domenica 4 settembre 2011

Le infezioni delle vie urinarie: le nuove linee guida dell'Accademia Americana di Pediatria








L'American Accademy of Pediatrics (AAP) ha pubblicato sul numero di settembre di Pediatrics le nuove linee guida per la gestione del bambino con infezione delle vie urinarie (IVU) di età compresa tra i 2 e i 24 mesi.

Una piccola rivoluzione rispetto alle raccomandazione formulate nel 1999, che tengono conto delle evidenze prodotte sul problema nel corso degli ultimi anni.

A dire il vero le raccomandazioni a cui si è giunti non sono molto diverse da quelle che sono state le prese di posizione formulate in Italia, già da diversi anni, in articoli in qualche modo anticipatori e nello stesso documento di Consensus pubblicato su Medico e Bambino nel 2009 da parte della Società Italiana di Nefrologia Pediatrica.

I punti di maggiore rilievo delle nuove LG sono i seguenti:

- La profilassi antibiotica non risulta essere efficace, come dimostrato in almeno 6 RCT (di cui 2 prodotti da gruppi italiani), nel prevenire nuovi episodi di IVU, sia nei bambini che non hanno un reflusso vescico ureterale (RVU) sia in quelli con RVU di I-IV grado e pertanto non è raccomandata

- la terapia antibiotica per via orale è ugualmente efficace rispetto a quella per via parenterale, con una durata del trattamento che varia dai 7 ai 14 giorni

- l'uso tempestivo dell'antibiotico in corso di IVU è auspicabile in quanto in grado di ridurre il danno renale

- dopo il primo di IVU è raccomandata l'esecuzione dell'ecografia renale e vescicale con l'obiettivo di documentare una eventuale malformazione delle vie urinarie

- La cistoureterografia (CUG) è indicata solo in presenza, all'esame ecografico, di idronefrosi, presenza di scar renale, o altre evidenze di un RVU di alto grado o di una uropatia ostruttiva.

- La CUG è raccomandata anche in presenza di recidive di IVU febbrili.

Nulla di nuovo sotto il sole, ma l'ufficilità del documento è ovviamente di rilievo anche per il metodo di lavoro adottato per arrivare a produrre questa LG.

Se ci pensiamo si tratta dell'ennesima semplificazione di un problema relativamente frequente, che deve avere una gestione ambulatoriale o di osservazione breve in Pronto Soccorso nella stragrande maggioranza dei casi.

Sarebbe interessante verificare quanto queste LG dell'AAP che seguono, lo ribadiamo, quelle della Società Italiana di Nefrologia Pediatrica, sono applicate nella pratica pediatrica italiana. Basterebbe forse un semplice percorso di verifica a partire ad esempio dai dati computerizzati disponibili negli ambulatori del Pediatri di Famiglia.

Federico Marchetti

I documenti pubblicati su Pediatrics ad accesso libero:

Newman TB. The New American Academy of Pediatrics Urinary Tract Infection Guideline. Pediatrics. 2011; 128(3): 572-5

Finnell SM, Carroll AE, Downs SM; the Subcommittee on Urinary Tract Infection. Technical Report--Diagnosis and Management of an Initial UTI in Febrile Infants and Young Children. Pediatrics. 2011;128:e749.

SUBCOMMITTEE ON URINARY TRACT INFECTION; STEERING COMMITTEE ON QUALITY IMPROVEMENT AND MANAGEMENT. Urinary Tract Infection: Clinical Practice Guideline for the Diagnosis and Management of the Initial UTI in Febrile Infants and Children 2 to 24 Months. Pediatrics. 2011;128:128(3):595-610

Articoli correlati di Medico e Bambino:

G. Montini, A. Ammenti, L. Cataldi, R. Chimenz, V. Fanos, A. La Manna, G. Marra, M. Materassi, P. Pecile, M. Pennesi, L. Pisanello, F. Sica, A. Toffolo. Le infezioni febbrili delle vie urinarie. Medico e Bambino 2009;28(6):359-370


domenica 31 luglio 2011

La ricerca pubblica deve beneficiare la società, non il grande business.

Una Ricerca Pubblica a Servizio della Società e non del business.



Più di 100 organizzazioni di Ricerca e della società civile hanno mandato una lettera aperta alla Commissione Europea in merito alle Strategie e ai Fondi per la ricerca e l'innovazone per il periodo 2014-2020. Questa lettera è ora aperta ad adesioni individuali.


Open Letter to the European Commission concerning the Common Strategic Framework for EU Research and Innovation Funding (2014-2020)

Lettera aperta
  • J.M.D. Barroso, Presidente della Commissione Europea
  • Commissari e servizi della Commissione Europea
  • Membri del parlamento Europeo
  • Rappresentanti degli Stati Membri
  • La ricerca pubblica deve beneficiare la società, non il grande business.

    Una lettera aperta sulle strategie per la gestione dei fondi comunitari per la ricerca e l’innovazione.

    La ricerca che oggi è riconosciuta come priorità ed è dunque finanziata avrà un impatto decisivo sul futuro della nostra società e del nostro pianeta. E’ necessario dunque che il programma quadro di ricerca europeo sia guidato dalle necessità della società e dell’ambiente anziché da quelle del grande business.

    La nostra società si trova ad affrontare grandi sfide dal punto di vista ecologico, sociale ed economico. Non è certamente il momento per il “business as usual”, poiché è necessario un cambiamento radicale della società per gestire queste sfide. La ricerca e la tecnologia ricoprono un ruolo cruciale, ma devono – specialmente se sono finanziate da fondi pubblici – dare benefici a tutti i settori della società.

    In questi tempi in rapida evoluzione, ricerca e innovazione svolgono un duplice ruolo: da una parte consentono l’ampliamento della conoscenza e lo svolgimento di un processo decisionale informato, dall’altra possono anche contribuire a far emergere nuovi problemi. La ricerca su energia nucleare, farmaceutica, transgenico, biologia sintetica, nanotecnologie, spazio e militare – ad esempio – ha visto all’opera il grande business beneficiato da generosi sussidi pubblici, nonostante una diffusa preoccupazione sui possibili impatti ambientali e sociali. Questo ha marginalizzato e limitato i finanziamenti disponibili per la ricerca in settori importanti come la tutela ambientale, la politica sanitaria di prevenzione, l’agricoltura biologica e a basso input, il risparmio energetico e le energie rinnovabili, i problemi di approvvigionamento idrico, nonché le scienze sociali che contribuiscono all’analisi dei cambiamenti sociali ed alla risoluzione di problemi che non sono direttamente focalizzati su soluzioni tecnologiche.

    L’agenda della ricerca che da priorità alle quote di profitto e di mercato è incapace di venire incontro alle sfide sociali ed economiche che l’Europa sta affrontando in particolare perché queste sfide richiedono modelli di sviluppo economico alternativi a quelli di massima crescita, massimo profitto che hanno portato a questo eccesso devastante. La ricerca Europea dovrebbe promuovere e focalizzarsi sulle innovazioni che portano soluzioni anziché fare ricerca sulle tecnologie che rappresentano la fine del circuito e che non affrontano le cause alla radice dei problemi che la società si trova ad affrontare.

