in Italia, quello autunnale, a partire dalla metà di ottobre fino a fine dicembre.
La campagna di vaccinazione stagionale, promossa ed economicamente sostenuta dal Servizio Sanitario Nazionale, è rivolta principalmente ai soggetti classificati e individuati a rischio di complicanze severe e a volte letali, in caso contraggano l'influenza.
L'offerta gratuita attiva è rivolta anche alle persone non a rischio che svolgono attività di particolare valenza sociale.

L’inserimento dei bambini sani di età compresa tra 6 mesi e 24 mesi (o fino a 5 anni) nelle categorie da immunizzare prioritariamente contro l’influenza stagionale è un argomento attualmente oggetto di discussione da parte della comunità scientifica internazionale, soprattutto a causa della mancanza di studi clinici controllati di efficacia.
L’offerta di vaccinazione è raccomandata dalla Sanità Americana e Canadese e da pochi paesi della Comunità Europea (es. Finlandia) ma i dati di copertura vaccinale finora raggiunti non consentono di valutare l’impatto di tale intervento. Pertanto non si ritiene necessario promuovere programmi di offerta attiva gratuita del vaccino influenzale stagionale ai bambini che non presentino fattori individuali di rischio.
Ciò non significa che vi siano controindicazioni alla vaccinazione dei bambini “sani” di età superiore a 6 mesi, qualora il loro pediatra optasse per tale scelta. Valgono per loro le stesse regole (dosaggio, n° di dosi) indicate per i bambini appartenenti ai gruppi di rischio.
Per tutti i soggetti della popolazione generale che decidano di vaccinarsi contro l’influenza stagionale, per varie motivazioni (timore della malattia, viaggi, lavoro, etc.), il vaccino stagionale è disponibile presso le farmacie.
Occorre sottolineare che la protezione indotta dal vaccino comincia due settimane dopo l’inoculazione e perdura per un periodo di sei-otto mesi, poi tende a declinare. Per tale motivo, e perché possono cambiare i ceppi in circolazione, è necessario sottoporsi a vaccinazione antinfluenzale all’inizio di ogni nuova stagione influenzale".

venerdì 8 luglio 2011

I ricoveri pediatrici nel 2009

Il recente rapporto del Ministero della Salute italiano sui ricoveri nel 2009 è ricco di dati e tabelle. Un primo dato che se ne può ricavare è il significativo calo tendenziale di quelli ordinari pediatrici.

Se si analizza la sola classe di età 1-4 anni il tasso dei ricoveri ordinari dei maschi è ad esempio diminuito del 18% circa in sei anni, passando dal 114‰ nel 2003 al 94‰ nel 2009.

La notizia è buona e potrebbe indicare sia un miglioramento dello stato di salute della popolazione che - soprattutto - un miglior filtro ai ricoveri inutili e migliori cure domiciliari e ambulatoriali.

La variabilità dei ricoveri ordinari tra le Regioni italiane continua a essere molto ampia, di circa tre volte, con un minimo del 43‰ (per la Regione Friuli Venezia Giulia) e un massimo del 143‰ (la Regione Puglia) sempre per i maschi nella fascia di età 1-4 anni. In questi 6 anni, e sempre facendo riferimento a questa fascia di età, quasi tutte le Regioni hanno ridotto i tassi di ospedalizzazione, fatta eccezione per la Puglia e per il Piemonte che tuttavia ha una percentuale di ricoveri inferiore alla media nazionale.

Un dato sorprendente è che le femmine di pari età (1-4 anni) a livello nazionale hanno un rischio di ricovero ordinario del 72‰ e dunque di circa un quarto inferiore a quello dei maschi, che è del 94‰. In tutto il mondo i maschi sono ricoverati di più, ma la spiegazione più importante in molti casi non è quella dello svantaggio biologico, che pure c’è, ma il fatto che ci si preoccupa di più per la loro salute (rispetto a quella delle femmine). Il differenziale tra diverse Regioni (e Paesi) potrebbe dare una misura di quanto questo fattore conti.

