giovedì 27 gennaio 2011

Vite indegne? La Giornata della Memoria fra passato e presente

In una televisione sempre più inguardabile, che da giorni non fa altro che parlarci di sexygate e fare sfoggio di scurrilità varie, ieri sera è tornata la speranza che questo mezzo possa ancora svolgere un ruolo didattico, formativo e di riflessione. I dati auditel ci dicono che ieri sera 1,7 milioni di italiani (tanti, ma sempre pochi rispetto a quelli che hanno guardato la partita di Coppa Italia Napoli-Inter, “Paperissima” o “Chi l’ha visto?”) hanno guardato su La7 “Ausmerzen. Vite indegne di essere vissute” un’opera di Marco Paolini trasmessa in diretta dall'ospedale psichiatrico 'Paolo Pini' di Milano. L’occasione era la vigilia della Giornata della Memoria, che ricorre oggi 27 gennaio, data dell'abbattimento dei cancelli di Auschwitz, “al fine di ricordare la Shoah (sterminio del popolo ebraico), le leggi razziali, la persecuzione italiana dei cittadini ebrei, gli italiani che hanno subìto la deportazione, la prigionia, la morte, nonché coloro che, anche in campi e schieramenti diversi, si sono opposti al progetto di sterminio, ed a rischio della propria vita hanno salvato altre vite e protetto i perseguitati”. (Legge 20 luglio 2000, n. 211).


La vicenda narrata dall’attore bellunese in un agghiacciante e nitido monologo, si consuma ufficialmente dal 1939 fino al 1941: l’operazione Aktion T4, dal nome dell’iniziale della via berlinese, la Tiergartestrasse, al civico 4, dov’era insediato l’Ente pubblico per la Salute e l’Assistenza sociale, e l’organizzazione (una specie di società a partecipazione statale) che studiò e attuò il programma nazista di eugenetica, cioè la soppressione di massa di bambini e adulti malati di mente o affetti da malattie genetiche, considerati inutili, appunto “vite indegne di essere vissute”.

Già nel 1933 – in coerenza con l’ideologia dell’”igiene razziale” – la legge “sulla prevenzione della nascita di persone affette da malattie ereditarie” diede il via alla campagna di sterilizzazione di massa di questi pazienti (non meno di 200 mila persone affette da malattie mentali). Ma dal 1939 si passò alle cosiddette “uccisioni pietose” dei bambini al di sotto dei tre anni. Le segnalazioni dei casi sospetti al Dipartimento di Sanità del Ministero degli interni dovevano essere effettuate da ostetriche e pediatri. Per tranquillizzare i genitori dei bambini si spiegava loro che i figli malati venivano spostati in speciali sezioni pediatriche dove ricevevano cure innovative. Ma una volta internati in questi centri intermedi, dopo poche settimane, venivano trasferiti in altre sedi. E in esse, lontano da occhi indiscreti, venivano uccisi tramite iniezioni letali. Nei certificati di morte tutto veniva coperto con un “decesso per polmonite” o “per arresto cardiaco”. Quasi subito il programma di eliminazione si estese anche agli adulti. Dal 1940 le camere a gas sostituirono le iniezioni. Dal 1941, chiusa Aktion T4, almeno in modo formale, i malati psichici continuarono ad essere sterminati, facendoli morire per inedia (la cosiddetta dieta E) direttamente nei manicomi, risparmiando gas e farmaci-killer. Questa strage – quasi una “prova generale” della “soluzione finale” – è sempre passata in silenzio, forse perché non aggiungeva molto ai milioni di vittime dell’Olocausto e al giudizio della storia sul nazismo e la dittatura hitleriana, o forse per darci quella sorta di “auto-assoluzione preventiva”.


“Ausmerzen” (che significa abbattere) è una cronaca storica, datata, ma che ha la capacità di interrogare le coscienze, che ha ancora a che fare con le nostre scelte quotidiane: “Che farei io al posto di quella gente?”. Questa è stata la differenza di questa piéce teatrale rispetto ad altri film o rappresentazioni ben più note, non si parlava delle sadiche SS o degli spietati gerarchi hitleriani, ma di ‘brava gente’: professionisti, medici di famiglia, infermieri, pediatri… Si tratta di un periodo di crisi economica, come quello della Germania negli anni Trenta, durante il quale veniva chiesta collaborazione di tutti – e quindi anche del personale sanitario – per risparmiare nel bilancio della sanità sulla pelle di persone considerate improduttive: perché lo Stato deve spendere per queste “vite indegne” così tanti soldi che potrebbero essere redistribuiti per la gente “normale”? Al processo di Norimberga però medici e funzionari non subirono pene esemplari. “Paradossalmente – spiega lo stesso Paolini – meglio così: quelle sentenze ci impediscono di pensarli come criminali appartenenti a un’altra galassia e ci è più facile vederli come la ‘brava gente’. Come potrei essere io, o i miei vicini di casa”.


“I periodi di crisi economicacontinua l’attore – fanno mutare i parametri e creano l’occasione perché certe idee possano trovare cittadinanza, tolleranza. Idee che dovrebbero, invece, essere messe al bando assieme a chi le propugna. È come se la crisi producesse un abbassamento d’attenzione delle coscienze.” E non bisognerebbe abbassare la guardia nei nostri giorni: in un momento di crisi e di tagli al servizio pubblico come quello attuale, le prime risorse che vengono tagliate sono di nuovo quelle dell'assistenza ai più indifesi. Per esempio, si è arrivati a mettere in discussione un modello d’inserimento che è uno dei fiori all’occhiello del sistema scolastico italiano riesumando l’idea delle classi differenziali; un assessore regionale alla Sanità ha proposto che i trapianti d’organi siano inibiti a chi non supera un certo quoziente intellettivo; appena l’anno scorso si voleva chiedere ai medici la schedatura dei pazienti stranieri irregolari… i presupposti vi sembrano molto diversi?


Insomma, ieri erano i disabili, i malati di mente, gli ebrei, gli slavi e i polacchi, i rom, i dissidenti tedeschi, i comunisti, gli omosessuali, i testimoni di Geova e i pentecostali. Ancora oggi alcune di queste classi continuano ad essere bistrattate, forse con altri epiteti meno scomodi (“irregolari”, per esempio) e con altre metodologie apparentemente più lecite (i “respingimenti”, per esempio), e a queste probabilmente se ne aggiungono altre nuove.


Ma siamo davvero certi che non ci saremmo comportati (e che non ci comportiamo) come quei medici e come quegli infermieri?


Gianluca Tornese

Clinica Pediatrica

IRCCS Burlo Garofolo - Trieste

mercoledì 19 gennaio 2011

Premio Nazionale Nati per leggere 2011

Il Premio nazionale Nati per Leggere festeggia l'anno nuovo con un altro successo: anche la seconda edizione riceve la medaglia del Presidente della Repubblica Napolitano quale premio di rappresentanza. Un riconoscimento che esprime apprezzamento per il lavoro svolto dal Premio nella valorizzazione dell'editoria d'infanzia di qualità e di progetti di lettura ad alta voce ai bambini fino a sei anni di età.

