giovedì 30 giugno 2011

La Rubrica Domande & Riposte di Medico e Bambino. Conoscete la SIRT?

Come abbiamo avuto già modo di scrivere "Domande & Risposte" è una rubrica storica di Medico e Bambino. Una rubrica fatta di domande di estrema utilità pratica con risposte molto dirette, basate su quelle che sono le evidenze disponibili ma anche basate sulla "pratica" degli esperti chiamati a rispondere.

Le domande vanno inviate alla redazione via mail (e-mail: domanderisposte@medicoebambino.com) oppure per posta (via Santa Caterina, 3 - 34122 Trieste). Delle risposte è responsabile il Comitato Editoriale di Medico e Bambino, che si avvale del contributo di esperti per ogni singola disciplina pediatrica.



LA DOMANDA
DEL MESE

Sono la mamma di un bambino di 8 anni, che dall’età di 2 anni presenta crisi di tosse terribile a ogni raffreddore, prima ogni 15 gg, ora ogni mese circa. Dopo vari esami estremi (broncoscopia, pH-metria, gastroscopia) e dopo aver cambiato tre ospedali mi parlano di SIRT. Il bambino è inoltre allergico a pelo di gatto e graminacee, cosa che probabilmente spiega il ritardo nella diagnosi (sono state fatte varie spirometrie senza mai rilevare l’asma). Mi chiedo quando finiranno questi episodi, visto che a ogni rinite mensile ricompare la tosse. Volevo segnalarle, anche per gli altri bambini affetti, che il Ribes nigrum, prodotto omeopatico (1 o 2 volte al giorno per 2-3 giorni), è l’unico rimedio che riesce a sedare la tosse, altrimenti indomabile, di mio figlio (non tossendo più lo stimolo irritativo finisce e tutto migliora). Mi chiedo anche se è necessario per la diagnosi fare il test alla capsaicina.


Una mamma

LA RISPOSTA

L’acronimo SIRT (Sindrome da Iperreattività dei Recettori della Tosse) è stato coniato in occasione dell’articolo pubblicato su Medico e Bambino, oramai nel lontano 2000 (Longo G, Barbi E. La tosse (o le tossi) Medico e Bambino 2000;19:631-5), per identificare un particolare fenotipo di tosse che si esprime in modo abnorme per intensità, ma non per tipologia, in quanto accompagna, come tipicamente in ogni bambino, la fase iniziale dei comuni raffreddori. Nei soggetti che hanno costituzionalmente (?) l’iperreattività dei recettori (“heightened o increased cough receptor sensitivity”) la tosse, invece di essere una tosse “normale”, si esprime in modo oggettivamente “terribile” e con caratteristiche inconfondibili: stizzosa, squassante, incoercibile, autoamplificante, emetizzante, con timbro tracheale, poco o nulla responsiva alle terapie (antiasmatiche in particolare).

Queste caratteristiche che “non fanno dormire” il bambino e i genitori per almeno 2-4 giorni, sono tipicamente stereotipate e raccontate con gli stessi aggettivi e le stesse parole da genitori estenuati, oltre che preoccupati, ma specialmente disturbati dal non ricevere una diagnosi, una spiegazione, più ancora di una terapia che sia realmente efficace. La clinica e il racconto dei genitori sono così tipici che per la diagnosi non serve proprio dimostrare la maggiore sensibilità dei recettori con l’inalazione della capsaicina.

Malgrado la banalità della diagnosi, è molto comune che il bambino con tosse da SIRT non riceva la diagnosi corretta, o che a questa si arrivi soltanto dopo molte peripezie e non prima di “aver fatto tutto” sotto il profilo diagnostico, e “tentato tutto” sotto quello terapeutico. Direi che la “non diagnosi” fa parte delle caratteristiche tipiche della SIRT, come pure che a suggerirla siano più spesso i pediatri di famiglia che gli specialisti.

