martedì 3 luglio 2012

ANTONIO CAO

È morto Antonio Cao. Non all’improvviso. Un cancro polmonare. Un anno fa eravamo assieme, a Ferrara, a ricordare l’altro campione della guerra alla talassemia, Rino Vullo.
 
Tutti si muore, con la propria storia alle spalle, dopo aver fatto parte della grande comunità umana, e della piccola comunità che mette ciascuno in relazione con questo insieme caotico e grandioso, con questo insieme in marcia non si sa per dove, che è, appunto, l’umanità. La piccola comunità in cui ha operato, per più di mezzo secolo, Antonio Cao, siamo noi, la pediatria. E la pediatria è una piccola nicchia nella macchina della medicina, che a sua volta è un sistema complesso, parte di un sistema enormemente più complesso, in cui il peso di ciascuno è quasi impercettibile. Eppure non è così. 
Non è così mai, perché tutto quello che facciamo, ogni decisione che prendiamo, ogni momento del nostro rapporto con i nostri compagni di viaggio, ha un peso. E certamente il peso di Antonio nella storia della sua isola, la Sardegna, nella storia della malattia sociale più importante della sua isola, e di tutta l’Italia, la talassemia, nella storia delle migliaia di persone che con questa malattia sono e sono state implicate, e nella storia della pediatria italiana, dico proprio nella sua storia materiale, ma anche nella storia della scienza, dunque direttamente nella storia dell’umanità, è stato molto più grande di quello della maggior parte dei suoi compagni di viaggio.
 
Cao, in portoghese, vuol dire cane; e si pronuncia anche così: “can”. E sebbene lui non fosse d’accordo su questa mia interpretazione fiabesca delle sue origini, io non ho mai potuto fare a meno di immaginare i suoi progenitori, nobili ebrei portoghesi in fuga dalla penisola iberica, trovare pace e rilevante collocazione sociale nell’isola ruvida, aperta ai venti e agli stranieri. E a lui anche, il nome di “cane” non è che non si adattasse. Un mastino. Uno che non lasciava andare. Superbo e ostinato nella Sua ragione: che era la ragione di uno che l’etica ce l’ha dentro. Un’etica che non tiene conto delle “circostanze”, del modo di pensare corrente, delle debolezze di un mondo debole. L’etica che non si nomina, che non si sbandiera, ma che detta quasi automaticamente le scelte: “non posso fare le cose che non sento di poter fare”. La mia esperienza della vita, e del mondo, e specialmente delle cose che succedono là dove la professione diventa diplomazia, e dove si segnano i destini delle persone (e dunqueanche delle cose) sono limitate. Ma, pur conoscendo persone “le più brave del mondo”, non conosco nessuno che, nei fatti,
abbia saputo fare quello che lui ha fatto, decidere silenziosamente, in concorso, contro ogni pre-decisione, contro ogni “conoscenza”, contro ogni accettato compromesso, e solo per scegliere, liberamente, i migliori, quelli che risultavano tali, concretamente, nella loro storia, nei loro lavori, nel loro impact factor.
La storia di Antonio Cao ha a che fare anche con la storia di Medico e Bambino, su cui ha anche scritto, sui suoi temi difficili, col suo scrivere non facile.
Nel 1968 soffiava in Italia un bel vento di rinnovamento. Questo vento è soffiato anche per la Pediatria; e, per la Pediatria, non c’è dubbio che quel vento si chiamasse ACP. Lui è sempre stato, con Sereni, con Durand, con Sansone, con Vullo, con Biasini, e con tanti altri, al centro delle operazioni.
È stato, e lo era ancora, con Prospettive in Pediatria, la Rivista che voleva portare in Italia, ancora chiusa nel ricordo dell’autarchia, la cultura pediatrica del Mondo.
Mi viene ancora in mente, perdonatemi, un altro Cao (portoghese, naturalmente): “nel 1471 Diego Cao, per primo, doppia Cabo Catalina con due vascelli, ciascuno dei quali porta nella stiva una croce di pietra alta due metri, un padrão: il primo lo pianta sulla sponda sud del fiume Congo, e il secondo al Cabo Santa Maria, vicino a Luanda”. Col vento fresco, verso il nuovo.
Ha diretto la Clinica Pediatrica di Cagliari dal 1974; dal 1980 ha diretto l’Istituto di Microcitemia; nel 1992 è diventato direttore del Centro del CNR per la ricerca sulla talassemia. Nel 2010 gli è stata conferita l’onorificenza di Maestro della Pediatria italiana, non soltanto per meriti di carattere culturale ma anche per quelli di ordine sociale e morale. Ma mi piace più ricordare un riconoscimento minore, quello della consegna del “Sardus Pater”. Gliel’ha dato nel 2008 l’allora Presidente Soru, indimenticabile anche lui: e sarebbe l’immagine del favoloso padre originario di tutta l’isola: “Le consegno questo premio come a un babbai (babbai vuol dire papà) di tutta la popolazione sarda. Non è stato soltanto un padre per tanti bambini che oggi possono nascere sani, ma anche per il ruolo di Maestro della Scienza. Dopo i ringraziamenti di tutti i genitori della Sardegna, la ringraziamo anche noi, rappresentanti delle Istituzioni”. Queste, e molte altre, sono, comunque, delle medaglie. Ciascuno è sempre qualcosa di più, ovvero qualcosa di meno delle sue medaglie. Lui, il nobile mastino, era molto di più delle sue medaglie.

