lunedì 24 ottobre 2011

Crisi economica e condizione infantile: un articolo su Medico e Bambino













La crisi economica ha già iniziato a far sentire i suoi effetti sulle famiglie, ed è previsto che questi si accentuino nel prossimo futuro.

Quali le conseguenze sulla salute dei bambini e più in generale sulla condizione infantile?

Basandosi su ricerche e studi l'articolo di Giorgio Tamburlini: CRISI ECONOMICA E CONDIZIONE INFANTILE. Medico e Bambino 2011;30:505-9 (ad accesso libero sul numero di ottobre della rivista) fa il punto sulle implicazioni e indica una serie di misure e politiche da attuare per ridurre l'impatto sui bambini della crisi economica ed evidenzia il ruolo che i professionisti dedicati all'infanzia potrebbero avere nel dare loro supporto.

Questi che seguono sono i punti chiave in discussione nell'articolo:

❏ Nei Paesi a medio-alto reddito tra le conseguenze a breve e medio termine va annoverata una contrazione della fertilità che negli ultimi anni, grazie al contributo degli immigrati, aveva fatto registrare un sia pur lieve incremento.
❏ La riduzione del reddito disponibile per le famiglie più povere con bambini porta a una contrazione delle spese per l’alimentazione e quindi possibili conseguenze sullo stato nutrizionale.
❏ Lo stress intrafamiliare e la diminuzione della coesione sociale fanno prevedere un aumento dei problemi psicosociali e di salute mentale, del maltrattamento e un deterioramento delle pratiche e delle opportunità educative.
❏ La situazione si presenta particolarmente preoccupante in Italia sia per la gravità della crisi che per la preesistente inadeguatezza delle politiche a sostegno dei nuclei familiari e dell’infanzia. Esistono politiche e interventi che, a livello delle amministrazioni locali, devono essere supportati al fine di ridurre l’impatto della crisi sui bambini in generale e sui gruppi più svantaggiati in particolare. I pediatri e gli altri gruppi professionali dedicati all’infanzia devono giocare un ruolo in questa situazione.

Tamburlini G. Crisi economica e condizione infantile. Medico e Bambino 2011;30:505-9




sabato 22 ottobre 2011

Global tubercolosis control 2011: il rapporto dell'OMS

E' stato pubblicato l'11 ottobre dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) il 16° Rapporto Globale sulla Tubercolosi (Global Tuberculosis Control 2011) che fornisce una valutazione comprensiva ed aggiornata dell’epidemia di tubercolosi (TB) nel mondo usando i dati provenienti da 198 paesi, che rappresentano il 99% dei casi globali di tubercolosi.

Con 8,8 milioni di casi segnalati, i dati del 2010 confermano la riduzione dell’incidenza di casi di tubercolosi registrata a partire dal 2002. Su scala nazionale, tra il 1990 e il 2010, il risultato migliore è stato osservato in Cina dove il tasso di incidenza è calato mediamente del 3,4% per anno e il tasso di mortalità è diminuito di circa l’80%.

I dati sull’incidenza relativi al 2010 mettono in evidenza che una percentuale intorno al 13% è stata registrata tra gli HIV positivi, che l'India e la Cina rappresentano il 40% dei casi di TB totali e che 3,2 milioni di casi erano di sesso femminile.

Il report evidenzia i progressi compiuti nel raggiungimento degli obiettivi di sviluppo del millennio (millennium goal) sulla tubercolosi: i dati provenienti dalle sei Regioni OMS indicano buoni risultati sulla riduzione della mortalità per 5 Regioni su 6 (ad eccezione della Regione africana) e mostrano che la Regione delle Americhe ha già raggiunto l’obiettivo sulla riduzione della prevalenza.

Nel rapporto è riportata una intera sezione dedicata ai dati delle singole Nazioni. 22 Nazioni hanno un alto "burden" di TB (80% dei nuovi casi a livello mondiale).
L'80% di casi di tubercolosi in sieropositivi da HIV sono in Africa.
I paesi con più casi di tubercolosi in Africa (oltre 1,4 milioni di casi notificati) sono il Sudafrica (oltre 400 mila casi), al terzo posto mondiale dopo India e Cina, l'Etiopia (oltre 148 mila casi), la Repubblica Democratica Congo (112 mila casi), il Kenya (102 mila casi), la Nigeria (88 mila casi), la Tanzania (71 mila casi), il Mozambico (43 mila casi), lo Zimbabwe (42 mila casi) e l'Uganda (41 mila casi).
I dati sulla TB riferiti a 100 Nazioni, sono disponibili, con apposita ricerca, al seguente indirizzo:
http://www.who.int/tb/country/data/profiles/en/index.html

Quello dell'Italia (vedi i dati), confermano la riduzione dei casi anche per il 2010.

Per maggiori informazioni scarica il documento “Global tubercolosis control 2011” e consulta il sito OMS.


giovedì 13 ottobre 2011

Raccomandazioni del Ministero della Salute sull'impiego dei vaccini antinfluenzali per la stagione 2011-12

In data 9 agosto il Ministero della Salute ha emanato Le raccomandazioni per la prevenzione e il controllo dell'influenza per la stagione 2011-12. La campagna vaccinale è iniziata in questi giorni. Riportiamo il paragrafo del documento: 2.2.2 che riporta le categorie di pazienti da sottoporre in modo prioritario all'intervento di prevenzione vaccinale.

"Il vaccino antinfluenzale è indicato per tutti i soggetti che desiderano evitare la malattia influenzale e che non abbiano specifiche controindicazioni (vedi avanti).
Tuttavia, in accordo con gli obiettivi della pianificazione sanitaria nazionale e con il perseguimento degli obiettivi specifici del programma di immunizzazione contro l'influenza, tale vaccinazione viene offerta attivamente e gratuitamente ai soggetti che per le loro condizioni personali corrano un maggior rischio di andare incontro a complicanze nel caso contraggano l'influenza.
Il periodo destinato alla conduzione delle campagne di vaccinazione antinfluenzale è, per la nostra situazione climatica e per l’andamento temporale mostrato dalle epidemie influenzali in Italia, quello autunnale, a partire dalla metà di ottobre fino a fine dicembre.
La campagna di vaccinazione stagionale, promossa ed economicamente sostenuta dal Servizio Sanitario Nazionale, è rivolta principalmente ai soggetti classificati e individuati a rischio di complicanze severe e a volte letali, in caso contraggano l'influenza.
L'offerta gratuita attiva è rivolta anche alle persone non a rischio che svolgono attività di particolare valenza sociale.