Nella SIRT, proprio perché non è una malattia, nessuna terapia risulta realmente efficace. Ma i sedativi della tosse (paracodina o simili) ad alte dosi, e dati prima di arrivare all’acme della tosse, come pure gli antistaminici di 1a generazione, a volte possono giovare. Non so nulla del Ribes nigrum (sarei scettico), anche se nella SIRT sono uso a dire che, in mancanza di una terapia specifica e di fronte a una tosse così “terribile”, qualsiasi cosa sembri servire può essere data. Spesso l’unica cosa che i genitori finiscono per fare è seguire i vecchi “consigli della nonna”, come dormire con due cuscini, somministrare il latte caldo con il miele e arieggiare bene la camera. Comunque armarsi di molta pazienza, sapendo che non è una malattia e nulla di grave può succedere. Con l’età, riducendosi la frequenza delle infezioni virali respiratorie, si ridurranno parallelamente gli episodi di tosse.

Ad accesso libero sul numero di giugno di Medico e Bambino nella rubrica Domande e Risposte (a cura di Giorgio Longo)

lunedì 20 giugno 2011

PENSI A UNA GRAVIDANZA? RICORDATI DELL'ACIDO FOLICO




Una gravidanza desiderata e programmata è una gravidanza più sicura. Il periodo che precede il concepimento è il momento ideale per cominciare a mettere in atto comportamenti più sani, utili alla salute della mamma e a quella del bambino

L’acido folico diminuisce il rischio di insorgenza di difetti del tubo neurale
. Pressoché tutti gli studi clinici dal 1981 ad oggi riportano una riduzione sia del rischio di occorrenza che di ricorrenza, pari ad almeno il 30-70%. La supplementazione periconcezionale potrebbe anche ridurre, in misura stimabile intorno al 10-20%, il rischio di difetti congeniti nel loro insieme, alcuni dei quali relativamente comuni, come le cardiopatie congenite e le labio+/-palatoschisi, oltre a difetti del tratto urinario, ipo-agenesie degli arti, onfalocele, atresia anale e la sindrome di Down.

Finanziato dall’Agenzia Italiana del Farmaco (AIFA), grazie ai bandi per la ricerca indipendente sui farmaci, è stato attivato nella Regione Veneto lo STUDIO ACIDO FOLICO.


Lo studio ha l’obiettivo
di valutare se la supplementazione periconcezionale con acido folico alla dose di 4 mg al giorno, in confronto alla dose standard di 0,4 mg, riduca maggiormente l’insorgenza delle malformazioni congenite nel loro insieme. Sara’ oggetto di valutazione anche la frequenza di ulteriori effetti benefici sugli esiti della gravidanza come il decremento di aborto spontaneo, di ritardo di crescita intrauterina, di pre-eclampsia, di distacco di placenta, di morte intrauterina, di parto pretermine, nonché la frequenza di comparsa di gravidanze gemellari.
Tra gli obiettivi, oltre alla diffusione del counseling preconcezionale nella pratica clinica, rivolto alle donne/coppie in età fertile come strumento efficace a sostegno della salute riproduttiva, vi è anche la promozione dello studio in altre regioni italiane e in altre nazioni, allo scopo di ottenere nell’arco di alcuni anni la realizzazione di una metanalisi prospettica, in grado di fornire risultati più validi e precisi. Ad oggi l’Olanda ha aderito al progetto, ha ottenuto il finanziamento e sta attivando lo studio che partirà nel corso del 2011.

L’Azienda Ospedaliera Universitaria Integrata di Verona è l’istituzione proponente, sede del Coordinamento generale del progetto, che ha attivato e conduce lo studio in collaborazione con le Unità operative e i Centri di randomizzazione coinvolti, nell’ottica di un’attività di rete collaborativa.

