lunedì 20 aprile 2020

COVID-19 e bambino: le due facce di una diversa medaglia

FEDERICO MARCHETTI1, CLAUDIA GUIDUCCI1,2
1UOC di Pediatria e Neonatologia, Ospedale di Ravenna, AUSL della Romagna
2Scuola di Specializzazione in Pediatria, Università di Ferrara
Medico e Bambino 2020, aprile (articolo in anteprima)
Sino a questo momento il mondo della pediatria, anche italiano, ha prestato la massima attenzione a quello che poteva essere l’impatto in termini di salute fisica della infezione da Covid-19. I dati sono complessivamente rassicuranti. Si tratta ora di spostare l’attenzione verso l’altra faccia della medaglia che ci riguarda profondamente e che è quello dell’impatto sulle famiglie e sui bambini e adolescenti della crisi sanitaria. Povertà sociale, povertà educativa, in modo particolare per minori con disabilità e bisogni educativi speciali che hanno dovuto sospendere le attività di sostegno e riabilitative. Non esiste più una dimensione strettamente sanitaria del nostro lavoro, ma socio-sanitaria e territoriale, caso per caso, che ci deve vedere da subito protagonisti con ragionevolezza e con impegno concreto.

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Danni collaterali

EGIDIO BARBI1, ANDREA APICELLA2
1IRCCS Materno-Infantile “Burlo Garofolo”, Trieste; 2AORN Santobono Pausilipon, Napoli
Medico e Bambino 2020, aprile (articolo in anteprima)
Siamo in piena emergenza pandemia, mille morti circa al giorno. È come se ogni giorno ci fosse il terremoto del Friuli del 1976, per i più vecchi della Regione che hanno memoria. Siamo chiusi in casa, le attività di routine, non urgenti, anche mediche, sono sospese per limitare il contagio.
Il contesto emotivo è facile da capire, siamo tutti spaventati....
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SU LA MASCHERA: E' UN ORDINE

GIORGIO LONGO
Medico e Bambino 2020, aprile (articolo in anteprima)
Nelle misure per la contenzione dell’epidemia da Coronavirus l’utilizzo delle “mascherine” andrebbe fortemente raccomandato, ripreso, ripetuto, “gridato” con forza, auspicabilmente reso obbligatorio per legge in quanto rappresenta per questa infezione una delle misure chiave nel contenimento dell’epidemia.

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Farmaci, sperimentazioni, registri, nei tempi dell’emergenza del coronavirus

MASSIMO FONTANA1, GIOVANNA ZUIN1, ANTONIO ADDIS2, FEDERICO MARCHETTI3
1Clinica Pediatrica, Università di Milano-Bicocca; Fondazione Monza Brianza per il Bambino e la sua Mamma
2Dipartimento di Epidemiologia del Servizio Sanitario Regionale, Regione Lazio, Roma
3UOC di Pediatria e Neonatologia, Ospedale di Ravenna, AUSL della Romagna
Medico e Bambino 2020, aprile (articolo in anteprima)
Come la pandemia da Covid-19 ci costringe a ripensare l’utilità della sperimentazione clinica e di ciò che è essenziale perché sia efficace per la buona pratica clinica.
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giovedì 2 aprile 2020

Covid-19 e risposta immune. Tra debolezze in difesa ed errori in attacco.

COVID-19 AND IMMUNE RESPONSE: WEAK DEFENCES AND SELF-HARMS
Medico e Bambino 2020;39 (Articolo in anteprima)
STEFANO VOLPI1,2, SAMUELE NAVIGLIO3, ALBERTO TOMMASINI3,4
1IRCCS “G. Gaslini”, Genova; 2Università di Genova; 3IRCCS Materno-Infantile “Burlo Garofolo”, Trieste; 4Università di Trieste
Conoscere la fisiopatologia del Covid-19 per pensare a un migliore approccio terapeutico, focalizzato alle diverse fasi dell’infezione con particolare attenzione alle fasi precoci.









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domenica 29 marzo 2020

Covid-19 e bambini: il punto dalla letteratura al 18 marzo

 A fine dicembre 2019 uno sconosciuto virus che causava polmonite è stato per la prima volta riscontrato nella città di Wuhan, in Cina e fu inizialmente chiamato “novel coronavirus”. L’11 febbraio 2020 è stato rinominato SARS-CoV-2 e la World Health Organitation nominò la malattia derivata da questo virus Covid-19.
Riportiamo un aggiornamento della letteratura al 18 marzo su quanto è noto, sulla base dell’esperienza cinese, in merito all’epidemiologia clinica dell’infezione in bambini e adolescenti. La scelta è stata fatta selezionando i lavori ritenuti di maggiore rilevanza clinica.
Non si fa riferimento alle problematiche relative all’infezione nei neonati nati da madri Covid-19-positive.

C. Guiducci, F. Marchetti
Medico e Bambino 2020;39(3):151-153 

sabato 29 febbraio 2020

Il campanile di Codogno


    A forza di sentire parlare di Codogno ci è venuto in mente Giulio Maccacaro, grandissimo epidemiologo e biostatista, che a Codogno era nato e cresciuto e che di Codogno si sentiva fiero cittadino. Maccacaro fu la voce più autorevole e brillante di quella che, negli anni ’70, chiamavamo medicina democratica. E per questo fu punto di riferimento per tanti studenti e giovani medici di allora, motivati dal desiderio di dare maggiore compiutezza e maggiore significato sociale al proprio lavoro. Maccacaro fu amico di Franco Panizon e, per noi pediatri triestini che lo seguivamo a distanza, fu soprattutto l’ideatore e il curatore della collana Medicina e Potere (Feltrinelli), fu fondatore e direttore della rivista Epidemiologia e Prevenzione, fu tenace sostenitore (ed esempio praticante) di una scienza giusta, attenta ai problemi reali delle persone: una scienza quindi per forza di cose di parte e non egoistica e abusante come quella che altri definivano, ipocritamente, la scienza neutrale.
    Tra tante altre cose che ha fatto, Giulio Maccacaro ha anche scritto un breve racconto. Ed è proprio questo racconto, intitolato “Il campanile di Codogno”, che adesso più che mai ci sembra bello e opportuno riproporre ai lettori di Medico e Bambino. Si tratta di un discorso-racconto (già pubblicato sulla nostra rivista nel 1997 per ricordare Giulio Maccacaro a vent’anni dalla sua morte) che Maccacaro tenne ai cittadini di Codogno quando, nel 1975, fu da questi insignito del titolo di “Codognese benemerito” .
    È un pezzo breve e intenso, che trasmette con semplicità valori assoluti. Ma che offre oggi, nel contesto dell’italica risposta al coronavirus, una possibilità di rilettura attualizzata e non priva di qualche sorriso. Con Codogno e il suo campanile al centro del mondo, con il treno che arriva a Codogno e fa scoprire che c’è un altro mondo attorno, con un cittadino di Codogno che dopo aver scoperto e girato il mondo (Mccacaro stesso) …ritorna a Codogno per ritrovare e condividere valori umani assoluti e irrinuinciabili come l’amicizia, la solidarietà, l’affetto. Riproporre questa lettura è per noi di Medico e Bambino anche un modo per far sentire ai colleghi dell’ospedale di Codogno e a tutti i Codognesi la nostra simpatia, la nostra vicinanza, la nostra solidarietà. Perché sappiamo e capiamo quanto sia difficile essere Codognesi in questi giorni. Giusto, eccessivo o assurdo che sia tutto quello che sta accadendo.