L’inserimento dei bambini sani di età compresa tra 6 mesi e 24 mesi (o fino a 5 anni) nelle categorie da immunizzare prioritariamente contro l’influenza stagionale è un argomento attualmente oggetto di discussione da parte della comunità scientifica internazionale, soprattutto a causa della mancanza di studi clinici controllati di efficacia.
L’offerta di vaccinazione è raccomandata dalla Sanità Americana e Canadese e da pochi paesi della Comunità Europea (es. Finlandia) ma i dati di copertura vaccinale finora raggiunti non consentono di valutare l’impatto di tale intervento. Pertanto non si ritiene necessario promuovere programmi di offerta attiva gratuita del vaccino influenzale stagionale ai bambini che non presentino fattori individuali di rischio.
Ciò non significa che vi siano controindicazioni alla vaccinazione dei bambini “sani” di età superiore a 6 mesi, qualora il loro pediatra optasse per tale scelta. Valgono per loro le stesse regole (dosaggio, n° di dosi) indicate per i bambini appartenenti ai gruppi di rischio.
Per tutti i soggetti della popolazione generale che decidano di vaccinarsi contro l’influenza stagionale, per varie motivazioni (timore della malattia, viaggi, lavoro, etc.), il vaccino stagionale è disponibile presso le farmacie.
Occorre sottolineare che la protezione indotta dal vaccino comincia due settimane dopo l’inoculazione e perdura per un periodo di sei-otto mesi, poi tende a declinare. Per tale motivo, e perché possono cambiare i ceppi in circolazione, è necessario sottoporsi a vaccinazione antinfluenzale all’inizio di ogni nuova stagione influenzale".

lunedì 26 settembre 2011

Controindicazione all'uso delle supposte contenenti derivati terpenici: il comunicato dell'EMA

Al termine della revisione sui medicinali contenenti derivati terpenici, il Comitato per i Medicinali per uso umano dell’Agenzia Europea dei Medicinali (CHMP) ha concluso che le supposte contenenti derivati terpenici devono essere controindicate nei bambini di età inferiore a 30 mesi, nei bambini con una storia di convulsioni febbrili o epilessia e nei bambini con una storia recente di lesione anorettale, a causa di un rischio di disturbi neurologici, soprattutto convulsioni.

Domande e risposte sulla revisione di supposte contenenti derivati terpenici


Esito di una procedura ai sensi dell'Articolo 31 della Direttiva 2001/83/CE e successive modifiche.

L'Agenzia Europea dei Medicinali ha completato una revisione sulla sicurezza e l'efficacia di supposte contenenti derivati terpenici. Il Comitato per i Prodotti Medicinali per Uso Umano (CHMP) dell'EMEA ha concluso che l'uso di questi medicinali deve essere controindicato nei bambini di età inferiore a 30 mesi, nei bambini con una storia di epilessia o convulsioni febbrili e nei bambini con una storia recente di lesione anorettale.

Cosa sono le supposte contenenti derivati terpenici?
Le supposte contenenti derivati terpenici sono medicinali usati nel trattamento di tosse e raffreddore. Nell'Unione Europea sono autorizzati con procedure nazionali e sono disponibili senza prescrizione medica. Sono attualmente in commercio in Belgio, Francia, Lussemburgo, Finlandia, Italia, Portogallo e Spagna, con diversi nomi commerciali.
I derivati terpenici sono ottenuti da sostanze naturali sintetizzate principalmente da piante come le conifere. Essi comprendono canfora, cineolo, niaouli, timo selvatico, terpineolo, terpina, citrale, mentolo e olii essenziali di aghi di pino, eucalipto e trementina. Farmaci contenenti derivati terpenici sono disponibili in varie forme farmaceutiche, come le soluzioni da inalare o frizionare sulla pelle e le supposte.
Le indicazioni approvate per supposte contenenti derivati terpenici variano nei diversi Paesi dell'Unione Europea, ma di solito includono il trattamento di supporto di lievi affezioni bronchiali acute, particolarmente tosse produttiva e non produttiva.

Perché le supposte contenenti derivati terpenici sono state sottoposte a revisione?
L'Agenzia regolatoria francese nutriva preoccupazioni circa la sicurezza di supposte contenenti derivati terpenici, in particolare nei bambini per il rischio di gravi effetti collaterali neurologici quali convulsioni. Le preoccupazioni dell’Agenzia francese riguardavano anche la mancanza di dati attendibili sulla efficacia di questi farmaci e il fatto che non sono in linea con le più recenti raccomandazioni cliniche per il trattamento della tosse nei bambini.
Di conseguenza, il 27 ottobre 2010 l'Agenzia francese ha chiesto al CHMP di effettuare una completa valutazione del rapporto beneficio-rischio sulle supposte contenenti derivati terpenici nei bambini di età inferiore ai 30 mesi di età e di emettere un parere in merito alle autorizzazioni all'immissione in commercio di questi medicinali: se debbano essere mantenute, modificate, sospese o revocate, per questa popolazione di pazienti, in tutta l'UE.

Quali dati ha rivisto il CHMP?
Il CHMP ha esaminato la valutazione effettuata dalla Francia sul rapporto beneficio-rischio e le informazioni richieste alle aziende che commercializzano nell'UE supposte contenenti derivati terpenici.
Questa valutazione ha incluso i dati provenienti dagli studi a sostegno delle autorizzazioni all'immissionein commercio e i dati di sicurezza incluse le segnalazioni di effetti collaterali derivanti dalla sorveglianza post-marketing e i dati di letteratura pubblicati.

Quali sono le conclusioni del CHMP?
Sulla base della valutazione dei dati attualmente disponibili e della discussione scientifica all'interno del Comitato, il CHMP ha concluso che per questi farmaci vi è un rischio di disturbi neurologici, convulsioni soprattutto, nei neonati e nei bambini piccoli. Il CHMP ha osservato che i bambini di età fino a 30 mesi e bambini con una storia di epilessia o convulsioni febbrili sono più a rischio di questi effetti collaterali neurologici. Ha inoltre deciso che c'è un rischio per questi farmaci di causare lesioni locali anorettali (escrescenze precancerose nell'ano o nel retto).
Il Comitato ha osservato che l'efficacia di questi medicinali non è stata chiaramente dimostrata, poiché non sono stati condotti studi clinici su supposte contenenti derivati terpenici in particolare su neonati e bambini.
Il Comitato ha pertanto raccomandato che l'uso di supposte contenenti derivati terpenici deve essere controindicato nei bambini sotto i 30 mesi di età, nei bambini con una storia di epilessia o convulsioni febbrili e nei bambini con una storia recente di lesione anorettale.