Lo studio interessa le diverse province della Regione Veneto, ed in particolare gli ambulatori ostetrico-ginecologici ospedalieri aziendali/universitari, gli ambulatori ostetrico-ginecologici territoriali, gli ambulatori della medicina generale (33 Centri di randomizzazione in Veneto e 2 in Lombardia)

Le donne in età fertile, che programmano la gravidanza
e manifestano tale desiderio presso gli ambulatori ginecologici ospedalieri e territoriali, dei medici di medicina generale, dei pediatri, delle ostetriche e delle assistenti sanitarie, distribuiti nelle diverse province della Regione Veneto, sono invitate a prendere contatto con i Centri che hanno dato la loro adesione per l’esecuzione del counseling preconcezionale, un colloquio informativo condotto da personale medico formato, che ha l’obiettivo di sostenere la salute riproduttiva, realizzando in maniera efficace le cure preconcezionali.

Successivamente all’esecuzione del counseling preconcezionale le donne saranno informate sugli obiettivi dello STUDIO ACIDO FOLICO, e alle donne interessate sarà offerta la partecipazione allo studio.








giovedì 9 giugno 2011

VACCINARE I BAMBINI PER SALVARNE 4 MLN ENTRO IL 2015


L'UNICEF: "SOSTENERE PROGRAMMI PER QUELLI CHE SONO ESCLUSI"

(DIRE - Notiziario Sanita') Roma, 9 giu. - Mentre i leader mondiali si preparano ad incontrarsi a Londra in occasione della conferenza dell'Alleanza Gavi prevista per la prossima settimana, l'Unicef invita i donatori a sostenere un impegno globale per vaccinare e salvare milioni di bambini entro il 2015. L'Unicef ha sottolineato che il miglior utilizzo dei fondi per i vaccini e' quello di sostenere i programmi che raggiungano prioritariamente i bambini attualmente esclusi da questi semplici vaccini salvavita. Oggi un bambino su cinque non viene vaccinato.

"Noi abbiamo i vaccini e l'esperienza tecnica per salvare milioni di bambini" ha detto Anthony Lake, direttore generale dell'Unicef, che sara' a Londra per la conferenza. "Ora dobbiamo abbinare la nostra conoscenza con il nostro impegno per aiutare i piu' poveri, i bambini piu' vulnerabili. Nessuna campagna di vaccinazione puo' dirsi pienamente riuscita se esclude i piu' difficili da raggiungere". L'Unicef e' nella posizione unica di essere coinvolto in ogni fase del processo di vaccinazione, fornendo vaccini al 56% dei bambini del mondo e lavorando sul campo in oltre 150 paesi. L'Unicef e' uno dei soci fondatori dell'Alleanza Gavi, che terra' una conferenza a Londra il prossimo 13 giugno; in occasione di questo meeting si spera che i paesi donatori sottoscriveranno impegni precisi per finanziare i vaccini fino al 2015. Oltre ad ampliare la rete per raggiungere tutti i bambini, l'attenzione deve essere data anche all'introduzione di nuovi potenti vaccini per paesi che non hanno accesso ad essi. La polmonite e la diarrea causano un terzo di tutti i decessi infantili, ed ora esistono nuovi vaccini contro alcune cause di queste malattie letali.

L'Alleanza Gavi, l'Unicef e i suoi partner vogliono salvare quattro milioni di bambini in piu' entro il 2015, mettendo in atto questi nuovi vaccini. Nonostante i significativi progressi nella riduzione della mortalita' infantile, quasi due milioni di bambini continuano a morire ogni anno per malattie prevenibili mediante le vaccinazioni.

(Wel/ Dire)

domenica 5 giugno 2011

Il Nuovo Piano Nazionale per l'eliminazione del Morbillo e Rosolia congenita


E' stato approvato, con l'Intesa Stato-Regioni del 23 marzo 2011, il nuovo Piano nazionale per l’eliminazione del morbillo e della rosolia congenita (PNEMoRc) 2010-2015.