Medico e Bambino


Il campanile di Codogno*
    «Non avevo più che cinque anni quando per la prima volta, vidi un uomo in cima al campanile. Poteva essere un fabbro campanaro, ma io non sapevo nemmeno il significato di queste e altre parole. Io credevo che le torri delle chiese crescessero sulla terra come alberi di pietra affinché gli angeli vi appendano le campane. Così la presenza improvvisa di un uomo mi lasciò a bocca aperta.
    Ma presto scomparve dalla vista ed io corsi a chiederne a mia madre: le chiesi cosa quell’uomo avesse mai fatto e veduto e mia madre rispose di aver saputo che quell’uomo aveva guardato da ogni parte ed aveva visto che il mondo è, tutt’in giro, perfettamente rotondo e che ciò prova, oltre ogni dubbio, come di questo mondo Codogno sia l’esattissimo centro. Tale risposta mi parve subito assolutamente chiara e convincente, come tutte quelle che la mamma, anche maestra, dava alle mie domande. Perciò desiderai moltissimo essere quell’uomo per andare sul campanile e dal centro del mondo vederne la rotondità più che perfetta. Ma la mamma disse che non si poteva, neanche pensarci, senza il permesso del Prevosto e che questo permesso, se proprio lo volevo, avrei dovuto chiederlo io stesso.

    A quel tempo il Prevosto era monsignor Grossi: un anziano sacerdote, di pingue forma e candidissimi capelli, che ispirava grande soggezione. Almeno a me, quando lo vedevo passare per la processione del Corpus Domini con i paramenti, l’ostensorio, il baldacchino, la banda, l’incenso e tutto il resto. Ma anche quando, di rado, attraversava la piazza, in mezzo alla gente, un po’ curvo in avanti, con una mano dietro la schiena a sostenere una mantella nera tutta foderata di rosso. Rossi o cremisi erano pure il gran fiocco del cappello e le calze che si vedevano nelle scarpe, a fibbia, di vernice: a me queste calze cremisi facevano una grandissima impressione, ancora più del fiocco e del mantello. Monsignor Grossi veniva a scuola, una volta all’anno, a interrogarci in religione e la maestra ne era più agitata di noi. Insomma, era un personaggio questo prevosto che soleva dire «Agitur de centesimo, ergo de re gravi» ed io non ebbi mai il coraggio di chiedergli il permesso di andare in cima al campanile. E quando ce ne fu un altro ormai ero un altro anch’io.

    Comunque non dubitai minimamente, per tutti gli anni della mia ostinata innocenza, che il mondo fosse rotondo e che Codogno stesse propriamente nel suo centro. Anzi, mi ero fatto l’idea che la nostra circonvallazione contenesse se non proprio tutto il mondo, certamente la sua parte più importante e con essa tutti gli uomini e le cose che contano. Un giorno di quell’inverno in cui imparai a leggere andavamo - la mamma, una pentola di rame ed io - verso un calderaio che aveva bottega e officina agli inizi della strada per Mulazzana. Da quella parte di Codogno c’era allora non so se una segheria o una legneria di tale Marconi ed io quel giorno fui capace per la prima volta di leggerne il nome dipinto a grandi lettere sul muro: così chiesi a mia mamma di accompagnarmi dentro a vedere la radio. Ma la mamma sorrise e continuò a camminare con me e con la pentola di rame mentre io continuavo a credere che anche l’inventore del telegrafo senza fili appartenesse a questo nostro mondo dai confini un po’ misteriosi come sono, appunto, i confini di un universo. Là verso oriente, sul viale che conduce dal Vecchio Ospedale, al Cimitero, alla cripta sotterranea della Madonna sentivo il mistero della malattia e della morte, di questa vita e di un’altra. Al cimitero mi accompagnavo spesso per vedere, nelle fotografie tombali di ceramica, il volto dei nonni che non avevo conosciuto. E, per questo verso, mi sembrava il cimitero, un altro rione del paese, abitato dal silenzio e dall’affetto.

    Ma, per un altro, lo sentivo come luogo di eventi strani e tenebrosi, tra i quali un bambino non potesse avventurarsi da solo. La sua cinta e il suo ingresso erano molto diversi allora, prima che fossero rifatti come oggi sono, in stile littorio: c’era un piccolo portico davanti al cancello di ferro, con due sedili di pietra e con una finestrina dalle due parti. Avevo sentito dire che i briganti vi si davano appuntamento di notte per spartire la refurtiva: una volta accadde che uno di loro vi rimanesse in attesa, nel buio, di altri due che erano andati a rubare un maiale. Ma quella notte, presso la stazione, fu trovano uno straniero, morto misteriosamente.
    Così i becchini, chiamati notte tempo, ne caricarono il cadavere su una barella e questa su una carriola per portarlo al cimitero. Colui che attendeva sentì avvicinarsi nel buio un cigolìo e pensando si trattasse dei suoi compagni di ritorno con il maiale gridò: «È grasso o è magro?». I due becchini credettero di aver capito male e si avvicinarono ancora un po’ al cimitero, con il morto sulla carriola, finché l’altro, convinto ed impaziente gridò: «È grasso o è magro?». Allora si presero un grandissimo spavento, per quello che parve loro certissimamente un diavolo in attesa, esclamarono «Grasso o magro, tienilo com’è» e - abbandonato il morto, la barella e la carriola - se la diedero a gambe nella notte, verso le loro case.
    Storie come queste hanno popolato la mia infanzia che appena si affacciava su quel confine misterioso, tra l’ospedale vecchio, il cimitero e la cripta della Madonna, sul viale, della circonvallazione, là verso oriente.
    Ad occidente, invece, stava il confine della ricchezza - per me misteriosa quanto la morte - sull’altro viale che scorre lungo le ville Polenghi, Biancardi e Gandolfi fino alla passerella della stazione.
    Io non ho mai varcato la soglia di quelle ville ma ne ho scrutato i giardini e immaginato gli interni guadando dalla strada tra le inferriate di cinta. Sapevo che vi abitavano più domestici che padroni, che c’erano più stanze che persone, più giochi che bambini: ne conoscevo qualcuno a scuola, ma non erano così buoni e bravi come io immaginavo dovesse essere per chi esserlo sembrava così facile.
    Con tutto ciò il mio interesse maggiore era la passerella che, di fianco alla stazione, passava sopra i binari dei treni.
    Ci andavo molto spesso, ancora più che al cimitero e alla cripta della Madonna: era il confine della fantasia. Guardavo naturalmente il passaggio dei treni, le manovre delle locomotive, le facce dei fuochisti: tutto mi sembrava meraviglioso e quando, da sotto, una grande nuvola di vapore bianco ci avvolgeva completamente, ero completamente felice. Poi un giorno mi spiegarono che ci sono dei treni che non si fermano mai alla stazione di Codogno, treni che vengono di lontano e vanno molto lontano e mi spiegarono che su questi treni ci sono anche dei posti dove si dorme sdraiati come in un letto ed altri posti dove si mangia intorno a dei tavoli imbanditi come a Natale.
    Scesi dalla passerella, entrai in stazione e ne guardai passare uno e poi, in seguito, molti altri, cercando di scrutare attraverso i fuggevoli finestrini gli oggetti, le persone e i volti di tanto mistero. Finché un giorno mi passò davanti agli occhi - mentre il treno riprendeva corsa dopo aver appena rallentato. il volto di un bambino come me con il naso schiacciato contro il vetro. Così fu che per la prima volta sentii l’esistenza di un altro mondo che veniva da altrove per andare chissà dove scorrendo senza fermarsi vicino al mio mondo, come se questo non esistesse. Fu la prima inquietudine: più tardi cominciai a sentire che la circonvallazione mi stava stretta.

