lunedì 15 aprile 2019

La reidratazione per via endovenosa: più problemi che “soluzioni”...?

A volte sembra un riflesso condizionato, quello di “mettere in flebo” il paziente di cui si è deciso il ricovero, senza chiedersi più che tanto se e quanto ve ne sia realmente bisogno. Spesso, infatti, la “flebo” è vista (anche dai genitori) come un primo intervento terapeutico che dà inizio al percorso che porterà alla guarigione, e rappresenta un segnale tangibile che si sta già “facendo qualcosa”. Qualcosa di simile si verifica con il paziente che esce dalla Sala operatoria, che ben difficilmente sfugge all’infusione, nella più o meno espressa convinzione che vi siano chissà quali carenze da compensare o prevenire, anche in pazienti che riprenderanno ad alimentarsi quasi immediatamente. Ancora più disturbante è che spesso queste infusioni, già iniziate con motivazioni deboli, vengono poi a prolungarsi con motivazioni ancora più deboli (“ha mangiato poco”, “ha ancora mal di pancia”, “per tenere la vena”, o anche solo “adesso non ho tempo” ecc).
Ma cosa c’è in queste soluzioni, complessivamente definite “di mantenimento” (con ciò intendendo che si dovrebbero limitare a mantenere lo status quo, senza aggiungere né togliere nulla alla omeostasi del paziente)?

La risposta di Massimo Fontana nell'editoriale sul numero di Marzo di Medico e Bambino ci dice che da oltre 60 anni stiamo quindi infondendo soluzioni ipotoniche. Questa pratica ha però iniziato a essere messa in discussione quando, a partire dagli anni ’90, sono comparse diverse segnalazioni di casi di iponatremia, spesso sintomatica e talora con lesioni neurologiche da edema cerebrale.
Nell'editoriale Vengono discusse le ragioni dell'uso irrazionale delle soluzioni ipotoniche e di cosa fare nella pratica (quali soluzioni usare) nei casi in cui si debba ricorrere alla reidratazione endovena

L'editoriale conclude con un richiamo ad una profonda riflessione rivolta ad un facile cambiamento: "È ovvio che una vera implementazione nella routine quotidiana di tutti i reparti di Pediatria e nei Pronto Soccorso pediatrici richiederà tempo e pazienza, verosimilmente con una fase in cui l’applicazione sarà “a pelle di leopardo”. Ma è arrivato il tempo per farlo anche alla luce della disponibilità in commercio delle soluzioni appena citate. In ogni caso sarebbe importante che le soluzioni ipotoniche non siano più un automatismo ma che vengano quanto meno guardate con sospetto (sapendo che possono essere pericolose) e che l’uso eventuale sia frutto di una scelta esplicita, ma che di fatto è irragionevole".

LA REIDRATAZIONE PER VIA ENDOVENOSA: PIU' PROBLEMI CHE “SOLUZIONI”...? .
M. Fontana .
Medico e Bambino 2019;38:142-144
https://www.medicoebambino.com/?id=1903_142.pdf

domenica 24 marzo 2019

Il Papa nel discorso ai pediatri ricorda le parole del Prof Panizon: “non appoggiare mai la testa su un cuscino finché non avrai fatto tutto il possibile per i bambini "

In un tempo di diseguaglianze nelle cure, siate “promotori” di una sanità solidale e inclusiva. Verso i piccoli pazienti serve una “dedizione incondizionata”, con quel sorriso necessario per dare coraggio e fiducia. È la strada che Papa Francesco indica alla Federazione Italiana Medici Pediatrici, nel discorso consegnato. All’organizzazione sindacale, che sostiene e tutela più di 5mila e 550 pediatri, con un’esperienza di quarant’anni e accreditata anche come “società scientifica” per il suo impegno nella formazione e nella ricerca, il Papa ricorda che vivendo il proprio lavoro con lo stile di “una vera e propria missione”, si dà una testimonianza cristiana.

Promuovere cultura più capace di tutelare salute dei bambini
La Federazione si è distinta per il contributo dato alla nascita del Servizio Sanitario Nazionale e ha realizzato “innumerevoli iniziative” per il miglioramento dei servizi offerti ai cittadini, mantenendo in modo “apartitico” un confronto con le parti. La fascia di cui si occupa è infatti quella “più evolutiva” della vita umana ed esige una conoscenza globale del corpo umano. Serve quindi anche un costante aggiornamento: a questo e anche a “promuovere una cultura più capace di tutelare la salute”, in particolare dei più piccoli, mirano le iniziative messe in campo, come incontri e dibattitti.

No a diseguaglianze nelle cure e attenzione a stili di vita
“Nel nostro tempo dove le tante comodità e gli sviluppi tecnologici e sociali si pagano con un impatto sempre più invasivo sulle dinamiche naturali del corpo umano”, il Papa sottolinea quindi - sempre nel discorso consegnato - come diventi “urgente” attuare un serio programma di educazione alla salute e a stili di vita rispettosi dell’organismo, così che il progresso non vada a scapito della persona.
Possiate sempre operare con serietà e dedizione facendovi promotori di una cultura e di una sanità solidali ed inclusive. Nel nostro tempo, infatti, sempre più spesso la prevenzione e le cure diventano appannaggio di chi gode di un certo tenore di vita, e quindi se lo può permettere. Vi incoraggio ad adoperarvi perché questa diseguaglianza non venga a sommarsi alle tante che già affliggono i più deboli, ma il sistema sanitario assicuri a tutti assistenza e prevenzione, come diritti della persona.

Offrire il sorriso ai bambini
Capacità di ascoltare, comprendere e ispirare fiducia. In una parola l’attenzione alla persona è caratteristica essenziale insieme alla competenza scientifica. Ai genitori che affidano ciò che hanno di più caro, bisogna quindi offrire anche sicurezza dal punto di vista umano. Ai bambini, che con “antenne potenti” sanno captare al volo “se siamo ben disposti o se invece siamo distratti, perché magari vorremmo avere già finito il turno” o “trovare un paziente che strilla di meno”, bisogna offrire il sorriso, a cui nonostante le preoccupazioni “siete anche allenati”, nota il Papa. Il sorriso è infatti “necessario per dare coraggio e aprirsi un varco di fiducia nei più piccoli; e anche le medicine, così, sono più efficaci”.

Gesù e i bambini
Il modello è Gesù “sorgente di vicinanza e di tenerezza”:
Nel trattare con i bimbi, teniamo sempre a mente proprio le parole di Gesù che, in un mondo nel quale erano poco considerati, li indica come modello di chi entra a far parte del Regno di Dio, perché ne comprende i segreti. Ricordiamo anche il suo atteggiamento singolarmente attrattivo verso di loro: sebbene non li chiamasse a sé con inviti o con regali, li richiamava con la forza e la serenità che scaturivano dalla sua persona, così che i bambini andavano a Lui ed Egli li accoglieva.

Panizon: guardare più in là
Si tratta di avere quella “dedizione incondizionata” di cui parlava il dottor Franco Panizon, considerato un padre della pediatria italiana per aver promosso la creazione del Day hospital pediatrico e l'apertura dei reparti di pediatria alle famiglie. 
Bergoglio ha fatto proprie le parole del dottor Franco Panizon, «vostro collega e maestro» che parlava di dedizione incondizionata: «Mai accada di posare il capo sul cuscino, se prima non avrete fatto tutto quello che è in vostro potere per loro!», diceva. Il luminare triestino esortava infatti i colleghi «ad avere una parte, piccola ma importantissima, nello scrivere la cultura e quindi la storia del nostro tempo» e perciò invitava a «guardare “più in là”, cioè oltre la malattia e le contingenze, oltre il momento presente, oltre la propria persona o la propria fatica». «Non pensare solo all’oggi del tuo paziente, ma pensa anche al suo domani», ripeteva spesso, «non pensare solo ai tuoi pazienti, ma pensa anche a tutti i pazienti; non pensare solo ai presenti, ma pensa anche ai lontani e ai futuri». 