Per ciò che riguarda i day hospital, il tasso di ospedalizzazione nazionale nel 2009 di maschi e femmine di età 1-4 anni è del 42‰, pari alla metà dei ricoveri ordinari, il cui tasso globale maschi e femmine è dell’83‰. Anche per i day hospital c’è un’ampia variabilità tra Regioni, con un minimo del 20‰ (la Regione Emilia Romagna) e un massimo del 96‰ (il Lazio) e un rilevante maggior rischio di ricorso al day hospital per i maschi rispetto alle femmine: 48‰ vs 36‰.


Crediamo di poter affermare che le ampie variazioni tra Regioni nel ricorso al ricovero ordinario o in regime di day hospital non riflettano reali differenze di patologie o tanto meno di esiti di salute quanto piuttosto una varietà di consuetudini, culture e approcci organizzativi se non aziendalistici.

Le stesse variazioni osservate per il ricorso ai tagli cesarei o per alcuni ambiti di prescrizione farmaceutica (gli antibiotici sono più prescritti anche in ambito pediatrico nelle Regioni del Sud rispetto a quelle del Nord). La riflessione (e la discussione…) è aperta.

Franco Colonna, Federico Marchetti


Nel suo editoriale pubblicato sul numero di giugno di Medico e Bambino Giorgio Longo scrive: "I dati riportati nelle tabelle ci fanno toccare con mano differenze regionali fuori da ogni possibile immaginazione. Ho cercato di dare una spiegazione razionale senza riuscirci. Ho pensato a possibili differenze nelle percentuali di immigrati nella popolazione, oppure a differenze socioeconomiche o ambientali ma, che io sappia, in Puglia e Sicilia non hanno certo più immigrati che in Emilia Romagna o nel Veneto e, ancora, in Umbria, Lazio o Lombardia non credo ci siano tanti più poveri rispetto alle Regioni che registrano la metà dei loro ricoveri.
Forse qualcuno saprà trovare spiegazioni plausibili ma, certamente, viene difficile non vedere in questi numeri una possibile disattenzione delle autorità sanitarie (politiche) competenti (che pure questi numeri li producono e li controllano annualmente), ma anche un possibile opportunistico disinteresse di operatori, amministratori e dirigenti sanitari in generale..."

Longo G. I RICOVERI PEDIATRICI IN ITALIA. È TEMPO DI CAMBIARE?.
Medico e Bambino 2011;30:347-349

Per approfondimenti: www.salute.gov.it
Temi: ricoveri ospedalieri. Cliccare su: Rapporto annuale SDO 2009 e tabelle (vedi in particolare le tabelle di interesse pediatrico da 5.4 a 5.8.)

Vedi anche il testo riportato nella rubrica News Box di Medico e Bambino, sul numero di Giugno


domenica 5 giugno 2011

Il Nuovo Piano Nazionale per l'eliminazione del Morbillo e Rosolia congenita


E' stato approvato, con l'Intesa Stato-Regioni del 23 marzo 2011, il nuovo Piano nazionale per l’eliminazione del morbillo e della rosolia congenita (PNEMoRc) 2010-2015.


Il documento, nel ribadire gli obiettivi generali che l’Organizzazione Mondiale della Sanità ha fissato per il 2015, ovvero:

  • eliminazione dei casi di morbillo endemico
  • eliminazione dei casi di rosolia endemica
  • prevenzione dei casi di rosolia congenita (<1 caso ogni 100.000 nati vivi)

illustra gli obiettivi specifici e le azioni da attuare per il loro raggiungimento:

  1. Raggiungere una copertura vaccinale >95% per la prima dose di MPR, entro i 24 mesi di vita, a livello nazionale, regionale e in tutte le ASL e >90% in tutti i distretti
  2. Raggiungere una copertura vaccinale > 95% per la seconda dose di MPR entro il compimento del 12° anno a livello nazionale, regionale e in tutte le ASL e >90% in tutti i distretti
  3. Mettere in atto iniziative vaccinali supplementari rivolte alle popolazioni suscettibili sopra i 2 anni inclusi gli adolescenti, i giovani adulti ed i soggetti a rischio (operatori sanitari e scolastici, militari, gruppi “difficili da raggiungere” quali i nomadi)
  4. Ridurre la percentuale di donne in età fertile suscettibili alla rosolia a meno del 5%
  5. Migliorare la sorveglianza epidemiologica del morbillo, della rosolia, della rosolia in gravidanza e della rosolia congenita e degli eventi avversi a vaccino
  6. Migliorare l’indagine epidemiologica dei casi di morbillo, inclusa la gestione dei focolai epidemici
  7. Garantire la diffusione del nuovo Piano e migliorare la disponibilità di informazioni scientifiche relative a morbillo e rosolia da diffondere tra gli operatori sanitari e tra la popolazione generale.

Le Regioni e Province Autonome hanno la responsabilità di garantire che tutte le ASL partecipino al programma verificando la disponibilità delle risorse operative necessarie. Dovranno, inoltre, individuare un coordinatore regionale con il compito di supervisionare le attività svolte sul territorio e di procedere alla valutazione semestrale degli indicatori di processo ed annuale degli indicatori di risultato.
I risultati delle valutazioni regionali dovranno essere trasmessi al Ministero della Salute ed all’Istituto Superiore di Sanità, ai fini del monitoraggio dell’andamento del Piano a livello nazionale.
L’ultima parte del Piano contiene vari allegati, compresa la modulistica necessaria per la notifica delle singole malattie.

venerdì 18 febbraio 2011

Vaccinazione antinfluenzale: il comunicato dell'Associazione Culturale Pediatri


Vaccinazione antinfluenzale: perché bisogna parlarne ora

In merito alla vaccinazione antinfluenzale l’Associazione Culturale Pediatri ritiene necessario attenersi alle Raccomandazioni ufficiali diffuse dal Ministero della Salute per la stagione 2010-11.

Dichiariamo la nostra disponibilità a partecipare alla discussione sulla eventuale opportunità di estendere le indicazioni alla vaccinazione antiinfluenzale qualora fosse dimostrato il suo vantaggio sulla base di studi scientifici robusti, che considerino gli outcomes indicati dal Ministero e che siano esplicitamente liberi da conflitti di interesse. Riteniamo però che tale discussione debba essere un supporto collaborativo da parte delle società scientifiche rispetto a un organo decisionale centrale responsabile delle politiche vaccinali. A questo organismo bisogna comunque fare riferimento riconoscendone l’ autorità e il potere decisionale.

Deprechiamo con forza che, come da diversi anni si sta verificando in Italia, si cerchi invece di forzare il cambiamento delle politiche vaccinali esprimendo anche in sedi non scientifiche e non istituzionali posizioni discordanti da quelle ministeriali non sempre sostenute da evidenze chiare e libere da conflitti.

Riteniamo utile ribadire insieme al Ministero l’importanza delle misure di protezione personale per ridurre la trasmissione dei virus influenzali. Fortemente raccomandato il lavaggio delle mani (in assenza di acqua, uso di gel alcolici), la buona igiene respiratoria, coprire bocca e naso quando si starnutisce o tossisce, trattare i fazzoletti, favorire l’isolamento volontario a casa delle persone con malattie respiratorie febbrili, specie in fase iniziale e l’uso di mascherine da parte delle persone con sintomatologia influenzale se presenti in ambienti sanitari.
Concordiamo con la scelta ministeriale di sottolineare il ruolo preventivo di prima scelta attribuito al lavaggio delle mani, pratica riconosciuta dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) come una tra le più efficaci per il controllo della diffusione delle infezioni, non solo influenzali, anche negli ospedali.