    E così, non appena fu tempo, presi il treno anch’io e poi la nave e poi l’aereo e me ne andai un po’ qua e un po’ là per la Terra.
    Da allora sono passati tanti anni, il tratto maggiore di una vita immeritevole e fortunata. Ho visto le due sponde dell’Atlantico ed anche quelle del Pacifico, ho sorvolato le Ande e l’Himalaja, ho camminato per Nuova York e Nuova Delhi, sono stato ospite del Cile e della Cina, ho dormito con i feddayn del Golan e ho mangiato con i contadini dello Shantung, ho trovato amici tra i minatori e i premi Nobel, ho conosciuto gli uomini più diversi.
    Per tutto questo e per molto altro io ringrazio la buona sorte, l’amore di chi mi ha cresciuto, la generosità di chi mi ha aiutato. Io ringrazio la vita che mi ha coinvolto in tante cose e me ne ha sempre proposte di nuove.
    E’ bello camminare, andarsene con la vita: sembra che porti lontano e che più lontano ci sia ancora e sempre qualcosa. Ma è bello anche tornare: quando ci si accorge che la speranza contiene il germe della disperazione, che il nuovo è fatto di antico, che le grandi cose sono quelle che sembravano piccole: i valori profondi, gli affetti veri, le verità prime.

    Allora uno si sente improvvisamente trasalire: si chiede con sconosciuto sgomento: «Ma dove sono arrivato? Dove sto andando? Sono stato così cieco da non vedere che là dove sono le mie radici, tra la gente della mia terra, era già tutto quello che andavo cercando, erano le cose che contano, il bene che vale?». Perché in fondo il viaggio più meraviglioso non è quello intorno al mondo, ma quello intorno all’uomo - così sempre nuovo e diverso, con tutta la sua grandezza e la sua miseria, con l’universo del suo amore e del suo dolore. E questo universo è dovunque, in ciascuno: nel nuovo bambino che ci ha raggiunto quest’oggi, nel vecchio che da oggi non è più. È qui e là; altrove e in questo dove. Basta saperlo riconoscere, andargli incontro con lo sguardo pulito per leggere la sua storia che è ogni volta la storia di tutte le storie. Allora mi son sentito, a un certo punto, soprattutto in questa età ormai cinquantenne, disperso e remoto alle mie radici. Mi son chiesto: «La mia gente mi riconosce ancora come uno dei loro?». Ne ho dubitato ed ho sofferto per questo dubbio.

    Ma anche se inattesa è giunta questa festa e questa vostra generosità a dirmi che sono, come avete voluto, un codognese benemerito. Ora io so di non essere benemerito di nulla e che solo la vostra bontà mi può attribuire ciò cui non ho alcun titolo. Ma tengo moltissimo a che mi riteniate sempre e soprattutto uno di voi, uno che può condividere un po’ della vostra festa. Per questo sono qui con molta commozione e un desiderio. Io qui poserò, dopo tanta inquietudine, con il mio piccolo sogno durato una vita. Io spero che chi ne ha facoltà mi concederà prima o poi di salire su quel campanile cui ho guardato tante volte che non saprei più contare. Andrò fin sulla cima e mi guarderò in giro: ci andremo insieme se verrete con me, come io spero, ed insieme vedremo ciò che la mamma, che fu anche maestra a voi, mi aveva insegnato allora perché lo capissi oggi: che tutt’in giro il mondo è perfettamente rotondo e che Codogno sta al centro, come le cose essenziali, semplici e vere sono al centro della vita».

*Discorso pronunciato il 2 febbraio 1975 presso la Fondazione Limberti, in Codogno, durante la cerimonia per la consegna del premio “Codognese benemerito”, Codogno 1977 (ed. f.c. a cura della Associazione Pro Loco Codogno); rist. in Per una medicina..., op. cit., pp. 483-491.

martedì 17 dicembre 2019

La sindrome nefrosica in età pediatrica

Questa Consensus della Società Italiana di Nefrologia Pediatrica (SINePe) pubblicata sul numero di Novembre di Medico e Bambino ha lo scopo di fornire una revisione multidisciplinare sulla diagnosi e trattamento della sindrome nefrosica all’esordio, proponendo un pr
otocollo terapeutico condiviso per il pediatra ospedaliero e di famiglia. Vengono fornite inoltre indicazioni sul riconoscimento precoce e il trattamento delle complicanze (edema, ipovolemia, infezioni ed eventi tromboembolici), così come sulla definizione di cortico-resistenza e sulle (rare) indicazioni alla biopsia renale.

Leggi l'articolo per esteso:

Consensus della Società Italiana di Nefrologia Pediatrica (SINePe)
La sindrome nefrosica in età pediatrica.
Medico e Bambino 2019;38(9):577-588
https://www.medicoebambino.com/?id=1909_577.pdf


domenica 8 dicembre 2019

DENUTRIZIONE; FAME NASCOSTA E OBESITA': RAPPORTO UNICEF 2019


Complessivamente, nel mondo tra carenze e inadeguatezze alimentari:
• 340 milioni di bambini - circa metà della popolazione infantile globale tra 0 e 5 anni - soffrono di carenza di vitamine e nutrienti essenziali come vitamina A e ferro (“fame nascosta”).
• Solo il 42% dei bambini viene allattato in modo esclusivo al seno fino al sesto mese dopo la nascita, come prescritto da UNICEF e OMS.
• Dal 2000 al 2016, la percentuale globale di bambini sovrappeso fra i 5 e i 19 anni è raddoppiata, passando dal 10 al 20%.
• In Italia la percentuale di bambini sovrappeso fra i 5 e i 19 anni è ormai del 36,8%, con un +39,1% rispetto al 1990.
• Circa il 45% dei bambini sotto i 2 anni non mangia regolarmente frutta o verdure, e ben il 60% non ha una dieta che includa uova, latticini, pesce o carne.
• Il 42% degli adolescenti che vanno a scuola in Paesi a basso e medio reddito consumano bibite zuccherate e gassate almeno una volta al giorno, e il 46% mangia cibo da fast food almeno una volta a settimana. Questi tassi salgono al 62% e al 49%, rispettivamente, per gli adolescenti nei Paesi ad alto reddito.

News Box
(a cura di Federico Marchetti)
Medico e Bambino 2019;38(9):563 

sabato 30 novembre 2019

Allattare al seno è bello- Il manifesto della SIP e della SIN


“Allattare al seno è un metodo senza pari per fornire ai bambini un nutrimento ideale per crescere e svilupparsi in salute; è inoltre parte integrante del processo riproduttivo, con notevoli implicazioni positive per la salute del neonato e della madre. L’allattamento esclusivo al seno fino ai 6 mesi compiuti e la tutela dell’allattamento materno, prima e dopo il parto, devono essere un obiettivo prioritario di tutti i neonatologi/pediatri, se si vuole mettere veramente il neonato al centro del futuro.” Il Presidente della Società Italiana di Neonatologia (SIN) Prof.  Fabio Mosca


sabato 16 novembre 2019

GIONATA MONDIALE DELLA PREMATURITA' 17 NOVEMBRE


















Il 7% del totale dei nati in Italia, circa 32.000 all’anno, sono pretermine, cioè vengono al mondo prima della 37a settimana di età gestazionale (dati Cedap 2016). Questi bambini rappresentano una grande sfida per la neonatologia e per la società, perché la prematurità è una malattia spesso grave e la sopravvivenza è un successo che non si deve dare per scontato. Sono bambini che nascono immaturi nei vari organi (polmoni, cervello, intestino, cuore), tanto più gravi quanto più il parto avviene in anticipo. Sono fragili ma, allo stesso tempo, sono dei grandi “guerrieri”, come sottolinea la Società Italiana di Neonatologia (SIN) in occasione della Giornata Mondiale della Prematurità, che si celebra il 17 novembre, proprio per sottolineare la necessità di un’assistenza adeguata e il potenziamento dei servizi di follow-up.

venerdì 15 novembre 2019

Sorveglianza Nazionale dell'Antibiotico Resistenza: i dati 2018- Focus sullo Pneumococco

L’antibiotico-resistenza è uno dei principali problemi di sanità pubblica con un forte impatto sia clinico che economico. Negli ultimi decenni ha assunto una rilevanza mondiale tale da indurre l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) e l’Unione Europea (UE) ad adottare strategie e azioni coordinate atte a contenere il fenomeno. L’Italia da anni è tra i Paesi in Europa con le più alte percentuali di resistenza alle principali classi di antibiotici utilizzate in ambito ospedaliero.  Dal Recente Rapporto: AR- ISS Sorveglianza Nazionale dell'Antibiotico Resistenza: i dati 2018- In Italia le percentuali di resistenza alle principali classi di antibiotici per gli 8 patogeni sotto sorveglianza si mantengono per l'Italia più alte rispetto alla media europea, tuttavia in generale si è osservato un trend in calo rispetto agli anni precedenti. Ci interessa in ambito pediatrico osservare la percentuale della resistenza agli antibiotici dello Streptococco Pneumoniae (SP) che è riportata nel seguente Figura.