Una missione che diventa testimonianza
Vissuta “con questo afflato”, questa professione diventa “una vera e propria missione”, che coinvolge mente e cuore e ben più a fondo delle ore in cui si è al lavoro.
Con questo stile, voi date testimonianza cristiana, perché cercate di praticare i valori evangelici e il vostro senso di appartenenza alla Chiesa; ma anche per l’ampiezza del vostro sguardo, per la capacità di immaginare il contesto sociale e il sistema sanitario più giusti per il futuro, e per il desiderio di porvi a servizio, con umiltà e competenza, di ogni persona che vi è affidata.

giovedì 21 marzo 2019

CURE PALLIATIVE PEDIATRICHE E USO DI FARMACI OFF-LABEL

Le cure palliative (CP) mirano a garantire il controllo dei sintomi e la miglior qualità di vita possibile per i pazienti la cui malattia di base, caratterizzata da un’inarrestabile evoluzione e da una prognosi infausta, non risponde più ai trattamenti specifici. L’AIFA e la Società Italiana di CP, nell’ambito del Tavolo di lavoro dedicato, hanno redatto due documenti che raccolgono le evidenze scientifiche disponibili a supporto dell’impiego off-label dei medicinali più frequentemente utilizzati nell’ambito delle CP, sia nella popolazione pediatrica che in quella adulta. L’obiettivo è stato quello di rendere disponibile (ai sensi della Legge 648/96) l’utilizzo di 10 farmaci di uso consolidato in età pediatrica, in assenza di dati derivanti da studi clinici registrativi. Si tratta di un indubbio progresso, sia nel metodo di lavoro che nelle possibilità di utilizzo di tali farmaci nella pratica clinica, che riguarda diversi ambiti assistenziali, da quello ospedaliero a quello domiciliare

CURE PALLIATIVE PEDIATRICHE E USO DI FARMACI OFF-LABEL
L. De Zen, F. Marchetti, E. Barbi, F. Benini. 
Medico e Bambino 2019;38:97-102 https://www.medicoebambino.com/?id=1902_97.pdf
(ad accesso libero)

domenica 10 marzo 2019

Le Giornate di Medico e Bambino 2019

Le Giornate di Medico e Bambino viaggiano per l’Italia, e quest anno approdano a Roma, fatto che già basterebbe da solo a farne una edizione speciale. L'entusiasmo e la passione, la voglia di affrontare in concreto i problemi della pediatria viva e il loro continuo mutare sono quelli di sempre. Ravvivati quest anno dalla bravura, dalla professionalità e dal supporto di idee di chi ci ospita: il professor Alberto Villani, presidente della Società Italiana di Pediatria e i Pediatri del Lazio, che non smettono mai di darci dimostrazione della loro amicizia e della loro voglia di far bene.
Il programma vede coinvolti sia esperti di grande livello che, come di consueto, giovani in formazione specialistica.
Le caratteristiche portanti delle Giornate sono sempre le stesse: un taglio rapido ed essenziale, con presentazioni concise e largo spazio alla discussione. Sia che si tratti di affrontare problemi correnti, sia che si tratti di dibattere di temi complessi che danno spazio al confronto e alla integrazione di culture e professionalità diverse.
Le presentazioni “giovani” e dei pediatri di famiglia ci porteranno poi a discutere su casi concreti: vere e proprie testimonianze della pediatria dei nostri giorni.

Scarica il programma.
Iscriviti al congresso.


lunedì 4 febbraio 2019

La Pediatria sulla Grande Stampa 2018


La letteratura pediatrica, specie quella autorevole, quella sulla “grande stampa”, continua a lanciare messaggi forti che richiamano l’attenzione sul problema degli adolescenti e della loro difficoltà di stare al mondo e del continuo aumento del disagio psico-sociale nel bambino più in generale. Se ne parla sempre di più (e questo è un bene e ci motiva a farcene carico, a considerare tutto questo parte importante e inderogabile del nostro mestiere, a condividere problemi e ricerca delle soluzioni), ma in concreto si agisce poco. E l’adolescente rimane ancora abbandonato a vagare inascoltato e abbandonato in una terra di nessuno: tra una Pediatria che non si getta ancora nella mischia con la buona volontà (l’onestà?) e la consapevolezza che il suo ruolo comporta e la Medicina dell’adulto che ignora: ignora tutto, sul piano scientifico, sul piano assistenziale, sul piano della solidarietà e su quello delle priorità di investimenti. La Pediatria, certo, continua a essere anche il teatro di grandi innovazioni, scoperte, progressi che fanno bene a tutta la Medicina: avanzamenti della ricerca e delle conoscenze sulle basi molecolari delle malattie che anche quest’anno hanno trovato una traduzione inaspettata quanto entusiasmante sul piano delle terapie. Ma poi, nel lavoro di ogni giorno, c’è ancora la pratica delle piccole-grandi cose, dei piccoli grandi casi (spesso indimenticabili). Di cui anche la “grande stampa” non può fare a meno e della cui varietà e peculiarità non ho potuto rinunciare a dare qualche esempio anche sullo speciale di quest’anno. Buona lettura, se ne avete voglia. Con leggerezza, mi raccomando.

a cura di Alessandro Ventura
Professore Emerito di Pediatria, Università di Trieste

Leggi il numero speciale per intero.

venerdì 1 febbraio 2019

Medico e Bambino - Gennaio 2019




Cure palliative e terapia del dolore: rapporto al Parlamento sui dati 2015-2017


Il Ministro ha inviato al Parlamento il Rapporto sullo stato di attuazione della legge n. 38 del 15 marzo 2010 “Disposizioni per garantire l’accesso alle cure palliative e alla terapia del dolore” – 2015-2017. A otto anni dalla pubblicazione della legge 38/2010, il Rapporto descrive lo stato di attuazione della legge, i traguardi raggiunti e le criticità ancora presenti.

Il quadro che ne scaturisce è caratterizzato da luci e ombre: difatti, di fronte ad un miglioramento della qualità e dell’offerta assistenziale per le cure palliative in regime residenziale e domiciliare e allo sviluppo delle reti regionali e locali di cure palliative e di terapia del dolore, persistono forti disomogeneità regionali sulle caratteristiche e sulla tipologia dell’assistenza offerta nei vari setting assistenziali.

In cifre
Nel triennio dal 2015 al 2017, il numero di hospice sul territorio nazionale ha raggiunto il totale di 240 strutture (erano 231 nel 2014) mentre il numero dei posti letto risulta di 2.777 (226 posti letto in più rispetto al 2014).
A livello nazionale, nell’anno 2017, risulta una carenza di 244 posti letto in hospice ma, come sempre, la situazione appare fortemente disomogenea, con Regioni in surplus (Lombardia, Emilia Romagna, Lazio) e Regioni in grave deficit (Piemonte, Toscana, Campania, Sicilia).
A distanza di circa 20 anni dalla legge n. 39/1999, che ha stanziato 206 milioni di euro per la costruzione degli hospice e l’organizzazione delle reti assistenziali, risulta utilizzato dalle Regioni il 94 per cento delle risorse.
Nel triennio dal 2015 al 2017, l’andamento percentuale della durata dei tempi di attesa tra la ricezione della ricetta del medico curante e la presa in carico del paziente in hospice conferma percentuali elevate di ricoveri con tempi di attesa inferiori ai 2 giorni, seguite da quelle dei ricoveri con tempi di attesa da 4 a 7 giorni.
Nel 2017, il numero totale di pazienti assistiti a domicilio ha raggiunto le 40.849 unità. Rispetto all’anno 2014 si registra un aumento del numero totale di pazienti assistiti pari al 32,19% per un totale di 326 mila giornate di cure palliative erogate a domicilio. Nonostante l’incremento rilevante, il numero di giornate di cure palliative erogate a domicilio resta assai distante dallo standard individuato dal DM n. 43 del 2007.
Ad oggi, l’unica informazione significativa sulla terapia del dolore attiene al consumo territoriale di farmaci oppioidi, che ammonta nel 2017 a più di 16 miliardi di dosi, 1,6% in più rispetto al 2016.

Traguardi
I principali traguardi raggiunti in questi anni sono:

- la definizione degli adempimenti regionali per l’accreditamento delle strutture sanitarie di cure palliative (Intesa Stato-Regioni del 15 febbraio 2015);
- il riconoscimento dell’esperienza triennale in cure palliative per i medici non in possesso di specializzazione, ai fini della certificazione professionale (decreto ministeriale del 4 giugno 2015), e l’aggiornamento dei LEA per quanto concerne le cure palliative, descritte nei diversi setting assistenziali (domicilio, hospice, ospedale) in cinque diversi articoli del DPCM 12 gennaio 2017 di aggiornamento dei Livelli Essenziali di Assistenza (LEA).

Criticità
Le criticità evidenziate nel rapporto riguardano lo sviluppo ancora molto disomogeneo delle reti locali di cure palliative e l’adozione di modelli organizzativi e percorsi assistenziali di presa in carico del paziente difformi tra le diverse Regioni; anche l’offerta formativa in cure palliative per gli operatori sanitari è ancora insufficiente e particolarmente critica risulta la situazione delle Reti di cure palliative e terapia del dolore pediatriche.