Il documento, nel ribadire gli obiettivi generali che l’Organizzazione Mondiale della Sanità ha fissato per il 2015, ovvero:

  • eliminazione dei casi di morbillo endemico
  • eliminazione dei casi di rosolia endemica
  • prevenzione dei casi di rosolia congenita (<1 caso ogni 100.000 nati vivi)

illustra gli obiettivi specifici e le azioni da attuare per il loro raggiungimento:

  1. Raggiungere una copertura vaccinale >95% per la prima dose di MPR, entro i 24 mesi di vita, a livello nazionale, regionale e in tutte le ASL e >90% in tutti i distretti
  2. Raggiungere una copertura vaccinale > 95% per la seconda dose di MPR entro il compimento del 12° anno a livello nazionale, regionale e in tutte le ASL e >90% in tutti i distretti
  3. Mettere in atto iniziative vaccinali supplementari rivolte alle popolazioni suscettibili sopra i 2 anni inclusi gli adolescenti, i giovani adulti ed i soggetti a rischio (operatori sanitari e scolastici, militari, gruppi “difficili da raggiungere” quali i nomadi)
  4. Ridurre la percentuale di donne in età fertile suscettibili alla rosolia a meno del 5%
  5. Migliorare la sorveglianza epidemiologica del morbillo, della rosolia, della rosolia in gravidanza e della rosolia congenita e degli eventi avversi a vaccino
  6. Migliorare l’indagine epidemiologica dei casi di morbillo, inclusa la gestione dei focolai epidemici
  7. Garantire la diffusione del nuovo Piano e migliorare la disponibilità di informazioni scientifiche relative a morbillo e rosolia da diffondere tra gli operatori sanitari e tra la popolazione generale.

Le Regioni e Province Autonome hanno la responsabilità di garantire che tutte le ASL partecipino al programma verificando la disponibilità delle risorse operative necessarie. Dovranno, inoltre, individuare un coordinatore regionale con il compito di supervisionare le attività svolte sul territorio e di procedere alla valutazione semestrale degli indicatori di processo ed annuale degli indicatori di risultato.
I risultati delle valutazioni regionali dovranno essere trasmessi al Ministero della Salute ed all’Istituto Superiore di Sanità, ai fini del monitoraggio dell’andamento del Piano a livello nazionale.
L’ultima parte del Piano contiene vari allegati, compresa la modulistica necessaria per la notifica delle singole malattie.

giovedì 2 giugno 2011

POLITICHE SOCIO-SANITARIE A FAVORE DEI MINORI MIGRANTI


COMUNICATO STAMPA,
2 giugno 2010


POLITICHE SOCIO-SANITARIE A FAVORE DEI MINORI MIGRANTI


L'Italia si sta trasformando in una nazione multietnica e negli ultimi anni si è osservato un aumento progressivo del numero dei minori migranti: quelli regolarmente censiti nel 2000 erano 280.000, all'inizio del 2010 sono diventati 932.675. Un incremento così repentino e in un lasso di tempo così breve dei bambini stranieri ha determinato l'emergenza della loro vulnerabilità che, essendo secondaria anche alla inadeguatezza di alcune politiche socio-sanitarie, li discrimina dalla restante popolazione minorile residente in Italia.

Il numero di Maggio di Medico e Bambino riporta un articolo (a firma Francesco Cataldo, Salvatore Geraci, Maria Rosaria Sisto) che riguarda i diritti negati a tutti i bambini migranti (anche ai figli dei genitori stranieri regolari) e le politiche socio-sanitarie da promuovere per eliminare queste differenze:

1. L'iscrizione dei bambini stranieri presso il Pediatra di famiglia non dovrebbe essere limitata solo ai figli di genitori regolari ma dovrebbe essere estesa anche a tutti i minori che per qualsiasi motivo risiedono irregolarmente nella nostra nazione.

2. Alle donne immigrate clandestine, se gravide, dovrebbero essere permessi, senza che siano soggette a denunzia, regolari controlli sanitari durante la gestazione per evitare il loro maggior rischio di abortività, natimortalità e morbilità neonatale.

3. Nascere in Italia da genitori stranieri,anche se titolari di permesso di soggiorno, non comporta l'acquisizione della nostra cittadinanza (jus soli) ma quella del Paese dei genitori (jus sanguinis). Politiche sanitarie più giuste dovrebbero consentire la cittadinanza italiana a chi nasce in Italia, qualunque sia la sua etnia.