Franco Panizon

sabato 30 giugno 2012

Italia "polio free" 21 giugno 2002 - 21 giugno 2012

Il 21 giugno 2002, nel corso del 14° meeting della Commissione regionale di certificazione (RCC), tenutosi presso l'Ufficio regionale Europeo dell'OMS, a Copenhagen, è stata ufficialmente dichiarata l'eradicazione della poliomielite nella regione Europea (che si estende dal Portogallo alla Siberia, comprendendo, oltre ad israele e turchia, gli Stati caucasici ed asiatici, un tempo facenti parte dell'URSS), affiancandosi alle altre due regioni dell'OMS già certificate nel 1994 (Regione delle Americhe) e nel 2000 (Regione del Pacifico occidentale). 

L'Italia, pur essendo stata ufficialmente certificata "polio-free" il 21 giugno 2002, è un paese libero dalla polio dalla seconda metà degli anni '80.

Tuttavia la ricomparsa della malattia è sempre possibile ed è importante continuare a sorvegliare attentamente la suapossibile reintroduzione nel nostro paese, in quanto sono in corso focolai epidemici di polio in Paesi della Regione Europea ed Africana, non così lontani da noi.

Altrettanto importante è continuare a vaccinare tutti i nuovi nati contro la polio e fare i richiami previsti per l'infanzia, finché la poliomielite non sarà eradicata in tutto il mondo, come è avvenuto in passato per il vaiolo.

L’Italia è attivamente coinvolta in numerose attività, richieste dall'OMS, necessarie per la certificazione dell’eradicazione della poliomielite (sorveglianza delle Paralisi Flaccide Acute, sorveglianza ambientale, contenimento di laboratorio etc.) ed è fondamentale continuare a sensibilizzare e motivare ulteriormente le strutture e quanti sono impegnati in queste azioni.
FONTE: Ministero della salute

sabato 2 giugno 2012

Una guida per i medici in tema di abuso sessuale dei bambini prepuberi

Anche in Italia, pur se in ritardo in rapporto ai Paesi anglosassoni, il tema dell’abuso sessuale sui bambini ha iniziato a essere considerato, dalla fine degli anni ’80, come un problema anche di interesse medico e non solo psicologico e/o sociale. Corsi di formazione, corsi di sensibilizzazione, convegni tematici hanno contribuito ad accendere l’attenzione sugli aspetti anche di pertinenza medica quando un/a bambino/a è vittima di abuso sessuale. Tuttavia i problemi che i medici esprimono quando sono coinvolti in una diagnosi di abuso sessuale sono ancora tanti.

Sul numero di Medico e Bambino di Maggio 2012 viene pubblicata nella rubrica Linee Guida un documento dal titolo:  

L'articolo è curato da MARIA ROSA GIOLITO, Direttore SC Consultori Familiari e Pediatria di Comunità, ASL-TO2, Torino, a nome del GRUPPO DI LAVORO PER L’ABUSO E IL MALTRATTAMENTO ALL’INFANZIA.

Si tratta di un documento che presenta i requisiti essenziali per i professionisti medici, sia territoriali che ospedalieri, che si trovano a valutare un soggetto prepubere, sospetta vittima di abuso sessuale al fine di fornire un supporto scientifico, di uniformare le modalità della visita medica e di ridurre il rischio di errore in un settore di particolare complessità.
 La guida elaborata e pubblicata nel settembre 2010, L’abuso sessuale nei bambini prepuberi. Requisiti e raccomandazioni per una valutazione appropriata (Pensiero Scientifico Editore), ha lo scopo di fornire un aiuto ai professionisti medici che si trovano a valutare un soggetto prepubere con sospetto di abuso sessuale. Ha il principale obiettivo di definire alcuni requisiti essenziali e diffonde alcune conoscenze per evitare errori che possano ripercuotersi negativamente sulla valutazione.

Scrivono gli Autori:
• Molti medici “faticano” ancora a immaginare che i bambini incontrati nella loro pratica clinica possano essere vittime di abuso sessuale.
• Ancora pochi sono i professionisti che hanno avuto dei percorsi formativi specifici sulla tematica e a tutt’oggi peraltro non è ancora prevista, nella maggior parte delle scuole di specializzazione in ginecologia, pediatria e medicina legale, una formazione mirata né alla valutazione dei genitali e della loro anatomia nel bambino/a prepubere normale e relative varianti anatomiche, né ai segni fisici riferibili a esiti di atti di abuso sessuale e/o a esiti di eventi traumatici accidentali.
•Succede ancora che alcuni medici del Dipartimento di Emergenza e Accettazione (DEA) non visitino i/le bambini/e accompagnati/ e per un sospetto di abuso sessuale adducendo motivazioni anacronistiche (“Non è di mia competenza”, “La bambina è accompagnata solo dalla nonna che non ha la patria potestà”, “Non mi sembrava importante”…).
• È diffuso il pregiudizio che sia alta l’incidenza di false accuse di abuso sessuale sui figli fatte dalle madri in contesti di separazione e divorzi al fine di averne dei vantaggi o per vendetta contro l’ex partner e che quindi non sia necessario occuparsene.