Quali sono le raccomandazioni per i pazienti e chi se ne prende cura?
• Le supposte contenenti derivati terpenici non devono essere usate nei bambini sotto i 30 mesi di età, nei bambini con una storia di epilessia o convulsioni febbrili e nei bambini con una storia recente di lesione anorettale.
• I derivati terpenici in altre forme farmaceutiche, come ad esempio le soluzioni da inalare o da frizionare sulla pelle, possono continuare ad essere utilizzati come attualmente autorizzati.
• I pazienti e chi si prende cura di loro che hanno delle domande devono rivolgersi al loro medico o al farmacista.
• Una decisione della Commissione Europea su questa opinione sarà rilasciata a tempo debito.

sabato 17 settembre 2011

Il fallimento della comunità nel tutelare una risorsa fondamentale: gli antibiotici

L’anno 2011 verrà ricordato per una presa di posizione molto forte da parte della comunità scientifica, ma anche da parte di alcuni organismi istituzionali e regolatori, sul problema della resistenza di alcuni batteri agli antibiotici. Gli appelli che sono stati lanciati ai medici, alle autorità nazionali e internazionali, alla comunità medica, ai veterinari, ai responsabili dell’industria e a tutta la popolazione hanno assunto toni di appello (quasi di ultimatum), al fine di favorire una mobilitazione mondiale che eviti una catastrofe sanitaria a causa dell’emergere e del proliferare di batteri resistenti a tutti gli antibiotici.

Il problema viene affrontato in un editoriale pubblicato sul numero di settembre di Medico e Bambino.

Riportiamo le proposte più significative (che riguardano più direttamente l'operato della comunità medica, ma anche di quella dei pazienti) che vengono fatte al fine di contenere il problema, in una prospettiva, non più differibile, di ragionevolezza e di professionalità, personale e comunitaria.

- Occorre che ciascun operatore sanitario si attenga a regole condivise nel momento in cui prescrive questa classe di farmaci, rispettando in primis il principio della “reale necessità”, vale a dire in presenza di un’infezione documentata o presunta a eziologia batterica, in conformità con quelle che sono le linee guida (LG) disponibili a livello nazionale e internazionale, spesso disattese e che per alcune patologie comuni del bambino prevedono a volte una strategia di "vigile attesa".

- Occorre che venga favorita la diffusione di semplici strumenti diagnostici che consentano, a livello ambulatoriale e ospedaliero, una diagnosi rapida che distingua le infezioni batteriche da quelle virali, tenendo in considerazione il bilancio tra costi e benefici.

- Occorre che venga incentivata la messa a punto di sistemi di sorveglianza sul problema della resistenza antibiotica a livello locale e nazionale, in rete con organismi internazionali.

- Occorre che la comunità dei medici faccia pressione sugli organismi istituzionali per favorire campagne informative (permanenti e non estemporanee) rivolte agli stessi medici ma anche alla comunità dei pazienti sui principi di un uso corretto degli antibiotici, sulla necessità di adottare eventuali misure efficaci nel prevenire la diffusione del contagio di alcune malattie infettive, in primis tra queste il corretto lavaggio delle mani.

Le Azioni da attuare da parte delle autorità sanitarie hanno come priorità i seguenti punti:

1. Somministrare agli animali solo gli antibiotici non utilizzati nella medicina umana, e unicamente per azioni terapeutiche. È fondamentale riservare alla medicina umana le classi di antibiotici più importanti.

2. Bandire l’utilizzo degli antibiotici nell’alimentazione degli animali per accelerarne la crescita.

3. Disciplinare la vendita degli antibiotici destinati alla medicina umana e proibire la loro vendita senza prescrizione medica in tutti i Paesi del mondo.

4. Proporre agli organismi internazionali (Unione Europea, WHO) un documento per il corretto utilizzo degli antibiotici, da far firmare ai Ministri della Sanità di tutti i Paesi, che si impegneranno a farlo rispettare.

L'editoriale si conclude con una visione che accomuna il problema della "crisi" degli antibiotici a quella della crisi economica mondiale.

"La crisi degli antibiotici e il fallimento della comunità nel preservare questa importante risorsa sono in qualche modo speculari alla crisi che sta attraversando il sistema economico e politico mondiale. Stessi errori e disattenzioni: l’illusione di risorse infinite; gli sprechi per rincorrere un miraggio di benessere assoluto; gli abusi di risorse limitate a discapito di luoghi, situazioni, persone e cose; l’avere ignorato i segnali che presagivano la crisi e che indicavano la necessità di intraprendere percorsi virtuosi; non ultimo le complicità e gli affarismi che per anni hanno interessato il mondo dell’industria e gli stessi medici, per poi arrivare a dire che le risorse finanziarie per investire nella ricerca (nuovi antibiotici) erano finite.
Siamo tutti responsabili di quello che sta accadendo a discapito di persone con malattie gravi che, per le disattenzioni che abbiamo avuto, rischiano di vedere vanificate in poco tempo tante sofferenze e speranze. Non è più il momento di vivere complicità e silenzi. Occorre essere per lo meno ragionevolmente informati e consapevoli".


Marchetti F. Il fallimento della comunità nel tutelare una risorsa fondamentale: gli antibiotici. Medico e Bambino 2011;7:415-7

domenica 4 settembre 2011

Le infezioni delle vie urinarie: le nuove linee guida dell'Accademia Americana di Pediatria








L'American Accademy of Pediatrics (AAP) ha pubblicato sul numero di settembre di Pediatrics le nuove linee guida per la gestione del bambino con infezione delle vie urinarie (IVU) di età compresa tra i 2 e i 24 mesi.

Una piccola rivoluzione rispetto alle raccomandazione formulate nel 1999, che tengono conto delle evidenze prodotte sul problema nel corso degli ultimi anni.