Il Premio è in scadenza il 31 gennaio 2011.

Sul sito web di Nati per leggere (alla sezione "Premio") è possibile scaricare il bando rivolto a editori, bibliotecari, insegnanti, librai, educatori, pediatri ed enti locali.

La giuria che valuterà libri, prototipi e progetti è composta da: presidente Rita Valentino Merletti (studiosa di letteratura per l'infanzia), Fabio Bazzoli (bibliotecario, direttore del Sistema bibliotecario Sud Ovest Bresciano e della Biblioteca di Chiari e membro del Coordinamento nazionale di Nati per Leggere; Chiari - Bs); Antonia Boemio (educatrice presso l'Asilo nido comunale di piazza Cavour di Torino - Torino); Mariangela Clerici Schoeller (pediatra, membro del Coordinamento nazionale di Nati per leggere - Milano); Esther Grandesso (bibliotecaria, già direttrice del Centro Servizi Bibliotecari della Provincia di Cagliari, membro della Commissione Nazionale Biblioteche per Ragazzi dell'Aib - Cagliari); Maria Letizia Meacci (esperta in letteratura per l'infanzia, collaboratrice della rivista Liber - Firenze); Anna Parola (esperta in letteratura per ragazzi, Libreria dei ragazzi di Torino - Torino); Sergio Spaggiari (Pedagogista, direttore delle scuole e dei nidi d'infanzia del Comune di Reggio Emilia dal 1985 al 2010; Reggio Emilia).

Segreteria nazionale, Nati per Leggere

Che cosa è Nati per leggere

Amare la lettura attraverso un gesto d'amore: un adulto che legge una storia.

Ogni bambino ha diritto ad essere protetto non solo dalla malattia e dalla violenza ma anche dalla mancanza di adeguate occasioni di sviluppo affettivo e cognitivo. Questo è il cuore di Nati per Leggere. Dal 1999, il progetto ha l'obiettivo di promuovere la lettura ad alta voce ai bambini di età compresa tra i 6 mesi e i 6 anni. Recenti ricerche scientifiche dimostrano come il leggere ad alta voce, con una certa continuità, ai bambini in età prescolare abbia una positiva influenza sia dal punto di vista relazionale (è una opportunità di relazione tra bambino e genitori), che cognitivo (si sviluppano meglio e più precocemente la comprensione del linguaggio e la capacità di lettura). Inoltre si consolida nel bambino l'abitudine a leggere che si protrae nelle età successive grazie all'approccio precoce legato alla relazione.

Nati per leggere, è promosso dall'alleanza tra bibliotecari e pediatri attraverso le seguenti associazioni: l'Associazione Culturale Pediatri - ACP che riunisce tremila pediatri italiani con fini esclusivamente culturali, l'Associazione Italiana Biblioteche - AIB che associa oltre quattromila tra bibliotecari, biblioteche, centri di documentazione, servizi di informazione operanti nei diversi ambiti della professione e il Centro per la Salute del Bambino - ONLUS - CSB, che ha come fini statutari attività di formazione, ricerca e solidarietà per l'infanzia.

Il progetto è attivo su tutto il territorio nazionale con circa 400 progetti locali che coinvolgono 1195 comuni italiani. I progetti locali sono promossi da bibliotecari, pediatri, educatori, enti pubblici, associazioni culturali e di volontariato.

venerdì 7 gennaio 2011

Percorso nascita: i dieci punti approvati dalla Confererza Stato-Regioni

La conferenza Sato Regioni ha approvato le linee di indirizzo del programma che punta alla promozione e al miglioramento della qualità, della sicurezza degli interventi assistenziali del percorso nascita e alla riduzione dei tagli cesarei.
Il programma e' articolato in 10 linee di azione che sono ''complementari e sinergiche'' e che vanno avviate congiuntamente a livello nazionale, regionale e locale.
La Società Italiana di Ginecologia ha espresso parere favorevole.

Si è concluso nel mese di dicembre 2010 l’iter del provvedimento e inizia il percorso che dovrà portare alla chiusura definitiva dei reparti di maternità dove si effettuano meno di 500 parti all’anno e alla razionalizzazione/riduzione di quelli che ne effettuano meno di 1.000. Altro obiettivo prioritario, l’abbattimento del ricorso al taglio cesareo.

I Presupposti del Piano:

-
L’eccessivo ricorso al taglio cesareo ha portato l’Italia ad occupare il primo posto tra i paesi Europei, superando i valori europei riportati nel rapporto Euro-Peristat sulla salute materno-infantile del dicembre 2008. L’Italia detiene la percentuale più elevata pari al 38%, seguita dal Portogallo con il 33% mentre tutti gli altri Paesi presentano percentuali inferiori al 30% che scendono al 15% in Olanda e al 14% in Slovenia. In Italia si è passati dall’11,2% del 1980 al 29,8% del 1996 ed al 38,4% del 2008 con notevoli variazioni per area geografica (23,1% in Friuli Venezia Giulia e 61,9% in Campania) e presenza di valori più bassi nell’Italia settentrionale e più alti nell’Italia centrale, meridionale;
-I dati disponibili confermano, per quanto riguarda il taglio cesareo e, in generale l’assistenza in gravidanza e al parto, l’aumento in Italia del ricorso a una serie di procedure la cui utilità non è basata su evidenze scientifiche e non è sostenuta da un reale aumento delle condizioni di rischio. Il loro utilizzo è spesso totalmente indipendente dalle caratteristiche socio-demografiche delle donne e dalle loro condizioni cliniche ed è invece associato principalmente alla disponibilità delle strutture coinvolte e alla loro organizzazione;

-In Italia, nel 2008, sono stati effettuati circa 220.000 interventi di taglio cesareo, con un costo umano ed economico non trascurabile: il rischio di morte materna è infatti di 3-5 volte superiore rispetto al parto vaginale e la morbosità puerperale è 10-15 volte superiore;

-I punti nascita con un numero di parti inferiori a 500, privi di una copertura di guardia medico-ostetrica, anestesiologica e medico-pediatrica attiva h24, rappresentano ancora una quota intorno al 30% del totale e sono presenti, in particolar modo, nell'Italia centrale e meridionale. In tali strutture il numero di parti è esiguo (la media è inferiore ai 300 parti/anno) e rappresenta meno del 10% dei parti totali. In queste unità operative, deputate all’assistenza del parto in condizioni di fisiologia, dove sarebbe ragionevole attendersi una minore prevalenza di patologie, si eseguono più cesarei (50%), mentre nelle unità operative più grandi e di livello superiore dove c’è concentrazione elevata di patologia, il tasso di cesarei è molte volte inferiore, sebbene la variabilità sia ampia;
-Accanto alle classiche indicazioni cliniche, assolute e/o relative, materne e/o fetali, coesistono, con sempre maggior frequenza e con un ruolo importante, indicazioni non cliniche o meglio non mediche, alcune delle quali riconducibili a carenze strutturali, tecnologiche ed organizzativo-funzionali, quali organizzazione della sala parto, preparazione del personale, disponibilità dell’equipe ostetrica completa, del neonatologo e dell’anestesista h24, unitamente a convenienza del medico, medicina difensiva, incentivi finanziari.