Giolito MR
UNA GUIDA PER I MEDICI IN TEMA DI ABUSO SESSUALE DEI BAMBINI PREPUBERI. 
 Medico e Bambino 2012;31:291-97 

 

sabato 26 maggio 2012

Nuovo rapporto CeDAP, analisi dell'evento nascita in Italia


 
L'analisi dei dati sanitari e socio-demografici di oltre 548mila parti in 549 punti nascita nel nostro Paese è l'obiettivo dell'8° Rapporto CeDAP - Analisi dell'evento nascita. Il documento, realizzato dall'Ufficio di Direzione Statistica del Ministero della Salute, raccoglie le informazioni rilevate dal flusso informativo del Certificato di Assistenza al Parto (CeDAP) del 2009.
La rilevazione, istituita dal Decreto ministeriale 16 luglio 2001 n.349 "Modificazioni al certificato di assistenza al parto, per la rilevazione dei dati di sanità pubblica e statistici di base relativi agli eventi di nascita, alla natimortalità ed ai nati affetti da malformazioni", costituisce la più ricca fonte a livello nazionale di informazioni sanitarie, epidemiologiche e socio-demografiche relative all'evento nascita.

Il rapporto 2009, con un totale di 549 punti nascita, presenta una migliore copertura rispetto agli anni precedenti: ben il 49% di schede in più rispetto al 2002, un numero di parti pari al 98,2% di quelli rilevati con la Scheda di Dimissione Ospedaliera (SDO) ed un numero di nati vivi pari al 98,0% di quelli registrati presso le anagrafi comunali nello stesso anno. La qualità dei dati risulta buona per gran parte delle variabili, in termini sia di correttezza sia di completezza.

Di seguito una sintesi degli altri dati presenti nel documento:

Dove si partorisce
L'87,7% dei parti è avvenuto negli Istituti di cura pubblici, il 12,1% nelle case di cura e solo 0,2% altrove. Naturalmente nelle Regioni in cui è rilevante la presenza di strutture private accreditate rispetto alle pubbliche, le percentuali sono sostanzialmente diverse. Il 66,7% dei parti si svolge in strutture dove avvengono almeno 1.000 parti annui. Tali strutture, in numero di 204, rappresentano il 37,2% dei punti nascita totali. Il 7,92% dei parti ha luogo invece in strutture che accolgono meno di 500 parti annui.

Caratteristiche delle madri
  • Nel 2009, il 18,0% dei parti è relativo a madri di cittadinanza non italiana. Tale fenomeno è più diffuso al centro nord dove oltre il 20% dei parti avviene da madri non italiane; in particolare, in Emilia Romagna, quasi il 28% delle nascite è riferito a madri straniere. Le aree geografiche di provenienza più rappresentative, sono quella dell'Africa (27,8%) e dell'Unione Europea (24,7%). Le madri di origine Asiatica e Sud Americana sono rispettivamente il 18,2% e l'8,8% di quelle non italiane
  • l'età media della madre è di 32,5 anni per le italiane mentre scende a 29,1 anni per le cittadine straniere. I valori mediani sono invece di 32,3 anni per le italiane e 28,3 anni per le straniere. L'età media al primo figlio è per le donne italiane quasi in tutte le Regioni superiore a 31 anni con variazioni sensibili tra le regioni del nord e quelle del sud. Le donne straniere partoriscono il primo figlio in media a 27,5 anni
  • delle donne che hanno partorito nell'anno 2009 il 45,0% ha una scolarità medio alta, il 33,7% medio bassa ed il 21,3% ha conseguito la laurea. Fra le straniere prevale invece una scolarità medio bassa (52,0%)
  • l'analisi della condizione professionale evidenzia che il 59,8% delle madri ha un'occupazione lavorativa, il 31,2% sono casalinghe e il 7,3% sono disoccupate o in cerca di prima occupazione. La condizione professionale delle straniere che hanno partorito nel 2009 è per il 55,7% quella di casalinga a fronte del 65,8% delle donne italiane che hanno invece un'occupazione lavorativa
  • nel 92,27% dei casi la donna ha accanto a sé al momento del parto (sono esclusi i cesarei) il padre del bambino, nel 6,37% un familiare e nell'1,16% un'altra persona di fiducia. La presenza di una persona di fiducia piuttosto che di un'altra risulta essere influenzata dall'area geografica.
Eccessivo ricorso al parto cesareo
Si conferma il ricorso eccessivo all'espletamento del parto per via chirurgica. In media, il 38,0% dei parti avviene con taglio cesareo, con notevoli differenze regionali che comunque evidenziano che in Italia vi è un ricorso eccessivo all'espletamento del parto per via chirurgica. Rispetto al luogo del parto si registra un'elevata propensione all'uso del taglio cesareo nelle case di cura accreditate in cui si registra tale procedura in circa il 58,3% dei parti contro il 35,0% negli ospedali pubblici. Il parto cesareo è più frequente nelle donne con cittadinanza italiana rispetto alle donne straniere, nel 28,6% dei parti di madri straniere si ricorre al taglio cesareo mentre si registra una percentuale del 40,1% nei parti di madri italiane.