La vaccinazione per i bambini sani di età compresa tra 6 mesi e 24 mesi (o fino a 5 anni) è invece un argomento attualmente al centro di discussione da parte della Comunità Scientifica Internazionale. I dati finora disponibili non consentono di condividere una valutazione positiva ai fini di una riduzione sensibile del rischio di morte, ricovero, malattia grave, nonostante la Sanità Americana, Canadese e di alcuni paesi della Comunità Europea abbiano scelto di vaccinare anche questi bambini. Rischio di morte, ricovero e malattia grave sono gli outcomes della vaccinazione antinfluenzale che devono essere dimostrati per giustificare la sua offerta attiva e gratuita all’intera popolazione dei bambini sani: questo è quanto dice il Ministero e con questa dichiarazione concordiamo pienamente. In mancanza delle prove di efficacia rispetto a questi outcomes, come per gli anni passati la vaccinazione antinfluenzale è stata offerta in modo attivo e gratuito solo ai bambini di età superiore ai 6 mesi affetti da gravi malattie croniche.

Vista la debolezza delle evidenze di efficacia rispetto agli outcomes indicati la ACP si propone di impegnarsi nella prossima stagione influenzale in uno studio ad hoc, indipendente e libero da ogni condizionamento, auspicando una massiccia partecipazione dei pediatri italiani.
Siamo consapevoli che le evidenze sono deboli anche per i soggetti a rischio e sarebbero utili specifici studi di valutazione anche per loro; per queste persone si deve però giudicare soddisfacente anche il raggiungimento di outcomes meno importanti come il semplice risparmio di qualche giorno di malattia dato che quei giorni di malattia potrebbero, per esempio, coincidere con l'inizio di un ciclo di chemioterapia o potrebbero intervenire in una fase di grave compromissione immunitaria. In una parola riteniamo che, in accordo col Ministero, si debba ritenere utile la loro vaccinazione in mancanza di evidenze contrarie.

Rosario Cavallo
Responsabile Segreteria Prevenzione malattie infettive

Paolo Siani
Presidente ACP

Il Direttivo ACP:
Carlo Corchia, Stefano Gorini, Chiara Guidoni, Tommaso Montini, Mario Narducci, Giuseppe Primavera, Maria F. Siracusano, Enrico Valletta, Luciana Nicoli


Articoli di Medico e Bambino sulla vaccinazione antinfluenzale 2010-2011

Rizzo C, Rota MC
Prevenzione e controllo dell'influenza: raccomandazioni per la stagione 2010-2011
Medico e Bambino 2010;29(8):504-7

Cavallo R
Influenza 2010-2011: le raccomandazioni del Ministero della Salute.
Medico e Bambino 2010;29(8):483-84
http://www.medicoebambino.com/?id=1008_483.pdf


venerdì 7 gennaio 2011

Percorso nascita: i dieci punti approvati dalla Confererza Stato-Regioni

La conferenza Sato Regioni ha approvato le linee di indirizzo del programma che punta alla promozione e al miglioramento della qualità, della sicurezza degli interventi assistenziali del percorso nascita e alla riduzione dei tagli cesarei.
Il programma e' articolato in 10 linee di azione che sono ''complementari e sinergiche'' e che vanno avviate congiuntamente a livello nazionale, regionale e locale.
La Società Italiana di Ginecologia ha espresso parere favorevole.

Si è concluso nel mese di dicembre 2010 l’iter del provvedimento e inizia il percorso che dovrà portare alla chiusura definitiva dei reparti di maternità dove si effettuano meno di 500 parti all’anno e alla razionalizzazione/riduzione di quelli che ne effettuano meno di 1.000. Altro obiettivo prioritario, l’abbattimento del ricorso al taglio cesareo.

I Presupposti del Piano:

-
L’eccessivo ricorso al taglio cesareo ha portato l’Italia ad occupare il primo posto tra i paesi Europei, superando i valori europei riportati nel rapporto Euro-Peristat sulla salute materno-infantile del dicembre 2008. L’Italia detiene la percentuale più elevata pari al 38%, seguita dal Portogallo con il 33% mentre tutti gli altri Paesi presentano percentuali inferiori al 30% che scendono al 15% in Olanda e al 14% in Slovenia. In Italia si è passati dall’11,2% del 1980 al 29,8% del 1996 ed al 38,4% del 2008 con notevoli variazioni per area geografica (23,1% in Friuli Venezia Giulia e 61,9% in Campania) e presenza di valori più bassi nell’Italia settentrionale e più alti nell’Italia centrale, meridionale;
-I dati disponibili confermano, per quanto riguarda il taglio cesareo e, in generale l’assistenza in gravidanza e al parto, l’aumento in Italia del ricorso a una serie di procedure la cui utilità non è basata su evidenze scientifiche e non è sostenuta da un reale aumento delle condizioni di rischio. Il loro utilizzo è spesso totalmente indipendente dalle caratteristiche socio-demografiche delle donne e dalle loro condizioni cliniche ed è invece associato principalmente alla disponibilità delle strutture coinvolte e alla loro organizzazione;