Consulta il Rapporto per esteso
(data Pubblicazione 31 Gennaio)


lunedì 28 gennaio 2019

I MEDICI SI UNISCONO ALL'APPELLO DEI GIUDICI: "RISCOPRIAMO LA PIETA'"


Filippo Anelli, presidente della Federazione nazionale degli Ordini dei Medici Chirurghi e Odontoiatri (Fnomceo), ha voluto lanciare un messaggio forte al Governo, ai Medici e a tutti i cittadini.

“Oggi è la Giornata della Memoria, nella quale la nostra Repubblica ci invita alla riflessione ‘su quanto è accaduto al popolo ebraico e ai deportati militari e politici italiani nei campi nazisti, in modo da conservare nel futuro dell'Italia la memoria di un tragico ed oscuro periodo della storia nel nostro Paese e in Europa, e affinché simili eventi non possano mai più accadere’. ‘Meditate che questo è accaduto’, ci ammoniva Primo Levi. E potrebbe succedere ancora, se dimentichiamo”, ha detto Anelli.

“Se dimentichiamo la storia; se dimentichiamo di essere umani, nella doppia accezione del termine, che indica insieme la natura di portatori di diritti, di razionalità, di libertà, di sentimenti, e di esseri limitati. Erano uomini i deportati nei campi di concentramento, erano uomini i decisori responsabili dello sterminio; erano uomini tutti coloro che non fecero nulla per impedirlo, perché non ne avevano le possibilità, per indifferenza, per inconsapevolezza, per la ‘banalità del male’", ha proseguito il presidente della Fnomceo
“Noi oggi siamo qui a parlare come uomini, come medici, come custodi di quei diritti che la nostra Costituzione indica come fondamentali, che il nostro Codice di Deontologia e la Legge istitutiva del nostro Servizio Sanitario nazionale tutelano. Diritti che non sono solo dei cittadini italiani. Diritti che sono stati riconosciuti e dichiarati ‘universali’ e ‘umani’ due anni dopo l’apertura dei cancelli di Auschwitz, che oggi siamo qui a ricordare", ha aggiunto.

“Ieri, aprendo l’anno giudiziario, il Procuratore Generale di Torino, Francesco Saluzzo, riferendosi ai migranti, ha affermato che ‘la pietà è morta, almeno quella declinata nel suo senso laico’. Ci uniamo al suo richiamo, a quello a non dimenticare del Presidente della stessa Corte d’Appello, Edoardo Barelli Innocenti, a quello dei 60 giudici dell’Emilia Romagna che hanno sottoscritto un testo che richiama le parole di Don Ciotti, “dobbiamo insorgere quando vengono violati i più elementari diritti umani (...) Il primo grande naufragio è quello delle nostre coscienze”, ha detto ancora Anelli.
“Come medici, come cittadini, come persone dobbiamo riscoprire la pietà: una pietà che non è pietismo, una compassione che, lungi da ogni accezione di superiorità, di paternalismo o persino di disprezzo, significa riconoscere nell’altro la comune natura umana, il comune sentire, i comuni diritti. Una pietà che è fondamento stesso della cura, di quei doveri del medico alla ‘tutela della vita, della salute psico-fisica, al trattamento del dolore e al sollievo della sofferenza, nel rispetto della libertà e della dignità della persona, senza discriminazione alcuna, quali che siano le condizioni istituzionali o sociali nelle quali opera’, che affondano le loro radici nel diritto a esercitare la professione in autonomia e indipendenza”, ha sottolineato il presidnete della Fnomceo.

“Come Rappresentanti di un Ente sussidiario dello Stato, non possiamo infine esimerci dal rilanciare tale appello al nostro Governo. Le politiche per la sicurezza dei cittadini sono giuste e sacrosante, così come quelle volte a combattere chi lucra sulla disperazione, come scafisti, schiavisti, trafficanti di uomini, e così come necessarie e urgenti sono politiche che, a livello europeo, regolino l’accoglienza ai migranti. Queste politiche, però, non possono non tener conto di quei principi di umanità, di dignità e libertà che riconoscono l’altro come persona. Un Governo che tiene conto di questi principi, lungi dall’essere un Governo debole, è un Governo forte è giusto, in grado di riconoscere in ogni persona, prima ancora che un suo cittadino, un uomo”.

27 Gennaio 2019

mercoledì 23 gennaio 2019

INDICE GENERALE DI MEDICO E BAMBINO 2018

Sul numero di dicembre di Medico e Bambino è stato pubblicato l'indice completo relativo a tutti i contributi pubblicati nel 2018 sia della rivista cartacea che di Medico e Bambino pagine elettroniche.

L'accesso all'indice completo è libero per tutti i lettori, per una facile consultazione e per una visione complessiva dell'annata ricca di contributi e contenuti molto interessanti.

INDICE GENERALE 2018. (accesso libero)
Medico e Bambino 2018;37:669-677
https://www.medicoebambino.com/?id=1810_669.pdf


mercoledì 2 gennaio 2019

I PEDIATRI ITALIANI E LA SICUREZZA DI ASSISTERE I BAMBINI CHE HANNO BISOGNO DI CURE

"Non si può garantire sicurezza alle popolazioni se non se ne rispettano i diritti umani: per essere più sicuro il mondo ha bisogno di equità e di libertà".
Sergio Mattarella, Presidente della Repubblica, 17.12.2018

"Una parte non piccola, diciamo la gran parte, di questi bambini e di queste donne li abbiamo incontrati, negli ambulatori, nei servizi di Pronto Soccorso, negli ospedali, nei luoghi di accoglienza e di servizio".

L’INSENSATA VERGOGNA DEL DECRETO SICUREZZA.
G. Tamburlini.
Medico e Bambino 2018;37:619-621 
https://www.medicoebambino.com/?id=1810_619.pdf

IL DECRETO SICUREZZA PRODURRA' INSICUREZZA E E RISCHI PER LA SALUTE
Maurizio Marceca
Pediatra, n 11 Novembre 2018


martedì 3 luglio 2018

Atlante Dermatologico Pediatrico Alfabetico 2018

E' stato pubblicata on line la seconda edizione dell'Atlante dermatologico pediatrico alfabetico 2018 di Medico e Bambino.
Fabrizio Fusco e Daniela Sambugaro hanno raccolto per Medico e Bambino, in ordine alfabetico, tutte le pubblicazioni riguardanti la dermatologia apparse sulla rivista.
Si tratta di un atlante in progress perché verrà aggiornato ogni volta che la rivista pubblicherà qualcosa di nuovo su questo argomento.
L'atlante è consultabile gratuitamente dagli utenti abbonati previa registrazione al sito.

Sperando di avervi fatto cosa gradita e ringraziando i curatori vi auguriamo una piacevole consultazione.


Medico e Bambino

martedì 26 giugno 2018

Medico e Bambino vince il premio "Le Eccellenze dell'Informazione Scientifica e la Centralità del Paziente"


Con il progetto dal titolo "L'etica delle responsabilità" la rivista "Medico e Bambino" –si è aggiudicata il primo premio tra i
progetti digitali della seconda edizione di "Le Eccellenze dell'Informazione Scientifica e la Centralità del Paziente", evento patrocinato dalla Federazione Ordine dei Medici e Odontoiatri (FNOMCeO) e da FareRete onlus.
Il premio mira al riconoscimento della qualità dei progetti di informazione scientifica valorizzando quelli che hanno generato un reale beneficio per la salute dei cittadini e un decisivo progresso verso l'affermazione della centralità del paziente.
"La principale caratteristica del Premio è stata quella di valorizzare i progetti che hanno generato un reale beneficio per la salute dei cittadini e un decisivo progresso verso l'affermazione della centralità del paziente, affidando la scelta delle eccellenze ai medici che sono i reali fruitori dei messaggi informativi. L'informazione medico scientifica ha come finalità ultima il trasferimento al medico di conoscenze certe, trasversali e puntuali necessarie per la cura dei propri pazienti; in questo modo si connota di una decisa valenza sociale – in quanto favorisce la salute dei cittadini – fino ad avere un impatto positivo sulla sostenibilità del Sistema Sanitario Nazionale".


sabato 26 maggio 2018

Le cure per lo sviluppo infantile precoce


un documento OMS/UNICEF, 24 maggio 2018

“Se cambiamo l’inizio della storia, cambiamo tutta la storia”. Così esordisce “Le cure per lo sviluppo infantile precoce”, il documento presentato il 23 maggio a Ginevra, frutto del lavoro di un gruppo internazionale di esperti  e di una vasta consultazione con governi, centri di ricerca e organizzazioni internazionali e coordinato dal Dipartimento per le cure a donne e bambini dell’Organizzazione Mondiale della Sanità.