Lo SP è il più frequente agente eziologico delle infezioni respiratorie batteriche a livello comunitario, soprattutto nei bambini. 

L’Italia, come la maggior parte dei Paesi europei, ha implementato un programma di vaccinazione sia per i bambini, con vaccini coniugati polivalenti (PCV). La diffusione della resistenza alla penicillina (e ai beta-lattamici in generale) nei ceppi di pneumococco rappresenta un aspetto particolarmente temibile, con ripercussioni sulle terapie (soprattutto della meningite). Inoltre, anche la resistenza ad altre classi di antibiotici è un fenomeno da controllare, soprattutto i macrolidi molto utilizzati anche in maniera inappropriata nella terapia delle infezioni del tratto respiratorio.

Una più elevata copertura vaccinale, una migliore copertura sierotipica e una maggiore efficacia dei vaccini coniugati hanno, probabilmente, avuto un impatto anche sull'epidemiologia dei ceppi di S. pneumoniae non sensibili agli antibiotici. Il monitoraggio a lungo termine della non sensibilità antimicrobica sarà fondamentale per rilevare la comparsa di sierotipi non vaccinali e non sensibili. 


Di fatto al momento quello che abbiamo osservato e che ha implicazioni pratiche nell'uso ragionevole e razionale degli antibiotici in età pediatrica in merito al trattamento delle infezioni che possono avere come principlae agente eziologico lo SP (otite, sinusite, polmonite) può essere così riassunto:

a) In Italia, negli ultimi anni si è osservata una tendenza alla diminuzione nella percentuale di isolati di SP resistenti alla penicillina (dal 5,6% nel 2012 al 2,8% nel 2018) e all’eritromicina (dal 32,2% nel 2012 al 20,3% nel 2018) (Figura).

b) la percentuale di resistenza dello SP ai macrolidi anche se in diminuzione significativa rimane alta (2 ceppi su 10)

c) la resistenza alle penicilline (amoxicilina) di cui si parla per lo SP non è dovuta al meccanisco enzimatico di produzione di Beta-lattamasi e per alcuni ceppi con resistenza intermedia può essere superato con dosi più alte di amoxicillina (75-90 mg/kg/die in 3 somministrazioni)

d) l'uso dell'amoxicillina (senza l'associazione dell'acido clavulanico) rimane di prima scelta (come indicato in tutte le linee guida) per il trattamento delle comuni infezione respiratorie nel bambino da causa verosimilmente batterica, confortati anche da questi dati della sorveglianza sull'antibiotico Resistenza riferita al 2018.


Federico Marchetti
Direttore Medico e Bambino

Aggiornamento Sulla Stipsi. Sul numero di Ottobre di Medico e Bambino

Non è la prima volta che il problema della stipsi viene affrontato in maniera sistematica sulle pagine di Medico e Bambino. Tuttavia, si tratta di un problema così frequente che si sente sempre la necessità di sentirsi rassicurati che quello che sappiamo e che facciamo va ancora bene.

L’articolo si pone l’obiettivo di offrire al pediatra un punto aggiornato e sintetico che lo aiuti (e rassicuri) nell’approccio diagnostico terapeutico al bambino stitico.

Leggi l'articolo per esteso:

M. Bramuzzo
La stipsi nel bambino
Medico e Bambino 2019;38(8):497


sabato 2 novembre 2019

Il tempo dei bambini - Atlante dell'infanzia a rischio 2019

Dalla prefazione del Rapporto Save the Children 


Ci sono due temi tradizionalmente negletti dalla politica e dai media: il primo è la questione ambientale, ovvero le condizioni di salute della nostra casa comune, il secondo è l’infanzia, ovvero le fondamenta stessa della nostra società. un altro aspetto che accomuna questi due argomenti, così importanti e trascurati allo stesso tempo, è la nostra tendenza a declinarli al futuro. 
Gli effetti del riscaldamento globale, si è detto, chiamano in causa il ‘futuro profondo’ del nostro Pianeta, così come gli effetti delle povertà educative ci fanno guardare con preoccupazione al futuro del nostro Paese. Eppure, per quanto pertinente, il richiamo al futuro rischia di far passare in secondo piano l’aspetto decisivo della questione: in entrambi i campi malversazioni e trascuratezza si trascinano da anni provocando già qui e ora, nel tempo presente, devastazioni, povertà, negazione di diritti fondamentali.
Per quanto riguarda l’ambiente, c’è voluta una ragazza tenace e coraggiosa per riportare sulle prime pagine gli allarmi per il riscaldamento globale, e per ricordare ai potenti della Terra che, in questo preciso momento, «c’è gente che soffre. C’è gente che sta morendo. Interi ecosistemi stanno collassando. Siamo all’inizio di un’estinzione di massa» (G.Thunberg, 23 settembre 2019). Come mostra una mappa che potrete leggere più avanti, negli ultimi dieci anni, ovvero da quando abbiamo cominciato a pubblicare questo Atlante, nel mondo circa 260 milioni di persone, più di 4 volte la popolazione dell’Italia, è stata costretta ad abbandonare la propria casa a causa di calamità ambientali, siccità, alluvioni, eccetera. Intanto, rispetto a 40 anni fa, la temperatura è aumentata di un grado e mezzo anche in Italia, gli eventi estremi si vanno intensificando, e nel medio e lungo periodo a farne le spese saranno soprattutto le famiglie più povere, con meno strumenti per resistere ai cambiamenti, e ovviamente i bambini.
Per quanto riguarda l’infanzia in Italia, le mappe e le pagine di quest’ultima edizione dell’Atlante mostrano con abbondanza di dati e di riferimenti puntuali i danni provocati in quest’ultimo decennio dall’inerzia della politica, dai mancati investimenti nei servizi per la prima infanzia, nella scuola, nelle politiche sociali, dall’incapacità di varare una norma per riconoscere la cittadinanza ai bambini di seconda generazione: da quando abbiamo cominciato a dare alle stampe l’Atlante, quasi un milione di minori si è aggiunto al bacino della povertà assoluta, più di un milione è entrato a far parte di quello della povertà relativa, sono cresciuti ancora i giovani NEET e i disoccupati, e tutto ciò ha contribuito a un ulteriore crollo della natalità, con una perdita secca di ben 136.000 neonati rispetto al 2008. 
Insieme alle diseguaglianze intergenerazionali, si sono acuite le diseguaglianze geografiche, sociali, economiche, tra bambini del Sud, del Centro e del Nord, tra bambini delle aree centrali e delle periferie, tra italiani e stranieri, tra figli delle scuole bene e figli delle classi ghetto. Si sono divaricate le possibilità di accesso al futuro.
In questi anni difficili Save the Children Italia ha cercato di fare la sua parte per rimettere al centro i bambini, restituendogli voce e protagonismo.
Abbiamo promosso la ricerca sulle povertà educative, aperto ventiquattro Punti luce e tredici Spazi Mamme nei quartieri sensibili, rafforzato le scuole ai margini, dato vita al Movimento giovanile SottoSopra, promosso iniziative per la protezione dei minori più vulnerabili. Abbiamo lanciato cinque anni fa la campagna Illuminiamo il Futuro, che anche quest’anno unirà centinaia di realtà attive già da tempo in tutta la penisola in una grande azione di sensibilizzazione e messa in rete delle energie positive dell’Italia che fa e che vuole cambiare. Perché, come insegna la lezione centenaria di Save the Children, il futuro si costruisce adesso, difendendo e promuovendo giorno per giorno il territorio dell’infanzia, l’ambiente e i diritti dei bambini e delle generazioni future.