4. Nelle scuole, dove i bambini stranieri con ritardo scolastico sono numerosi a causa sopratutto della scarsa conoscenza della nostra lingua e dei loro svantaggi socio-culturali, adeguate politiche scolastiche dovrebbero prevedere corsi intensivi di lingua italiana, programmi didattici mirati, e la presenza di mediatori culturali.

5. Per garantire l'unità familiare, che ha tanta importanza per l'identità del minore e la sua maturazione psicologica e sociale, si dovrebbero facilitare i ricongiungimenti familiari, prolungare i permessi di soggiorno, renderli meno restrittivi e abolire il reato di clandestinità.

6. Dovrebbe essere rivisitata la normativa che prevede l'espulsione per i minori irregolari quando raggiungono i 18 anni, anche se sono cresciuti in Italia, ne hanno imparato la lingua e ne hanno frequentato la scuola, integrandosi con la nostra Società.


Cataldo F, Geraci S, Sisto MR.
Bambini immigrati: tutela legale e politiche socio-sanitarie (FREE)
Medico e Bambino 2011;30:306-10


Per informazioni scrivete alla Redazione di Medico e Bambino

Via Santa Caterina, 3
34122 - Trieste
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Tel. 040 3728911 - Fax 040 7606590



mercoledì 25 maggio 2011

La proposta irresponsabile della Nestlé: mettiamo l’acqua in Borsa

Altro che acqua bene comune! La multinazionale svizzera Nestlè, già sotto boicottaggio per la sua politica sul latte in polvere per l’infanzia, sostiene che l’oro blu va del tutto affidato alle leggi della domanda e dell’offerta. Altolà dell’Istituto europeo di ricerca sulle politiche dell’acqua. Replica del Comitato italiano per il contratto mondiale dell'acqua.

Istituire una Borsa dell'acqua. È questa l'ultima uscita della multinazionale Nestlé. Lo ha dichiarato all'agenzia di stampa Reuters il presidente Peter Brabeck, sottolineando che una scelta di questo tipo «così come per altre materie prime, contribuirebbe a regolare il problema della carenza di questo bene prezioso».
Immediata la risposta di Riccardo Petrella, presidente dell'Istituto europeo di ricerca sulle politiche dell'acqua (Ierpe), il quale ha affermato che si tratta di «una proposta irresponsabile e ridicola».
In un comunicato, la Facoltà dell'acqua, attiva presso il Monastero del bene comune di Verona, spiega che Brabeck vuole "risolvere" il problema della concorrenza, nella regione canadese di Alberta, tra agricoltori che necessitano d'acqua per i raccolti e le compagnie petrolifere che utilizzano ingenti quantità d'acqua per estrarre il petrolio dalle sabbie bituminose. Secondo il presidente della Nestlé, «quando la domanda aumenta, il mercato reagisce e la gente comincia a usare la risorsa in maniera più efficiente».
La proposta di Nestlé ha già trovato consenso nel governo di Alberta che come primo passo, ha inventato la distinzione tra diritti alla terra e diritti all'acqua, in modo che il possesso della terra non dia automaticamente diritto all'acqua che vi scorre.
Petrella non ha dubbi sul fatto che «affidare l'acqua alla Borsa significa confiscare ai popoli della Terra un bene comune pubblico insostituibile per la vita, consegnando il futuro della vita di milioni di persone al potere di arricchimento di pochi grandi speculatori finanziari». E aggiunge: «I propagandisti dell'acqua rara (oro blu) sono gli stessi che hanno prodotto la penuria della risorsa idrica imponendo politiche economiche predatrici ed usi insostenibili e inquinanti. Non possiamo permettere a questi gruppi la possibilità e il potere di imporre la loro irresponsabilità. Sarebbe indecente».