A dire il vero le raccomandazioni a cui si è giunti non sono molto diverse da quelle che sono state le prese di posizione formulate in Italia, già da diversi anni, in articoli in qualche modo anticipatori e nello stesso documento di Consensus pubblicato su Medico e Bambino nel 2009 da parte della Società Italiana di Nefrologia Pediatrica.

I punti di maggiore rilievo delle nuove LG sono i seguenti:

- La profilassi antibiotica non risulta essere efficace, come dimostrato in almeno 6 RCT (di cui 2 prodotti da gruppi italiani), nel prevenire nuovi episodi di IVU, sia nei bambini che non hanno un reflusso vescico ureterale (RVU) sia in quelli con RVU di I-IV grado e pertanto non è raccomandata

- la terapia antibiotica per via orale è ugualmente efficace rispetto a quella per via parenterale, con una durata del trattamento che varia dai 7 ai 14 giorni

- l'uso tempestivo dell'antibiotico in corso di IVU è auspicabile in quanto in grado di ridurre il danno renale

- dopo il primo di IVU è raccomandata l'esecuzione dell'ecografia renale e vescicale con l'obiettivo di documentare una eventuale malformazione delle vie urinarie

- La cistoureterografia (CUG) è indicata solo in presenza, all'esame ecografico, di idronefrosi, presenza di scar renale, o altre evidenze di un RVU di alto grado o di una uropatia ostruttiva.

- La CUG è raccomandata anche in presenza di recidive di IVU febbrili.

Nulla di nuovo sotto il sole, ma l'ufficilità del documento è ovviamente di rilievo anche per il metodo di lavoro adottato per arrivare a produrre questa LG.

Se ci pensiamo si tratta dell'ennesima semplificazione di un problema relativamente frequente, che deve avere una gestione ambulatoriale o di osservazione breve in Pronto Soccorso nella stragrande maggioranza dei casi.

Sarebbe interessante verificare quanto queste LG dell'AAP che seguono, lo ribadiamo, quelle della Società Italiana di Nefrologia Pediatrica, sono applicate nella pratica pediatrica italiana. Basterebbe forse un semplice percorso di verifica a partire ad esempio dai dati computerizzati disponibili negli ambulatori del Pediatri di Famiglia.

Federico Marchetti

I documenti pubblicati su Pediatrics ad accesso libero:

Newman TB. The New American Academy of Pediatrics Urinary Tract Infection Guideline. Pediatrics. 2011; 128(3): 572-5

Finnell SM, Carroll AE, Downs SM; the Subcommittee on Urinary Tract Infection. Technical Report--Diagnosis and Management of an Initial UTI in Febrile Infants and Young Children. Pediatrics. 2011;128:e749.

SUBCOMMITTEE ON URINARY TRACT INFECTION; STEERING COMMITTEE ON QUALITY IMPROVEMENT AND MANAGEMENT. Urinary Tract Infection: Clinical Practice Guideline for the Diagnosis and Management of the Initial UTI in Febrile Infants and Children 2 to 24 Months. Pediatrics. 2011;128:128(3):595-610

Articoli correlati di Medico e Bambino:

G. Montini, A. Ammenti, L. Cataldi, R. Chimenz, V. Fanos, A. La Manna, G. Marra, M. Materassi, P. Pecile, M. Pennesi, L. Pisanello, F. Sica, A. Toffolo. Le infezioni febbrili delle vie urinarie. Medico e Bambino 2009;28(6):359-370


domenica 31 luglio 2011

La ricerca pubblica deve beneficiare la società, non il grande business.

Una Ricerca Pubblica a Servizio della Società e non del business.



Più di 100 organizzazioni di Ricerca e della società civile hanno mandato una lettera aperta alla Commissione Europea in merito alle Strategie e ai Fondi per la ricerca e l'innovazone per il periodo 2014-2020. Questa lettera è ora aperta ad adesioni individuali.


Open Letter to the European Commission concerning the Common Strategic Framework for EU Research and Innovation Funding (2014-2020)

Lettera aperta
  • J.M.D. Barroso, Presidente della Commissione Europea
  • Commissari e servizi della Commissione Europea
  • Membri del parlamento Europeo
  • Rappresentanti degli Stati Membri
  • La ricerca pubblica deve beneficiare la società, non il grande business.

    Una lettera aperta sulle strategie per la gestione dei fondi comunitari per la ricerca e l’innovazione.

    La ricerca che oggi è riconosciuta come priorità ed è dunque finanziata avrà un impatto decisivo sul futuro della nostra società e del nostro pianeta. E’ necessario dunque che il programma quadro di ricerca europeo sia guidato dalle necessità della società e dell’ambiente anziché da quelle del grande business.

    La nostra società si trova ad affrontare grandi sfide dal punto di vista ecologico, sociale ed economico. Non è certamente il momento per il “business as usual”, poiché è necessario un cambiamento radicale della società per gestire queste sfide. La ricerca e la tecnologia ricoprono un ruolo cruciale, ma devono – specialmente se sono finanziate da fondi pubblici – dare benefici a tutti i settori della società.

    In questi tempi in rapida evoluzione, ricerca e innovazione svolgono un duplice ruolo: da una parte consentono l’ampliamento della conoscenza e lo svolgimento di un processo decisionale informato, dall’altra possono anche contribuire a far emergere nuovi problemi. La ricerca su energia nucleare, farmaceutica, transgenico, biologia sintetica, nanotecnologie, spazio e militare – ad esempio – ha visto all’opera il grande business beneficiato da generosi sussidi pubblici, nonostante una diffusa preoccupazione sui possibili impatti ambientali e sociali. Questo ha marginalizzato e limitato i finanziamenti disponibili per la ricerca in settori importanti come la tutela ambientale, la politica sanitaria di prevenzione, l’agricoltura biologica e a basso input, il risparmio energetico e le energie rinnovabili, i problemi di approvvigionamento idrico, nonché le scienze sociali che contribuiscono all’analisi dei cambiamenti sociali ed alla risoluzione di problemi che non sono direttamente focalizzati su soluzioni tecnologiche.

    L’agenda della ricerca che da priorità alle quote di profitto e di mercato è incapace di venire incontro alle sfide sociali ed economiche che l’Europa sta affrontando in particolare perché queste sfide richiedono modelli di sviluppo economico alternativi a quelli di massima crescita, massimo profitto che hanno portato a questo eccesso devastante. La ricerca Europea dovrebbe promuovere e focalizzarsi sulle innovazioni che portano soluzioni anziché fare ricerca sulle tecnologie che rappresentano la fine del circuito e che non affrontano le cause alla radice dei problemi che la società si trova ad affrontare.