    Siamo preoccupati, pertanto, che la strategia Europa 2020 e l’iniziativa su Ricerca e Innovazione dell’Unione si focalizzino quasi esclusivamente sulla competitività. Questo prevede una società guidata da scelte tecnologiche anziché basata su soluzioni politico sociali e minaccia di imporre un inaccettabile influenza del grande business nel prossimo programma quadro di ricerca dell’UE (2014-2020).

    Molte delle associazioni firmatarie, che vogliono lavorare in un ampio raggio di tematiche legate alla giustizia sociale, ambientale ed economica hanno espresso i loro dubbi sull’influenza del grande business nell’attuale settimo programma quadro di ricerca “PQ7” dell’UE. Noi abbiamo sottolineato problemi quali la dominazione dell’industria nelle piattaforme tecnologiche europee (EPTs) e negli organismi “informali” di definizione dell’agenda quali il Forum Europeo su Sicurezza, Ricerca e Innovazione. Questi canali creano un conflitto di interesse strutturale, permettendo alle lobby industriali di definire l’agenda della ricerca dell’UE e di assicurarsi l’offerta di fondi pubblici. La sistematica implementazione di partenariati pubblico- privati nella ricerca prevista dalla commissione Europea può esacerbare i problemi esistenti e minare l’innovazione prodotta dalla società.

    L’Unione europea ha già finanziato in misura limitata ricerche volte a esplorare e promuovere alternative (in particolare nel suo programma Scienza e società), ma siamo preoccupati che queste opportunità finora marginali siano ulteriormente limitate nei programmi a venire.

    Le questioni etiche rispetto a molte delle tecnologie controverse che l’UE sta già finanziando sono state inoltre messe al margine. La guida etica dell’UE ed i meccanismi di conformità devono essere urgentemente revisionati per assicurare che i dibattiti più importanto sull’impatto delle nuove tecnologie possano essere indirizzati e considerati come parte dell’intera agenda di ricerca. Il ruolo delle scienze sociali, in particolare, non dovrebbe essere limitato alla “accettazione” delle tecnologie.

    La ricerca che renderà l’Europa (e il mondo) un luogo ecologicamente sostenibile, salubre e pacifico dove vivere deve recuperare un carattere prioritario rispetto alla ricerca che fornisce tecnologie vendibili sul mercato. Noi, le organizzazioni della società civile e del mondo scientifico che firmano, pensiamo che un’altra politica della ricerca e dell’innovazione non è solo possibile, ma assolutamente necessaria per rispondere alle sfide che le nostre società si trovano ad affrontare.

    Invitiamo quindi le istituzioni europee ad adottare misure per:

    • Superare il mito che solo tecnologie altamente complesse e costose possono portare al raggiungimento degli obiettivi di sostenibilità, occupazione e benessere e focalizzarsi invece su soluzioni concrete per affrontare le sfide ambientali, economiche e sociali.
    • Assicurare che il concetto di innovazione includa forme sociali e localmente adattate di innovazione allo stesso modo dello sviluppo tecnologico e facilitare la cooperazione e lo scambio di conoscenze tra le organizzazioni della società civile e del mondo accademico al fine di realizzare le potenzialità innovative del settore non-profit.
    • Stabilire un processo decisionale democratico, partecipativo e trasparente per l’allocazione dei finanziamenti alla ricerca, libero dai conflitti di interessi e dalla dominazione dell’industria consentendo alla società civile la piena partecipazione ai programmi di ricerca dell’UE, sin dalla definizione dell’agenda.
    • Garantire che tutti gli esperti e consulenti per la ricerca nell’UE siano nominati in modo trasparente per fornire competenze imparziali e indipendenti, liberi da conflitti di interessi; sostituire i gruppi di esperti e le piattaforme tecnologiche dominati dall’industria con gruppi che forniscano una visione bilanciata dei punti di vista e dei portatori di interesse.
    • Assicurare che i benefici della ricerca finanziata con fondi pubblici siano fruibili dalla società in modo sistematico, favorendo le politiche di accesso open source nel prossimo Inquadramento strategico comunitario.

    Se condividi aderirisci alla petizione

    venerdì 29 luglio 2011

    Riforma della Facoltà di Medicina

    Il ministro dell'istruzione Mariastella Gelmini e il ministro della Salute Ferruccio Fazio hanno presentato la riforma della facoltà di Medicina. Tante le novità per accorciare i tempi e fare entrare prima i medici nel mondo del lavoro.

    Percorso di studi più corto per gli aspiranti medici: la specializzazione durerà un anno in meno, ci sarà la possibilità di svolgere il dottorato contemporaneamente alla specializzazione e il tirocinio di tre mesi che oggi si svolge dopo la laurea sarà incorporato nella stessa. Sono le principali novità della riforma del percorso di studi di medicina illustrate in data 28 luglio dai ministri dell'Istruzione, Mariastella Gelmini e della Salute, Ferruccio Fazio.

    Ecco i punti principali della riforma:

    1- Formazione degli specializzandi

    Un anno in meno per le specializzazioni

    - La scuola di specializzazione durerà un anno in meno. La durata dei corsi di specializzazione viene avvicinata a quella europea: le specialità chirurgiche passano da 6 a 5 anni, quelle mediche da 5 a 4 anni o 3 per alcune aree particolari;

    - continua la selezione delle sedi dove sono attivate le scuole di specializzazione, al fine di garantire che solo le sedi effettivamente più qualificate dal punto di vista scientifico possano ospitare le scuole. In 3 anni si è passati da 1.800 a 1.100 scuole;

    - saranno definiti, d’intesa con il CUN, ordinamenti delle scuole che prevedano una maggiore partecipazione degli specializzandi all’attività professionale, con un modello 2+2 o 2+3, con una prima metà di formazione più teorica, seguita da seconda metà dedicata all’attività diretta dello specializzando.


    2- Dottorato

    Possibilità di svolgere il dottorato contemporaneamente alla specializzazione

    Durante la specializzazione sarà consentito, nell’ultimo anno, di svolgere contemporaneamente il dottorato. In questo modo si consente allo specializzando di accorciare ulteriormente il percorso di studi ed entrare nel mondo del lavoro più rapidamente, come accade all’estero e nei migliori sistemi formativi, come quelli anglosassoni.

    3- Laurea

    Tirocinio valutativo nei 6 anni di laurea

    L’intenzione dell’Italia è di confermare la durata di 6 anni del percorso di laurea, mentre il tirocinio valutativo di 3 mesi, che oggi si svolge dopo la laurea, verrà incorporato nella stessa. L’esame di laurea, quindi, inglobando anche l’esame di Stato, permetterebbe di conseguire una laurea abilitante. Questa scelta dovrà avvenire previo confronto in sede europea, in modo da garantire l’uniformità delle scelte del nostro ordinamento con quelle dell’Europa.

    Si tratta di un provvedimento che comporta un consistente risparmio di tempo. Oggi infatti lo studente che si laurea a febbraio del sesto anno, quindi legalmente in corso, non può concorrere alle prove di ammissione per le scuole di specializzazione che si svolgono a marzo poiché deve ancora svolgere il periodo di tirocinio. Di fatto lo studente perde un intero anno prima di poter partecipare al concorso di specializzazione.