I 10 punti del documento:
  1. Misure di politica sanitaria e di accreditamento. Razionalizzare/ridurre nell’arco di 3 anni i punti nascita con numero di parti inferiore a 1000/anno, prevedendo l'abbinamento per pari complessità di attività delle U.U.O.O. ostetrico-ginecologiche con quelle neonatologiche/pediatriche, riconducendo a due i precedenti tre livelli assistenziali, mettendo a regime, contemporaneamente, il sistema di trasposto assistito materno (STAM) e neonatale d’urgenza (STEN). Le strutture dovranno essere autorizzate ed accreditate sulla base di standard che vengono individuati. La rete dei servizi territoriali, in particolare i Consultori Familiari adeguatamente supportati nel numero e negli organici, rappresenta il punto nodale per la presa in carico della gravidanza fisiologica. Vengono infine suggerite strategie di incentivazione/disincentivazione economica su soglie di appropriatezza degli interventi e l’implementazione delle misure individuate viene indicata quale obiettivi specifici per la valutazione dei direttori generali, dei direttori di dipartimento e di U.O.C.;
  2. Carta dei Servizi. Le Aziende sanitarie in cui è attivo un punto nascita, devono sviluppare una Carta dei servizi specifica per il percorso nascita, in cui, in conformità ai principi di qualità, sicurezza e appropriatezza siano contenute indicazioni riguardanti le informazioni generali sulla operatività dei servizi contenenti i principali indicatori di esito, sulle modalità assistenziali dell’intero percorso nascita, sulle modalità per favorire l’umanizzazione del percorso nascita, sulla rete sanitaria ospedaliera-territoriale e sociale per il rientro a domicilio della madre e del neonato atta a favorire le dimissioni protette, il sostegno dell’allattamento al seno ed il supporto psicologico;
  3. Integrazione territorio-ospedale. Garantire la presa in carico, la continuità assistenziale, l'umanizzazione della nascita attraverso l'integrazione dei servizi tra territorio ed ospedale e la realizzazione di reti dedicate al tema materno-infantile sulla base della programmazione regionale. Sono previsti percorsi assistenziali differenziati che favoriscano la gestione delle gravidanze fisiologiche presso i consultori e le dimissioni protette delle puerpere e dei neonati;
  4. Sviluppo di linee guida (LG) sulla gravidanza fisiologica e sul taglio cesareo da parte del SNLG-ISS. A breve saranno disponibili le su indicate LG rivolte sia ai professionisti della salute che, in sintesi divulgativa, alle donne;
  5. Programma di implementazione delle LG. Attraverso analisi del contesto assistenziale a livello regionale e locale verranno identificate le criticità e le barriere che ostacolano il cambiamento. Verrà promossa la continuità assistenziale e l’integrazione con l'assistenza territoriale. Viene quindi promosso il ruolo dei vari professionisti nel percorso nascita, anche tramite l’individuazione dei percorsi differenziati per l’assistenza alla gravidanza fisiologica ed a rischio fisiologica. Per favorire l’appropriatezza degli interventi assistenziali nel percorso nascita e per la riduzione del taglio cesareo verranno sviluppati percorsi clinico-assistenziali aziendali, sulla base delle linee di indirizzo;
  6. Elaborazione, diffusione ed implementazione di raccomandazioni e strumenti per la sicurezza del percorso nascita. Verranno promossi strumenti quali le Raccomandazioni per la prevenzione della mortalità materna, per la prevenzione della mortalità neonatale nonché l’adesione a sistemi di monitoraggio di eventi sentinella, eventi avversi.
  7. Procedure di controllo del dolore nel corso del travaglio e del parto. Promuovere procedure assistenziali, farmacologiche e non per il controllo del dolore in corso di travaglio-parto e definiti di protocolli diagnostico terapeutici condivisi per la partoanalgesia, dando assicurazione della erogabilità di tale prestazione con disponibilità/presenza di anestesista sulla base dei volumi di attività del punto nascita;
  8. Formazione degli operatori. Nell’ambito dei percorsi di formazione/aggiornamento di tutte le figure professionali coinvolte nel percorso nascita, con modalità integrate, viene dato particolare peso alla formazione inerente il programma di implementazione delle Linee Guida e all’audit clinico quale strumento di valutazione della qualità dei servizi e delle cure erogate; Con il MIUR si desidera attivare sistemi per la verifica ed adeguamento dei livelli formativi teorico-pratici delle scuole di specializzazione in ginecologia ed ostetricia, nonché in pediatria/neonatologia e del corso di laurea in ostetricia, in linea ed in coerenza con gli standard assistenziali; Un ruolo non secondario nella formazione degli operatori assume l’effettiva integrazione della funzione universitaria di didattica con gli ospedali di insegnamento nonché la promozione del coinvolgimento delle società scientifiche nella formazione continua dei professionisti sanitari; Nel favorire la diffusione delle procedure di controllo del dolore nel corso del travaglio e del parto viene prevista attività formativa in tema di metodiche farmacologiche e non di controllo del dolore, con carattere di multidisciplinarietà; Viene infine promosso un percorso strutturato per l’inserimento dei professionisti nuovi assunti, confacente alle caratteristiche dei livelli assistenziali garantiti;
  9. Monitoraggio e verifica delle attività. Per tutte le attività previste viene promosso l’utilizzo di sistemi di monitoraggio e valutazione delle attività, capaci di definire le ricadute cliniche e assistenziali delle attività stesse attraverso indicatori misurabili;
  10. Istituzione di una funzione di coordinamento permanente per il percorso nascita. Per un adeguato coordinamento delle e verifica delle attività è prevista la costituzione di un Comitato per il Percorso Nascita (Cpn), interistituzionale, con funzione di coordinamento, con il coinvolgimento delle Direzioni Generali del Ministero della salute (Programmazione, Prevenzione, Comunicazione, Ricerca, Sistema Informativo), delle Regioni e Province autonome e di altre istituzioni sanitarie nazionali (Iss, Agenas). Analoga funzione dovrà essere attivata a livello di ogni singola Regione e Provincia Autonoma.








venerdì 31 dicembre 2010

Mucolitici controindicati nei bambini al di sotto dei 2 anni: la nota dell'AIFA


Riportiamo per esteso l'importante nota dell'AIFA che riguarda la controindicazione all'utilizzo dei mucolitici nei bambini al di sotto dei 2 anni di età


Gentile Dottoressa, Gentile Dottore,

l’Ufficio di Farmacovigilanza dell’Agenzia Italiana del Farmaco (AIFA) ha condotto una revisione di sicurezza dell’intera classe dei mucolitici per uso orale e rettale.

I principi attivi coinvolti sono stati: acetilcisteina, carbocisteina, ambroxolo, bromexina, sobrerolo, neltenexina, erdosteina e telmesteina, contenuti in numerosi medicinali che sono per la maggior parte dispensabili senza obbligo di ricetta.