Esami diagnostici durante la gravidanza
Nell'84,2% delle gravidanze il numero di visite ostetriche effettuate è superiore a 4 mentre nel 73,2% delle gravidanze si effettuano più di 3 ecografie. La percentuale di donne italiane che effettuano la prima visita oltre la 12° settimana è pari al 2,9% mentre tale percentuale sale al 15,0% per le donne straniere. Le donne con scolarità bassa effettuano la prima visita più tardivamente rispetto alle donne con scolarità medio-alta: si sottopongono alla prima visita oltre la 12° settimana il 12,3% delle donne con scolarità bassa, mentre per le donne con scolarità alta la percentuale è del 3,1%. Per le donne più giovani si registra una frequenza più alta di casi in cui la prima visita avviene tardivamente (12,9% nelle madri con meno di 20 anni). In media, inoltre, sono state effettuate 14,2 amniocentesi ogni 100 parti. A livello nazionale alle madri con più di 40 anni il prelievo del liquido amniotico è stato effettuato in quasi la metà dei casi (40,69%).

Procreazione medicalmente assistita
Per circa 6.786 parti si è fatto ricorso ad una tecnica di procreazione medicalmente assistita (PMA), in media 1,23 ogni 100 gravidanze. La tecnica più utilizzata è stata la fecondazione in vitro con successivo trasferimento di embrioni nell'utero (FIVET), seguita dal metodo di fecondazione in vitro tramite iniezione di spermatozoo in citoplasma (ICSI).

Dati relativi ai neonati
L'1% dei nati ha un peso inferiore a 1.500 grammi ed il 6,1% tra 1.500 e 2.500 grammi. Nei test di valutazione della vitalità del neonato tramite indice di Apgar, il 99,2% dei nati ha riportato un punteggio a 5 minuti dalla nascita compreso tra 7 e 10. Sono stati rilevati 1.578 nati morti corrispondenti ad un tasso di natimortalità, pari a 2,83 nati morti ogni 1.000 nati, e 5.529 nati con malformazioni. L'indicazione della causa è presente rispettivamente solo nel 19,4% dei casi di natimortalità e nel 51,2% di nati con malformazioni.

Fonte Ministero della Salute 

domenica 13 maggio 2012

La gestione informatizzata dell'attività del pediatra di famiglia

Medico e Bambino pubblica sul numero di Aprile 2012 un contributo sulla gestione informatizzata dell'attività del pediatra di famiglia. La cartella medica orientata per problemi, un modello teorico nato nel 1969, oggi naturalmente computerizzabile, rappresenta ancora il modello ideale per gestire la quotidianità senza perdere di vista i problemi di fondo, espliciti e racchiusi nella quotidianità stessa. È stata definita lo strumento più utile a disposizione di un medico di famiglia, ma crediamo che sia di estrema utilità anche per il pediatra ospedaliero.


Il modello della Cartella Medica Orientata per Problemi (CMOP) mantiene la sua fruibilità nella registrazione del quotidiano, associata a una lista aggiornata e sintetica dei problemi, concisa e completa, facilmente leggibile da collaboratori, sostituti, consulenti o altri colleghi chiamati a intervenire d’urgenza.
È strutturata in quattro parti tra loro collegate: la lista dei problemi, occasionalmente aggiornata, i dati di base, i programmi, e il diario clinico, aggiornato a ogni visita.

Nella lista dei problemi possono essere inclusi, oltre alle malattie con diagnosi già definita (es. asma, tonsillite ricorrente, obesità), anche gli stati fisiopatologici (es. difficoltà di alimentazione, basso peso), i sintomi rilevanti da monitorare (es. tosse persistente), i segni obiettivi non spiegati (es. fegato palpabile, ipertrofia dei turbinati), i problemi da affrontare (es. anemia ipocromica non spiegata, VES alta di natura non determinata).
In ciascun ambito, le note vanno organizzate secondo lo schema SOAP, in sottosezioni contraddistinte da ciascuna delle quattro lettere: S (dati SOGGETTIVI riferiti), O (dati OBIETTIVI), A (ASSESSMENT, valutazioni e riflessioni del medico), P (PROGRAMMA di intervento).
La CMOP, oltre alla facilità e all’immediatezza della lettura, per chiunque ma specialmente per il medico curante consente di “non perdere” i problemi: così una ricerca su 400 CMOP e 400 cartelle cliniche "normali” mostrava che, col secondo tipo di gestione, erano stati “persi” 77 problemi, uno ogni 6 pazienti, contro zero delle CMOP.

M. Doria, V. Murgia, G. Ventriglia.
LA GESTIONE INFORMATIZZATA DELL’ATTIVITA' DEL PEDIATRA DI FAMIGLIA.  
Medico e Bambino 2012;31:227-232


giovedì 3 maggio 2012

Vaccinazione Morbillo Rosolia e Parotite e Autismo: un falso in atto pubblico

 
Sembrava una vecchia teoria ormai screditata, invece il Tribunale di Rimini è tornato a sostenere che un vaccino può fare diventare autistico un bambino. Lo ha fatto con la sentenza n. 2010\148, Ruolo n°2010\0474; Cron. N° 2012\886, con la quale ha accolto il ricorso presentato da una coppia di genitori contro il ministero della Salute per chiedere il pagamento dell’indennizzo per complicanze irreversibili causate da una vaccinazione. Contro la sentenza, che ha destato molto clamore, si sono pronunciati tutti i Board Scientifici di Società, Associazioni e Federazioni che hanno sottolineato il loro sconcerto, richiamandone le ragioni: la sentenza fa riferimento ad un vecchio studio che è stato dichiarato come un  falso storico, per dichiarazione della stessa rivista che lo aveva pubblicato.
Abbiamo ritenuto opportuno riportare il testo integrale riportato dai colleghi dell’Istituto Superiore di Sanità sull’argomento. Il contenuto del documento assume un peso scientifico che di per sè fà fronte alle notizie false ed alla disinformazione, che purtroppo hanno trovato spazio in un atto di un Tribunale colpevolmente non al passo con i tempi.