Valerio Neri
Direttore Generale Save the Children Italia

L’atlante e’ disponibile al seguente link: https://atlante.savethechildren.it/index.html

Gli Editoriali di Medico e Bambino: Il "re è nudo" ma non basta solo saperlo- Ottobre 2019

“IL RE È NUDO”, MA NON BASTA SOLO SAPERLO

Federico Marchetti
Direttore di Medico e Bambino


“Se a un uomo viene offerto un fatto che va contro i suoi istinti, egli lo scrutinerà attentamente, e a meno che l’evidenza sia soverchiante, si rifiuterà di crederci. Se, d’altro canto, gli vie- ne offerto qualcosa che gli dà una ragione per agire in accordo coi suoi istinti, egli l’accetterà anche se sostenuta dalla più piccola evidenza”.  Bertrand Russell (sull’origine dei miti)

L’editoriale riporta la fiaba di Andersen che viene invocata quando bisogna mettere a nudo qualche impostore, o persone incapaci. Solitamente, lo scopo è quello di denunciare una situazione in cui una maggioranza di osservatori sceglie volontariamente di non far parola di un fatto ovvio a tutti, fingendo di non vederlo.

L’editoriale prende spunto da una lettera/documento pubblicata sullo stesso numero di Ottobre (Medico e Bambino 2019;38(8):490 https://www.medicoebambino.com/?id=1908_490.pdf) che riporta una consulenza pseudo- scientifica  da parte di un biologo che, in più di 30 pagine, analizza i risultati genetici di una bambina che aveva un solo difetto: quello di essere uguale a tante altre persone che hanno un po’ di familiarità per malattie autoimmuni. E il finale della consulenza menzioniera (e a cui in tanti possono credere) è che per la bambina “sono fortemente sconsigliate le vaccinazioni”.

Come riportano molto bene Loredana Lepore e Alberto Tommasini nella loro lettera, il vero problema è che ci si potrebbe mettere nella condizione di minimizzare la portata di questi fenomeni, ma di fatto il rischio (che è già una realtà sociale evidente) è che la menzogna, i finti vestiti sfavillanti, rientrano in una informazione che cerca in tutti i modi di assumersi il vanto di essere scientifica e con cui ci si deve quotidianamente confrontare.

Cosa possiamo fare di fronte a queste vicende? Si dice nell’editoriale: “Il “re nudo” ci rimarca quanto sia forte per gli uomini l’attrazione del conformismo, dell’aderire al pensiero comune e quanto tutto questo diventi più forte, più impellente man mano ci si invischia con un pensiero di moda, facendo calcoli per se stessi e perdendo, appunto, la libertà. Quella libertà assoluta che è appunto costitutiva della “bambinità” (Medico e Bambino 2016;35(9):557). Certo, fare una scelta di pensiero puro e di verità può portare a delle difficoltà in più, ma l’onestà e la coerenza non possono essere scambiati con nulla che abbia lo stesso valore”.

Leggi l’editoriale per esteso
F. Marchetti
“Il re è nudo”, ma non basta solo saperlo.
Medico e Bambino 2019;38(8):483-484
https://www.medicoebambino.com/?id=1908_483.pdf

Leggi la lettera
Scienza, fantascienza, vaccinazioni e metodologia della ricerca
L. Lepore, A. Tommasini
Medico e Bambino 2019;38(8):491-492
https://www.medicoebambino.com/index.php?id=1908_490.pdf_c


La Pagina Gialla di Medico e Bambino: le nuove linee guida sulla celiachia - Ottobre 2019


Celiachia: le nuove linee guida 2019 (ESPGHAN)


Le nuove linee guida (documento Settembre 2019) della Società Europea di Gastroenterologia, Epatologia e Nutrizione pediatrica (ESPGHAN), in base alle evidenze accumulate dal 2012 (anno del precedente docu- mento) a oggi, confermano innanzitutto che la diagnosi può essere fatta con sicurezza anche senza procedere alla biopsia duodenale: almeno nei casi in cui gli anticorpi antitransglutaminasi (anti-tTG) di classe IgA risultino positivi in due test distanziati nel tempo e a un titolo superiore di dieci volte alla soglia di normalità. Viene però aggiunta una importante novità: gli anticorpi anti-tTG ad alto titolo sono sufficienti per la diagnosi anche in assenza di sintomatologia conclamata. Evenienza non rara questa se si considerano, ad esempio, le categorie a rischio (familiarità, patologia autoimmune...). 
Non sarà più necessario in questi casi la determinazione degli HLA DQ2/DQ8 (spesa del tutto superflua e ridondante per una conferma diagnostica e da riservare semmai ai casi in cui si vuole escludere con certezza un dubbio diagnostico). Mentre invece viene richiesto al Centro certificatore di documentare, oltre la positività degli anticorpi anti-tTG, quella degli EMA (anticorpi che tra l’altro, se positivi, correlano inequivocabilmente con la presenza degli HLA a rischio). 
Ultima novità rispetto a quanto enunciato nelle linee guida precedenti è il ridimensionamento dell’importanza degli anticorpi antigliadina deaminata: esame che non aggiunge niente agli anti-tTG e da riservare eventualmente in seconda battuta in casi dubbi. 
Mentre per i casi di celiachia potenziale (quelli con sierologia positiva a basso titolo, con o senza sintomi, in cui la biopsia risulta normale) viene raccomandato di riferire il paziente a Centri specialistici per approfondimenti istologici in immunoistochimica (linfociti gamma/delta) e/o in immunofluorescenza (depositi di anti-tTG). Prendete nota se ancora volete un po’ di bene alla celiachia (ESPGHAN guidelines for diagnosing celiac di- sease 2019. JPGN, 2019 in press).

Leggi le notizie della Pagina Gialla per esteso
Medico e Bambino 2019;38(8):487
https://www.medicoebambino.com/?id=1908_487.pdf

martedì 8 ottobre 2019

Latte di mamma: il meglio che c'e' per il neonato

Il latte materno è un alimento “vivo” che varia nell’arco dell’allattamento, della giornata, ma anche della stessa poppata, perfetto per il corpo e la mente del neonato.
In occasione della Settimana mondiale per l’Allattamento Materno, che si celebra dall’1 al 7 ottobre, la SIN ribadisce l’importanza di questa pratica, vivamente consigliata da tutte le Società scientifiche neonatologiche e pediatriche, raccomandata dall’Organizzazione Mondiale della Sanità, dall’Unione Europea e dal Ministero della Salute.