    Siamo preoccupati, pertanto, che la strategia Europa 2020 e l’iniziativa su Ricerca e Innovazione dell’Unione si focalizzino quasi esclusivamente sulla competitività. Questo prevede una società guidata da scelte tecnologiche anziché basata su soluzioni politico sociali e minaccia di imporre un inaccettabile influenza del grande business nel prossimo programma quadro di ricerca dell’UE (2014-2020).

    Molte delle associazioni firmatarie, che vogliono lavorare in un ampio raggio di tematiche legate alla giustizia sociale, ambientale ed economica hanno espresso i loro dubbi sull’influenza del grande business nell’attuale settimo programma quadro di ricerca “PQ7” dell’UE. Noi abbiamo sottolineato problemi quali la dominazione dell’industria nelle piattaforme tecnologiche europee (EPTs) e negli organismi “informali” di definizione dell’agenda quali il Forum Europeo su Sicurezza, Ricerca e Innovazione. Questi canali creano un conflitto di interesse strutturale, permettendo alle lobby industriali di definire l’agenda della ricerca dell’UE e di assicurarsi l’offerta di fondi pubblici. La sistematica implementazione di partenariati pubblico- privati nella ricerca prevista dalla commissione Europea può esacerbare i problemi esistenti e minare l’innovazione prodotta dalla società.

    L’Unione europea ha già finanziato in misura limitata ricerche volte a esplorare e promuovere alternative (in particolare nel suo programma Scienza e società), ma siamo preoccupati che queste opportunità finora marginali siano ulteriormente limitate nei programmi a venire.

    Le questioni etiche rispetto a molte delle tecnologie controverse che l’UE sta già finanziando sono state inoltre messe al margine. La guida etica dell’UE ed i meccanismi di conformità devono essere urgentemente revisionati per assicurare che i dibattiti più importanto sull’impatto delle nuove tecnologie possano essere indirizzati e considerati come parte dell’intera agenda di ricerca. Il ruolo delle scienze sociali, in particolare, non dovrebbe essere limitato alla “accettazione” delle tecnologie.

    La ricerca che renderà l’Europa (e il mondo) un luogo ecologicamente sostenibile, salubre e pacifico dove vivere deve recuperare un carattere prioritario rispetto alla ricerca che fornisce tecnologie vendibili sul mercato. Noi, le organizzazioni della società civile e del mondo scientifico che firmano, pensiamo che un’altra politica della ricerca e dell’innovazione non è solo possibile, ma assolutamente necessaria per rispondere alle sfide che le nostre società si trovano ad affrontare.

    Invitiamo quindi le istituzioni europee ad adottare misure per:

    • Superare il mito che solo tecnologie altamente complesse e costose possono portare al raggiungimento degli obiettivi di sostenibilità, occupazione e benessere e focalizzarsi invece su soluzioni concrete per affrontare le sfide ambientali, economiche e sociali.
    • Assicurare che il concetto di innovazione includa forme sociali e localmente adattate di innovazione allo stesso modo dello sviluppo tecnologico e facilitare la cooperazione e lo scambio di conoscenze tra le organizzazioni della società civile e del mondo accademico al fine di realizzare le potenzialità innovative del settore non-profit.
    • Stabilire un processo decisionale democratico, partecipativo e trasparente per l’allocazione dei finanziamenti alla ricerca, libero dai conflitti di interessi e dalla dominazione dell’industria consentendo alla società civile la piena partecipazione ai programmi di ricerca dell’UE, sin dalla definizione dell’agenda.
    • Garantire che tutti gli esperti e consulenti per la ricerca nell’UE siano nominati in modo trasparente per fornire competenze imparziali e indipendenti, liberi da conflitti di interessi; sostituire i gruppi di esperti e le piattaforme tecnologiche dominati dall’industria con gruppi che forniscano una visione bilanciata dei punti di vista e dei portatori di interesse.
    • Assicurare che i benefici della ricerca finanziata con fondi pubblici siano fruibili dalla società in modo sistematico, favorendo le politiche di accesso open source nel prossimo Inquadramento strategico comunitario.

    Se condividi aderirisci alla petizione

    venerdì 29 luglio 2011

    Riforma della Facoltà di Medicina

    Il ministro dell'istruzione Mariastella Gelmini e il ministro della Salute Ferruccio Fazio hanno presentato la riforma della facoltà di Medicina. Tante le novità per accorciare i tempi e fare entrare prima i medici nel mondo del lavoro.

    Percorso di studi più corto per gli aspiranti medici: la specializzazione durerà un anno in meno, ci sarà la possibilità di svolgere il dottorato contemporaneamente alla specializzazione e il tirocinio di tre mesi che oggi si svolge dopo la laurea sarà incorporato nella stessa. Sono le principali novità della riforma del percorso di studi di medicina illustrate in data 28 luglio dai ministri dell'Istruzione, Mariastella Gelmini e della Salute, Ferruccio Fazio.

    Ecco i punti principali della riforma:

    1- Formazione degli specializzandi

    Un anno in meno per le specializzazioni

    - La scuola di specializzazione durerà un anno in meno. La durata dei corsi di specializzazione viene avvicinata a quella europea: le specialità chirurgiche passano da 6 a 5 anni, quelle mediche da 5 a 4 anni o 3 per alcune aree particolari;

    - continua la selezione delle sedi dove sono attivate le scuole di specializzazione, al fine di garantire che solo le sedi effettivamente più qualificate dal punto di vista scientifico possano ospitare le scuole. In 3 anni si è passati da 1.800 a 1.100 scuole;

    - saranno definiti, d’intesa con il CUN, ordinamenti delle scuole che prevedano una maggiore partecipazione degli specializzandi all’attività professionale, con un modello 2+2 o 2+3, con una prima metà di formazione più teorica, seguita da seconda metà dedicata all’attività diretta dello specializzando.


    2- Dottorato

    Possibilità di svolgere il dottorato contemporaneamente alla specializzazione

    Durante la specializzazione sarà consentito, nell’ultimo anno, di svolgere contemporaneamente il dottorato. In questo modo si consente allo specializzando di accorciare ulteriormente il percorso di studi ed entrare nel mondo del lavoro più rapidamente, come accade all’estero e nei migliori sistemi formativi, come quelli anglosassoni.