La presenza di una possibile associazione causale tra vaccinazione con il vaccino Mpr e autismo è stata estensivamente studiata. Il termine autismo si riferisce a un insieme di patologie caratterizzate da problemi di comunicazione e interazione con gli altri, unite a una tendenza a mostrare comportamenti o interessi ripetitivi. I pazienti con disordini di tipo autistico possono presentare uno spettro ampio di condizioni cliniche: da una sostanziale assenza di interazione con gli altri, a situazioni in cui l’adattamento al contesto sociale è buono nella maggior parte dei casi. Di solito l’autismo viene diagnosticato nel secondo anno di vita o in età prescolare, anche se in alcuni bambini la diagnosi è più tardiva. È stato inoltre riportato che il 20% circa dei bambini con autismo presenta una regressione del comportamento; questi bambini, cioè, hanno uno sviluppo neurocomportamentale apparentemente normale fino a un certo punto della loro vita, quando perdono le capacità di comunicazione acquisite fino a quel momento. L’autismo può aver molte cause e si ritiene che tra i fattori più importanti vi siano quelli genetici e la presenza alla nascita di anomalie cerebrali.

L’ipotesi che la vaccinazione Mpr possa essere associata ad autismo è stata sollevata negli anni Novanta da uno studio inglese, in cui si sosteneva che il vaccino trivalente Mpr potesse provocare un’infiammazione della parete intestinale, responsabile del passaggio in circolo di peptidi encefalo-tossici. Questa ipotesi ha avuto una vasta risonanza sulla stampa anglosassone, ed è stata successivamente valutata da numerosi studi condotti sia in Europa che negli USA. Nessuno degli oltre 20 studi condotti negli ultimi 13 anni ha confermato che possa esserci una relazione causale tra vaccino Mpr e autismo. Inoltre, gli stessi autori dello studio inglese hanno successivamente ritirato le loro conclusioni e dichiarato che i dati presentati erano insufficienti per stabilire un’eventuale relazione causale e nel 2010 la nota rivista medica “The Lancet”, che aveva pubblicato lo studio sopra citato nel 1998, ha formalmente ritirato tale articolo. Oltretutto è stato recentemente riportato che, oltre ai difetti epidemiologici di questo studio, numerosi fatti circa la storia anamnestica dei pazienti fossero stati alterati dall’autore per supportare i risultati e che l’intero studio fosse distorto da interessi economici. In particolare:
  • tre dei nove casi riportati nello studio come affetti da autismo regressivo non erano mai stati diagnosticati come autistici
  • nonostante lo studio riportasse che prima della vaccinazione 12 bambini erano “normali”, cinque avevano una documentazione che attestava precedenti problemi dello sviluppo
  • è stato riportato che alcuni bambini avevano sviluppato dei sintomi comportamentali nei giorni successivi alla vaccinazione, ma nella documentazione clinica veniva riportato che l’inizio di tali sintomi era avvenuto alcuni mesi dopo la vaccinazione
  • in nove casi, i risultati istopatologici del colon sono stati alterati da “nessuna o una minima fluttuazione nelle cellule infiammatorie” a “colite non specifica”
  • i soggetti erano stati reclutati attraverso gruppi di persone contrari alla vaccinazione Mpr e lo studio è stato commissionato e finanziato con l’obiettivo di avviare una vertenza legale.
L’Autore è stato radiato dall’Ordine dei medici per il suo comportamento.
La possibile relazione tra vaccini Mpr e autismo è stata ampiamente analizzata da un gruppo indipendente di esperti negli Usa (Institute of medicine, Iom) il quale, sulla base di una approfondita revisione degli studi clinici ed epidemiologici esistenti, ha concluso che le evidenze disponibili respingono l’ipotesi di una relazione causale. I Centers for disease control and prevention (Cdc) statunitensi e altre organizzazioni inclusa l’American academy of pediatrics, un’organizzazione professionale con 60 mila membri, hanno raggiunto le stesse conclusioni.

Una recente review ha, inoltre, riportato e valutato i numerosi studi epidemiologici condotti in diversi Paesi europei e americani per indagare la relazione tra vaccino Mpr e autismo, concludendo che non esiste un nesso causale. L’ampia dimensione delle popolazioni studiate ha permesso di raggiungere un livello di potere statistico sufficiente a rilevare anche rare associazioni.
Inoltre, i potenziali meccanismi biologici finora ipotizzati per spiegare come il vaccino Mpr possa scatenare l’insorgenza di una sindrome autistica sono solo teorici e non supportati da evidenze scientifiche. Non è stato dimostrato che il vaccino trivalente sia causa di infiammazione cronica intestinale o perdita della funzione della barriera intestinale, né esiste alcuna evidenza di un possibile ruolo del sistema immunitario nell’autismo.