Questi farmaci hanno attività mucolitica e fluidificante e sono per lo più prescritti, o somministrati dal genitore, nel trattamento delle affezioni acute e croniche dell’apparato respiratorio.
Un’analisi dei dati francesi di farmacovigilanza ha messo in evidenza un aumento dei casi di ostruzione respiratoria e di peggioramento di patologie respiratorie nei bambini di età inferiore a 2 anni trattati con i mucolitici. Infatti, la capacità di drenaggio del muco bronchiale è limitata in questa fascia d’età, a causa delle caratteristiche fisiologiche delle vie respiratorie.
Le reazioni avverse segnalate si sono verificate principalmente a carico dell’apparato respiratorio (peggioramento di bronchiolite, aumento di tosse, aumento di secrezioni bronchiali, dispnea, difficoltà respiratoria, vomito viscoso), sono state per la maggior parte gravi e hanno richiesto l’ospedalizzazione. Il rischio di tali reazioni avverse e l’assenza di dati pediatrici di efficacia nelle patologie bronchiali acute, ha condotto la Francia a controindicare l’impiego dei mucolitici nei bambini al di sotto dei 2 anni di età.

L’AIFA, dopo aver revisionato i dati di sicurezza dei mucolitici disponibili sul territorio nazionale, a fronte di scarsi dati a supporto dell’efficacia di tali farmaci nei bambini di età al di sotto dei 2 anni e sulla base dei dati francesi, ha adottato un provvedimento restrittivo, attualmente in fase di implementazione, per vietare l’uso dei mucolitici, per uso orale e rettale, nei bambini al di sotto dei 2 anni.
Tale provvedimento comporta l’introduzione nei Riassunti delle Caratteristiche del Prodotto e nei Fogli Illustrativi delle seguenti modifiche:

- controindicazione all’uso nei bambini di età inferiore ai 2 anni;

- avvertenza sul rischio di ostruzione bronchiale nei bambini di età inferiore ai 2 anni;

- inserimento del termine “ostruzione bronchiale” nel paragrafo “Effetti indesiderati”, qualora la segnalazione di tale reazione avversa sia stata riportata.

Il paragrafo “Posologia e modo di somministrazione” sarà aggiornato di conseguenza, laddove necessario.
Si precisa che la controindicazione non riguarda l’uso antidotico dei medicinali contenenti acetilcisteina.
A seguito dell’introduzione della controindicazione, le confezioni a base di sobrerolo e ambroxolo, esclusivamente dedicate ai bambini di età inferiore a 2 anni, sono soggette alla revoca.

Si ritiene pertanto necessario richiamare l’attenzione dei medici di medicina generale, pediatri e farmacisti raccomandando loro quanto segue:

- i mucolitici vanno prescritti/consigliati sempre previa attenta valutazione del rapporto beneficio/rischio di ogni singolo paziente e comunque mai nei bambini al di sotto dei 2 anni di età;

- di informare/educare i genitori in merito alla corretta gestione della tosse, all’uso appropriato dei mucolitici e alla disponibilità di alternative terapeutiche nei bambini;

- ai farmacisti di far presente i possibili rischi e la controindicazione al di sotto dei 2 anni al genitore che richieda un mucolitico, onde evitare un uso improprio nei bambini di quella fascia d’età.

L’AIFA coglie l’occasione per ricordare a tutti i medici e ai farmacisti l’importanza della segnalazione delle sospette reazioni avverse da farmaci, quale strumento indispensabile per confermare un rapporto beneficio rischio favorevole nelle reali condizioni di impiego.
La presente Nota Informativa viene anche pubblicata sul sito dell’AIFA, la cui consultazione regolare è raccomandata per la migliore informazione professionale e di servizio al cittadino.

Questa Nota Informativa, preparata dall’AIFA, riguarda tutti i medicinali, per uso orale e rettale, contenenti acetilcisteina, carbocisteina, ambroxolo, bromexina, sobrerolo, neltenexina, erdosteina e telmesteina, indipendentemente dalla loro modalità di dispensazione ed è stata distribuita da dall’Associazione Nazionale dell’Industria Farmaceutica dell’Automedicazione (ANIFA), da Assogenerici e da Farmindustria.

L’Ufficio di Farmacovigilanza dell’Agenzia Italiana del Farmaco

martedì 14 dicembre 2010

Ridi che ti passa. La ricerca scientifica fra sorrisi e pianti

Mentre agli inizi di ottobre a Stoccolma venivano assegnati i premi Nobel, all’Università di Harvard si svolgeva la cerimonia degli IgNobel, soprannominati “i Nobel dell’assurdo”. Ogni anno – dal 1991 a questa parte – la Improbable Research con la omonima rivista Annals of Improbable Research assegnano un riconoscimento a quei ricercatori che con le loro pubblicazioni “prima fanno ridere e poi pensare” per “celebrare l’inusuale, onorare l’immaginazione e stimolare l’interesse della gente alla scienza, alla medicina e alla tecnologia”. Quest’anno il premio IgNobel per la medicina è andato a due olandesi, Simon Rietveld e Ilja van Beest, che hanno scoperto che i sintomi dell’asma possono essere trattati con le montagne russe. Sembrerebbe lo scherzo di un buontempone, eppure è proprio vero. Digitare su Pubmed per credere. : Rietveld S, van Beest I. Rollercoaster asthma: when positive emotional stress interferes with dyspnea perception. Behav Res Ther. 2007;45:977-87. Il tutto sembra ancora più assurdo se si pensa che questa ricerca (condotta su 25 donne con asma severo e ovviamente un gruppo controllo di 15 soggetti) è stata finanziata da ben due organismi, la Netherlands Asthma Foundation e la Netherlands Organization for Scientific Research. Giusto per curiosità, in questo studio lo stress era indotto con ripetuti giri sulle montagne russe. I risultati hanno mostrato che lo stress emotivo negativo e la pressione sanguigna hanno raggiunto il loro picco poco prima della corsa sulle montagne russe, mentre lo stress emotivo positivo e la frequenza cardiaca subito dopo. Inoltre “la dispnea nelle donne con asma era superiore poco prima della corsa rispetto a subito dopo, anche nei soggetti in cui vi era una riduzione della funzione polmonare indotta proprio dalle montagne russe”. Gli Autori concludono che “i soggetti affetti da asma cronica se stressati e stimolati tendono a percepire la dispnea in termini di associazioni acquisite, familiari tra dispnea e stati d'animo positivi ovvero negativi, favorendo o una sotto-percezione o una sovra-percezione della dispnea, a seconda della valenza emotiva di una situazione”. Tradotto in parole semplici: se a un asmatico piacciono le montagne russe, tutto il suo corpo si dimentica un po’ della sua dispnea…

Gianluca Tornese
Clinica Pediatrica
IRCCS “Burlo Garofolo”, Trieste

Leggi l'editoriale completo pubblicato sul numero di Dicembre di Medico e Bambino
Ridi che ti passa. La ricerca scientifica fra sorrisi e pianti

Vedi anche: Improbale research


domenica 5 dicembre 2010

I medici in pensione nei prossimi 10 anni


Circa 4 medici su 10, nei prossimi dieci anni, andranno in pensione. A svestire il camice bianco saranno infatti 115 mila medici, oggi compresi nella fascia di età tra i 51 e i 59 anni, ovvero il 38% di tutta la popolazione medica attiva. Tra questi sono compresi il 48% dei medici dipendenti dei servizi sanitari regionali e Università, il 62% dei medici di famiglia, il 58% dei pediatri di libera scelta, il 55% degli specialisti convenzionati.