    Per l'accesso alle facoltà di medicina resterà il numero chiuso. "Siamo in pletora di medici. Attualmente - ha spiegato il ministro Fazio - ne abbiamo 4 ogni 1.000 abitanti a fronte di una media Ocse di 3,3. Con le nuove regole la nostra media scenderà a 3,5 rimanendo dunque ancora superiore a quella Ocse. Il numero di medici che escono dalle facoltà a numero chiuso copre le necessità del Paese e non riteniamo - ha concluso Fazio - di aver bisogno di nuovi medici".

    La riforma della facoltà di Medicina vi convince?

    martedì 26 luglio 2011

    Emergenza Corno d'Africa


    (DIRE - Notiziario Sanita') Roma, 25 lug. - "Questa e' una carestia infantile. La grandezza della sofferenza e le perdite sono enormi. Le immagini che abbiamo visto dal Corno d'Africa parlano da sole. Oltre mezzo milione di bambini sono a rischio di morte imminente a causa di malnutrizione acuta grave. Tra Somalia, Etiopia e Kenya, sono circa 2,3 milioni i bambini gia' affetti da malnutrizione acuta.

    Gia' prima dell'emergenza questi bambini erano tra i piu' svantaggiati del mondo. Vivono in bilico e diventano piu' vulnerabili giorno dopo giorno, privati di ogni bisogno umano e di ogni diritto fondamentale. Si tratta di un doppio disastro". È l'appello del direttore dell'Unicef Anthony Lake.

    "La situazione e' terribile in Somalia e nei campi profughi in Kenya e in Etiopia, ma si estende ben oltre: alle comunita' pastorali di tutta la regione minacciando le persone e il loro modo di vivere e sostentarsi. Questa carestia non e' solo questione di cibo- continua Lake- È una questione di scelta obbligata. La comunita' globale non si trova di fronte a una scelta circa la risposta da dare, perche', di fronte a un'emergenza cosi' evidente, non ci puo' essere altra scelta se non quella di agire subito. Per salvare vite umane, la risposta umanitaria globale deve essere immediata. Stimiamo che il fabbisogno totale dell'Unicef per gli interventi di emergenza e' di circa 300 milioni di dollari fino alla fine del 2011.

    Nonostante i contributi significativi ricevuti da parte di molti governi e donatori privati attraverso i nostri Comitati nazionali, l'Unicef deve ancora affrontare un deficit per i bambini e le famiglie di oltre 200 milioni di dollari".

    Leggi il Comunicato Stampa di Medici Senza Frontiere sulla drammatica situazione in cui versa la popolazione Somala

    Vedi i Video:
    "Dadaab, Kenya - Un popolo in fuga"

    "Emergenza Siccità nel corno d'Africa"
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    Le grandi testate giornalistiche italiane (ma non solo) non ne parlano e i loro siti sono occupati da notizie di cronaca, dal debito greco, italiano o USA (a seconda delle giornate e dei "giri" di borsa), dalle vacanze dei Vip. La nostra è una piccola, doverosa, testimonianza informativa. Nessuna retorica, solo amara realtà.

    domenica 24 luglio 2011

    L'Etica in Medicina: intervista di Medico e Bambino a Sandro Spinsanti

    La bioetica è una disciplina che si occupa delle questioni morali collegate alla ricerca biologica o alla medicina (Wikipedia). Concordi con questa definizione o ritieni che vada meglio precisata?

    Per definire la bioetica si può fare di meglio. Naturalmente non si può escludere che ci sia anche chi fa di peggio... Quando sentiamo parlare, per esempio, della bioetica come parte integrante del programma di un partito, o di un sottosegretario del governo con delega per la bioetica, praticamente la si viene a identificare con le norme giuridiche che si ritiene debbano delimitare i comportamenti accettabili nell’ambito della biologia e della medicina, ovvero con il biodiritto. In pratica questo modo di concepire la bioetica la identifica con il contenzioso sociale riguardo a ciò che una società possa permettere o debba proibire. La definizione di Wikipedia non è così ristretta; il suo limite tuttavia è di non delineare i confini delle “questioni morali” rilevanti nella pratica biomedica. C’è una notevole differenza se abbiamo in mente solo i problemi che nascono sul confine estremo del progresso tecnologico o dell’intervento sulla vita (come la clonazione, i trapianti di organi, la procreazione medicalmente assistita, la sopravvivenza in coma vegetativo...) o le situazioni più semplici e routinarie. Per identificare questo ambito Giovanni Berlinguer ha proposto l’etichetta “bioetica del quotidiano”.

    Personalmente mi oriento a considerare la bioetica come un cambiamento di paradigma rispetto alla tradizionale “etica medica”, che modifica i comportamenti anche rispetto a tutto ciò che non si presenta come vistosamente eccezionale o di frontiera. Fare medicina applicando le regole comportamentali della bioetica è diverso dal farla seguendo quelle formulate dall’etica medica, quand’anche le patologie trattate fossero le stesse e i trattamenti non fossero il prodotto della tecnologia più avanzata.

    Quali sono i principali nodi bioetici in pediatria?

    La pediatria si presta bene a illustrare la differenza tra le due concezioni della bioetica che possiamo chiamare, appunto, bioetica di frontiera e bioetica del quotidiano....


    Leggi l'intervista per intero:
    L’ETICA IN MEDICINA: INTERVISTA A SANDRO SPINSANTI.
    Medico e Bambino 2011;30:387-88

    Sandro Spinsanti ha insegnato Etica medica alla facoltà di Medicina all’Università Cattolica del Sacro Cuore e Bioetica alla Università di Firenze. Ha diretto il Dipartimento di Scienze Umane dell’Ospedale Fatebenefratelli dell’Isola Tiberina (Roma). È stato presidente di numerosi Comitati etici e attualmente è presidente del Comitato etico provinciale di Modena. Ha fondato e dirige la rivista “Medical Humanities Janus” (ed. Zadig). Tra le sue pubblicazioni: “Chi decide in medicina” (ed. Zadig). Ha contribuito al volume del centenario della costituzione degli Ordini dei medici con il saggio “Etica medica e bioetica in cento anni di professione” (ed. FNOMCeO, 2010).

    mercoledì 13 luglio 2011

    Uso dei farmaci in Italia: presentato il rapporto OsMed 2010

    E' stato presentato agli inizi di luglio 2011 il rapporto OsMed sulla prescrizione dei farmaci in Italia nel 2010.
    Questa è la sintesi del rapporto.

    La spesa farmaceutica territoriale complessiva, pubblica e privata, è rimasta stabile rispetto all’anno precedente (-0,1%), mentre quella a carico del Servizio Sanitario Nazionale (SSN) è cresciuta dello 0,4%. Per un totale di oltre 26 miliardi di euro, di cui il 75% rimborsato dal SSN. In media, per ogni cittadino italiano, la spesa per farmaci è stata di 434 euro. Come già osservato nel 2009, la Regione con la spesa pubblica per farmaci di classe A-SSN più elevata è la Calabria con 268 euro pro capite, mentre quella con il valore più basso è la Provincia Autonoma di Bolzano (circa 153 euro). Sono questi alcuni dei dati raccolti dal Rapporto Nazionale OsMed 2010, redatto dall’ISS in collaborazione con l’AIFA.