Anche se alcuni dati suggeriscono che l’incidenza di autismo sia in aumento non è chiaro se questo aumento sia reale o dovuto a una migliorata conoscenza della sindrome tra i medici o all’utilizzo di una più ampia definizione di caso per la diagnosi, e comunque non è stata rilevata alcuna correlazione tra incremento dell’incidenza dell’autismo e incremento dei tassi di copertura vaccinale con il vaccino trivalente.
Al contrario, uno studio recente ha messo in evidenza che negli Stati Uniti la vaccinazione contro la rosolia, che nella maggioranza dei casi viene somministrata come vaccino Mpr, ha evitato, dal 2001 al 2010, centinaia e forse migliaia di casi di disturbi dello spettro autistico.

L’insieme degli studi pubblicati indica, quindi, che non ci sono elementi che sostengono un nesso causale tra la somministrazione dei vaccini Mpr e il disturbo autistico.

Risulta opportuno, invece, considerare la rilevanza della promozione della vaccinazione Mpr con due dosi al fine dell’eliminazione del morbillo e della rosolia congenita anche nel nostro Paese.

 Stefania Salmaso (direttore Cnesps) e reparto di Epidemiologia delle malattie infettive (Cnesps, Iss)

Tratto da EPICENTRO, Portale di Epidemiologia per la Salute Pubblica
 http://www.epicentro.iss.it/temi/vaccinazioni/MPR_autismo.asp

domenica 8 aprile 2012

La Febbre da denti esiste veramente? Una rivisitazione storica in occasione dei 30 anni di Medico e Bambino

In occasione dei 30 anni di Medico e Bambino la rivisitazione sulla Pagina Gialla del numero di Marzo di un articolo pubblicato nel 1982 e rivisto alla luce di recenti lavori che si chiedono ancora se la febbre da denti esiste veramente




La febbre da denti esiste veramente? Questo articolo uscito sul quarto numero di Medico e Bambino (anche se, piccola curiosità storica, annunciato erroneamente nell’indice del primo numero) rappresenta nei fatti un esempio ante litteram di metanalisi: una revisione critica e selettiva della letteratura per mettere ordine in un problema tanto banale quanto (almeno allora) dibattuto.
Era un articolo non firmato, come spesso usavamo fare allora: un po’ per non ripetere troppe volte gli stessi nomi d’Autore, un po’ perché eravamo convinti che fosse giusto così, trascinati dall’ideologia che quello che stavamo facendo doveva semplicemente essere utile agli altri. Solo tre studi prospettici, tra i tanti presenti nella letteratura di allora, furono presi in considerazione
perché ritenuti sufficientemente adeguati sul piano metodologico (e dire che la Cochrane era lontana dal nascere…).
Le conclusioni? La dentizione può associarsi a disturbi “locali” (come la salivazione) o generali (come l’irritabilità). Non è invece associata a febbre. Tutto questo vuol dire, sottolineano gli Autori, che se un bambino con eruzione dentaria (in corso o appena avvenuta) ha la febbre va visitato e affrontato come un qualsiasi altro bambino con febbre per non incorrere nel rischio di mancare una diagnosi di malattia suscettibile di cura (Redazionale. Medico e Bambino 1982,1(4),61-3). La letteratura che si è aggiunta negli ultimi trent’anni conferma che eravamo nel giusto. Nel 2007, una metanalisi pubblicata su una autorevole rivista internazionale (Tighe M, et al. Arch Dis Child 2007;92:266-28) conclude che non ci sono evidenze che la dentizione procuri febbre, che non si può nemmeno dire che esistano con certezza sintomi specifici della dentizione (in uno degli studi prospettici presi in considerazione l’ipersalivazione, l’arrossamento gengivale, l’irritabilità o l’alvo irregolare mancano del tutto in più del 35% delle eruzioni) e che quindi non bisogna mai accettare una diagnosi di comodo di “febbre da denti” senza aver prima escluso altre cause.

Un recentissimo studio prospettico pubblicato su Pediatrics (Ramos-Jorge J, et al. Pediatrics 2011;128:471-6), pur evidenziando la possibilità che la dentizione si accompagni a qualche disturbo minore come l’irritabilità e l’ipersalivazione, riconferma inequivocabilmente che la febbre da denti “non esiste” e rimarca che questa diagnosi non andrebbe quindi mai posta. Ci sconforta non poco, quindi, che nell’ultima edizione (la diciannovesima) del nostro mitico Nelson, la low-grade fever venga ancora segnalata come un sintomo di accompagnamento della dentizione (pag. 1257). Il prof. Tinanoff che ha scritto il capitolo è un odontoiatra e, probabilmente, legge una letteratura diversa da quella che leggiamo noi… Lo abboneremo a Medico e Bambino!

venerdì 6 aprile 2012

Le Linee Guida sull'AUTISMO: dal dire al fare

Come già stato segnalato anche su questo Blog sono state pubblicate recentemente le linee guida (LG) sull'AUTISMO da parte del Servizio Nazionale Linee Guida. Rappresentano un passo importante al fine di garantire delle prestazioni e dei servizi di rete che siano conformi a quelle che sono le evidenze pubblicate in letteratura.

Sul numero di Marzo di Medico e Bambino è pubblicata la sintesi delle Linee Guida, con il commento autorevole di Cinzia Raffin, direttrice scientifica della fondazione Bambini e Autismo. Ci ricorda Cinzia Raffin un aspetto importante che spiega in parte le innumerevoli polemiche che sono nate dopo la pubblicazione delle LG: "Le difficoltà che la famiglia incontra a crescere il figlio con manifestazioni autistiche portano, dopo la diagnosi, a cercare o ad accettare offerte terapeutiche e di sostegno non Evidence-based (le linee guida pubblicate hanno essenzialmente lo scopo di superare questo rischio)".