A scattare la fotografia è la Federazione nazionale degli Ordini dei medici (Fnomceo), nel corso della II Conferenza nazionale della professione medica, oggi a Roma.Secondo la Fnomceo, dall'analisi dei dati emerge chiaro un aspetto: "la formazione dei futuri camici bianchi è una vera emergenza, per la quale serve un progetto ad hoc, efficace, che richiede innanzitutto una maggiore connettività e flessibilità nelle relazioni e nelle 'regole di ingaggio' tra le Facoltà di medicina e le strutture pubbliche e private accreditate dei Servizi sanitari regionali". Un progetto a cui la Fnomceo sta lavorando, per mettere i nuovi professionisti al 'passo dei tempi'. "Il nuovo medico - spiega Bianco - in ragione degli sviluppi straordinari della medicina come scienza tecnologica, ha bisogno di più strumenti per poter gestire queste straordinarie risorse. Che sono costose e che presentano una serie di problemi, come quello dell'appropriatezza del loro utilizzo". Per il presidente della Fnomceo, questo scenario, pone a cascata una serie di altri problemi: "la selezione degli accessi, i contenuti formativi, la formazione degli specialisti. Ecco perchè - spiega - faremo tutta una serie di proposte, che a nostro giudizio ridefiniscono un modello di formazione che vede una forte integrazione tra l'attività storica dell'università e l'attività formativa del Ssn". Università e Ssn che, per Bianco, "devono vivere un momento di forte cooperazione per superare l'emergenza nella qualità".

Il progetto della Fnomceo si fonda su un processo continuo e integrato che parte dall'accesso agli studi di medicina al termine dell'attività professionale. "Deve misurarsi - sottolinea Bianco - non solo con l'evoluzione dei saperi tecnico-scientifici, ma anche con le nuove definizioni, i nuovi orizzonti e le diverse legittimazioni culturali e civili che costantemente ridisegnano gli scopi della medicina e della sanità".

Non solo formazione universitaria, quindi, ma anche formazione continua post laurea. "Nel nostro sistema - spiega Bianco - è purtroppo in forte ritardo una cultura della promozione e della valutazione della qualità dei professionisti e dei servizi. Una criticità che sarebbe sbagliato e controproducente pensare di risolvere affrontandola dalla coda attraverso l'esclusivo potenziamento di modelli burocratici, inquisitori e sanzionatori di controllo".

Per la Fnomceo, per formare i medici del futuro, un ruolo fondamentale deve essere svolto dalle Società medico scientifiche. "Realizzando al più presto - spiega il presidente Bianco - un modello di accreditamento istituzionale, così da garantire il loro riconoscimento in ruoli di interlocutori stabili, affidabili e autorevoli delle istituzioni sanitarie". Per Bianco, "lo stesso nuovo sistema di Educazione continua in medicina (Ecm) può, in prospettiva, offrire al bisogno di formazione continua dei medici e di tutti i professionisti sanitari non un frammentato e disorganico universo di soggetti a vocazione formativa, non sempre trasparenti, efficaci ed indipendenti, ma solo provider in grado di garantire lo sviluppo e la continuità di un sistema formativo affidabile e calibrato sulle esigenze dei singoli professionisti e delle organizzazioni nelle quali operano".

Fonte: Adnkronos Salute

sabato 4 dicembre 2010

Raccomandazioni del Working Group Pediatrico dell'AIFA sull'uso dei Fans



Nell’ambito dell’attività di monitoraggio delle segnalazioni di sospette reazioni avverse negli ultimi anni, si evince un progressivo incremento del numero di segnalazioni di sospette Reazioni Avverse ad antinfiammatori non steroidei in età pediatrica

Il Working Group Pediatrico dell'AIFA ha approfondito l’argomento e ha emesso Raccomandazioni in merito.

Vedi l'articolo ad accesso libero pubblicato sul numero di dicembre di Medico e Bambino

Cautele sull’uso dei FANS nei bambini
Working Group Pediatrico dell’AIFA
Medico e Bambino 2010;29;654-6

lunedì 29 novembre 2010

Dalla Pagina Gialla di Medico e Bambino: Paracetamolo e rischio di asma: era una bufala (?)

Recenti studi, in particolare lo studio multicentrico dell’ISAAC (Beasley R, et al. Lancet 2008;372:1039-48), hanno suggerito che l’utilizzo del paracetamolo nelle prime epoche della vita sia associato a un aumento del rischio di asma e di allergie nel bambino di sei-sette anni. Questa ipotesi è giustificabile anche sul piano biologico per il fatto che il paracetamolo può aumentare la flogosi respiratoria attraverso il consumo di glutatione (e il conseguente peggioramento dello stress ossidativo) e sembra anche in grado di dirottare la risposta immunologica in senso TH2. Lo studio ISAAC, peraltro, come tutti gli altri che hanno documentato una relazione tra uso di paracetamolo e successivo rischio di asma, ha le debolezze di ogni studio retrospettivo; non prende in considerazione il fatto che il paracetamolo è spesso utilizzato durante le infezioni respiratorie che possono di per sé essere associate a un rischio di asma e, in particolare, non valuta se esiste una relazione dose-effetto tra esposizione al paracetamolo e asma.

In uno studio prospettico australiano (Lowe AJ, et al. BMJ 2010;341:c4616) in cui 652 bambini sono stati seguiti dalla nascita fino a sette anni e le cui famiglie sono state intervistate 18 volte nei primi due anni di vita del bambino relativamente all’utilizzo di paracetamolo e al contesto clinico in cui il farmaco era stato utilizzato, viene negato che l’utilizzo del paracetamolo nei primi due anni di vita costituisca un fattore di rischio indipendente per lo sviluppo di asma e malattie allergiche nel bambino. Infatti, l’aumento assoluto del rischio di asma che appare dall’analisi dei dati grezzi scompare quando il risultato viene aggiustato, tenendo conto della frequenza delle infezioni respiratorie. L’utilizzo del paracetamolo al di fuori delle infezioni respiratorie non appare correlato al rischio di asma e, anche all’interno del gruppo che ha assunto il paracetamolo per infezioni respiratorie, non è documentabile una relazione dose-dipendente tra assunzione di paracetamolo e sviluppo di asma. Liberi!

Tratto da:
La pagina gialla Medico e Bambino 9/2010
a cura di Alessandro Ventura

giovedì 18 novembre 2010

“Antibiotici, difendi la tua difesa. Usali con cautela”

Al via la campagna di sensibilizzazione dei cittadini sull’uso corretto dei medicinali. Condotta dalla AIFA in collaborazione con l’Istituto Superiore di Sanità si concluderà a gennaio 2011.