    3- Laurea

    Tirocinio valutativo nei 6 anni di laurea

    L’intenzione dell’Italia è di confermare la durata di 6 anni del percorso di laurea, mentre il tirocinio valutativo di 3 mesi, che oggi si svolge dopo la laurea, verrà incorporato nella stessa. L’esame di laurea, quindi, inglobando anche l’esame di Stato, permetterebbe di conseguire una laurea abilitante. Questa scelta dovrà avvenire previo confronto in sede europea, in modo da garantire l’uniformità delle scelte del nostro ordinamento con quelle dell’Europa.

    Si tratta di un provvedimento che comporta un consistente risparmio di tempo. Oggi infatti lo studente che si laurea a febbraio del sesto anno, quindi legalmente in corso, non può concorrere alle prove di ammissione per le scuole di specializzazione che si svolgono a marzo poiché deve ancora svolgere il periodo di tirocinio. Di fatto lo studente perde un intero anno prima di poter partecipare al concorso di specializzazione.

    Per l'accesso alle facoltà di medicina resterà il numero chiuso. "Siamo in pletora di medici. Attualmente - ha spiegato il ministro Fazio - ne abbiamo 4 ogni 1.000 abitanti a fronte di una media Ocse di 3,3. Con le nuove regole la nostra media scenderà a 3,5 rimanendo dunque ancora superiore a quella Ocse. Il numero di medici che escono dalle facoltà a numero chiuso copre le necessità del Paese e non riteniamo - ha concluso Fazio - di aver bisogno di nuovi medici".

    La riforma della facoltà di Medicina vi convince?

    martedì 26 luglio 2011

    Emergenza Corno d'Africa


    (DIRE - Notiziario Sanita') Roma, 25 lug. - "Questa e' una carestia infantile. La grandezza della sofferenza e le perdite sono enormi. Le immagini che abbiamo visto dal Corno d'Africa parlano da sole. Oltre mezzo milione di bambini sono a rischio di morte imminente a causa di malnutrizione acuta grave. Tra Somalia, Etiopia e Kenya, sono circa 2,3 milioni i bambini gia' affetti da malnutrizione acuta.

    Gia' prima dell'emergenza questi bambini erano tra i piu' svantaggiati del mondo. Vivono in bilico e diventano piu' vulnerabili giorno dopo giorno, privati di ogni bisogno umano e di ogni diritto fondamentale. Si tratta di un doppio disastro". È l'appello del direttore dell'Unicef Anthony Lake.

    "La situazione e' terribile in Somalia e nei campi profughi in Kenya e in Etiopia, ma si estende ben oltre: alle comunita' pastorali di tutta la regione minacciando le persone e il loro modo di vivere e sostentarsi. Questa carestia non e' solo questione di cibo- continua Lake- È una questione di scelta obbligata. La comunita' globale non si trova di fronte a una scelta circa la risposta da dare, perche', di fronte a un'emergenza cosi' evidente, non ci puo' essere altra scelta se non quella di agire subito. Per salvare vite umane, la risposta umanitaria globale deve essere immediata. Stimiamo che il fabbisogno totale dell'Unicef per gli interventi di emergenza e' di circa 300 milioni di dollari fino alla fine del 2011.

    Nonostante i contributi significativi ricevuti da parte di molti governi e donatori privati attraverso i nostri Comitati nazionali, l'Unicef deve ancora affrontare un deficit per i bambini e le famiglie di oltre 200 milioni di dollari".

    Leggi il Comunicato Stampa di Medici Senza Frontiere sulla drammatica situazione in cui versa la popolazione Somala

    Vedi i Video:
    "Dadaab, Kenya - Un popolo in fuga"

    "Emergenza Siccità nel corno d'Africa"
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    Le grandi testate giornalistiche italiane (ma non solo) non ne parlano e i loro siti sono occupati da notizie di cronaca, dal debito greco, italiano o USA (a seconda delle giornate e dei "giri" di borsa), dalle vacanze dei Vip. La nostra è una piccola, doverosa, testimonianza informativa. Nessuna retorica, solo amara realtà.

    domenica 24 luglio 2011

    L'Etica in Medicina: intervista di Medico e Bambino a Sandro Spinsanti

    La bioetica è una disciplina che si occupa delle questioni morali collegate alla ricerca biologica o alla medicina (Wikipedia). Concordi con questa definizione o ritieni che vada meglio precisata?

    Per definire la bioetica si può fare di meglio. Naturalmente non si può escludere che ci sia anche chi fa di peggio... Quando sentiamo parlare, per esempio, della bioetica come parte integrante del programma di un partito, o di un sottosegretario del governo con delega per la bioetica, praticamente la si viene a identificare con le norme giuridiche che si ritiene debbano delimitare i comportamenti accettabili nell’ambito della biologia e della medicina, ovvero con il biodiritto. In pratica questo modo di concepire la bioetica la identifica con il contenzioso sociale riguardo a ciò che una società possa permettere o debba proibire. La definizione di Wikipedia non è così ristretta; il suo limite tuttavia è di non delineare i confini delle “questioni morali” rilevanti nella pratica biomedica. C’è una notevole differenza se abbiamo in mente solo i problemi che nascono sul confine estremo del progresso tecnologico o dell’intervento sulla vita (come la clonazione, i trapianti di organi, la procreazione medicalmente assistita, la sopravvivenza in coma vegetativo...) o le situazioni più semplici e routinarie. Per identificare questo ambito Giovanni Berlinguer ha proposto l’etichetta “bioetica del quotidiano”.

    Personalmente mi oriento a considerare la bioetica come un cambiamento di paradigma rispetto alla tradizionale “etica medica”, che modifica i comportamenti anche rispetto a tutto ciò che non si presenta come vistosamente eccezionale o di frontiera. Fare medicina applicando le regole comportamentali della bioetica è diverso dal farla seguendo quelle formulate dall’etica medica, quand’anche le patologie trattate fossero le stesse e i trattamenti non fossero il prodotto della tecnologia più avanzata.

    Quali sono i principali nodi bioetici in pediatria?

    La pediatria si presta bene a illustrare la differenza tra le due concezioni della bioetica che possiamo chiamare, appunto, bioetica di frontiera e bioetica del quotidiano....