IL DOCUMENTO 
“Le cure per lo sviluppo infantile precoce” è un corposo documento di oltre 40 pagine che invita e sprona i governi, la società civile, il settore privato e i diversi servizi pubblici, da quello educativo a quello sanitario e delle politiche sociali, a lavorare assieme per assicurare “a tutti i bambini e le bambine la migliore partenza possibile nella vita”.
Investire nell’infanzia infatti è uno dei migliori investimenti che un paese può fare per promuovere una prosperità condivisa, creare il capitale umano, far crescere l’economia e combattere la povertà e le diseguaglianze. Il documento si basa sui più recenti risultati della ricerca nei campi delle neuroscienze, della psicologia dello sviluppo e dell’economia che dimostrano quanto e come gli investimenti nei servizi per l’infanzia e per il sostegno ai genitori assicurano un ritorno economico di almeno dieci volte nel giro di pochi anni. Questo perché nei primi due tre anni di vita vengono costruite le fondamenta neurobiologiche delle competenze cognitive, emotive e sociali del bambino, con implicazioni che durano per tutto il corso della vita.
Nel documento sono elencate le politiche che possono sostenere e aiutare le famiglie, soprattutto quelle che si trovano in condizioni di svantaggio economico, culturale e sociale, a “nutrire le menti” dei loro bambini e descritte precise raccomandazioni a tutti i settori della società: ai Governi, ai Parlamenti, agli amministratori, per coordinare gli sforzi e garantire risorse adeguate, alla società civile per impegnarsi nelle rispettive comunità a supporto delle famiglie più svantaggiate, ai centri accademici e di ricerca per definire gli interventi più efficaci e integrare queste conoscenze nella formazione di tutti gli operatori che lavorano con bambini e genitori, al settore privato per contribuire agli investimenti in questa direzione e garantire il diritto dei propri dipendenti al congedo di maternità e paternità.

Tra gli autori del documento anche Giorgio Tamburlini, unico rappresentante italiano, pediatra e presidente del Centro per la Salute del Bambino, impegnato da molti anni, a livello nazionale e internazionale, in progetti di intervento precoce a sostegno dello sviluppo del bambino e delle famiglie, tra i quali i ben noti Nati per Leggere e Nati per la Musica – sviluppati in collaborazione con l’Associazione Culturale Pediatri e l’Associazione Italiana Biblioteche.
“La consapevolezza dell’importanza di investire nei primi anni, sia in servizi educativi che in politiche e interventi di diretto sostegno alle famiglie, è aumentata molto in questi ultimi anni anche in Italia” afferma Tamburlini. “Ne sono testimonianza il Piano Nazionale per l’Infanzia e l’Adolescenza approvato nel 2016,  gli interventi a sostegno delle famiglie povere con bambini introdotti nelle ultime leggi finanziarie, gli sforzi di molte amministrazioni regionali e  comunali, l’istituzione del Fondo per il contrasto alla povertà educativa minorile, che ha consentito alle Fondazioni bancarie, sulla base di un meccanismo di defiscalizzazione inserito nella finanziaria 2015, di creare un fondo capace, con il coordinamento della Impresa Sociale Con i Bambini, di sostenere decine di progetti” riflette il pediatra.
“Un’altra interessante testimonianza della crescente consapevolezza dell’importanza di investire precocemente su infanzia e genitorialità è l’impegno di grandi gruppi privati. Il gruppo Generali, ad esempio, attraverso la sua nuova iniziativa globale a favore delle comunità più svantaggiate “The Human Safety Net” ha scelto anche di sostenere interventi per le famiglie più vulnerabili con bambini in fascia d’età 0-6 nei Paesi in cui il Gruppo opera. Tutti questi contributi, sia quelli pubblici che quelli privati, raggiungeranno il loro scopo solo se le comunità locali sapranno attivarsi a sostegno di se stesse, facendo sì che i semi possano germogliare e crescere poi autonomamente” conclude Tamburlini.

Il documento sarà reso disponibile in italiano a cura del Centro per la Salute del Bambino,

Versione inglese del documento:  http://nurturing-care.org/

domenica 8 aprile 2018

7 aprile - Giornata mondiale della salute

La copertura sanitaria universale (Universal health coverage, UHC) consiste nell'assicurare a tutte le persone di ottenere servizi sanitari di qualità, dove e quando ne hanno bisogno, senza subire difficoltà finanziarie.
Nessuno dovrebbe scegliere tra buona salute e altre necessità di vita.

L'UHC è la chiave per la salute e il benessere delle persone e delle nazioni.

UHC è fattibile. Alcuni paesi hanno fatto grandi progressi. La loro sfida è mantenere la copertura per soddisfare le aspettative della gente.
Tutti i paesi possono affrontare l'UHC in diversi modi: non esiste una misura adatta a tutti. Ma ogni paese può fare qualcosa per far avanzare l'UHC.
Rendere i servizi sanitari veramente universali richiede un passaggio dalla progettazione di sistemi sanitari intorno a malattie e istituzioni verso servizi sanitari progettati intorno e per le persone.
Tutti possono partecipare al percorso di UHC, prendendo parte a una conversazione dell'UHC.
Troppe persone stanno attualmente perdendo la copertura sanitaria

"Universale" in UHC significa "per tutti", senza discriminazione, senza lasciare indietro nessuno. Tutti, ovunque, hanno il diritto di beneficiare dei servizi sanitari di cui hanno bisogno senza cadere nella povertà quando li usano.

Ecco alcuni fatti e cifre sullo stato dell'UHC oggi:

- Almeno metà della popolazione mondiale non è attualmente in grado di ottenere servizi sanitari essenziali.
- Quasi 100 milioni di persone vengono spinte verso la povertà estrema, costrette a sopravvivere solo per $ 1,90 o meno al giorno, perché devono pagare i servizi sanitari con le proprie tasche.
- Oltre 800 milioni di persone (quasi il 12% della popolazione mondiale) spendono almeno il 10% dei loro bilanci familiari per le spese sanitarie per se stessi, un bambino malato o un altro membro della famiglia. Essi sostengono le cosiddette "spese catastrofiche".
- Incorrere in spese catastrofiche per l'assistenza sanitaria è un problema globale. Nei paesi più ricchi dell'Europa, dell'America Latina e in alcune parti dell'Asia, che hanno raggiunto livelli elevati di accesso ai servizi sanitari, un numero crescente di persone spende almeno il 10% del proprio bilancio familiare per spese sanitarie.

Che cos'è l'UHC

UHC significa che tutte le persone e le comunità ricevono i servizi sanitari di cui hanno bisogno senza subire difficoltà finanziarie.
UHC consente a tutti di accedere ai servizi che affrontano le cause più importanti di malattia e morte e garantisce che la qualità di tali servizi sia sufficiente per migliorare la salute delle persone che li ricevono.

Cosa non è l'UHC 

UHC non significa copertura gratuita per tutti i possibili interventi sanitari, indipendentemente dal costo, in quanto nessun paese può fornire tutti i servizi gratuitamente su base sostenibile.
UHC non si occupa solo di garantire un pacchetto minimo di servizi sanitari, ma anche di garantire una progressiva espansione della copertura dei servizi sanitari e della protezione finanziaria man mano che si rendono disponibili più risorse.
L'UHC non riguarda solo le cure mediche per gli individui, ma include anche servizi per intere popolazioni come campagne di salute pubblica - ad esempio l'aggiunta di fluoro all'acqua o il controllo dei siti di riproduzione di zanzare che trasportano virus che possono causare malattie.
L'UHC non riguarda solo l'assistenza sanitaria e il finanziamento del sistema sanitario di un paese. Comprende tutti i componenti del sistema sanitario: sistemi e fornitori di servizi sanitari che forniscono servizi sanitari a persone, strutture sanitarie e reti di comunicazione, tecnologie sanitarie, sistemi informatici, meccanismi di garanzia della qualità e governance e legislazione

mercoledì 21 marzo 2018

Cure palliative: i farmaci di uso consolidato off-label nelle popolazioni pediatrica e adulta

Due documenti di Aifa e Sicp che raccolgono le evidenze scientifiche disponibili a supporto dell’impiego off-label dei medicinali più frequentemente utilizzati nell’ambito delle cure palliative, nelle popolazioni pediatrica e adulta.