Clicca qui per il comunicato stampa completo.

domenica 4 agosto 2019

Speciale Pagine Elettroniche "Le Presentazioni degli Specializzandi"


I 75 (settantacinque) contributi presentati dagli specializzandi di diverse Scuole di Pediatria italiane alle Giornate di Medico e Bambino di questo anno (Roma, 17-18 maggio 2019) hanno costituito la nervatura di tutto il congresso. E, più ancora di sempre, hanno saputo renderlo vivo trasmettendo con grande professionalità l’intensità dell’esperienza, la cultura, l’entusiasmo e la voglia di far bene che solo i giovani sanno trasmettere.  Ci è sembrato quindi irrinunciabile raccogliere le settantacinque presentazioni in un volumetto a sé stante nelle pagine elettroniche di Medico e Bambino per dare ai lettori che non hanno potuto partecipare alle Giornate di Roma la possibilità di scorrere in serrata successione le settantacinque presentazioni e di godere della varietà e della ricchezza delle conoscenze che trasmettono.  Non si tratta di un semplice libretto degli abstract congressuale. Ma piuttosto di un’occasione imperdibile di dare un’occhiata (riflettendoci un po’ sopra) a una fotografia istantanea, viva, della Pediatria di oggi: quella Pediatria che dovremmo sapere e saper agire sempre meglio. Di questo squarcio di realtà del nostro lavoro costituiscono ancor più mirabile sintesi (imperdibile, veramente imperdibile) i contributi dei dieci specializzandi che alla fine del congresso sono stati premiati, oltre che col caloroso e prolungato applauso anche con un abbonamento a una rivista scientifica a loro scelta:
  •     quello di Alessia Arduini (rischi nutrizionali, come lo scorbuto, nei bambini che, come quelli con disturbo del neurosviluppo, praticano una dieta molto selettiva); 
  •     quelli di Eleonora Dei Rossi e di Chiara Udina che, con la presentazione in successione di due casi rari e diversi tra loro, ci hanno sintetizzato i quadri clinici in cui sospettare le interferonopatie, malattie tanto rare quanto gravi, ma suscettibili di terapia e quindi da riconoscere tempestivamente;
  •     quelli di Martina Bevacqua e Giorgia Carlone che, oltre a darci evidenza dell’ampio e differenziato spettro di malattie per le quali può essere utile il trattamento con la rapamicina (dall’iperinsulinismo congenito a diverse sindromi caratterizzate dalla perdita del controllo della proliferazione cellulare), ci danno concreta evidenza delle prospettive terapeutiche che via via si aprono in malattie fino a ora ritenute incurabili grazie alla comprensione dell’alterazione molecolare che ne sta alla base;
  •     quello di Elena Battistuz che richiama l’attenzione sul fatto che dietro a un adolescente fragile si può nascondere la sofferenza di una disforia di genere;
  •     quello di Elisabetta Maria Bellino che, con il suo drammatico video di un neonato con la pertosse, ripropone l’urgenza assoluta di mettere in campo strategie efficaci come la vaccinazione in gravidanza per fermare la crescente epidemia di pertosse acquisita nell’età di massimo rischio per la vita;
  •     quello di Mariangela Caruso che ci dimostra quanto variegata, subdola e misconosciuta può essere la presentazione clinica dell’epilessia e quanto irrinunciabile debba essere l’approccio diagnostico basato sulla video-registrazione degli eventi;
  •     quello di Ester De Luca che col suo caso… inspiegabile... (“mai visto”) pone l’accento sulle difficoltà di riconoscere e soprattutto di dare aiuto ai casi “disfunzionali”: i bambini che abbiamo chiamato affettuosamente “più matti che malati” che costituiscono l’epidemia dei nostri giorni che meno sappiamo affrontare; 
  •     e certamente lo studio di Francesca Posocco che fotografa una delle aberrazioni socio-culturali che capitano addosso anche ai pediatri: quella del bisogno di naturalità che finisce con il rendere dipendenti da qualcosa di non necessario (e spesso industrialmente commercializzato) famiglie che rivendicano la loro libertà e autonomia (come i no-vax, ad esempio) e i loro bambini.

Buona lettura!


Scarica il PDF completo dello speciale.


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mercoledì 31 luglio 2019

Rapporto Vaccini 2018

La sorveglianza dell'AIFA post marketing in Italia

Il Rapporto Vaccini sintetizza le attività di sorveglianza post-marketing sui vaccini condotte in Italia nell‘anno 2018. Rispetto ai rapporti precedenti, quest’anno è stato possibile utilizzare, per il calcolo dei tassi di segnalazione (rapporto tra il numero di segnalazioni e i dati di esposizione), le dosi effettivamente somministrate a livello nazionale, fornite dal Ministero della Salute e dai Dipartimenti della Prevenzione delle Regioni e delle Provincie Autonome. Ciò ha consentito di calcolare i tassi di segnalazione generale e delle reazioni avverse gravi correlabili per dosi somministrate su scala nazionale.
Complessivamente, su un totale di circa 18 milioni di dosi somministrate in Italia nel 2018 per tutte le tipologie di vaccino, sono state effettuate 31 segnalazioni ogni 100.000 dosi, che corrispondono a circa 12 segnalazioni ogni 100.000 abitanti. La frequenza delle segnalazioni relative a reazioni avverse gravi correlabili è di 3 eventi ogni 100.000 dosi.
Le reazioni correlabili segnalate sono tutte note e quindi, già riportate nelle informazioni sul prodotto dei vaccini autorizzati in Italia. L'andamento crescente del numero delle sospette reazioni avverse è indicativo di una sempre maggiore attenzione alla vaccinovigilanza da parte sia degli operatori sanitari che dei cittadini. Dall’analisi dei dati nazionali, non sono emerse informazioni che possano influenzare il rapporto beneficio-rischio per le varie tipologie di vaccino correntemente utilizzate, confermando quindi la loro sicurezza. Oltre all’analisi approfondita delle sospette reazioni avverse per singola tipologia di vaccino, come ogni anno, è stato dedicato un focus ai vaccini anti-influenzali e alcuni approfondimenti che, in questa edizione, riguardano le vaccinazioni internazionali per i viaggiatori e le vaccinazioni raccomandate in gravidanza.

Consulta il Rapporto Vaccini 2018 in formato PDF.

martedì 23 luglio 2019

Le coperture vaccinali nel 2018: buone nuove

In aumento nei primi sei mesi del 2018 le coperture vaccinali dei bambini in Italia rispetto ai dati al 31 dicembre 2017; in diversi casi è stata raggiunta e superata la soglia minima raccomandata dall’Organizzazione mondiale della sanità pari al 95%.
E’ quanto risulta da una rilevazione di medio termine del Ministero della Salute effettuata appositamente per valutare l’impatto della Legge sulle vaccinazioni obbligatorie nelle coorti di bambini nati negli anni 2015, 2014 e 2010. 

95,64% la copertura polio (esavalente) nei bimbi nati nel 2015 al 30 giugno 2018, +0,85% rispetto al periodo di riferimento 31 dicembre 2017. 94,15% prima dose del morbillo, ovvero +2,30%; tra le non obbligatorie 91,98% vaccinazione anti-pneumococcica a fronte del 90,90% e 87,77% anti anti-meningococcica C (82,64%).

95,81% (+0,76%) vaccinazioni anti polio nei bambini del 2014, 94,35% morbillo (+1,975). Bambini 5-6 anni “+3,63% per la quarta dose di anti-polio (88,69% al 31 dicembre 2017 contro il 92,32% al 30 giugno 2018) e un +4,35% per la seconda dose (ciclo completo) di anti-morbillo (85,74% vs 90,09%)”.

I dati riguardano la media nazionale ma persistono differenze tra le regioni. Anti polio dal minimo 89,36% della Provincia d Bolzano al 98,37% del Lazio. Morbillo 82,18% PA Bolzano e 97,51% del Lazio. Maggiori differenze sono state registrate tra le Regioni nella copertura morbillo 2014 e 2010, varicella e vaccinazioni non obbligatorie.