Scrive il Prof Panizon nel suo editoriale: "il commento di Cinzia Raffin fà cenno tra gli altri agli interventi poli-partisan in Parlamento (il Parlamento, ahimè, non del popolo ma delle lobbies) proprio su quelle LG, e sugli interventi che NON vi sono stati nominati (non evidentemente perché “falsi” ma perché non sostenuti, sinora, da sufficienti “evidenze”); omissioni che sono apparse offensive e costrittive per gli operatori (cosa che non può essere nemmeno immaginata, nell’ambito di una sincera “buona pratica clinica”); interventi a cui il Governo, nella persona del Sottosegretario alla salute ha risposto che “c’è la disponibilità del Governo ad approfondire, validare ed emendare le linee guida”. Ma a chi li farà fare, il Governo, queste validazioni e questi emendamenti? Forse a quell’Istituto Superiore di Sanità che le ha elaborate? Oppure a un Super-Istituto di prossima istituzione?"

Il rischio che si corre è quello di non dare sufficente credibilità a queste importanti LG. Crediamo che sia necessario per passare dal dire al fare seguire quello che il Ministro della Sanità Balduzzi ha riportato in occasione della Giornata Mondiale sull'Autisno: "Il ministero intende promuovere in collaborazione con le Regioni, lo sviluppo di reti di servizi sanitari e socioassistenziali per la diagnosi, la presa in carico ed il trattamento di queste condizioni, valorizzando l'approccio multiprofessionale ed interdisciplinare e promuovendo l'integrazione tra gli interventi sanitari e quelli scolastici, educativi e sociali, tra servizi pubblici e servizi del privato accreditato, del privato sociale, il coinvolgimento delle famiglie e le loro associazioni".

C'è quindi molto da lavorare se si considera anche, come riportato nell'editoriale di Medico e Bambino: "I bambini con autismo saranno pochi, ma sono più di quelli col diabete; e se consideriamo quelli che entrano nel (forse troppo largo) “spettro autistico”, che comprende anche bambini che avremmo considerato semplicemente come “molto difficili” (e attenzione a non medicalizzare quello che non va medicalizzato), diventano subito tanti. E diventa subito difficile sceverare tra quelli che hanno bisogno di cure e quelli che hanno bisogno di comprensione".


domenica 18 marzo 2012

Nuovo Piano Nazionale Vaccini per il biennio 2012-2014

Dopo 7 anni vede la luce un nuovo piano con allegato un nuovo calendario. Il piano rappresenta i Lea dei vaccini, cioè ciò che tutte le Regioni devono garantire a tutti i cittadini, superando quindi le note disparità regionali. Le principali novità riguardano il Papillomavirus (somministrato gratuitamente a tutte le dodicenni), l’antimeningococco e l’antipneumococco calendarizzati a livello nazionale.

A 7 anni dall’ultimo (riferito al triennio 2005-2007), e' stato pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale il nuovo Piano Vaccinale per il biennio 2012-2014: le novità più importanti sono inerenti all’ingresso ufficiale di alcune vaccinazioni.

Il vaccino per la varicella è posticipato perché, si legge nel comunicato, “serve un maggiore approfondimento dal momento che a oggi i livelli di performance vaccinale non sono uniformemente garantiti dalle Regioni”. Al momento, sono infatti in corso d’opera programmi pilota di vaccinazione anti-varicella in Basilicata, Calabria, Provincia di Bolzano, Puglia, Sardegna, Sicilia, Toscana e Veneto. Incluso nel Piano, anche il calendario vaccinale, lo schema cronologico con cui vanno effettuate le vaccinazioni offerte attivamente e gratuitamente alla popolazione generale nelle varie fasce d’età.

Il Piano, oltre al nuovo calendario, contiene tutta una serie di obiettivi che vanno dal mantenimento delle coperture vaccinali per le malattie di cui si punta all’eliminazione al miglioramento delle coperture nei soggetti ad alto rischio, dall’informatizzazione delle anagrafi vaccinali al potenziamento della sorveglianza epidemiologica.

Vengono definiti, inoltre, una serie di obiettivi vaccinali specifici, tra cui:

a) una copertura del 95 percento per Poliomielite, Epatite B e Dtpa (vaccino difto-tetanico-pertossico) nei nuovi nati;
b) riduzione a meno del 5 percento della percentuale di donne in età fertile suscettibili alla rosolia;
c) il vaccino antinfluenzale del 75 percento, con picco del 95 percento per anziani e categorie a rischio;
d) vaccinazione di almeno il 95 percento di copertura nei nuovi nati contro pneumococco e meningococco;
e) quanto all’Hpv, l’obiettivo è vaccinare il 70 percento delle ragazze nate nel 2001, per arrivare fra 3 anni al 95 percento delle nate nel 2003.