L’Agenzia Italiana del Farmaco e la Società Italiana di Cure Palliative (Sicp), nell’ambito del tavolo di lavoro dedicato alle cure palliative, hanno redatto due documenti che raccolgono le evidenze scientifiche disponibili a supporto dell’impiego off-label dei medicinali più frequentemente utilizzati nell’ambito delle cure palliative, rispettivamente nelle popolazioni pediatrica e adulta. “L’obiettivo” spiega l’Aifa “è attestare l’uso off-label consolidato di tali farmaci e proporne il loro utilizzo ai sensi della legge 648/96, in assenza di dati derivanti dai relativi studi clinici registrativi. Ad oggi, infatti, i trattamenti farmacologici palliativi, pur essendo basati su pratiche consolidate e specifiche linee guida, sono spesso impiegati nella pratica clinica in modo off-label, ovvero in maniera non conforme (per indicazione e/o via di somministrazione, posologia e formulazione) alle indicazioni autorizzate dalle agenzie regolatorie. Ciò è dovuto principalmente alla complessità di condurre studi randomizzati controllati in popolazioni fragili, quali adulti e bambini, nella fase terminale della vita, che comporta quindi la mancata registrazione di indicazioni in ambito palliativo.
Pertanto, in alcuni casi, in assenza di alternative autorizzate, l’impiego off-label di medicinali rappresenta per il clinico l’unica possibilità terapeutica di trattare il proprio paziente. I documenti pubblicati contengono una lista di possibili farmaci da impiegare ai sensi della Legge 648/96: nello specifico si tratta di 10 farmaci impiegati off-label routinariamente nelle cure palliative in età pediatrica e di 8 utilizzati con le stesse finalità nell’adulto. Per ciascun principio attivo individuato” aggiunge l’Agenzia “è stata formalizzata una scheda in cui è indicata la specifica indicazione di richiesta di autorizzazione nella pratica clinica, il razionale e le evidenze a supporto della richiesta (con l’abstract dei singoli lavori) ed eventuali note aggiuntive”.


FARMACI OFF-LABEL IN CURE PALLIATIVE (CP) PER LA POPOLAZIONE PEDIATRICA (http://www.aifa.gov.it/sites/default/files/OffLabel_pediatrica.pdf)

Vedi anche:

Il sito dell'AIFA







domenica 4 marzo 2018

Con la dieta vegana rischio di danni neurologici al feto


In Italia è stato recentemente segnalato un allarmante, sensibile incremento dei casi di deficit materno di vitamina B12, una malattia rara che può comportare danni neurologici anche molto gravi per il bambino. Nel 2016, infatti, i casi di questa patologia, identificati attraverso lo screening neonatale esteso, sono cresciuti di tre volte rispetto al 2015 (da 42 a 126). Tra le cause di questo incremento c’è proprio la sempre maggior diffusione di diete vegetariane e vegane, che molte donne decidono di non sospendere nemmeno quando si trovano in stato di gravidanza.

Triplicati in due anni i casi di deficit di vitamina B12 in gravidanza con il rischio di danni neurologici permanenti per il neonato: dieta vegana e vegetariana tra le cause. L’allarme arriva dagli esperti dell’ ospedale Bambino Gesù di Roma e dell’ospedale Meyer di Firenze che hanno individuato, attraverso lo screening neonatale esteso, negli errati regimi alimentari della madri uno dei motivi del deficit dell’importante vitamina. Si è passati, spiegano gli esperti, dai 42 casi del 2015 ai 126 del 2016.

I numeri in assoluto sono bassi, spiegano gli specialisti, perché siamo di fronte a una malattia rara, ma “è la crescita a destare allarme”. I dati dei rapporti tecnici Simmesn (Società Italiana per lo studio delle Malattie Metaboliche Ereditarie e lo Screening Neonatale) sono inquietanti. “La vitamina B12, o cobalamina, è contenuta negli alimenti di origine animale, ha un importante ruolo nello sviluppo del sistema nervoso centrale e il suo fabbisogno aumenta in gravidanza. Se la madre non ne assume abbastanza, o peggio non ne assume affatto, può creare al neonato danni neurologici già in utero, che proseguono e peggiorano nei mesi successivi, con l’allattamento”, spiega Carlo Dionisi Vici, responsabile dell’Unità Operativa Complessa di Patologia Metabolica dell’ospedale Bambino Gesù di Roma.
 
“Per un corretto sviluppo del bimbo, le diete latto-ovo-vegetariane e vegane sono inadeguate, soprattutto considerando l’ambito neurologico, psicologico e quello motorio”, spiega il relatore Andrea Vania, Professore di Nutrizione Pediatrica all’Università La Sapienza di Roma. Fin dai primi mesi di vita, precisano gli specialisti, la scelta migliore è quella che prevede il consumo prevalente di alimenti vegetali, ma anche l’uso, seppur limitato, di prodotti animali. Latte, uova e alimenti ricchi di vitamina B12, ferro e omega 3, devono trovare posto in tavola.

“Il deficit materno di vitamina B12 oggi colpisce circa 1 neonato su 4.000, conta quindi più di 100 casi l’anno in Italia, che non sono affatto pochi – aggiunge – questa condizione si riscontra nei figli degli immigrati provenienti da Paesi come il Pakistan, il Bangladesh o l’India, che per tradizione hanno una dieta prevalentemente vegetariana. Quello che sempre più frequentemente stiamo osservando è la scelta di molte donne italiane di seguire la dieta vegana anche in gravidanza, senza mettere in conto i pericoli che fanno correre ai loro bambini”.

Sull’argomento interviene anche Giancarlo la Marca, presidente Simmesn e direttore del Laboratorio Screening Neonatale Allargato dell’Azienda Ospedaliero-Universitaria Meyer di Firenze: “I mezzi di comunicazione e quelli istituzionali dovrebbero segnalare subito e con forza la pericolosità di una dieta vegetariana o vegana in gravidanza. Le madri carenti di questa vitamina nella loro alimentazione, devono assumere degli integratori durante la gravidanza e l’allattamento, perché i loro figli sono gravemente a rischio di malattia”. Il direttore dell’Osservatorio Malattie Rare, Ilaria Ciancaleoni Bartoli commenta che “trattandosi di una malattia molto grave, ma in molti casi anche facilmente evitabile, fare corretta informazione diventa un dovere etico che spetta a medici, media e istituzioni: una campagna di informazione seria e condivisa potrebbe salvare molte vite”.


venerdì 9 febbraio 2018

La Pediatria sulla "Grande Stampa" 2017



Poche, ma grandi, novità. O meglio, prospettive che si aprono (grazie al crescere del sapere, alla comprensione dei meccanismi molecolari, alla manipolazione dei geni, alla capacità di produrre in vitro molecole ad altissima specificità funzionale) nella cura di malattie terribili come l'atrofia muscolare spinale, l'adrenoleucodistrofia, l'anemia falciforme, l'emofilia A, e nella prevenzione di sindromi caratterizzate, come la VACTERL, da malformazioni multiorgano (cuore, osso, rene). Non è più una novità, invece, la nostra difficoltà a far fronte alla patologia caratterizzata dal disagio psico-relazionale, soprattutto per quanto riguarda gli adolescenti: e anche quest'anno sono molto numerosi i contributi che ci richiamano all'epidemia dei "più matti che malati" e all'importanza (all'urgenza) di saperne di più e di saper fare meglio, senza delegare. Eppoi, tra tanti altri contributi che mi sono sembrati interessanti e meritevoli di essere recensiti (e qualche bufala smascherata), ci sono tanti casi: semplici, curiosi, più o meno rari. Ma che, proprio perché sono usciti sulla grande stampa rappresentano un'occasione imperdibile per un rapido e facile aggiornamento. E anche per rilassarci un po' nella lettura.

a cura di Alessandro Ventura
Clinica Pediatrica, IRCCS Burlo Garofolo, Università di Trieste


Leggi il numero speciale per intero.

mercoledì 7 febbraio 2018

Pediatria dei nostri giorni: il bambino-adolescente con disagio psico-relazionale

Il numero di gennaio 2018 di Medico e Bambino è dedicato al bambino-adolescente con disagio psico-relazionale mascherato da un sintomo fisico. Si tratta in particolare del bambino disfunzionale, del bambino un po’ ansioso o depresso, del bambino i cui sintomi sono inventati, esagerati, a volte manipolati dai genitori, ma comunque divenuti ingestibili e senza che vi sia una patologia organica che li giustifichi. Nel suo complesso, non si tratta di un problema raro: si tratta anzi di un problema pervasivo della Pediatria dei nostri tempi. Con una prevalenza stimata che oscilla tra il 10% e il 30% dei bambini che vengono portati a osservazione medica: nell’ambulatorio del pediatra di famiglia come in Pronto Soccorso o anche in un reparto ospedaliero. Si tratta di un problema emergente e grave che va reinterpretato dai pediatri rifuggendo dalla logica e dalla prassi del limitarsi a escludere una patologia organica o di una automatica delega ad altri specialisti.