    I farmaci del sistema cardiovascolare, con oltre 5 miliardi di euro, sono in assoluto la categoria a maggior utilizzo, con una copertura di spesa da parte del SSN di oltre il 93%. E non si tratta di un primato solo per l’Italia, ma per molti altri paesi europei. Seguono: i farmaci gastrointestinali (12,9% della spesa), i farmaci del sistema nervoso centrale (12,7%) e gli antineoplastici (12,6%), questi ultimi erogati esclusivamente a carico del SSN, attraverso le strutture pubbliche (Asl, Aziende Ospedaliere, policlinici universitari etc.). I farmaci dermatologici (per l’88% della spesa), del sistema genito-urinario ed ormoni sessuali (57%) e dell’apparato muscolo-scheletrico (52%) sono invece le categorie maggiormente a carico dei cittadini. La spesa privata (farmaci di fascia A acquistati privatamente, farmaci di fascia C con ricetta, farmaci per automedicazione) è stata pari a 6.071 milioni di euro, con una variabilità regionale che va dai 64 euro pro capite del Molise ai 123 euro della Liguria.

    Le dosi

    Il consumo farmaceutico territoriale di classe A-SSN è in aumento del 2,7% rispetto all’anno precedente: ogni mille abitanti sono state prescritte 952 dosi di farmaco al giorno (erano 580 nel 2000). Attraverso le farmacie pubbliche e private sono stati acquistati nel 2010 complessivamente circa 1,8 miliardi di confezioni (30 per ogni cittadino). Dall’analisi condotta si osserva nel complesso una prevalenza d’uso del 76%, con una differenza tra uomini e donne (70% e 81% rispettivamente). Le maggiori differenze riguardano, in particolare, i farmaci del sistema nervoso centrale (in misura più elevata gli antidepressivi), i farmaci del sangue (soprattutto gli antianemici) e i farmaci del sistema muscolo-scheletrico (i bifosfonati).

    I bambini e gli anziani

    Alti livelli di esposizione si osservano nei bambini e negli anziani: 8 bambini su 10 ricevono in un anno almeno una prescrizione (in particolare di antibiotici e antiasmatici); negli anziani, in corrispondenza di una maggiore prevalenza di patologie croniche (quali per esempio l’ipertensione e il diabete), si raggiungono livelli di uso e di esposizione vicini al 100%. L’analisi della prescrizione farmaceutica nella popolazione conferma che l’età è il principale fattore predittivo dell’uso dei farmaci: infatti la spesa media di un assistibile di età superiore a 75 anni è di circa 13 volte maggiore a quella di una persona di età compresa fra 25 e 34 anni (la differenza diventa di 17 volte in termini di dosi). La popolazione con più di 65 anni assorbe il 60% della spesa e delle DDD, al contrario nella popolazione fino a 14 anni, a fronte di elevati livelli di prevalenza (tra il 60% e l’80%), si consuma meno del 3% delle dosi e della spesa.

    Le "sostanze" più prescritte

    Quasi tutte le categorie terapeutiche fanno registrare un aumento delle dosi prescritte rispetto al 2009. In particolare, incrementi nella prescrizione si osservano per i farmaci gastrointestinali (+6,7%), del sistema nervoso centrale (+3,4%) e del sistema cardiovascolare (+2,9%). Le statine continuano ad essere il sottogruppo a maggior spesa (17,7 euro pro capite) con un aumento dell’11,5% delle dosi e del 7,2% della spesa, seguite dagli inibitori di pompa con 16,3 euro (+6,2% rispetto al 2009). Importanti aumenti nel consumo si osservano per gli antagonisti dell’angiotensina II da soli o in associazione con i diuretici (+9% e +7,7% rispettivamente), gli omega 3 (+12,2%), i farmaci per il dolore neuropatico (+15%), gli oppioidi maggiori (+19,4%).

    La sostanza più prescritta è risultata essere, come nel 2009, il ramipril (51 DDD/1000 abitanti die). Altre sostanze rilevanti per consumo sono l’acido acetilsalicilico usato come antiaggregante piastrinico (43 DDD) e l’amlodipina (28 DDD). Alti livelli di esposizione nella popolazione si osservano per l’associazione amoxicillina+acido clavulanico, per l’acido acetilsalicilico e per il lansoprazolo con una prevalenza d’uso rispettivamente del 15,7%, 8,1% e 7%.

    Gli equivalenti

    La prescrizione di farmaci equivalenti, che all’inizio dell’anno 2002 rappresentava il 13% delle DDD/1000 abitanti die, costituisce nel 2010 oltre metà delle dosi, con una certa omogeneità tra le Regioni. I primi venti principi attivi equivalenti superano il 50% della spesa e delle DDD (sul totale dei farmaci a brevetto scaduto). Nell’ultimo anno hanno perso il brevetto il losartan, da solo e in associazione con diuretici, la lercanidipina e il nebivololo.

    I farmaci con nota AIFA continuano a rappresentare meno di un terzo della spesa e circa un quinto delle dosi, con una certa disomogeneità tra le Regioni. L’Umbria ha il consumo a livello territoriale più basso dei farmaci con nota AIFA, mentre la Sicilia è la Regione con il dato più elevato.

    La spesa relativa ai farmaci erogati attraverso le Strutture Pubbliche (ospedali, ASL, IRCCS, ecc.), pari a 7 miliardi di euro, rappresenta oltre un quarto della spesa complessiva per farmaci in Italia nel 2010. La variabilità regionale della quota di spesa per questi farmaci è compresa tra il 24% della Calabria e il 36% della Sardegna. La maggiore spesa riguarda i farmaci antineoplastici ed immunomodulatori (46,3 euro pro capite; +14% rispetto al 2009), gli antimicrobici per uso sistemico (22,3 euro) e gli ematologici(18 euro). Gli anticorpi monoclonali a uso onco-ematologico costituiscono la categoria terapeutica con la spesa più elevata (9,4 euro pro capite), seguiti dagli inibitori del TNF alfa (7,7 euro), dagli antivirali anti-HIV (7,3 euro) e dalle epoetine (6,5 euro).

    Fonte: Istituto Superiore di Sanità, Ufficio Stampa

    Scarica il Rapporto in formato integrale

    venerdì 8 luglio 2011

    I ricoveri pediatrici nel 2009

    Il recente rapporto del Ministero della Salute italiano sui ricoveri nel 2009 è ricco di dati e tabelle. Un primo dato che se ne può ricavare è il significativo calo tendenziale di quelli ordinari pediatrici.

    Se si analizza la sola classe di età 1-4 anni il tasso dei ricoveri ordinari dei maschi è ad esempio diminuito del 18% circa in sei anni, passando dal 114‰ nel 2003 al 94‰ nel 2009.

    La notizia è buona e potrebbe indicare sia un miglioramento dello stato di salute della popolazione che - soprattutto - un miglior filtro ai ricoveri inutili e migliori cure domiciliari e ambulatoriali.

    La variabilità dei ricoveri ordinari tra le Regioni italiane continua a essere molto ampia, di circa tre volte, con un minimo del 43‰ (per la Regione Friuli Venezia Giulia) e un massimo del 143‰ (la Regione Puglia) sempre per i maschi nella fascia di età 1-4 anni. In questi 6 anni, e sempre facendo riferimento a questa fascia di età, quasi tutte le Regioni hanno ridotto i tassi di ospedalizzazione, fatta eccezione per la Puglia e per il Piemonte che tuttavia ha una percentuale di ricoveri inferiore alla media nazionale.