    Leggi l'intervista per intero:
    L’ETICA IN MEDICINA: INTERVISTA A SANDRO SPINSANTI.
    Medico e Bambino 2011;30:387-88

    Sandro Spinsanti ha insegnato Etica medica alla facoltà di Medicina all’Università Cattolica del Sacro Cuore e Bioetica alla Università di Firenze. Ha diretto il Dipartimento di Scienze Umane dell’Ospedale Fatebenefratelli dell’Isola Tiberina (Roma). È stato presidente di numerosi Comitati etici e attualmente è presidente del Comitato etico provinciale di Modena. Ha fondato e dirige la rivista “Medical Humanities Janus” (ed. Zadig). Tra le sue pubblicazioni: “Chi decide in medicina” (ed. Zadig). Ha contribuito al volume del centenario della costituzione degli Ordini dei medici con il saggio “Etica medica e bioetica in cento anni di professione” (ed. FNOMCeO, 2010).

    mercoledì 13 luglio 2011

    Uso dei farmaci in Italia: presentato il rapporto OsMed 2010

    E' stato presentato agli inizi di luglio 2011 il rapporto OsMed sulla prescrizione dei farmaci in Italia nel 2010.
    Questa è la sintesi del rapporto.

    La spesa farmaceutica territoriale complessiva, pubblica e privata, è rimasta stabile rispetto all’anno precedente (-0,1%), mentre quella a carico del Servizio Sanitario Nazionale (SSN) è cresciuta dello 0,4%. Per un totale di oltre 26 miliardi di euro, di cui il 75% rimborsato dal SSN. In media, per ogni cittadino italiano, la spesa per farmaci è stata di 434 euro. Come già osservato nel 2009, la Regione con la spesa pubblica per farmaci di classe A-SSN più elevata è la Calabria con 268 euro pro capite, mentre quella con il valore più basso è la Provincia Autonoma di Bolzano (circa 153 euro). Sono questi alcuni dei dati raccolti dal Rapporto Nazionale OsMed 2010, redatto dall’ISS in collaborazione con l’AIFA.

    I farmaci del sistema cardiovascolare, con oltre 5 miliardi di euro, sono in assoluto la categoria a maggior utilizzo, con una copertura di spesa da parte del SSN di oltre il 93%. E non si tratta di un primato solo per l’Italia, ma per molti altri paesi europei. Seguono: i farmaci gastrointestinali (12,9% della spesa), i farmaci del sistema nervoso centrale (12,7%) e gli antineoplastici (12,6%), questi ultimi erogati esclusivamente a carico del SSN, attraverso le strutture pubbliche (Asl, Aziende Ospedaliere, policlinici universitari etc.). I farmaci dermatologici (per l’88% della spesa), del sistema genito-urinario ed ormoni sessuali (57%) e dell’apparato muscolo-scheletrico (52%) sono invece le categorie maggiormente a carico dei cittadini. La spesa privata (farmaci di fascia A acquistati privatamente, farmaci di fascia C con ricetta, farmaci per automedicazione) è stata pari a 6.071 milioni di euro, con una variabilità regionale che va dai 64 euro pro capite del Molise ai 123 euro della Liguria.

    Le dosi

    Il consumo farmaceutico territoriale di classe A-SSN è in aumento del 2,7% rispetto all’anno precedente: ogni mille abitanti sono state prescritte 952 dosi di farmaco al giorno (erano 580 nel 2000). Attraverso le farmacie pubbliche e private sono stati acquistati nel 2010 complessivamente circa 1,8 miliardi di confezioni (30 per ogni cittadino). Dall’analisi condotta si osserva nel complesso una prevalenza d’uso del 76%, con una differenza tra uomini e donne (70% e 81% rispettivamente). Le maggiori differenze riguardano, in particolare, i farmaci del sistema nervoso centrale (in misura più elevata gli antidepressivi), i farmaci del sangue (soprattutto gli antianemici) e i farmaci del sistema muscolo-scheletrico (i bifosfonati).

    I bambini e gli anziani

    Alti livelli di esposizione si osservano nei bambini e negli anziani: 8 bambini su 10 ricevono in un anno almeno una prescrizione (in particolare di antibiotici e antiasmatici); negli anziani, in corrispondenza di una maggiore prevalenza di patologie croniche (quali per esempio l’ipertensione e il diabete), si raggiungono livelli di uso e di esposizione vicini al 100%. L’analisi della prescrizione farmaceutica nella popolazione conferma che l’età è il principale fattore predittivo dell’uso dei farmaci: infatti la spesa media di un assistibile di età superiore a 75 anni è di circa 13 volte maggiore a quella di una persona di età compresa fra 25 e 34 anni (la differenza diventa di 17 volte in termini di dosi). La popolazione con più di 65 anni assorbe il 60% della spesa e delle DDD, al contrario nella popolazione fino a 14 anni, a fronte di elevati livelli di prevalenza (tra il 60% e l’80%), si consuma meno del 3% delle dosi e della spesa.

    Le "sostanze" più prescritte

    Quasi tutte le categorie terapeutiche fanno registrare un aumento delle dosi prescritte rispetto al 2009. In particolare, incrementi nella prescrizione si osservano per i farmaci gastrointestinali (+6,7%), del sistema nervoso centrale (+3,4%) e del sistema cardiovascolare (+2,9%). Le statine continuano ad essere il sottogruppo a maggior spesa (17,7 euro pro capite) con un aumento dell’11,5% delle dosi e del 7,2% della spesa, seguite dagli inibitori di pompa con 16,3 euro (+6,2% rispetto al 2009). Importanti aumenti nel consumo si osservano per gli antagonisti dell’angiotensina II da soli o in associazione con i diuretici (+9% e +7,7% rispettivamente), gli omega 3 (+12,2%), i farmaci per il dolore neuropatico (+15%), gli oppioidi maggiori (+19,4%).

    La sostanza più prescritta è risultata essere, come nel 2009, il ramipril (51 DDD/1000 abitanti die). Altre sostanze rilevanti per consumo sono l’acido acetilsalicilico usato come antiaggregante piastrinico (43 DDD) e l’amlodipina (28 DDD). Alti livelli di esposizione nella popolazione si osservano per l’associazione amoxicillina+acido clavulanico, per l’acido acetilsalicilico e per il lansoprazolo con una prevalenza d’uso rispettivamente del 15,7%, 8,1% e 7%.