Affamati di antibiotici. Gli italiani spendono oltre un miliardo di euro l’anno (1037 milioni) in farmaci battericidi. Un costo che quasi per metà è inutile, e un consumo pro capite che li pone al terzo posto in Europa preceduti solamente dai greci e dai ciprioti e al primo per il più alto tasso antibioticoresistenza.

L’allarme è stato lanciato dall’Agenzia italiana del farmaco (Aifa) che ha presentato uno studio in occasione dell’avvio della campagna di comunicazione “Antibiotici, difendi la tua difesa. Usali con cautela”, volta a sensibilizzare i cittadini su l’uso corretto di questi medicinali, in collaborazione con l’Istituto superiore di sanità e con il patrocinio del Ministero della Salute.

Le differenze regionali- Nel 2009 l’eccesso di spesa evitabile legato alla somministrazione e ai costi non appropriati degli antibiotici ha toccato quota 413,1 milioni di euro, con la Campania, la Puglia e la Sicilia che insieme determinano quasi il 60 per cento di tutto il surplus di consumi in Italia. L’Aifa ha infatti calcolato che se tutte le regioni si allineassero al consumo medio di quelle più virtuose (Bolzano, Friuli Venezia Giulia, Liguria, Veneto e Valle D’Aosta) con 17,25 dosi medie giornaliere ogni mille abitanti, si potrebbe ottenere un risparmio quantificato in 316,6 milioni di euro. Mentre se il costo per dose media giornaliera divenisse in tutte le regioni pari a quello della Lombardia (1,66 euro) si otterrebbe un risparmio di 155,8 milioni di euro.

Dunque, il risparmio complessivo che potrebbe derivare dall’effetto congiunto di una maggiore appropriatezza dei consumi e della riduzione dei costi è di 413,1 milioni di euro, pari al 3,7 per cento della spesa farmaceutica convenzionata nel 2009. A livello di singola regione, spiega ancora lo studio dell’Aifa, il risparmio ottenibile «inciderebbe considerevolmente sul valore dello sfondamento della loro spesa: nel Lazio per il 29 per cento, in Puglia per il 43 per cento e in Sardegna per il 20».

Il problema della resistenza-Oltre al capitolo legato ai costi, ci sono ragioni che incidono strettamente sulla salute dei cittadini. Alcuni germi patogeni importanti, ha spiegato il dg dell’Aifa, Guido Rasi, hanno già sviluppato livelli di antibiotico-resistenza che arrivano quasi al 100 per cento. Un esempio di questo fenomeno, ha ricordato a sua volta l’immunologo e capo dipartimento Malattie infettive dell’Iss, Gianni Rezza, «è il nuovo “superbatterio” Ndm-1 (New Delhi Metallo-beta-lactamase-1) che dal subcontinente indiano è arrivato anche in Europa, in particolare nel Regno Unito, mentre in Italia ci sono stati un paio di casi».

Il dato di prescizione e l'utilizzo razionale- Giova ricordare, poi, che i motivi più frequenti di prescrizione di antibiotici sono le malattie dell’apparato respiratorio (40,8 per cento), seguite da quelle dell’apparato genitourinario (18,4) e dell’apparato digerente (13,6). Nel dettaglio il maggior impiego risulta per la cistite (9,9 per cento), la faringite (8,3 per cento), la bronchite acuta (5,7 per cento). Nel 2009 il 44 per cento dei cittadini, il 53 per cento dei bambini e il 50 per cento degli anziani ha ricevuto almeno una prescrizione di antibiotici, e il 15 per cento degli anziani più di sei.

«È necessario che i cittadini capiscano che gli antibiotici vanno assunti nelle modalità indicate dal medico e solo se è il medico a prescriverli, dopo averne accertato la necessità - spiega Guido Rasi, direttore generale dell’Aifa -. La sospensione precoce della terapia è tra le principali cause di sviluppo delle resistenze, poiché uccide i batteri più deboli e "seleziona" quelli più forti. Per questo bisogna evitare il fai da te. Raffreddore o influenza, per esempio, non rientrano tra le cause per cui sono indicati gli antibiotici, anzi assumerli in questi casi mette a rischio la salute favorendo lo sviluppo di germi resistenti. Dobbiamo impegnarci a far capire ai medici e alle persone comuni che stiamo rischiando di non avere più a disposizione farmaci efficaci per curare malattie che oggi non rappresentano più un pericolo ma che potrebbero diventarlo».

Le reazioni avverse-C’è infine un altro aspetto legato all’uso improprio degli antibiotici (spesso quelli che non sono stati utilizzati perché non é stato concluso un altro ciclo di cure), vale a dire quello che determina le reazioni avverse. Secondo i dati forniti dall’Aifa, i casi nel 2009 in Italia sono stati 1.643. Tra il 2002 e il 2009 ci sono state 8.833 segnalazioni. Episodi che hanno causato anche numerose vittime: ben 118 negli otto anni di monitoraggio.

Il numero di Novembre di Medico e Bambino riporta una serie di articolo sull'uso razionale della terapia antibiotica in età pediatrica:




Leucemia linfoblastica acuta: siglato dall'AIEOP il nuovo protocollo internazionale


Siglato da otto diversi Paesi un protocollo per la cura e la terapia della leucemia linfoblastica acuta. Come sottolinea Fulvio Porta, presidente dell’ AIEOP: “Permetterà una diagnosi centralizzata. Oltre l’80% dei casi guarisce, ma la malattia è in aumento”

La leucemia infoblastica acuta rappresenta il 30% di tutti i tumori dei bambini e l’80% delle leucemie. Il picco di incidenza si registra tra i bambini di 4 anni e nelle bambine di 2 anni; quasi i due terzi dei casi riguardano piccoli tra i 2 e 6 anni.

I pediatri oncologi italiani siglano il nuovo protocollo internazionale della leucemia linfoblastica acuta dell'eta' pediatrica. Fulvio Porta, presidente dell'Associazione italiana di ematologia e oncologia pediatrica (Aieop), spiega: "Italia, Germania, Austria, Svizzera, Repubblica Ceca, Israele, Australia, Nuova Zelanda si alleano per la guarigione dei bambini leucemici con un identico protocollo di terapia. Verranno in tal modo applicate le piu' recenti acquisizioni derivate dalla ricerca condotta sia in Italia sia nella comunita' scientifica internazionale". Per la difficolta' e complessita' della valutazione diagnostica e prognostica, la scelta di protocolli di trattamento uniformi e' particolarmente importante. "Anche se la malattia e' in aumento - prosegue Porta - oggi oltre l'80% dei piccoli raggiunge la guarigione". Il nuovo programma di cura internazionale, che trattera' 1.000 nuovi casi all'anno (350 in Italia) offre nuove speranze ai bambini leucemici di essere curati con la miglior terapia attualmente disponibile.
In particolare, a tutti i bambini colpiti da leucemia linfoblastica acuta, trattati nei centri italiani dell'Aieop, verra' offerta una diagnosi centralizzata e lo studio della cosiddetta malattia residua minima (valutazione di una cellula leucemica su 10.000 globuli bianchi).




domenica 14 novembre 2010

BNF for children: un prontuario farmaceutico a servizio dei pediatri


Il BMJ, British Medical Journal in collaborazione con RPSGB, Royal Pharmaceutical Society of Great Britain, Pharmaceutical Press pubblica le serie British National Formulary (semestrale)
e il BNF for Children (annuale).