Il comunicato del Ministero della salute
http://www.salute.gov.it/imgs/C_17_tavole_20_allegati_iitemAllegati_3_fileAllegati_itemFile_7_file.pdf

Le coperture a 24 Mesi
http://www.salute.gov.it/imgs/C_17_tavole_20_allegati_iitemAllegati_0_fileAllegati_itemFile_7_file.pdf

Le coperture a 5-6 anni
http://www.salute.gov.it/imgs/C_17_tavole_20_allegati_iitemAllegati_2_fileAllegati_itemFile_7_file.pdf

domenica 14 luglio 2019

Osservazione nel neonato a rischio di sepsi precoce

L’approccio della Regione Emilia-Romagna

L’approccio al neonato a rischio di infezione batterica precoce è un problema emergente e in continua evoluzione. In passato era basato principalmente sull’esecuzione di test di laboratorio, che sono risultati scarsamente predittivi e causa di ripetuti prelievi di sangue e antibiotico-terapie ingiustificate. Recenti esperienze in Friuli Venezia Giulia ed Emilia-Romagna suggeriscono come sia utile un approccio meno invasivo, basato essenzialmente sull’osservazione clinica attenta e ripetuta a orari standard di neonati asintomatici a termine o lievemente pretermine, indipendentemente dal loro grado di rischio. Tale approccio è utile a una diagnosi tempestiva, non separa le madri dai loro piccoli e conseguentemente non interferisce con lo sviluppo del nascente microbiota intestinale né con l’allattamento al seno.

Sul numero di Giugno di Medico e Bambino (www.medicoebambino.com) si riportano i presupposti scientifici e le modalità pratiche dell'approccio utilizzato in Emilia-Romagna. Comprende tutti i neonati asintomatici a termine o lievemente pretermine (≥ 34 settimane di gestazione) a rischio di Early Onset Sepsis. Esso prevede una osservazione attenta e ripetuta, senza separazione dei neonati dalle proprie madri.

A. Berardi, C. Spada, M. Ciccia, M Capretti, G. Brusa, F. Sandri, E. Balestri, L. Rocca, L. Gambini, M. Azzalli, V. Rizzo, G. Piccinini, E. Vaccina, L. Lucaccioni.
OSSERVAZIONE NEL NEONATO A RISCHIO DI SEPSI PRECOCE. Medico e Bambino 2019;38:370-376
https://www.medicoebambino.com/?id=1906_370.pdf

giovedì 4 luglio 2019

Neonati prematuri, nasce INNSIN il nuovo network con i dati di tutti i punti nascita italiani

Un unico database gestito dalla Società Italiana di Neonatologia (SIN) creato per raccogliere i dati di outcome dei neonati pretermine

La nascita di un bambino prematuro può essere gravata da molteplici problematiche e conoscerne i rischi e gli esiti, fotografando quanto succede nella realtà delle varie strutture ospedaliere dislocate in tutte le Regioni del nostro Paese, è un elemento fondamentale per garantirne una migliore assistenza. La Società Italiana di Neonatologia (SIN) ha pertanto sviluppato ed ora lancia INNSIN, il nuovo Network Neonatale rivolto alle circa 240 strutture ospedaliere italiane che dispongono oggi di un reparto di patologia neonatale e/o di terapia intensiva dove vengono assistiti i neonati pretermine.

“I nati pretermine, cioè quelli che vengono al mondo prima della 37a settimana di età gestazionale, necessitano di un’assistenza mirata ed un mix di cure sempre più avanzate”, afferma il Presidente della SIN Fabio Mosca. “L’entità dei problemi da affrontare varia soprattutto in base al loro livello di prematurità, alle eventuali patologie e allo stato complessivo di salute. La riuscita del nostro intervento sarà più appropriata ed efficace partendo da dati e informazioni su casi già affrontati. L’INNSIN ci consentirà di migliorare ulteriormente il nostro intervento assistenziale ed organizzativo”.

L’INNSIN è costruito su una innovativa piattaforma web-based, agile ed immediata, che consentirà ad ogni reparto di Patologia Neonatale e Terapia Intensiva Neonatale di avere a disposizione, in tempo reale, i dati relativi a tutti i nati pretermine assistiti nel proprio Centro e nello stesso tempo di poter confrontare le proprie casistiche con i Centri italiani e, per quelli iscritti, con circa 1200 centri aderenti al Vermont Oxford Network (VON), con un singolo inserimento di dati.
In questo modo si avrà a disposizione uno strumento che permetterà di implementare anche la ricerca scientifica, valutare gli effetti delle procedure assistenziali, identificare specifiche aree di criticità e promuovere interventi mirati per il miglioramento delle cure dei piccoli prematuri e collaborare con altri network nazionali di interesse perinatale.
Il lancio dell’INNSIN si inserisce in un piano più articolato di raccolta di dati clinici, epidemiologici ed organizzativi che la SIN sta promuovendo con la prossima istituzione di un Network dedicato al Follow-up per raccogliere, per questi neonati, informazioni neuroevolutive, auxologiche e respiratorie nei primi anni di vita e la raccolta di dati epidemiologici in ambiti specifici e talora particolarmente delicati, come quelli sulle infezioni neonatali.

“La raccolta dei dati - continua Mosca - contribuirà, quindi, anche a migliorare il Follow-up e l’assistenza dopo la dimissione, per proseguire le cure nel modo più adeguato possibile ed effettuare la diagnosi precoce dei disturbi neurologici e sensoriali, per un inizio tempestivo del supporto riabilitativo e abilitativo, se necessario.”

Avendo a disposizione dati aggiornati, condivisi a livello nazionale ed internazionale, la SIN potrà inoltre rapportarsi in modo sempre più attivo con le Istituzioni Sanitarie regionali e nazionali, poiché la presentazione di nuove modalità organizzative delle cure neonatali, basate su requisiti di qualità ed efficienza, richiede una capillare raccolta ed approfondita analisi dei dati epidemiologici ed organizzativi della Rete Neonatologica Italiana.

UFFICIO STAMPA SIN Società Italiana di Neonatologia

sabato 15 giugno 2019

La magica bacchetta di…Nati per leggere


Immaginate che esista una cosa che quando un bambino la tocca, la guarda o la sente (sì, perché anche questo si può fare con questa cosa) si accendono nel suo cervello tante lampadine, e alla luce di queste escono dai minibus che corrono tra un neurone e l’altro tanti piccoli operai che montano impalcature, portano mattoni e tubi e fili e costruiscono, e connettono, e montano meccanismi che poi funzioneranno per sempre: competenze di comprensione, di espressione, di relazione…
Immaginate che esista una cosa che un papà, una mamma, un nonno può usare per tenere il bambino sulle ginocchia o accanto a sé, e comprendere quello che il bambino capisce, cosa gli passa per la mente, cosa ricorda, cosa si può fare con lui, quali nuove parole può apprendere, e meravigliarsi, e sentirsi quindi bene, nel posto giusto, a fare una cosa utile e piacevole, una cosa che il bambino ricorderà per sempre….
Immaginate qualcosa che un pediatra può dire e far vedere, e sentire che il genitore si fa attento, di un’attenzione diversa, meno preoccupata e più sorpresa, e scoprire una dimensione nuova del proprio lavoro, mai eguale, mai banale, ma così preventiva, così curativa, così abilitativa che mai si era visto prima…
Immaginate, aprite gli occhi, e vedete un libro, tanti libri, e tanti bambini, e tanti genitori che magari non sono tutti nati per leggere ma che certo crescono leggendo.
Buon ventesimo compleanno, Nati per leggere!

NATI PER LEGGERE COMPIE 20 ANNI. 
G. Tamburlini.
Medico e Bambino 2019;38:279-280
https://www.medicoebambino.com/?id=1905_279.pdf

lunedì 15 aprile 2019

La reidratazione per via endovenosa: più problemi che “soluzioni”...?

A volte sembra un riflesso condizionato, quello di “mettere in flebo” il paziente di cui si è deciso il ricovero, senza chiedersi più che tanto se e quanto ve ne sia realmente bisogno. Spesso, infatti, la “flebo” è vista (anche dai genitori) come un primo intervento terapeutico che dà inizio al percorso che porterà alla guarigione, e rappresenta un segnale tangibile che si sta già “facendo qualcosa”. Qualcosa di simile si verifica con il paziente che esce dalla Sala operatoria, che ben difficilmente sfugge all’infusione, nella più o meno espressa convinzione che vi siano chissà quali carenze da compensare o prevenire, anche in pazienti che riprenderanno ad alimentarsi quasi immediatamente. Ancora più disturbante è che spesso queste infusioni, già iniziate con motivazioni deboli, vengono poi a prolungarsi con motivazioni ancora più deboli (“ha mangiato poco”, “ha ancora mal di pancia”, “per tenere la vena”, o anche solo “adesso non ho tempo” ecc).
Ma cosa c’è in queste soluzioni, complessivamente definite “di mantenimento” (con ciò intendendo che si dovrebbero limitare a mantenere lo status quo, senza aggiungere né togliere nulla alla omeostasi del paziente)?