    Gli equivalenti

    La prescrizione di farmaci equivalenti, che all’inizio dell’anno 2002 rappresentava il 13% delle DDD/1000 abitanti die, costituisce nel 2010 oltre metà delle dosi, con una certa omogeneità tra le Regioni. I primi venti principi attivi equivalenti superano il 50% della spesa e delle DDD (sul totale dei farmaci a brevetto scaduto). Nell’ultimo anno hanno perso il brevetto il losartan, da solo e in associazione con diuretici, la lercanidipina e il nebivololo.

    I farmaci con nota AIFA continuano a rappresentare meno di un terzo della spesa e circa un quinto delle dosi, con una certa disomogeneità tra le Regioni. L’Umbria ha il consumo a livello territoriale più basso dei farmaci con nota AIFA, mentre la Sicilia è la Regione con il dato più elevato.

    La spesa relativa ai farmaci erogati attraverso le Strutture Pubbliche (ospedali, ASL, IRCCS, ecc.), pari a 7 miliardi di euro, rappresenta oltre un quarto della spesa complessiva per farmaci in Italia nel 2010. La variabilità regionale della quota di spesa per questi farmaci è compresa tra il 24% della Calabria e il 36% della Sardegna. La maggiore spesa riguarda i farmaci antineoplastici ed immunomodulatori (46,3 euro pro capite; +14% rispetto al 2009), gli antimicrobici per uso sistemico (22,3 euro) e gli ematologici(18 euro). Gli anticorpi monoclonali a uso onco-ematologico costituiscono la categoria terapeutica con la spesa più elevata (9,4 euro pro capite), seguiti dagli inibitori del TNF alfa (7,7 euro), dagli antivirali anti-HIV (7,3 euro) e dalle epoetine (6,5 euro).

    Fonte: Istituto Superiore di Sanità, Ufficio Stampa

    Scarica il Rapporto in formato integrale

    venerdì 8 luglio 2011

    I ricoveri pediatrici nel 2009

    Il recente rapporto del Ministero della Salute italiano sui ricoveri nel 2009 è ricco di dati e tabelle. Un primo dato che se ne può ricavare è il significativo calo tendenziale di quelli ordinari pediatrici.

    Se si analizza la sola classe di età 1-4 anni il tasso dei ricoveri ordinari dei maschi è ad esempio diminuito del 18% circa in sei anni, passando dal 114‰ nel 2003 al 94‰ nel 2009.

    La notizia è buona e potrebbe indicare sia un miglioramento dello stato di salute della popolazione che - soprattutto - un miglior filtro ai ricoveri inutili e migliori cure domiciliari e ambulatoriali.

    La variabilità dei ricoveri ordinari tra le Regioni italiane continua a essere molto ampia, di circa tre volte, con un minimo del 43‰ (per la Regione Friuli Venezia Giulia) e un massimo del 143‰ (la Regione Puglia) sempre per i maschi nella fascia di età 1-4 anni. In questi 6 anni, e sempre facendo riferimento a questa fascia di età, quasi tutte le Regioni hanno ridotto i tassi di ospedalizzazione, fatta eccezione per la Puglia e per il Piemonte che tuttavia ha una percentuale di ricoveri inferiore alla media nazionale.

    Un dato sorprendente è che le femmine di pari età (1-4 anni) a livello nazionale hanno un rischio di ricovero ordinario del 72‰ e dunque di circa un quarto inferiore a quello dei maschi, che è del 94‰. In tutto il mondo i maschi sono ricoverati di più, ma la spiegazione più importante in molti casi non è quella dello svantaggio biologico, che pure c’è, ma il fatto che ci si preoccupa di più per la loro salute (rispetto a quella delle femmine). Il differenziale tra diverse Regioni (e Paesi) potrebbe dare una misura di quanto questo fattore conti.

    Per ciò che riguarda i day hospital, il tasso di ospedalizzazione nazionale nel 2009 di maschi e femmine di età 1-4 anni è del 42‰, pari alla metà dei ricoveri ordinari, il cui tasso globale maschi e femmine è dell’83‰. Anche per i day hospital c’è un’ampia variabilità tra Regioni, con un minimo del 20‰ (la Regione Emilia Romagna) e un massimo del 96‰ (il Lazio) e un rilevante maggior rischio di ricorso al day hospital per i maschi rispetto alle femmine: 48‰ vs 36‰.


    Crediamo di poter affermare che le ampie variazioni tra Regioni nel ricorso al ricovero ordinario o in regime di day hospital non riflettano reali differenze di patologie o tanto meno di esiti di salute quanto piuttosto una varietà di consuetudini, culture e approcci organizzativi se non aziendalistici.

    Le stesse variazioni osservate per il ricorso ai tagli cesarei o per alcuni ambiti di prescrizione farmaceutica (gli antibiotici sono più prescritti anche in ambito pediatrico nelle Regioni del Sud rispetto a quelle del Nord). La riflessione (e la discussione…) è aperta.

    Franco Colonna, Federico Marchetti


    Nel suo editoriale pubblicato sul numero di giugno di Medico e Bambino Giorgio Longo scrive: "I dati riportati nelle tabelle ci fanno toccare con mano differenze regionali fuori da ogni possibile immaginazione. Ho cercato di dare una spiegazione razionale senza riuscirci. Ho pensato a possibili differenze nelle percentuali di immigrati nella popolazione, oppure a differenze socioeconomiche o ambientali ma, che io sappia, in Puglia e Sicilia non hanno certo più immigrati che in Emilia Romagna o nel Veneto e, ancora, in Umbria, Lazio o Lombardia non credo ci siano tanti più poveri rispetto alle Regioni che registrano la metà dei loro ricoveri.
    Forse qualcuno saprà trovare spiegazioni plausibili ma, certamente, viene difficile non vedere in questi numeri una possibile disattenzione delle autorità sanitarie (politiche) competenti (che pure questi numeri li producono e li controllano annualmente), ma anche un possibile opportunistico disinteresse di operatori, amministratori e dirigenti sanitari in generale..."

    Longo G. I RICOVERI PEDIATRICI IN ITALIA. È TEMPO DI CAMBIARE?.
    Medico e Bambino 2011;30:347-349

    Per approfondimenti: www.salute.gov.it
    Temi: ricoveri ospedalieri. Cliccare su: Rapporto annuale SDO 2009 e tabelle (vedi in particolare le tabelle di interesse pediatrico da 5.4 a 5.8.)

    Vedi anche il testo riportato nella rubrica News Box di Medico e Bambino, sul numero di Giugno