Leggi la presentazione del numero. (free)   

giovedì 1 febbraio 2018

ANNA FRANK, LA SHOAH E LA MEMORIA SENZA MEMORIA

Raffaella Mormile
UOC di Pediatria e Neonatologia – PO Moscati – Aversa

Il 27 gennaio è stato il giorno della Memoria. Tale ricorrenza è stata istituita in Italia per dare legittimo tributo al ricordo delle vittime  della Shoah come monito per le generazioni di ogni tempo. La Shoah definisce nella sua interezza il genocidio degli ebrei d’Europa da parte della Germania nazista di Hitler. E’ stata scelta tale data perché il 27 gennaio del 1945 le  truppe dell’Armata Rossa liberarono il campo di sterminio di Auschwitz- Birkenau rivelando al mondo intero il più atroce sterminio che la storia dell’umanità abbia mai conosciuto. L’Olocausto del Popolo Ebraico si consumò dal 30 gennaio del 1933, quando Hitler salì al potere,  sino alla fine della guerra in Europa avvenuta l’8 maggio del 1945.  Milioni di Ebrei furono sterminati dalla ferocia nazista. Circa due milioni di Bambini Ebrei furono crudelmente uccisi, nella gran parte dei casi dopo essere stati utilizzati come cavie in cruenti esperimenti finalizzati alla selezione della pura razza ariana. Una delle vittime dell’Olocausto del Popolo Ebraico è stata Annelies Marie Frank detta Anne, che il mondo intero conosce per il suo Dario che rappresenta una delle testimonianze più suggestive della Shoah e della ferocia nazista. Anne nacque a Francoforte sul Meno nel 1929, da Genitori di Origine Ebraica. Nel 1933  la famiglia Frank  si trasferì ad Amsterdam a causa della politica antisemita di Hitler che iniziava a fare sempre più proseliti. E quando anche  l’Olanda fu occupata dai nazisti, la famiglia Frank nel tentativo di sfuggire ai continui rastrellamenti da parte dei nazisti, si nascose in un alloggio segreto ubicato nel retro della fabbrica di loro proprietà. Qui, Anne prosegue la stesura del Diario, ricevuto in regalo per il suo tredicesimo compleanno. Il Diario è di fatto un epistolario indirizzato ad un’amica immaginaria di nome Kitty.  In ogni pagina del diario Anne narra la difficile vita di ogni giorno con tutte le emozioni che la sua condizione di clandestina forzata  poteva suscitare nel suo animo di adolescente, fortemente provato da una guerra e da una persecuzione senza senso ma sempre  proteso alla vita in ogni sua sfaccettatura.  Purtroppo nel 1944  il Gruppo fu arrestato a seguito di una soffiata e condotto ad Auschwitz. Anne e la sorella furono deportate nel campo di concentramento di Bergen-Belsen, dove morirono  tra il febbraio e il marzo del 1945 presumibilmente nel corso di una epidemia di tifo. Ma Anne Frank continua a vivere e a parlare al cuore del mondo intero con il suo Diario che nel 2009 l’Unesco ha inserito nel Registro della Memoria del Mondo come patrimonio dell’Umanità. Nel 1938 anche in Italia  furono istituite  le Leggi razziali contro la Popolazione Ebraica e furono aperti il campo di concentramento di Fossoli e il campo di sterminio della Risiera di San Sabba. Il 16 ottobre del 1943 Roma si svegliò all’alba con l’orrore del rastrellamento del Ghetto dove erano stati isolati ed identificati i numerosi Membri della Comunità Ebraica Romana a seguito della promulgazione delle Leggi razziali.  Furono rastrellate  1024 Creature Innocenti, di cui oltre 200 Bambini, per essere deportate nel campo di concentramento di Auschwitz. Di queste Creature,  solo 16 hanno fatto ritorno a casa.   
Eppure proprio a Roma la Memoria della Shoah sembra non trovare Memoria. Recentemente il volto di Anne Frank è finito allo stadio in un fotomontaggio utilizzato nelle schermaglie tra opposte tifoserie. E ciò ha suscitato tanta amarezza sebbene tanti abbiano condannato tale deprecabile gesto. E ciò perché gli esecutori materiali di tale condotta, non solo hanno mostrato di non aver imparato nulla dalla Storia  ma che anche nulla  hanno avuto da riflettere dal leggere le targhe commemorative poste a doveroso ricordo lungo la strada del Portico d'Ottavia, scenario della persecuzione e della deportazione della Comunità Ebraica di Roma da parte dei nazisti. Ed in tal contesto, è desolante constatare che tanti giovani dei nostri giorni ostentino la svastica di Hitler nell’ottica della banalità del male delineata dalla Arendt. Dissacrare Anne Frank significa dissacrare la Shoah e con Essa la sacralità incondizionata della vita che è inviolabile in ogni uomo nella sua totalità di origini, religione, costumi, tradizioni. 
E anche noi pediatri non possiamo esimerci dall’insegnare ai giovani il messaggio senza tempo tracciato dalla Shoah la cui Memoria andrebbe rinnovata ogni giorno affinché mai più si dia spazio ai persecutori e voce ad assurde ideologie di morte nella condanna più totale dell’abominio delle Leggi razziali. E siano i giovani i depositari della Memoria della Shoah affinché ogni giorno si impegnino a costruire un mondo migliore senza più vittime di iniquità in ogni sua espressione, in una Memoria che diventi il cardine di ogni esistenza.  

mercoledì 3 gennaio 2018

INDICE GENERALE DI MEDICO E BAMBINO 2017

Sul numero di dicembre di Medico e Bambino è stato pubblicato l'indice completo relativo a tutti i contributi pubblicati nel 2017 sia della rivista cartacea che delle pagine elettroniche.

L'accesso all'indice completo è libero per tutti i lettori, per una facile consultazione e per una visione complessiva dell'annata ricca di contributi e contenuti molto interessanti.

INDICE GENERALE 2017. (accesso libero)
Medico e Bambino 2017;36:669-677
https://www.medicoebambino.com/?id=1710_669.pdf

sabato 25 novembre 2017

Stagione influenzale 2017-2018: categorie per le quali la vaccinazione stagionale è raccomandata


1. Soggetti di età pari o superiore a 65 anni

2. Bambini di età superiore ai 6 mesi, ragazzi e adulti fino a 65 anni di età affetti da patologie che aumentano il rischio di complicanze da influenza

- malattie croniche a carico dell'apparato respiratorio (inclusa l’asma grave, la displasia broncopolmonare, la fibrosi cistica e la broncopatia cronico ostruttiva-BPCO)
- malattie dell’apparato cardio-circolatorio, comprese le cardiopatie congenite e acquisite
- diabete mellito e altre malattie metaboliche (inclusi gli obesi con BMI >30)
- insufficienza renale/surrenale cronica
- malattie degli organi emopoietici ed emoglobinopatie
- tumori
- malattie congenite o acquisite che comportino carente produzione di anticorpi, immunosoppressione indotta da farmaci o da HIV
- malattie infiammatorie croniche e sindromi da malassorbimento intestinali
- patologie per le quali sono programmati importanti interventi chirurgici
- patologie associate a un aumentato rischio di aspirazione delle secrezioni respiratorie (ad es. malattie neuromuscolari)
- epatopatie croniche.

3. Bambini e adolescenti in trattamento a lungo termine con acido acetilsalicilico, a rischio di Sindrome di Reye in caso di infezione influenzale.

4. Donne che all’inizio della stagione epidemica si trovino nel secondo e terzo trimestre di gravidanza.

5. Individui di qualunque età ricoverati presso strutture per lungodegenti.

6. Medici e personale sanitario di assistenza.

7. Familiari e contatti di soggetti ad alto rischio.

8. Soggetti addetti a servizi pubblici di primario interesse collettivo e categorie di lavoratori
- Forze di polizia
- Vigili del fuoco
- Altre categorie socialmente utili potrebbero avvantaggiarsi della vaccinazione, per motivi vincolati allo svolgimento della loro attività lavorativa; a tale riguardo, è facoltà delle Regioni/PP.AA. definire i principi e le modalità dell’offerta a tali categorie.
Infine, è pratica internazionalmente diffusa l’offerta attiva e gratuita della vaccinazione antinfluenzale da parte dei datori di lavoro ai lavoratori particolarmente esposti per attività svolta e al fine di contenere ricadute negative sulla produttività.

9. Personale che, per motivi di lavoro, è a contatto con animali che potrebbero costituire fonte di infezione da virus influenzali non umani

- allevatori
- addetti all’attività di allevamento
- addetti al trasporto di animali vivi
- macellatori e vaccinatori
- veterinari pubblici e libero-professionisti.