    Un dato sorprendente è che le femmine di pari età (1-4 anni) a livello nazionale hanno un rischio di ricovero ordinario del 72‰ e dunque di circa un quarto inferiore a quello dei maschi, che è del 94‰. In tutto il mondo i maschi sono ricoverati di più, ma la spiegazione più importante in molti casi non è quella dello svantaggio biologico, che pure c’è, ma il fatto che ci si preoccupa di più per la loro salute (rispetto a quella delle femmine). Il differenziale tra diverse Regioni (e Paesi) potrebbe dare una misura di quanto questo fattore conti.

    Per ciò che riguarda i day hospital, il tasso di ospedalizzazione nazionale nel 2009 di maschi e femmine di età 1-4 anni è del 42‰, pari alla metà dei ricoveri ordinari, il cui tasso globale maschi e femmine è dell’83‰. Anche per i day hospital c’è un’ampia variabilità tra Regioni, con un minimo del 20‰ (la Regione Emilia Romagna) e un massimo del 96‰ (il Lazio) e un rilevante maggior rischio di ricorso al day hospital per i maschi rispetto alle femmine: 48‰ vs 36‰.


    Crediamo di poter affermare che le ampie variazioni tra Regioni nel ricorso al ricovero ordinario o in regime di day hospital non riflettano reali differenze di patologie o tanto meno di esiti di salute quanto piuttosto una varietà di consuetudini, culture e approcci organizzativi se non aziendalistici.

    Le stesse variazioni osservate per il ricorso ai tagli cesarei o per alcuni ambiti di prescrizione farmaceutica (gli antibiotici sono più prescritti anche in ambito pediatrico nelle Regioni del Sud rispetto a quelle del Nord). La riflessione (e la discussione…) è aperta.

    Franco Colonna, Federico Marchetti


    Nel suo editoriale pubblicato sul numero di giugno di Medico e Bambino Giorgio Longo scrive: "I dati riportati nelle tabelle ci fanno toccare con mano differenze regionali fuori da ogni possibile immaginazione. Ho cercato di dare una spiegazione razionale senza riuscirci. Ho pensato a possibili differenze nelle percentuali di immigrati nella popolazione, oppure a differenze socioeconomiche o ambientali ma, che io sappia, in Puglia e Sicilia non hanno certo più immigrati che in Emilia Romagna o nel Veneto e, ancora, in Umbria, Lazio o Lombardia non credo ci siano tanti più poveri rispetto alle Regioni che registrano la metà dei loro ricoveri.
    Forse qualcuno saprà trovare spiegazioni plausibili ma, certamente, viene difficile non vedere in questi numeri una possibile disattenzione delle autorità sanitarie (politiche) competenti (che pure questi numeri li producono e li controllano annualmente), ma anche un possibile opportunistico disinteresse di operatori, amministratori e dirigenti sanitari in generale..."

    Longo G. I RICOVERI PEDIATRICI IN ITALIA. È TEMPO DI CAMBIARE?.
    Medico e Bambino 2011;30:347-349

    Per approfondimenti: www.salute.gov.it
    Temi: ricoveri ospedalieri. Cliccare su: Rapporto annuale SDO 2009 e tabelle (vedi in particolare le tabelle di interesse pediatrico da 5.4 a 5.8.)

    Vedi anche il testo riportato nella rubrica News Box di Medico e Bambino, sul numero di Giugno


    giovedì 30 giugno 2011

    La Rubrica Domande & Riposte di Medico e Bambino. Conoscete la SIRT?

    Come abbiamo avuto già modo di scrivere "Domande & Risposte" è una rubrica storica di Medico e Bambino. Una rubrica fatta di domande di estrema utilità pratica con risposte molto dirette, basate su quelle che sono le evidenze disponibili ma anche basate sulla "pratica" degli esperti chiamati a rispondere.

    Le domande vanno inviate alla redazione via mail (e-mail: domanderisposte@medicoebambino.com) oppure per posta (via Santa Caterina, 3 - 34122 Trieste). Delle risposte è responsabile il Comitato Editoriale di Medico e Bambino, che si avvale del contributo di esperti per ogni singola disciplina pediatrica.



    LA DOMANDA
    DEL MESE

    Sono la mamma di un bambino di 8 anni, che dall’età di 2 anni presenta crisi di tosse terribile a ogni raffreddore, prima ogni 15 gg, ora ogni mese circa. Dopo vari esami estremi (broncoscopia, pH-metria, gastroscopia) e dopo aver cambiato tre ospedali mi parlano di SIRT. Il bambino è inoltre allergico a pelo di gatto e graminacee, cosa che probabilmente spiega il ritardo nella diagnosi (sono state fatte varie spirometrie senza mai rilevare l’asma). Mi chiedo quando finiranno questi episodi, visto che a ogni rinite mensile ricompare la tosse. Volevo segnalarle, anche per gli altri bambini affetti, che il Ribes nigrum, prodotto omeopatico (1 o 2 volte al giorno per 2-3 giorni), è l’unico rimedio che riesce a sedare la tosse, altrimenti indomabile, di mio figlio (non tossendo più lo stimolo irritativo finisce e tutto migliora). Mi chiedo anche se è necessario per la diagnosi fare il test alla capsaicina.


    Una mamma

    LA RISPOSTA

    L’acronimo SIRT (Sindrome da Iperreattività dei Recettori della Tosse) è stato coniato in occasione dell’articolo pubblicato su Medico e Bambino, oramai nel lontano 2000 (Longo G, Barbi E. La tosse (o le tossi) Medico e Bambino 2000;19:631-5), per identificare un particolare fenotipo di tosse che si esprime in modo abnorme per intensità, ma non per tipologia, in quanto accompagna, come tipicamente in ogni bambino, la fase iniziale dei comuni raffreddori. Nei soggetti che hanno costituzionalmente (?) l’iperreattività dei recettori (“heightened o increased cough receptor sensitivity”) la tosse, invece di essere una tosse “normale”, si esprime in modo oggettivamente “terribile” e con caratteristiche inconfondibili: stizzosa, squassante, incoercibile, autoamplificante, emetizzante, con timbro tracheale, poco o nulla responsiva alle terapie (antiasmatiche in particolare).

    Queste caratteristiche che “non fanno dormire” il bambino e i genitori per almeno 2-4 giorni, sono tipicamente stereotipate e raccontate con gli stessi aggettivi e le stesse parole da genitori estenuati, oltre che preoccupati, ma specialmente disturbati dal non ricevere una diagnosi, una spiegazione, più ancora di una terapia che sia realmente efficace. La clinica e il racconto dei genitori sono così tipici che per la diagnosi non serve proprio dimostrare la maggiore sensibilità dei recettori con l’inalazione della capsaicina.

    Malgrado la banalità della diagnosi, è molto comune che il bambino con tosse da SIRT non riceva la diagnosi corretta, o che a questa si arrivi soltanto dopo molte peripezie e non prima di “aver fatto tutto” sotto il profilo diagnostico, e “tentato tutto” sotto quello terapeutico. Direi che la “non diagnosi” fa parte delle caratteristiche tipiche della SIRT, come pure che a suggerirla siano più spesso i pediatri di famiglia che gli specialisti.