La risposta di Massimo Fontana nell'editoriale sul numero di Marzo di Medico e Bambino ci dice che da oltre 60 anni stiamo quindi infondendo soluzioni ipotoniche. Questa pratica ha però iniziato a essere messa in discussione quando, a partire dagli anni ’90, sono comparse diverse segnalazioni di casi di iponatremia, spesso sintomatica e talora con lesioni neurologiche da edema cerebrale.
Nell'editoriale Vengono discusse le ragioni dell'uso irrazionale delle soluzioni ipotoniche e di cosa fare nella pratica (quali soluzioni usare) nei casi in cui si debba ricorrere alla reidratazione endovena

L'editoriale conclude con un richiamo ad una profonda riflessione rivolta ad un facile cambiamento: "È ovvio che una vera implementazione nella routine quotidiana di tutti i reparti di Pediatria e nei Pronto Soccorso pediatrici richiederà tempo e pazienza, verosimilmente con una fase in cui l’applicazione sarà “a pelle di leopardo”. Ma è arrivato il tempo per farlo anche alla luce della disponibilità in commercio delle soluzioni appena citate. In ogni caso sarebbe importante che le soluzioni ipotoniche non siano più un automatismo ma che vengano quanto meno guardate con sospetto (sapendo che possono essere pericolose) e che l’uso eventuale sia frutto di una scelta esplicita, ma che di fatto è irragionevole".

LA REIDRATAZIONE PER VIA ENDOVENOSA: PIU' PROBLEMI CHE “SOLUZIONI”...? .
M. Fontana .
Medico e Bambino 2019;38:142-144
https://www.medicoebambino.com/?id=1903_142.pdf

domenica 24 marzo 2019

Il Papa nel discorso ai pediatri ricorda le parole del Prof Panizon: “non appoggiare mai la testa su un cuscino finché non avrai fatto tutto il possibile per i bambini "

In un tempo di diseguaglianze nelle cure, siate “promotori” di una sanità solidale e inclusiva. Verso i piccoli pazienti serve una “dedizione incondizionata”, con quel sorriso necessario per dare coraggio e fiducia. È la strada che Papa Francesco indica alla Federazione Italiana Medici Pediatrici, nel discorso consegnato. All’organizzazione sindacale, che sostiene e tutela più di 5mila e 550 pediatri, con un’esperienza di quarant’anni e accreditata anche come “società scientifica” per il suo impegno nella formazione e nella ricerca, il Papa ricorda che vivendo il proprio lavoro con lo stile di “una vera e propria missione”, si dà una testimonianza cristiana.

Promuovere cultura più capace di tutelare salute dei bambini
La Federazione si è distinta per il contributo dato alla nascita del Servizio Sanitario Nazionale e ha realizzato “innumerevoli iniziative” per il miglioramento dei servizi offerti ai cittadini, mantenendo in modo “apartitico” un confronto con le parti. La fascia di cui si occupa è infatti quella “più evolutiva” della vita umana ed esige una conoscenza globale del corpo umano. Serve quindi anche un costante aggiornamento: a questo e anche a “promuovere una cultura più capace di tutelare la salute”, in particolare dei più piccoli, mirano le iniziative messe in campo, come incontri e dibattitti.

No a diseguaglianze nelle cure e attenzione a stili di vita
“Nel nostro tempo dove le tante comodità e gli sviluppi tecnologici e sociali si pagano con un impatto sempre più invasivo sulle dinamiche naturali del corpo umano”, il Papa sottolinea quindi - sempre nel discorso consegnato - come diventi “urgente” attuare un serio programma di educazione alla salute e a stili di vita rispettosi dell’organismo, così che il progresso non vada a scapito della persona.
Possiate sempre operare con serietà e dedizione facendovi promotori di una cultura e di una sanità solidali ed inclusive. Nel nostro tempo, infatti, sempre più spesso la prevenzione e le cure diventano appannaggio di chi gode di un certo tenore di vita, e quindi se lo può permettere. Vi incoraggio ad adoperarvi perché questa diseguaglianza non venga a sommarsi alle tante che già affliggono i più deboli, ma il sistema sanitario assicuri a tutti assistenza e prevenzione, come diritti della persona.

Offrire il sorriso ai bambini
Capacità di ascoltare, comprendere e ispirare fiducia. In una parola l’attenzione alla persona è caratteristica essenziale insieme alla competenza scientifica. Ai genitori che affidano ciò che hanno di più caro, bisogna quindi offrire anche sicurezza dal punto di vista umano. Ai bambini, che con “antenne potenti” sanno captare al volo “se siamo ben disposti o se invece siamo distratti, perché magari vorremmo avere già finito il turno” o “trovare un paziente che strilla di meno”, bisogna offrire il sorriso, a cui nonostante le preoccupazioni “siete anche allenati”, nota il Papa. Il sorriso è infatti “necessario per dare coraggio e aprirsi un varco di fiducia nei più piccoli; e anche le medicine, così, sono più efficaci”.

Gesù e i bambini
Il modello è Gesù “sorgente di vicinanza e di tenerezza”:
Nel trattare con i bimbi, teniamo sempre a mente proprio le parole di Gesù che, in un mondo nel quale erano poco considerati, li indica come modello di chi entra a far parte del Regno di Dio, perché ne comprende i segreti. Ricordiamo anche il suo atteggiamento singolarmente attrattivo verso di loro: sebbene non li chiamasse a sé con inviti o con regali, li richiamava con la forza e la serenità che scaturivano dalla sua persona, così che i bambini andavano a Lui ed Egli li accoglieva.

Panizon: guardare più in là
Si tratta di avere quella “dedizione incondizionata” di cui parlava il dottor Franco Panizon, considerato un padre della pediatria italiana per aver promosso la creazione del Day hospital pediatrico e l'apertura dei reparti di pediatria alle famiglie. 
Bergoglio ha fatto proprie le parole del dottor Franco Panizon, «vostro collega e maestro» che parlava di dedizione incondizionata: «Mai accada di posare il capo sul cuscino, se prima non avrete fatto tutto quello che è in vostro potere per loro!», diceva. Il luminare triestino esortava infatti i colleghi «ad avere una parte, piccola ma importantissima, nello scrivere la cultura e quindi la storia del nostro tempo» e perciò invitava a «guardare “più in là”, cioè oltre la malattia e le contingenze, oltre il momento presente, oltre la propria persona o la propria fatica». «Non pensare solo all’oggi del tuo paziente, ma pensa anche al suo domani», ripeteva spesso, «non pensare solo ai tuoi pazienti, ma pensa anche a tutti i pazienti; non pensare solo ai presenti, ma pensa anche ai lontani e ai futuri». 

Una missione che diventa testimonianza
Vissuta “con questo afflato”, questa professione diventa “una vera e propria missione”, che coinvolge mente e cuore e ben più a fondo delle ore in cui si è al lavoro.
Con questo stile, voi date testimonianza cristiana, perché cercate di praticare i valori evangelici e il vostro senso di appartenenza alla Chiesa; ma anche per l’ampiezza del vostro sguardo, per la capacità di immaginare il contesto sociale e il sistema sanitario più giusti per il futuro, e per il desiderio di porvi a servizio, con umiltà e competenza, di ogni persona che vi è affidata.