Fonte
Circolare del ministero della Salute “Prevenzione e controllo dell’influenza: raccomandazioni per la stagione 2017-2018” (pdf 1 Mb) pubblicata il 31 luglio 2017.


venerdì 17 novembre 2017

STEWARDSHIP ANTIMICROBICA NEL NEONATO E NEL PICCOLO LATTANTE

Perché e come praticarla. Se ne parla su Medico e Bambino

Gli antibiotici sono i farmaci più prescritti in terapia intensiva neonatale, ma pochi neonati trattati sono realmente infetti: si tratta quindi di un eccesso di terapie. L’abuso di antibiotici è favorito dalla frequente natura aspecifica delle manifestazioni cliniche iniziali delle infezioni neonatali e dalla scarsa predittività dei test diagnostici. Vi sono insufficienti evidenze per standardizzare la tipologia e la durata dei trattamenti nelle comuni affezioni neonatali.
In particolare nei neonati pretermine, le terapie prolungate hanno importanti effetti negativi, condizionando lo sviluppo di una flora intestinale abnorme e aumentando il rischio di successive complicazioni a breve e lungo termine o di decesso. 
La stewardship antimicrobica si propone di razionalizzare l’uso degli antibiotici, migliorando l’outcome clinico dei pazienti e limitando la selezione di ceppi resistenti. Prevede la formazione di un team multidisciplinare comprendente figure con competenze professionali diverse e l’adozione di protocolli e strategie codificate. Prevede l’aggiustamento dei dosaggi in base alle caratteristiche del paziente, l’agente causale, il sito di infezione, le caratteristiche farmacocinetiche e farmacodinamiche dell’antibiotico; la prosecuzione delle terapie deve essere rivalutata quotidianamente. 

Il Focus riportato sul numero di Ottobre di Medico e Bambino è a cura del Gruppo di lavoro per la Prevenzione delle Infezioni da Streptococco B della Regione Emilia- Romagna che da anni lavora su queste problematiche. E' un lavoro molto significativo nel metodo oltre che nei contenuti, molto pratici, che vanno oltre l'età neonatale  

STEWARDSHIP ANTIMICROBICA NEL NEONATO E NEL PICCOLO LATTANTE. PERCHE' E COME PRATICARLA. 

A. Berardi, M. Ficara, E. Pietrella, A. Boncompagni, C. Toffoli, A. Bianchini, E. Della Casa, C. Spada, E. Spaggiari, M. Ciccia, G. Gargano, V. Rizzo, M. Azzalli, G. Biasucci, L. Gambini, S. Bolognesi, G. Piccinini, F. Ferrari

a nome del Gruppo per la Prevenzione delle Infezioni da Streptococco B della Regione Emilia-Romagna 

Medico e Bambino 2017;36:493-501


Vedi anche:
ANTIBIOTICI, RESISTENZE E DURATA DELLA TERAPIA
F. Marchetti.
Medico e Bambino 2017;36:483-484

domenica 29 ottobre 2017

ANTIBIOTICI, RESISTENZE E DURATA DELLA TERAPIA

Ha destato molto interesse nella letteratura internazionale e nella stampa divulgativa un recente articolo pubblicato sul British Medical Journal che ha il seguente titolo: “The antibiotic course has had its day”. L’articolo discute sulla corretta durata della terapia antibiotica, mettendo in dubbio una raccomandazione che è ribadita da anni e anche recentemente dall’OMS e da linee guida (LG) di diverse nazioni: è sempre opportuno completare l’intero ciclo di terapia, per evitare il rischio che i microrganismi sviluppino una resistenza al farmaco. Il panel inglese di esperti mette in dubbio questa raccomandazione perché, al contrario, cicli troppo lunghi di antibiotici potrebbero promuovere l’insorgere di resistenze, e che sembrerebbe essere meno dannoso sospendere i farmaci appena ci siano le condizioni cliniche per farlo.
L'argomento è affrontato nell'Editoriale di Ottobre di Medico e Bambino. Dice Federico Marchetti, autore dell'editoriale: "Se consideriamo globalmente gli eccessi di durata della terapia antibiotica, possiamo concordare che non solo la durata è in alcuni casi inutilmente eccessiva (e con maggiori effetti collaterali), ma anche a rischio di favorire lo sviluppo di resistenze batteriche. Resistenze che, in ambito pediatrico, per i comuni patogeni delle infezioni respiratorie è comunque molto contenuta. Non lo è invece per alcuni patogeni abituali commensali in presenza di pazienti (anche in età pediatrica) con patologia cronica e con frequenti ospedalizzazioni. Le strategie per la prevenzione di questo rilevante problema sono ancora molto incerte, ma sicuramente l’eccesso della pressione antibiotica nella durata del trattamento non è la strategia migliore da seguire, qualora possibile".

Vedi l'editoriale nella versione estesa:

F. Marchetti.
ANTIBIOTICI, RESISTENZE E DURATA DELLA TERAPIA
Medico e Bambino 2017;36:483-484

sabato 21 ottobre 2017

VIOLENZA SULLE DONNE: se ne parla sul numero di Ottobre di Medico e Bambino nella rubrica "Cartoline dal mondo"


"Su un numero di bambini attorno agli 800 in carico ad ogni pediatra di famiglia, quindi di 600-700 madri, nell’ultimo anno tra le 40 e le 50 di queste hanno subito qualche tipo di violenza"


I pediatri, da molto tempo, si preoccupano della violenza e in generale dei maltrattamenti subiti dai bambini, anche se da non molto hanno appreso a sospettarla, riconoscerla e attivare di volta in volta gli interventi e le procedure che la coscienza, la deontologia professionale e la legge impongono. Gli stessi pediatri conoscono, certo meno bene, la violenza sulle donne, in particolare quella sulle madri che incontrano nei loro ambulatori, e, qualche volta, sulle adolescenti che ancora li frequentano. A volte, se la relazione è tale da aprire questo spazio di comunicazione, ne sentono parlare dalle donne stesse; a volte possono sospettarla sulla base di segni, sintomi, atteggiamenti, o di considerazioni sul contesto familiare e sociale, o di quanto sanno su costumi e abitudini dei padri. Dovrebbero anche (ma non sempre accade) sapere che dietro i segni e i sintomi della violenza sui bambini c’è, quasi sempre, una violenza sulle loro madri, oltre che sui loro fratelli e sorelle.
Cosa si può fare? Innanzitutto, conoscere.

Questi in sintesi i dati del fenomeno:
Un primo dato è quello che riguarda la dimensione della piramide della violenza sulle donne. Nel nostro Paese, che pur presenta dati meno terribili di altri Paesi (nel periodo 2004-2015 ci sono stati in Italia 0,51 omicidi volontari ogni 100mila donne residenti, contro una media di 1,23 nei trentadue Paesi europei e nordamericani per cui si dispone di dati), i numeri sono impressionanti: nel 2016 se ne sono contati 120, una media di una donna vittima ogni tre giorni. Negli ultimi dieci anni le donne uccise in Italia sono state 1740, di cui 1251 (il 71,9%) in famiglia. La proporzione di vittime donne per mano di partner o ex-partner sul to- tale degli omicidi in cui la vittima è una donna, è aumentata nel corso degli anni, passando dal 39% del 2002 al 51% del 2016. Tuttavia, se invece di guardare alle percentuali si considera l’incidenza sulla popolazione, i tassi rimangono pressoché stabili, attorno a 0,25 donne ogni 100mila uccise, ogni anno, per mano del partner o ex-partner.
Il femminicidio è la punta di una piramide di violenze che riguarda una donna su 45 in Italia (l’ISTAT, in una indagine del 2015, ci dice che 6.788.000 donne hanno riferito di essere stati vittima di un qualche tipo di violenza nella propria vita) e una su 3-4 in media in Europa (dati della survey svolta nell’Unione Europea nel 2014)2. Sempre la stessa survey, basata su interviste a 42.000 donne di tutti i Paesi della UE, ci dice che l’8% delle donne riferisce di aver subito violenza, circa la metà dal proprio partner/ex-partner, negli ultimi 12 mesi. È interessante notare che in Italia la percentuale totale è un po’ minore (7%) ma che all’interno di questa molto maggiore è quella attribuita al partner/ex-partner (6% cioè la grande maggioranza) mentre il dato corrispondente negli altri Paesi è molto minore (3% o 4%).
Se facciamo i conti, potete immaginare che, su un numero di bambini attorno agli 800 in carico ad ogni pediatra di famiglia, quindi di 600-700 madri, nell’ultimo anno tra le 40 e le 50 di queste hanno subito qualche tipo di violenza. Ecco un dato da conoscere! Soprattutto se collegato a quanto sappiamo sui fattori di rischio e di protezione, che ovviamente sono variamente rappresentati in diversi contesti sociali e culturali.