    Nella SIRT, proprio perché non è una malattia, nessuna terapia risulta realmente efficace. Ma i sedativi della tosse (paracodina o simili) ad alte dosi, e dati prima di arrivare all’acme della tosse, come pure gli antistaminici di 1a generazione, a volte possono giovare. Non so nulla del Ribes nigrum (sarei scettico), anche se nella SIRT sono uso a dire che, in mancanza di una terapia specifica e di fronte a una tosse così “terribile”, qualsiasi cosa sembri servire può essere data. Spesso l’unica cosa che i genitori finiscono per fare è seguire i vecchi “consigli della nonna”, come dormire con due cuscini, somministrare il latte caldo con il miele e arieggiare bene la camera. Comunque armarsi di molta pazienza, sapendo che non è una malattia e nulla di grave può succedere. Con l’età, riducendosi la frequenza delle infezioni virali respiratorie, si ridurranno parallelamente gli episodi di tosse.

    Ad accesso libero sul numero di giugno di Medico e Bambino nella rubrica Domande e Risposte (a cura di Giorgio Longo)

    lunedì 20 giugno 2011

    PENSI A UNA GRAVIDANZA? RICORDATI DELL'ACIDO FOLICO




    Una gravidanza desiderata e programmata è una gravidanza più sicura. Il periodo che precede il concepimento è il momento ideale per cominciare a mettere in atto comportamenti più sani, utili alla salute della mamma e a quella del bambino

    L’acido folico diminuisce il rischio di insorgenza di difetti del tubo neurale
    . Pressoché tutti gli studi clinici dal 1981 ad oggi riportano una riduzione sia del rischio di occorrenza che di ricorrenza, pari ad almeno il 30-70%. La supplementazione periconcezionale potrebbe anche ridurre, in misura stimabile intorno al 10-20%, il rischio di difetti congeniti nel loro insieme, alcuni dei quali relativamente comuni, come le cardiopatie congenite e le labio+/-palatoschisi, oltre a difetti del tratto urinario, ipo-agenesie degli arti, onfalocele, atresia anale e la sindrome di Down.

    Finanziato dall’Agenzia Italiana del Farmaco (AIFA), grazie ai bandi per la ricerca indipendente sui farmaci, è stato attivato nella Regione Veneto lo STUDIO ACIDO FOLICO.


    Lo studio ha l’obiettivo
    di valutare se la supplementazione periconcezionale con acido folico alla dose di 4 mg al giorno, in confronto alla dose standard di 0,4 mg, riduca maggiormente l’insorgenza delle malformazioni congenite nel loro insieme. Sara’ oggetto di valutazione anche la frequenza di ulteriori effetti benefici sugli esiti della gravidanza come il decremento di aborto spontaneo, di ritardo di crescita intrauterina, di pre-eclampsia, di distacco di placenta, di morte intrauterina, di parto pretermine, nonché la frequenza di comparsa di gravidanze gemellari.
    Tra gli obiettivi, oltre alla diffusione del counseling preconcezionale nella pratica clinica, rivolto alle donne/coppie in età fertile come strumento efficace a sostegno della salute riproduttiva, vi è anche la promozione dello studio in altre regioni italiane e in altre nazioni, allo scopo di ottenere nell’arco di alcuni anni la realizzazione di una metanalisi prospettica, in grado di fornire risultati più validi e precisi. Ad oggi l’Olanda ha aderito al progetto, ha ottenuto il finanziamento e sta attivando lo studio che partirà nel corso del 2011.

    L’Azienda Ospedaliera Universitaria Integrata di Verona è l’istituzione proponente, sede del Coordinamento generale del progetto, che ha attivato e conduce lo studio in collaborazione con le Unità operative e i Centri di randomizzazione coinvolti, nell’ottica di un’attività di rete collaborativa.

    Lo studio interessa le diverse province della Regione Veneto, ed in particolare gli ambulatori ostetrico-ginecologici ospedalieri aziendali/universitari, gli ambulatori ostetrico-ginecologici territoriali, gli ambulatori della medicina generale (33 Centri di randomizzazione in Veneto e 2 in Lombardia)

    Le donne in età fertile, che programmano la gravidanza
    e manifestano tale desiderio presso gli ambulatori ginecologici ospedalieri e territoriali, dei medici di medicina generale, dei pediatri, delle ostetriche e delle assistenti sanitarie, distribuiti nelle diverse province della Regione Veneto, sono invitate a prendere contatto con i Centri che hanno dato la loro adesione per l’esecuzione del counseling preconcezionale, un colloquio informativo condotto da personale medico formato, che ha l’obiettivo di sostenere la salute riproduttiva, realizzando in maniera efficace le cure preconcezionali.

    Successivamente all’esecuzione del counseling preconcezionale le donne saranno informate sugli obiettivi dello STUDIO ACIDO FOLICO, e alle donne interessate sarà offerta la partecipazione allo studio.








    giovedì 9 giugno 2011

    VACCINARE I BAMBINI PER SALVARNE 4 MLN ENTRO IL 2015


    L'UNICEF: "SOSTENERE PROGRAMMI PER QUELLI CHE SONO ESCLUSI"

    (DIRE - Notiziario Sanita') Roma, 9 giu. - Mentre i leader mondiali si preparano ad incontrarsi a Londra in occasione della conferenza dell'Alleanza Gavi prevista per la prossima settimana, l'Unicef invita i donatori a sostenere un impegno globale per vaccinare e salvare milioni di bambini entro il 2015. L'Unicef ha sottolineato che il miglior utilizzo dei fondi per i vaccini e' quello di sostenere i programmi che raggiungano prioritariamente i bambini attualmente esclusi da questi semplici vaccini salvavita. Oggi un bambino su cinque non viene vaccinato.

    "Noi abbiamo i vaccini e l'esperienza tecnica per salvare milioni di bambini" ha detto Anthony Lake, direttore generale dell'Unicef, che sara' a Londra per la conferenza. "Ora dobbiamo abbinare la nostra conoscenza con il nostro impegno per aiutare i piu' poveri, i bambini piu' vulnerabili. Nessuna campagna di vaccinazione puo' dirsi pienamente riuscita se esclude i piu' difficili da raggiungere". L'Unicef e' nella posizione unica di essere coinvolto in ogni fase del processo di vaccinazione, fornendo vaccini al 56% dei bambini del mondo e lavorando sul campo in oltre 150 paesi. L'Unicef e' uno dei soci fondatori dell'Alleanza Gavi, che terra' una conferenza a Londra il prossimo 13 giugno; in occasione di questo meeting si spera che i paesi donatori sottoscriveranno impegni precisi per finanziare i vaccini fino al 2015. Oltre ad ampliare la rete per raggiungere tutti i bambini, l'attenzione deve essere data anche all'introduzione di nuovi potenti vaccini per paesi che non hanno accesso ad essi. La polmonite e la diarrea causano un terzo di tutti i decessi infantili, ed ora esistono nuovi vaccini contro alcune cause di queste malattie letali.

    L'Alleanza Gavi, l'Unicef e i suoi partner vogliono salvare quattro milioni di bambini in piu' entro il 2015, mettendo in atto questi nuovi vaccini. Nonostante i significativi progressi nella riduzione della mortalita' infantile, quasi due milioni di bambini continuano a morire ogni anno per malattie prevenibili mediante le vaccinazioni.