Sulla questione è intervenuto anche Rosario Lembo, presidente del Comitato Italiano per il contratto Mondiale dell'acqua, con una secca replica: «L'acqua non è una merce e pertanto è assurdo creare una Borsa mondiale dell'acqua! La proposta di consolidare un approccio già dominate che punta a classificare l'acqua come una merce a valenza economica, costituisce una provocazione che lascia chiaramente trasparire gli interessi dei principali gruppi economici e finanziari mondiali, e come intendono gestire e governare il bene comune acqua nel corso dei prossimi anni. Questa proposta va rigettata con forza attraverso azioni di contrasto da parte dei cittadini di ogni parte del mondo».
«È assurdo pensare - aggiunge Lembo - che l'accesso all'acqua potabile, che l'Onu ha di recente riconosciuto come un diritto umano, possa essere regolato attraverso una Borsa mondiale, analogamente a quanto è purtroppo avvenuto per il petrolio, i semi, il grano. Non è attraverso lo strumento del prezzo che si può pensare di contrastare la competitività crescente tra gli usi produttivi delle risorse idriche e quindi fra agricoltura ed idroelettrico o di ridurre gli sprechi, affidando all'aumento del prezzo la riduzione dei consumi per superare i trend crescenti di depauperamento e scarsità delle risorse idriche».
E conclude : «Anche in chiave italiana, questa proposta costituisce un campanello di allarme che deve fortemente stimolare gli italiani a recarsi il 12 e 13 giugno a votare i referendum sull'acqua. Per dire forte che l'acqua non è una merce e non appartiene ai mercati e alle Borse, ma ai cittadini che devono farsi carico, in maniera responsabile e solidale, rispetto agli usi ed alle modalità con cui garantirne l'accesso alle future generazioni».


Tratto da: Nigrizia 12-5-2011

mercoledì 18 maggio 2011

"Troppo Trafficu PPI nenti": gli inibitori di pompa protonica alla ricerca di prove nel presunto reflusso gastro-esofageo

Una anticipazione della Pagina Gialla relativa al numero di Maggio di Medico e Bambino che stà per uscire. Il titolo della notizia è già un programma: "Troppo trafficu PPI nenti".


Ci perdonera’ Camilleri se utilizziamo il titolo in lingua sicula della sua ultima splendida commedia (“un archetipo siciliano della piu’ nota commedia di William Shakespeare Molto rumore per nulla”), per descrivere con una frecciata, con un gioco di parole che ha la forza e la sintesi di un segno di Zorro, la incontenibile epidemia di diagnosi di malattia da reflusso nel lattante e l’altrettanto incontenibile aumento delle prescrizioni di farmaci antiacidi, inibitori della pompa protonica (PPI appunto…), in bambini piccoli e piccolissimi e probabilmente sani.

Una metanalisi appena pubblicata su Pediatrics (vander Pol RJ et al Pediatrics 2011; 127:925-35) rimarca che per quanto riguarda il lattante non esiste, alla fine delle fini, alcuno studio che dimostri che i PPI sono piu’ efficaci del placebo nel controllo di sintomi ritenuti suggestivi di malattia da reflusso: dalla facilita’ al vomito, al pianto ai pasti, all’arching e via discorrendo.


La metanalisi raccomanda quindi che questi farmaci non siano mai utilizzati nel lattante a fronte di una sospetta malattia da reflusso. Ma forse, piu’ opportunamente, avrebbero dovuto concludere che l’inefficacia dei PPI non è altro che la controprova che i lattanti che ricevono i PPI per una sospetta malattia da reflusso gastroesofageo di regola non sono affetti da questa condizione.