Per approfondire:

VIOLENZA SULLE DONNE
a cura di Giorgio Tamburlini

Medico e Bambino 2017;36:528-529
https://www.medicoebambino.com/?id=1708_528.pdf

sabato 30 settembre 2017

Comunicato stampa: Bambinità


"Bambinità è una parola che non c'è nel vocabolario. Eppure ognuno di noi, ognuno a suo modo attribuisce alla bambinità, oltre che un significato, anche un valore: prezioso, quasi sacrale. Bambinità, senza essere nel vocabolario, è per molti sinonimo di dolcezza, ingenuità, innocenza... Deprivata della bambinità, l'umanità perde se stessa. Perde un valore condiviso che rende per tutti la vita desiderabile, irrinunciabile e quindi sacra".

Da queste premesse, riportate in un articolo pubblicato nel 2016, la rivista Medico e Bambino e molti pediatri italiani si sono rivolti all'Accademia della Crusca per richiedere che la parola "Bambinità" trovasse maggiore spazio nei dizionari della lingua italiana: nella sua accezione di fase irrinunciabile della vita caratterizzata dalla leggerezza e dalla felicità che ne consegue. Ci pareva importante che la parola bambinità fosse presente "nel vocabolario" per aiutarci a ricordare, oggi più che mai, che quando si parla di bambinità si parla di un diritto inviolabile dell'uomo, diritto che tutti dovremmo impegnarci a rispettare e preservare, tanto più facendo i pediatri.

L'Accademia della Crusca ci ha preso sul serio! E attraverso la dott.ssa Maria Cristina Torchia (linguista consulente dell'Accademia) nell'articolo pubblicato sul numero di Settembre di Medico e Bambino ci offre un approfondimento (accademico ma allo stesso tempo vivo, dinamico e coinvolgente) sul significato, l'utilizzo e lo spazio che la parola bambinità ha fino a ora avuto nella lingua italiana e non solo.

Tanto che ora sappiamo che esiste anche un modo di dire inglese della bambinità ("childlikeness").

La dott.ssa Torchia ci ricorda che è l'uso corrente, più che la presenza nel dizionario, che legittima l'esistenza di una parola e ne indica il significato. Diamoci sotto, quindi. E non dimentichiamoci della bambinità nelle parole e... nei fatti.

A PROPOSITO DI BAMBINITA'
M.C. Torchia
Medico e Bambino 2017;36:469-472


mercoledì 13 settembre 2017

VACCINAZIONI PEDIATRICHE: LE DOMANDE DIFFICILI

È meglio contrarre la malattia naturale o effettuare la vaccinazione?  Perché si vaccina contro malattie ormai scomparse in Italia? I vaccini sono sicuri? Sono efficaci? Come arrivare a una scelta consapevole, quali strumenti abbiamo a disposizione per scegliere tra vaccinare o non vaccinare? Per affrontare questi problemi con razionalità è necessario porre sul piatto della bilancia tutte e due le possibilità, confrontando serenamente e senza preconcetti i rischi e i benefici di entrambe le scelte.
Medico e Bambino riporta sul numero di settembre sulle Pagine Elettroniche della rivista un lavoro scritto per aiutare i genitori che desiderano approfondire il tema delle vaccinazioni pediatriche.
Sicuramente vi sarete accorti che su questo argomento circolano moltissime informazioni tra loro contrastanti e di conseguenza è del tutto normale che un genitore sia dubbioso, preoccupato, o persino spaventato. Scrivendo o parlando di vaccinazioni, spesso si commette un errore fondamentale: confondere i fatti con le opinioni. In questa materia le scelte dovrebbero basarsi sull’esame razionale dei fatti, non sulle opinioni di questo o quel personaggio più o meno noto o percepito come autorevole.
Il presente documento si basa sui fatti e sui dati scientifici.

F. Giovanetti.
VACCINAZIONI PEDIATRICHE: LE DOMANDE DIFFICILI. 
Medico e Bambino pagine elettroniche 2017; 20(7)

lunedì 10 luglio 2017

Vaccini e omeopatia: la dicotomia del pro e contro che non aiuta


Gli Editoriali di Medico e Bambino

a cura di Federico MarchettiUOC di Pediatria e Neonatologia, Ospedale di Ravenna, AUSL della RomagnaDirettore di "Medico e Bambino

Tutto quello che sta diventando dicotomico (essere a favore o contro i vaccini, l'omeopatia, come due esempi tra i tanti) e` in qualche modo il punto di “non ritorno” a cui siamo arrivati in pochi anni. Con un triste rischio di riavvicinarci drammaticamente a momenti storici (temporalmente non cosi` lontani) fatti di distanze e di chiusure. L’estremo tentativo, molto difficile, per ravvederci, e` un’ultima chiamata alla nostra memoria storica: quando ad esempio le malattie infettive uccidevano i bambiniEppure come pediatri e operatori sanitari abbiamo un dovere in piu`, che e` proprio quello di evitare quella disumanizzazione di rapporti che un po’ ci circonda e che ci rende, questo si`, distanti dal sapere e dal saper essere. Forse il nostro ruolo come pediatri dovrebbe essere ancora quello, un po’ medico e un po’ sociale, di una cura partecipe e coinvolgente che riesca a cogliere, ora piu` che mai, quali sono i nuovi bisogni delle famiglie e dei bambini e adolescenti. Con un richiamo magari a uno degli insegnamenti del prof. Panizon nell’undicesimo punto del suo decalogo: “ricorda che anche tu, come ciascuno (ma i dottori piu` di altri, e i pediatri forse piu` degli altri dottori), ha una minima, ma significativa responsabilita` nello scrivere la cultura del nostro tempo e fa parte, quindi, della storia del mondo. Questo e` il compito “politico” del nostro mestiere: ma non e` separato dal singolo atto diagnostico, terapeutico, di sostegno”. Tornando alle dicotomie su vaccinazioni e omeopatia (come due esempi tra i tanti), forse quello che manca e` un progetto permanente di educazione sanitaria che superi gli imbarazzi e le nefandezze (a volte) del web e degli stessi giornali o re- ti televisive; un progetto nuovo, innovativo e di rete, di cui ogni giorno, pediatri, medici e societa`, accorti e responsabili, pos- sano essere seriamente partecipi e protagonisti. Leggi l'editoriale per esteso, ad accesso libero, e riporta il tuo commento.

VACCINI E OMEOPATIA: LA DICOTOMIA DEL PRO E CONTRO CHE NON AIUTA.
Federico Marchetti
Medico e Bambino 2017;36:347-348 
https://www.medicoebambino.com/?id=1706_347.pdf


venerdì 30 giugno 2017

COMUNICATO STAMPA - Premio le Eccellenze dell’Informazione Scientifica e per la Centralità del Paziente


Medico e Bambino tra le eccellenze premiate il 28 giugno all’Auditorium del Ministero della Salute

Il “Premio le Eccellenze dell’Informazione Scientifica e per la Centralità del Paziente”, promosso dalla Onlus FareRete con il patrocinio di FNOMCeO e del Ministero della Salute ha inteso dare un riconoscimento formale e valorizzare i progetti che hanno generato un reale beneficio per la salute dei cittadini e un decisivo progresso verso l’affermazione della centralità del paziente .
La scelta delle eccellenze è stata affidata ai reali fruitori dei messaggi informativi: i medici, cui spetta in concreto la cura dei pazienti, e la loro scelta è ricaduta, per la categoria “Eccellenze nell’Informazione Scientifica Frontale”, su Medico e Bambino.
L’evento è un’occasione importante per valorizzare i progetti che hanno generato un reale beneficio per la salute dei cittadini - ha affermato in un messaggio inviato agli organizzatori il Ministro della Salute Beatrice Lorenzin - e un decisivo progresso verso l’affermazione della centralità del paziente”.
L’obiettivo della rivista, nata nel 1982 - ha affermato Federico Marchetti, il direttore di Medico e Bambino - è da sempre quello di aggiornare, informare e offrire supporto a medici e infermieri per garantire ai bambini e agli adolescenti la migliore assistenza. Una assistenza basata sulle prove, il confronto attivo, l’esperienza condivisa, lontani da influenze di mercato.
Questo premio ci rende orgogliosi perché riconosce tutto il lavoro fatto in questi 35 anni, sempre a servizio di una Pediatria che si aggiorna al passo con i tempi e con i nuovi bisogni formativi.
Continueremo con il nostro impegno fatto di passione, entusiasmo, confronto e amore per il lavoro quotidiano che svolgiamo”.

Foto e video della consegna del premio a Federico Marchetti, direttore di Medico e Bambino