L’obiettivo del Piano, come si legge dalla Gazzetta Ufficiale, è quello di armonizzare le strategie vaccinali, per garantire equità nella prevenzione superando le attuali insufficienze e assicurando parità di accesso alle prestazioni vaccinali da parte di tutti i cittadini sull’intero territorio italiano.

sabato 10 marzo 2012

MEDICO E BAMBINO NELLA PEDIATRIA ITALIANA: VALUTAZIONE STORICA





L’anniversario dei trenta anni di pubblicazione di Medico e Bambino si presta a una valutazione storica, infatti il limite fra la cronaca e la storia non è ben definito, ma l’intervallo minimo è proprio quello dei trenta anni.
L’analisi della rivista permette di rilevare l’evoluzione della cultura pediatrica italiana, ma rappresenta soprattutto un importante fonte documentaria. Se nel 2001 fu fatta la valutazione delle «Vere e false novità in pediatria» oggi l’ingresso nella storia dà la possibilità di una valutazione globale.
Il contributo assolutamente originale che fornisce Medico e Bambino è la valutazione dei progressi delle scienze pediatriche. È chiaro che l’aggiornamento e la ricerca bibliografica deve essere personale e condotta sui lavori originali, ma Medico e Bambino fornisce un elemento di documentazione importante perché, attraverso le segnalazioni contenute nella «Pagina gialla» e nell’annuale rubrica: «Novità in pediatria pratica», si hanno le segnalazioni dei principali lavori a livello internazionale che, analizzati in sequenza temporale, danno sia lo stato di avanzamento della ricerca, sia delle incertezze, delle speranze, o degli errori del progresso scientifico.
Si tratta di scelte dalla letteratura internazionale eseguite da autorevoli pediatri e vagliate da un altrettanto autorevole comitato scientifico, ma il dato storico interessante è che esprimono lo stato dell’arte del singolo momento in cui sono state pubblicate.
Com’è noto la storia si deve basare sui documenti e pertanto Medico e Bambino è divenuto una fonte di ricerca storica unica dell’intero panorama italiano.
Ecco alcuni esempi. In una stessa pagina si segnala la terapia dell’angioma piano con laser pulsatile, fra diabete, celiachia, allattamento al seno, ma anche di testicolo mobile e criptorchidismo (Medico e Bambino 1993;22:704-705). Oppure il dibattito sullo screening con ultrasuoni in caso di displasia dell’anca in cui è ben presente anche la valutazione dei costi (Medico e Bambino 1995;24:554). Un utile riflessione può essere anche quella quando si scrive che: «nell’annata trascorsa, dall’estate ’95 all’estate ’96, una sessantina di geni patogeni sono stati individuati», fra cui anche quello, vicino alla ricerca italiana, della sindrome di Romano-Ward (Medico e Bambino 1996;25:661).
La «Pagina gialla» offre un ulteriore elemento utile per la ricerca storica, perché la cadenza mensile le impone un’impostazione di attualità da rappresentare una vera “cronaca scientifica pediatrica” che ancora di più rappresentano lo spirito del momento. Basta scorrere i sottotitoli della «Pagina gialla» del novembre 1994: «Passeggiando tra i virus… a) varicella e orchite; b) Sindrome mononucleosica da Herpesvirus 6; c) Perdita acuta dell’udito in corso di malattia da virus EB; Malattia di Kawasaki contro malattia reumatica: chi sale e chi scende; Fascite necrotizzante da streptococco beta-emolitico di gruppo A; Una speranza per la cura dell’artrite reumatoide; Lunga “memoria” per il vaccino ricombinante anti-epatite B; Budesonide anche nella malattia di Crohn; Come vanno a scuola i bambini nati con peso inferiore ai 750 g?». Il segno dei tempi viene fornito anche dal testo dell’ultima notizia selezionata quando si legge: «Oggi vengono assistiti con una certa frequenza neonati che pesano tra 500 e 750 g o che sono nati tra la 24° e 26° settimana...». Oggi stiamo dibattendo su limiti ancora inferiori. Ma anche questo è un segno dei tempi.
Il passare dei tempi è anche dimostrato da questa segnalazione: «Sempre in tema di “grandi vaccinazioni” non sembra fuori luogo registrare il successo sui grandi numeri e tempi brevi della vaccinazione contro l’epatite B a Taywan. Dopo la vaccinazione l’incidenza dell’epatocarcinoma nei bambini da 6 a 14 anni di età è scesa da 0,74/100.000 a 0,36/100.000 per i nati dopo il 1984 e a 0,13 per i nati dopo il 1990 (Medico e Bambino 1997;26:665). Riflettiamo che in questa trenta anni sono stati in prima pagina e poi dimenticati tanti vaccini.
La storia delle scienze, e perciò anche della medicina, non si deve limitare a una speculazione fine a se stessa, ma è utile per capire la linearità del pensiero utile a comprendere il presente per meglio identificare i percorsi futuri.
Se si esamina il criterio delle scelte delle segnalazioni fatte, ma anche degli articoli pubblicati, si nota come le scelte redazionali si siano basate sempre sugli stimoli che venivano dal mondo scientifico e pediatrico, senza mai forzare o privilegiare altri argomenti.
Attenendomi al compito assegnato allo storico, che è quello di capire e interpretare, ma mai di giudicare, mi astengo da qualunque valutazione, ma l’osservazione della precisione e completezza degli argomenti trattati, indica che il cammino percorso è stato giusto ed è stato quello vincente per cui è importante continuare così.


Prof. Italo Farnetani
Giornalista, pediatra, professore a contratto Università di Milano-Bicocca