La diagnosi di malattia da reflusso gastroesofageo nel lattante viene posta spesso in maniera automatica, a “tutti i costi”, prima ancora di valutare criticamente se i disturbi che il bambino manifesta siano o no segno di una malattia ed eventualmente di prendere in considerazione anche ipotesi diverse (e magari anche piu’ gravi). Proprio come nel caso dei tre lattanti, provenienti da tre diverse regioni italiane (è proprio il caso di dire che l’incubo del RGE unisce la pediatria italiana), diagnosticati come affetti da malattia da reflusso gastroesofageo “intrattabile” (non responsivo ai PPI…) e affetti invece da ipsaritmia con spasmi in flessione (Taddio A et al Acta Paediatr 2011, April 11 ,10.1111/j epub-ahead of print)

domenica 1 maggio 2011

Le Giornate di Medico e Bambino. Mestre 6-7 Maggio 2011


Le Giornate di Medico e Bambino viaggiano per l’Italia, e quest’anno giungono a Mestre con l'insostituibile aiuto del dott. Giovanni Battista Pozzan e del dott. Mario Cutrone e con l'abbraccio dei tanti pediatri veneti che non mancano mai di darci prova della loro calorosa ospitalità.

Le caratteristiche portanti delle Giornate sono sempre le stesse: uno schema modellato sul sommario di Medico e Bambino, con Editoriali, Pagina Gialla, Aggiornamento, Problemi Correnti, e con un seminario che occupa lo spazio della rubrica Oltre lo Specchio, dedicato quest’anno all’adolescente.

Come al solito, quindi, si tratterà di un’occasione di incontro caratterizzato dalla varietà e numerosità, ma anche coerenza, degli argomenti trattati, per lo più multi-specialistici, ma sempre mirati all’interesse del pediatra generalista. Un taglio rapido ed essenziale, con presentazioni concise e largo spazio alla discussione.

Le presentazioni "giovani" e dei pediatri di famiglia ci porteranno a discutere su casi concreti, vere e proprie testimonianze della pediatria dei nostri giorni.

Ma c’è tutto nel programma.

Arrivederci, quindi, a Mestre

giovedì 21 aprile 2011

I ragazzi di Lampedusa: comunicato dell'Associazione Culturale Pediatri e della Società italiana di Medicina delle Migrazioni


L’Associazione Culturale Pediatri e la Società italiana di Medicina delle Migrazioni esprimono la propria preoccupazione per l’attuale situazione dei minori migranti sbarcati a Lampedusa.

I minori di Lampedusa urlano in questi giorni la loro rabbia, vogliono accudimento (strutture adeguate, cibo, igiene), ma urlano anche la loro richiesta di aiuto e di ascolto, in quanto persone con bisogni e diritti specifici.

Sono minori e, in quanto tali, tutelati da Convenzioni Internazionali, ratificate anche dall'Italia, e da leggi nazionali e direttive molto precise e vincolanti per chi si occupa di minori

• i minori non accompagnati non possono essere espulsi (art. 19 comma2 lett. a T.U. immigrazione)
• può essere disposto il “rimpatrio assistito” del minore non accompagnato solo qualora il superiore interesse del minore lo richieda e dopo aver ascoltato l’opinione del minore
• non possono essere trattenuti nei CIE né nei CDA (art.9 DL 92/2008)
• devono essere accolti presso comunità di accoglienza per minori e ottenere un permesso di
soggiorno che deve essere rilasciato entro 20gg dalla domanda (art.5 comma 9 T.U. immigrazione) che deve essere presentata al più presto dal tutore o dal legale rappresentante dopo l’inserimento del minore in comunità
• vanno accelerate e rese uniformi su tutto il territorio nazionale le procedure per la nomina del tutore
• i minori non accompagnati richiedenti asilo dovrebbero essere inseriti nel Sistema di Protezione per Richiedenti Asilo e Rifugiati (SPRAR)

La Convenzione ONU sui Diritti dell’Infanzia e dell’Adolescenza (Convention on the Rights of the Child - CRC), ratificata dall’Italia con Legge n.176 il 27 maggio 1991, e in particolare l’articolo 20, obbliga gli Stati a fornire protezione e assistenza ai minori privi di un ambiente familiare e a rispettare, in ogni occasione, il principio del superiore interesse del minore, anche nell’applicazione di normative relative al controllo dei flussi migratori.