-In Italia, nel 2008, sono stati effettuati circa 220.000 interventi di taglio cesareo, con un costo umano ed economico non trascurabile: il rischio di morte materna è infatti di 3-5 volte superiore rispetto al parto vaginale e la morbosità puerperale è 10-15 volte superiore;

-I punti nascita con un numero di parti inferiori a 500, privi di una copertura di guardia medico-ostetrica, anestesiologica e medico-pediatrica attiva h24, rappresentano ancora una quota intorno al 30% del totale e sono presenti, in particolar modo, nell'Italia centrale e meridionale. In tali strutture il numero di parti è esiguo (la media è inferiore ai 300 parti/anno) e rappresenta meno del 10% dei parti totali. In queste unità operative, deputate all’assistenza del parto in condizioni di fisiologia, dove sarebbe ragionevole attendersi una minore prevalenza di patologie, si eseguono più cesarei (50%), mentre nelle unità operative più grandi e di livello superiore dove c’è concentrazione elevata di patologia, il tasso di cesarei è molte volte inferiore, sebbene la variabilità sia ampia;
-Accanto alle classiche indicazioni cliniche, assolute e/o relative, materne e/o fetali, coesistono, con sempre maggior frequenza e con un ruolo importante, indicazioni non cliniche o meglio non mediche, alcune delle quali riconducibili a carenze strutturali, tecnologiche ed organizzativo-funzionali, quali organizzazione della sala parto, preparazione del personale, disponibilità dell’equipe ostetrica completa, del neonatologo e dell’anestesista h24, unitamente a convenienza del medico, medicina difensiva, incentivi finanziari.