    (Wel/ Dire)

    domenica 5 giugno 2011

    Il Nuovo Piano Nazionale per l'eliminazione del Morbillo e Rosolia congenita


    E' stato approvato, con l'Intesa Stato-Regioni del 23 marzo 2011, il nuovo Piano nazionale per l’eliminazione del morbillo e della rosolia congenita (PNEMoRc) 2010-2015.


    Il documento, nel ribadire gli obiettivi generali che l’Organizzazione Mondiale della Sanità ha fissato per il 2015, ovvero:

    • eliminazione dei casi di morbillo endemico
    • eliminazione dei casi di rosolia endemica
    • prevenzione dei casi di rosolia congenita (<1 caso ogni 100.000 nati vivi)

    illustra gli obiettivi specifici e le azioni da attuare per il loro raggiungimento:

    1. Raggiungere una copertura vaccinale >95% per la prima dose di MPR, entro i 24 mesi di vita, a livello nazionale, regionale e in tutte le ASL e >90% in tutti i distretti
    2. Raggiungere una copertura vaccinale > 95% per la seconda dose di MPR entro il compimento del 12° anno a livello nazionale, regionale e in tutte le ASL e >90% in tutti i distretti
    3. Mettere in atto iniziative vaccinali supplementari rivolte alle popolazioni suscettibili sopra i 2 anni inclusi gli adolescenti, i giovani adulti ed i soggetti a rischio (operatori sanitari e scolastici, militari, gruppi “difficili da raggiungere” quali i nomadi)
    4. Ridurre la percentuale di donne in età fertile suscettibili alla rosolia a meno del 5%
    5. Migliorare la sorveglianza epidemiologica del morbillo, della rosolia, della rosolia in gravidanza e della rosolia congenita e degli eventi avversi a vaccino
    6. Migliorare l’indagine epidemiologica dei casi di morbillo, inclusa la gestione dei focolai epidemici
    7. Garantire la diffusione del nuovo Piano e migliorare la disponibilità di informazioni scientifiche relative a morbillo e rosolia da diffondere tra gli operatori sanitari e tra la popolazione generale.

    Le Regioni e Province Autonome hanno la responsabilità di garantire che tutte le ASL partecipino al programma verificando la disponibilità delle risorse operative necessarie. Dovranno, inoltre, individuare un coordinatore regionale con il compito di supervisionare le attività svolte sul territorio e di procedere alla valutazione semestrale degli indicatori di processo ed annuale degli indicatori di risultato.
    I risultati delle valutazioni regionali dovranno essere trasmessi al Ministero della Salute ed all’Istituto Superiore di Sanità, ai fini del monitoraggio dell’andamento del Piano a livello nazionale.
    L’ultima parte del Piano contiene vari allegati, compresa la modulistica necessaria per la notifica delle singole malattie.

    giovedì 2 giugno 2011

    POLITICHE SOCIO-SANITARIE A FAVORE DEI MINORI MIGRANTI


    COMUNICATO STAMPA,
    2 giugno 2010


    POLITICHE SOCIO-SANITARIE A FAVORE DEI MINORI MIGRANTI


    L'Italia si sta trasformando in una nazione multietnica e negli ultimi anni si è osservato un aumento progressivo del numero dei minori migranti: quelli regolarmente censiti nel 2000 erano 280.000, all'inizio del 2010 sono diventati 932.675. Un incremento così repentino e in un lasso di tempo così breve dei bambini stranieri ha determinato l'emergenza della loro vulnerabilità che, essendo secondaria anche alla inadeguatezza di alcune politiche socio-sanitarie, li discrimina dalla restante popolazione minorile residente in Italia.

    Il numero di Maggio di Medico e Bambino riporta un articolo (a firma Francesco Cataldo, Salvatore Geraci, Maria Rosaria Sisto) che riguarda i diritti negati a tutti i bambini migranti (anche ai figli dei genitori stranieri regolari) e le politiche socio-sanitarie da promuovere per eliminare queste differenze:

    1. L'iscrizione dei bambini stranieri presso il Pediatra di famiglia non dovrebbe essere limitata solo ai figli di genitori regolari ma dovrebbe essere estesa anche a tutti i minori che per qualsiasi motivo risiedono irregolarmente nella nostra nazione.

    2. Alle donne immigrate clandestine, se gravide, dovrebbero essere permessi, senza che siano soggette a denunzia, regolari controlli sanitari durante la gestazione per evitare il loro maggior rischio di abortività, natimortalità e morbilità neonatale.

    3. Nascere in Italia da genitori stranieri,anche se titolari di permesso di soggiorno, non comporta l'acquisizione della nostra cittadinanza (jus soli) ma quella del Paese dei genitori (jus sanguinis). Politiche sanitarie più giuste dovrebbero consentire la cittadinanza italiana a chi nasce in Italia, qualunque sia la sua etnia.

    4. Nelle scuole, dove i bambini stranieri con ritardo scolastico sono numerosi a causa sopratutto della scarsa conoscenza della nostra lingua e dei loro svantaggi socio-culturali, adeguate politiche scolastiche dovrebbero prevedere corsi intensivi di lingua italiana, programmi didattici mirati, e la presenza di mediatori culturali.

    5. Per garantire l'unità familiare, che ha tanta importanza per l'identità del minore e la sua maturazione psicologica e sociale, si dovrebbero facilitare i ricongiungimenti familiari, prolungare i permessi di soggiorno, renderli meno restrittivi e abolire il reato di clandestinità.

    6. Dovrebbe essere rivisitata la normativa che prevede l'espulsione per i minori irregolari quando raggiungono i 18 anni, anche se sono cresciuti in Italia, ne hanno imparato la lingua e ne hanno frequentato la scuola, integrandosi con la nostra Società.


    Cataldo F, Geraci S, Sisto MR.
    Bambini immigrati: tutela legale e politiche socio-sanitarie (FREE)
    Medico e Bambino 2011;30:306-10


    Per informazioni scrivete alla Redazione di Medico e Bambino

    Via Santa Caterina, 3
    34122 - Trieste
    email: redazione@medicoebambino.com
    Tel. 040 3728911 - Fax 040 7606590



    mercoledì 25 maggio 2011

    La proposta irresponsabile della Nestlé: mettiamo l’acqua in Borsa

    Altro che acqua bene comune! La multinazionale svizzera Nestlè, già sotto boicottaggio per la sua politica sul latte in polvere per l’infanzia, sostiene che l’oro blu va del tutto affidato alle leggi della domanda e dell’offerta. Altolà dell’Istituto europeo di ricerca sulle politiche dell’acqua. Replica del Comitato italiano per il contratto mondiale dell'acqua.