Pubblicato sotto l'autorità del Paediatric Formulary Committe, il BNF for Children (BNFC) fornisce informazione essenziale e pratica ai professionisti coinvolti nella prescrizione, dispensazione, monitoraggio e gestione dei farmaci in pediatria. Aiuta nell'uso sicuro, efficace ed appropriato dei medicinali nel trattamento della salute infantile.

In realtà il BNF for children, manuale, in forma quasi tascabile, è molto di più di un prontuario farmaceutico utile per una guida sicura all'uso dei farmaci per i bambini. E' uno strumento di comunicazione soprattutto pratica ma anche culturale. Ogni farmaco viene inquadrato in un ambito più complessivo di utilizzo e all'interno dei paragrafi che riguardano le indicazioni di uso, i possibili effetti collaterali, i dosaggi schematici per fasce di età (di una utilità pratica che non ha eguali), si raccoglie la sintesi (aggiornata annualmente) di quelle che sono le evidenze della letteratura per un corretto utilizzo dei farmaci in età pediatrica.

In Italia nel 2003 è stata pubblicata la Guida all'uso dei farmaci nei bambini. Si è trattato di una esperienza unica nel suo genere, ripresa proprio dal formulario britannico ed adattata alla realtà italiana. Andrebbe aggiornata, implementata, sapendo ad esempio che in Inghilterra l'aggiornamento del Prontuario avviene ogni anno. Ma l'impressione è che siamo lontani da questa prospettiva.

La presentazione del BNF for children risponde in primo luogo ad un obiettivo di informazione. Magari immaginando che la prescrizione, secondo le indicazioni riportate nel prontuario, ci rende molto vicini a quello che fanno i colleghi inglesi o di un altra Nazione. Perchè di fatto il BNF for children stà assumendo una valenza sempre di più europea (il prontuario è disponibile anche in alcune librerie italiane ed è possibile consultarlo on line), sognando di avere, nel prossimo futuro, un Prontuario Europeo per la prescrizione dei farmaci nei bambini.

Medico e Bambino si ripromette di riportare suoi prossimi numeri della rivista elettronica alcune schede di farmaci, così come sono proposte nel BNF for children. Come esempio di comunicazione "internazionale".

Federico Marchetti

Conflitto di interesse: nessuno



giovedì 11 novembre 2010

"Medici, non smettete di ragionare"

I medici della prossima generazione come ragioneranno, con quali processi mentali arriveranno a formulare una diagnosi, a prescrivere una terapia? Se lo chiede sul Lancet Jerome Kassirer, l'ex direttore del New England Journal of Medicine. Il suo timore è che la facilità di accesso a risposte preconfezionate a quesiti clinici, la disponibilità di linee guida, revisioni sistematiche, abstract commentati possano avere degli effetti indesiderati. "In medicina il ragionamento richiede una enorme conoscenza di fatti sulla salute e sulla malattia, in materia di fisiologia, di benefici e rischi legati ai test e ai trattamenti".

"Non basta", continua Kassirer, "aver imparato a risolvere problemi e a prendere decisioni, e non basta neanche sapere trovare informazioni; è anche necessario ricordare le informazioni e sapere come usarle. Dobbiamo evitare di produrre professionisti dipendenti da superficiali riassunti elettronici, formule opache e pareri di esperti. Devono essere in grado di ragionare in modo autonomo."

Timori fondati: le nuove tecnologie stanno provocando profondi cambiamenti nel modo in cui ci concentriamo, riflettiamo ed elaboriamo le informazioni. Compito di chi si dedica alla formazione è vigilare e aiutare le nuove generazioni a trovare il giusto equilibrio, a saper sfruttare le potenzialità dei nuovi media senza perdere di vista le dimensioni della complessità e della profondità.

Sono temi di grande attualità, in fondo quel che dice Kassirer è che, nel ragionamento clinico, vecchio e nuovo devono arrivare a una nuova sintesi. Temi che fanno parte di un dibattito culturale più ampio (e complesso), sul quale si sono confrontati recentemente, per esempio, Alessandro Baricco e Eugenio Scalfari, parlando di nuovi barbari, superficialità, leggerezza, complessità e profondità.

"I barbari, quelli che tu ed io vediamo come un'incombente realtà - scrive Scalfari a Baricco - sono ancora alla ricerca del futuro; gli imbarbariti stanno devastando il presente e contro di loro noi dobbiamo combattere per preservare il deposito dei valori che la modernità ha accumulato e dei quali l'epoca futura potrà usufruire quando avrà finalmente raggiunto la sua plenitudine e la sua autocoscienza. Io non credo nella contrapposizione tra profondità e superficialità come una conquista e un avanzamento."

E chissà cosa avrebbe detto Calvino, che alla leggerezza ha dedicato uno splendido saggio…

Fonti: Kassirer JP. Does instant access to compiled information undermine clinical cognition? Lancet, 2010; 376: 1510-1.
Scalfari E. I barbari non ci leveranno la nostra profondità. La Repubblica, 2 settembre 2010

A cura di: Il Pensiero Scientifico Editore

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giovedì 4 novembre 2010

Lo sviluppo del gusto nel bambino


Un articolo di grande interesse pubblicato sul numero di Ottobre di Medico e Bambino riguarda lo sviluppo del gusto nel bambino.

Molto spesso ci chiediamo perchè un bambino e poi un adulto hanno preferenza per alcuni cibi rifiutandone altri. La risposta sino a questo momento era basata più su congetture, ipotesi di abitudini viziate, di "fissazioni", di colpevolizzazioni.
L'articolo di Luigi Greco e Gabriella Morini ci apre strade nuove, in primo luogo conoscitive, ma anche pratiche, per le interpretazioni che possono essere fornite ai genitori e per i consigli che riguardano in particolare il periodo dello svezzamento. Rafforzano l'idea che lo svezzamento è un momento di fronte al quale qualsiasi rigidità, qualsiasi schema preconfezionato può essere non solo poco utile ma anche controproducente. E questo per diversi motivi e tra questi "l'apprendimento" del gusto, che ha indubbie basi genetiche, come ci ricorda Paolo Gasparini, dell'IRCCS Burlo Garofolo di Trieste nel suo editoriale che accompagna l'articolo, ma che può essere in parte modificato.

Come per tutto, il gusto, la scelta di un alimento piuttosto che di un altro, è legato per la metà circa alla genetica, per l’altra metà all’ambiente: nel caso particolare, all’abitudine, e specialmente alle abitudini precoci, gestazione, allattamento, svezzamento. Si tratta di un primo approccio, insieme scientifico e antropologico, alla scienza dell’alimentazione applicata al bambino.