I 10 punti del documento:
  1. Misure di politica sanitaria e di accreditamento. Razionalizzare/ridurre nell’arco di 3 anni i punti nascita con numero di parti inferiore a 1000/anno, prevedendo l'abbinamento per pari complessità di attività delle U.U.O.O. ostetrico-ginecologiche con quelle neonatologiche/pediatriche, riconducendo a due i precedenti tre livelli assistenziali, mettendo a regime, contemporaneamente, il sistema di trasposto assistito materno (STAM) e neonatale d’urgenza (STEN). Le strutture dovranno essere autorizzate ed accreditate sulla base di standard che vengono individuati. La rete dei servizi territoriali, in particolare i Consultori Familiari adeguatamente supportati nel numero e negli organici, rappresenta il punto nodale per la presa in carico della gravidanza fisiologica. Vengono infine suggerite strategie di incentivazione/disincentivazione economica su soglie di appropriatezza degli interventi e l’implementazione delle misure individuate viene indicata quale obiettivi specifici per la valutazione dei direttori generali, dei direttori di dipartimento e di U.O.C.;
  2. Carta dei Servizi. Le Aziende sanitarie in cui è attivo un punto nascita, devono sviluppare una Carta dei servizi specifica per il percorso nascita, in cui, in conformità ai principi di qualità, sicurezza e appropriatezza siano contenute indicazioni riguardanti le informazioni generali sulla operatività dei servizi contenenti i principali indicatori di esito, sulle modalità assistenziali dell’intero percorso nascita, sulle modalità per favorire l’umanizzazione del percorso nascita, sulla rete sanitaria ospedaliera-territoriale e sociale per il rientro a domicilio della madre e del neonato atta a favorire le dimissioni protette, il sostegno dell’allattamento al seno ed il supporto psicologico;
  3. Integrazione territorio-ospedale. Garantire la presa in carico, la continuità assistenziale, l'umanizzazione della nascita attraverso l'integrazione dei servizi tra territorio ed ospedale e la realizzazione di reti dedicate al tema materno-infantile sulla base della programmazione regionale. Sono previsti percorsi assistenziali differenziati che favoriscano la gestione delle gravidanze fisiologiche presso i consultori e le dimissioni protette delle puerpere e dei neonati;
  4. Sviluppo di linee guida (LG) sulla gravidanza fisiologica e sul taglio cesareo da parte del SNLG-ISS. A breve saranno disponibili le su indicate LG rivolte sia ai professionisti della salute che, in sintesi divulgativa, alle donne;
  5. Programma di implementazione delle LG. Attraverso analisi del contesto assistenziale a livello regionale e locale verranno identificate le criticità e le barriere che ostacolano il cambiamento. Verrà promossa la continuità assistenziale e l’integrazione con l'assistenza territoriale. Viene quindi promosso il ruolo dei vari professionisti nel percorso nascita, anche tramite l’individuazione dei percorsi differenziati per l’assistenza alla gravidanza fisiologica ed a rischio fisiologica. Per favorire l’appropriatezza degli interventi assistenziali nel percorso nascita e per la riduzione del taglio cesareo verranno sviluppati percorsi clinico-assistenziali aziendali, sulla base delle linee di indirizzo;
  6. Elaborazione, diffusione ed implementazione di raccomandazioni e strumenti per la sicurezza del percorso nascita. Verranno promossi strumenti quali le Raccomandazioni per la prevenzione della mortalità materna, per la prevenzione della mortalità neonatale nonché l’adesione a sistemi di monitoraggio di eventi sentinella, eventi avversi.
  7. Procedure di controllo del dolore nel corso del travaglio e del parto. Promuovere procedure assistenziali, farmacologiche e non per il controllo del dolore in corso di travaglio-parto e definiti di protocolli diagnostico terapeutici condivisi per la partoanalgesia, dando assicurazione della erogabilità di tale prestazione con disponibilità/presenza di anestesista sulla base dei volumi di attività del punto nascita;
  8. Formazione degli operatori. Nell’ambito dei percorsi di formazione/aggiornamento di tutte le figure professionali coinvolte nel percorso nascita, con modalità integrate, viene dato particolare peso alla formazione inerente il programma di implementazione delle Linee Guida e all’audit clinico quale strumento di valutazione della qualità dei servizi e delle cure erogate; Con il MIUR si desidera attivare sistemi per la verifica ed adeguamento dei livelli formativi teorico-pratici delle scuole di specializzazione in ginecologia ed ostetricia, nonché in pediatria/neonatologia e del corso di laurea in ostetricia, in linea ed in coerenza con gli standard assistenziali; Un ruolo non secondario nella formazione degli operatori assume l’effettiva integrazione della funzione universitaria di didattica con gli ospedali di insegnamento nonché la promozione del coinvolgimento delle società scientifiche nella formazione continua dei professionisti sanitari; Nel favorire la diffusione delle procedure di controllo del dolore nel corso del travaglio e del parto viene prevista attività formativa in tema di metodiche farmacologiche e non di controllo del dolore, con carattere di multidisciplinarietà; Viene infine promosso un percorso strutturato per l’inserimento dei professionisti nuovi assunti, confacente alle caratteristiche dei livelli assistenziali garantiti;
  9. Monitoraggio e verifica delle attività. Per tutte le attività previste viene promosso l’utilizzo di sistemi di monitoraggio e valutazione delle attività, capaci di definire le ricadute cliniche e assistenziali delle attività stesse attraverso indicatori misurabili;
  10. Istituzione di una funzione di coordinamento permanente per il percorso nascita. Per un adeguato coordinamento delle e verifica delle attività è prevista la costituzione di un Comitato per il Percorso Nascita (Cpn), interistituzionale, con funzione di coordinamento, con il coinvolgimento delle Direzioni Generali del Ministero della salute (Programmazione, Prevenzione, Comunicazione, Ricerca, Sistema Informativo), delle Regioni e Province autonome e di altre istituzioni sanitarie nazionali (Iss, Agenas). Analoga funzione dovrà essere attivata a livello di ogni singola Regione e Provincia Autonoma.