    Istituire una Borsa dell'acqua. È questa l'ultima uscita della multinazionale Nestlé. Lo ha dichiarato all'agenzia di stampa Reuters il presidente Peter Brabeck, sottolineando che una scelta di questo tipo «così come per altre materie prime, contribuirebbe a regolare il problema della carenza di questo bene prezioso».
    Immediata la risposta di Riccardo Petrella, presidente dell'Istituto europeo di ricerca sulle politiche dell'acqua (Ierpe), il quale ha affermato che si tratta di «una proposta irresponsabile e ridicola».
    In un comunicato, la Facoltà dell'acqua, attiva presso il Monastero del bene comune di Verona, spiega che Brabeck vuole "risolvere" il problema della concorrenza, nella regione canadese di Alberta, tra agricoltori che necessitano d'acqua per i raccolti e le compagnie petrolifere che utilizzano ingenti quantità d'acqua per estrarre il petrolio dalle sabbie bituminose. Secondo il presidente della Nestlé, «quando la domanda aumenta, il mercato reagisce e la gente comincia a usare la risorsa in maniera più efficiente».
    La proposta di Nestlé ha già trovato consenso nel governo di Alberta che come primo passo, ha inventato la distinzione tra diritti alla terra e diritti all'acqua, in modo che il possesso della terra non dia automaticamente diritto all'acqua che vi scorre.
    Petrella non ha dubbi sul fatto che «affidare l'acqua alla Borsa significa confiscare ai popoli della Terra un bene comune pubblico insostituibile per la vita, consegnando il futuro della vita di milioni di persone al potere di arricchimento di pochi grandi speculatori finanziari». E aggiunge: «I propagandisti dell'acqua rara (oro blu) sono gli stessi che hanno prodotto la penuria della risorsa idrica imponendo politiche economiche predatrici ed usi insostenibili e inquinanti. Non possiamo permettere a questi gruppi la possibilità e il potere di imporre la loro irresponsabilità. Sarebbe indecente».

    Sulla questione è intervenuto anche Rosario Lembo, presidente del Comitato Italiano per il contratto Mondiale dell'acqua, con una secca replica: «L'acqua non è una merce e pertanto è assurdo creare una Borsa mondiale dell'acqua! La proposta di consolidare un approccio già dominate che punta a classificare l'acqua come una merce a valenza economica, costituisce una provocazione che lascia chiaramente trasparire gli interessi dei principali gruppi economici e finanziari mondiali, e come intendono gestire e governare il bene comune acqua nel corso dei prossimi anni. Questa proposta va rigettata con forza attraverso azioni di contrasto da parte dei cittadini di ogni parte del mondo».
    «È assurdo pensare - aggiunge Lembo - che l'accesso all'acqua potabile, che l'Onu ha di recente riconosciuto come un diritto umano, possa essere regolato attraverso una Borsa mondiale, analogamente a quanto è purtroppo avvenuto per il petrolio, i semi, il grano. Non è attraverso lo strumento del prezzo che si può pensare di contrastare la competitività crescente tra gli usi produttivi delle risorse idriche e quindi fra agricoltura ed idroelettrico o di ridurre gli sprechi, affidando all'aumento del prezzo la riduzione dei consumi per superare i trend crescenti di depauperamento e scarsità delle risorse idriche».
    E conclude : «Anche in chiave italiana, questa proposta costituisce un campanello di allarme che deve fortemente stimolare gli italiani a recarsi il 12 e 13 giugno a votare i referendum sull'acqua. Per dire forte che l'acqua non è una merce e non appartiene ai mercati e alle Borse, ma ai cittadini che devono farsi carico, in maniera responsabile e solidale, rispetto agli usi ed alle modalità con cui garantirne l'accesso alle future generazioni».


    Tratto da: Nigrizia 12-5-2011

    mercoledì 18 maggio 2011

    "Troppo Trafficu PPI nenti": gli inibitori di pompa protonica alla ricerca di prove nel presunto reflusso gastro-esofageo

    Una anticipazione della Pagina Gialla relativa al numero di Maggio di Medico e Bambino che stà per uscire. Il titolo della notizia è già un programma: "Troppo trafficu PPI nenti".


    Ci perdonera’ Camilleri se utilizziamo il titolo in lingua sicula della sua ultima splendida commedia (“un archetipo siciliano della piu’ nota commedia di William Shakespeare Molto rumore per nulla”), per descrivere con una frecciata, con un gioco di parole che ha la forza e la sintesi di un segno di Zorro, la incontenibile epidemia di diagnosi di malattia da reflusso nel lattante e l’altrettanto incontenibile aumento delle prescrizioni di farmaci antiacidi, inibitori della pompa protonica (PPI appunto…), in bambini piccoli e piccolissimi e probabilmente sani.

    Una metanalisi appena pubblicata su Pediatrics (vander Pol RJ et al Pediatrics 2011; 127:925-35) rimarca che per quanto riguarda il lattante non esiste, alla fine delle fini, alcuno studio che dimostri che i PPI sono piu’ efficaci del placebo nel controllo di sintomi ritenuti suggestivi di malattia da reflusso: dalla facilita’ al vomito, al pianto ai pasti, all’arching e via discorrendo.


    La metanalisi raccomanda quindi che questi farmaci non siano mai utilizzati nel lattante a fronte di una sospetta malattia da reflusso. Ma forse, piu’ opportunamente, avrebbero dovuto concludere che l’inefficacia dei PPI non è altro che la controprova che i lattanti che ricevono i PPI per una sospetta malattia da reflusso gastroesofageo di regola non sono affetti da questa condizione.


    La diagnosi di malattia da reflusso gastroesofageo nel lattante viene posta spesso in maniera automatica, a “tutti i costi”, prima ancora di valutare criticamente se i disturbi che il bambino manifesta siano o no segno di una malattia ed eventualmente di prendere in considerazione anche ipotesi diverse (e magari anche piu’ gravi). Proprio come nel caso dei tre lattanti, provenienti da tre diverse regioni italiane (è proprio il caso di dire che l’incubo del RGE unisce la pediatria italiana), diagnosticati come affetti da malattia da reflusso gastroesofageo “intrattabile” (non responsivo ai PPI…) e affetti invece da ipsaritmia con spasmi in flessione (Taddio A et al Acta Paediatr 2011, April 11 ,10.1111/j epub-ahead of print)

    domenica 1 maggio 2011

    Le Giornate di Medico e Bambino. Mestre 6-7 Maggio 2011


    Le Giornate di Medico e Bambino viaggiano per l’Italia, e quest’anno giungono a Mestre con l'insostituibile aiuto del dott. Giovanni Battista Pozzan e del dott. Mario Cutrone e con l'abbraccio dei tanti pediatri veneti che non mancano mai di darci prova della loro calorosa ospitalità.

    Le caratteristiche portanti delle Giornate sono sempre le stesse: uno schema modellato sul sommario di Medico e Bambino, con Editoriali, Pagina Gialla, Aggiornamento, Problemi Correnti, e con un seminario che occupa lo spazio della rubrica Oltre lo Specchio, dedicato quest’anno all’adolescente.

    Come al solito, quindi, si tratterà di un’occasione di incontro caratterizzato dalla varietà e numerosità, ma anche coerenza, degli argomenti trattati, per lo più multi-specialistici, ma sempre mirati all’interesse del pediatra generalista. Un taglio rapido ed essenziale, con presentazioni concise e largo spazio alla discussione.

    Le presentazioni "giovani" e dei pediatri di famiglia ci porteranno a discutere su casi concreti, vere e proprie testimonianze della pediatria dei nostri giorni.

    Ma c’è tutto nel programma.

    Arrivederci, quindi, a Mestre