Questi i messaggi chiave che si possono ricavare dalla lettura del lavoro:

  1. I gusti sono 5: dolce, salato, amaro, acido e umami. Quest’ultimo è un gusto particolare, individuato di recente, associato al L-glutammato.
  2. Ciascuno di questi gusti ha una sua spiegazione funzionale, ed è stato elaborato dall’evoluzione in funzione di precisi benefici per l’individuo e per la specie.
  3. Il sistema sensoriale è comune per i diversi gusti e si basa su recettori specifici, presenti in tutte le cellule gustative.
  4. La tendenza del gusto è diversa nei bambini (più semplice, orientata soprattutto al dolce e ai grassi) che negli adulti (che accettano di più le sfumature amare e che mostrano di avere gusti meno definiti). Queste differenze sono dovute all’apprendimento.
  5. Il lattante preferisce gli alimenti che già ha gustato attraverso il liquido amniotico e poi attraverso il latte materno; l’assunzione delle pappe vegetali è più facile nei bambini allattati al seno che in quelli allattati al poppatoio.
  6. Una forzatura della neofobia (il rifiuto del nuovo, cioè delle prime pappe) produce un rifiuto stabile. Ogni nuovo alimento deve essere fornito con pazienza, a piccole quantità per volta, in 7-8 occasioni, e condiviso in parte con la mamma che, assaggiando il cibo, rassicura il bambino.

Cosa può consigliare il pediatra, cosa possono fare i genitori?
Dicono Greco e Morini:
esposizione, specie nelle epoche precocissime prenatali, durante l’allattamento al seno, ma in particolare allo svezzamento. Ad esempio, il fattore predittivo più forte del consumo di frutta e vegetali da parte del bambino è il consumo di frutta e vegetali dei suoi genitori e dei suoi fratelli. Tradizionalmente la mamma assaggia un poco di pappa del bambino per incoraggiarlo Questo rafforza l’accettazione dell’alimento;
gratificazione: l’offerta ripetuta del cibo che è stato accettato rafforza le successive scelte dello stesso cibo. Al contrario, se si gratifica con “un cibo più buono” l’accettazione di un determinato alimento, questa gratificazione tende a screditare la scelta dell’alimento per cui si è dato il premio. Non bisogna distrarre il bambino con gratificazioni o distrazioni non alimentari: hanno un effetto contrario a quello desiderato.

Per approfondire:

Greco L, Morini G. Lo sviluppo del gusto nel bambino. Medico e Bambino 2010;29:509-513

Gasparini P. Sviluppo del gusto nel bambino: tra genetica e ambiente. Medico e Bambino 2010;29:483-484

Articoli correlati sullo svezzamento:

Piermarini L. Alimentazione complementare a richiesta: oltre lo svezzamento. Medico e Bambino 2006;25:439-422

martedì 2 novembre 2010

Normativa sul benzo(a)pirene: appello al Consiglio dei Ministri dell'ACP, SIP e FIMP per i bambini di Taranto











Al Consiglio dei Ministri
Al Ministro per le Politiche Europee, On. Andrea Ronchi
Al Ministro dell’Ambiente e della tutela del Territorio e del Mare, On. Stefania Prestigiacomo
Al Ministro della Salute, On. Ferruccio Fazio
Al Ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, On. Altero Matteoli
Al Ministro dello Sviluppo Economico, On. Silvio Berlusconi
Al Ministro delle Politiche Agricole Alimentari e Forestali, On. Giancarlo Galan
Al Ministro degli Affari Esteri, On. Franco Frattini
Al Ministro della Giustizia, On. Angelino Alfano
Al Ministro dell’Economia e delle Finanze, On. Giulio Tremonti
Al Ministro per i Rapporti con le Regioni e per la coesione territoriale, On. Raffaele Fitto

E per conoscenza a:
Tutti i deputati del Parlamento Italiano
Tutti i deputati italiani al Parlamento Europeo
Agenzie di stampa

2 novembre 2010

Stupisce molto avere appreso che il nostro Governo il 13.8.2010 con il Decreto Legislativo n. 155 abbia spostato al 31 dicembre 2012 il divieto di superamento del livello di 1 nanogrammo a metro cubo per il benzo(a)pirene. Tale divieto era in vigore dal 1‐1‐1999 per le aree urbane sopra 150.000 abitanti.
Stupisce perché i danni, anche severi e irreversibili, sulla salute umana e dei bambini in particolare, conseguenti all’esposizione a sostanze chimiche sono oramai noti e documentati da ampia letteratura scientifica. L’impegno prioritario dei Governi pertanto è quello di controllare e ridurre quanto possibile l’immissione di sostanze tossiche nell’ambiente. Molto in questo senso è ancora da fare, ma molto è stato fatto grazie alla normativa europea e anche italiana a dimostrazione di una costante e doverosa attenzione dei Governi al problema.
Tale Decreto Legislativo di fatto mantiene ancora per 2 anni i cittadini italiani al rischio di esposizione a livelli elevati di questo pericolosissimo inquinante, svincolando le aziende inquinanti dall’obbligo di abbattere le emissioni in eccesso.
In particolare, mantiene in questa inaccettabile situazione di rischio i cittadini ed i bambini di Taranto, città in cui l’acciaieria più grande d’Europa, l’ILVA, immetterebbe, secondo i calcoli dell’ARPA Puglia, il 98% del benzo(a)pirene presente nel quartiere più vicino.
Desta preoccupazione inoltre osservare che, ai sensi del Decreto Legge, il valore obiettivo, 1 nanogrammo al metro cubo, anche dopo la data indicata, dovrà essere osservato purché ciò non comporti “costi sproporzionati”.
E’ compito della comunità scientifica porre all’attenzione del Governo i “costi umani” dovuti all’esposizione al benzo(a)pirene che, come recita la direttiva 2004/107/CE del Parlamento europeo, è agente cancerogeno genotossico. Ci preme inoltre ricordare che la letteratura scientifica dimostra che l’esposizione in gravidanza ad elevati livelli di benzo(a)pirene comporti il rischio di ridurre il Quoziente Intellettivo del neonato, aumenti il rischio di malattie respiratorie del bambino e, poiché il feto può essere fino a 10 volte più suscettibile al danno del DNA, possa tramite esposizione prenatale incrementare molto il rischio cancerogeno.
Si chiede pertanto, in considerazione dei rischi per la salute sproporzionati ed inaccettabili derivanti dall’esposizione a livelli elevati di tale agente cancerogeno, che il Governo riveda le sue decisioni con la massima urgenza e ripristini integralmente la precedente normativa sul benzo(a)pirene.

In attesa di un Vostro riscontro, porgiamo distinti saluti.

Per l’Associazione Culturale Pediatri (ACP)
Paolo Siani – Presidente,
Annamaria Moschetti – Referente regionale ACP per la Puglia e la Basilicata

Per la Società Italiana di Pediatria (SIP)
Alberto Ugazio – Presidente

Per la Federazione Italiana Medici Pediatri (FIMP)
Giuseppe Mele – Presidente