giovedì 7 ottobre 2010

Vaccinare per l'influenza le categorie a rischio: le raccomandazioni per la stagione 2010-2011












Il 1°ottobre, su indicazione del Ministero della Salute, è iniziata la campagna per la vaccinazione contro l'influenza stagionale.
Dopo il clamore vissuto lo scorso anno per la famosa pandemia influenzale, l'impressione è che quest'anno (ancora una volta paradossalmente) se ne parli poco. Qualcuno dirà che questo è un bene, un segnale magari positivo per ricondurre le campagne di informazione, su argomenti di sanità pubblica, in una ambito formale che riguarda i medici, i distretti territoriali e magari le Regioni.
Tuttavia, il problema è quello di capire, come discusso recentemente anche su Medico e Bambino, quali strumenti di comunicazione vanno utilizzati per rendere, un programma di prevenzione di salute pubblica, davvero efficace. Ricordate Topo Gigio lo scorso anno che cercava in tutti i modi di tranquillizare l'opinione pubblica? E ci sarebbe riuscito magari benissimo se a distanza di due minuti dalle sue parole, magari nel notiziario sulla stessa rete televisiva, non ci fossero stati gli annunci sconsiderati e contraddittori di morti e di raccomandazioni che cambiavano di giorno in giorno.
Qualcuno dice che, a fronte di una possibile pandemia, era meglio fare tutto ed anche di più, e che i mass-media non potevano fare altre che riflettere queste contraddizioni.
Il richiamo a quanto è successo lo scorso anno e a quanto non accade in questi giorni sui principali organismi di stampa (ma anche sui siti di medicina e pediatria) ha tuttavia un obiettivo di richiamo al significato vero, epidemiologicamente serio, dell'influenza stagionale e della vaccinazione per prevenirla.
Di fatto le raccomandazioni pubblicate dal Ministero della Salute riconducono il problema della prevenzione e controllo dell'influenza 2010-11 in un ambito finalmente "scientifico" di assoluta ragionevolezza, con l'identificazione delle persone a rischio come le uniche a cui rivolgere l'offerta attiva e gratuita del vaccino: "La campagna di vaccinazione stagionale, promossa ed economicamente sostenuta dal Servizio Sanitario Nazionale, è rivolta principalmente ai soggetti classificati e individuati a rischio di complicanze severe e a volte letali, in caso contraggano l'influenza. L'offerta gratuita attiva è rivolta anche alle persone non a rischio che svolgono attività di particolare valenza sociale. L’inserimento dei bambini sani di età compresa tra 6 mesi e 24 mesi (o fino a 5 anni) nelle categorie da immunizzare prioritariamente contro l’influenza stagionale è un argomento attualmente al centro di discussione da parte della comunità scientifica internazionale. Questa scelta è già stata fatta dalla Sanità Americana e Canadese e da alcuni paesi della Comunità Europea ma i dati di copertura vaccinale finora raggiunti non consentono di valutare l’impatto di tale intervento. Pertanto non si ritiene necessario promuovere programmi di offerta attiva gratuita del vaccino influenzale stagionale ai bambini che non presentino fattori individuali di rischio".

Potete leggere l'intero documento, che riporta anche le misure dimostratamente efficaci per la protezione individuale, la tipologia dei vaccini disponibili e le false controindicazioni per l'uso del vaccino, sulla home page di Medico e Bambino nella rubrica Segnaliamo.
Sul numero di ottobre di Medico e Bambino sarà pubblicata la sintesi delle raccomandazioni a cura dell'Istituto Superiore di Sanità. Non mancate di leggerla. Nel frattempo mettiamoci ancora una volta a servizio per rendere la vaccinazione antinfluenzale questa volta davvero utile per i bambini ed adolescenti a rischio e che pertanto ne hanno effetivamente bisogno.
Con serietà, informativa e scientifica, senza contraddizioni.

Federico Marchetti