Il Gruppo di Lavoro per la Convenzione sui Diritti dell’Infanzia e dell’Adolescenza (CRC), di cui ACP e SIMM sono membri, nel Secondo Rapporto Supplementare alla Nazioni Unite sul monitoraggio della Convenzione sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza in Italia, pubblicato nel 2009, chiedeva alle istituzioni competenti di assicurare coordinamento tra i livelli istituzionali nazionale e locale anche attraverso un piano di accoglienza nazionale che tenga conto della presenza dei minori migranti, ma anche degli arrivi prevedibili e goda delle risorse finanziarie necessarie.

Il Comitato ONU sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza nelle Osservazioni Conclusive del 2006
raccomandava all’Italia di incrementare i propri sforzi affinché fosse garantita ai minori migranti:

• l’identificazione nella primissima fase
• l’assistenza multidisciplinare culturalmente valida per il loro recupero fisico e psicologico e la loro reintegrazione sociale
• la raccolta sistematica dei dati sui minori rifugiati, richiedenti asilo e migranti

La promozione e la tutela della salute dei minori intesa in senso globale esigono considerazione della loro particolare vulnerabilità, attenzione ai bisogni, ricerca di sinergie tra le Istituzioni, interventi appropriati e condivisi, monitoraggio dei percorsi di accoglienza, sensibilizzazione e consapevolezza collettiva.

Per Informazioni.

Federica Zanetto, Coordinatrice Referenti regionali ACP: zanettof@tin.it
Paolo Siani, Presidente ACP: presidente@acp.it

mercoledì 20 aprile 2011

MINORI STRANIERI: LA SALUTE FISICA E PSICHICA E’ UN DIRITTO DI TUTTI.


SIP E SIMM CHIEDONO PIU’ TUTELE PER BAMBINI IRREGOLARI

Roma, 5 aprile 2011. Iscrizione al Servizio Sanitario Nazionale di tutti i minori stranieri presenti in Italia, indipendentemente dallo status dei genitori; estensione del permesso di soggiorno per gravidanza fino a un anno di vita del bambino; possibilità di completare gli studi, almeno fino al compimento del 14° anno di età, per coloro che hanno cominciato un percorso di studio in Italia anche se in condizione di irregolarità giuridica.

Sono le proposte che la Società Italiana di Pediatria e la Società Italiana di Medicina delle Migrazioni avanzano in un documento congiunto. Obiettivo del documento, elaborato con il contributo del Gruppo di Studio per il Bambino Immigrato della SIP, è garantire il pieno diritto alla salute di tutti i minori stranieri presenti sul territorio nazionale. Un tema che oggi, come sottolinea Mario Affronti, Presidente della Società Italiana di Medicina delle Migrazioni, “assume una straordinaria importanza e attualità alla luce del quadro di instabilità politica dei Paesi del Nord-Africa e dei crescenti flussi migratori verso l’Italia”.

Sono circa un milione i minori stranieri che vivono in maniera regolare nel nostro Paese, oltre la metà dei quali nati in Italia pari al 14% del totale dei nuovi nati. Più difficile sapere quanti siano i minori irregolari: secondo diverse stime si tratta di alcune decine di migliaia di bambini (compresi i piccoli rom che pur essendo comunitari non godono spesso di una adeguata tutela sanitaria), un piccolo esercito di “invisibili”, che non hanno pieno riconoscimento di alcuni diritti, premessa perché possano crescere sereni e perché si possano porre le basi per una convivenza civile. “I pediatri considerano la salute del bambino come benessere fisico, psichico e sociale e non solo come assenza di malattia, secondo la definizione dell’OMS. La salute del bambino è quindi inseparabile dall'integrità della sua persona, dal legame con la sua famiglia e in particolare con la madre”, afferma Alberto G. Ugazio, Presidente della Società Italiana di Pediatria. “Uno degli aspetti cruciali per la piena integrazione sono i percorsi di inserimento didattico nelle scuole. Ma guai alla separazione in classi differenziate: si tratterebbe di una ghettizzazione mascherata, magari dal proposito di rispettare un multiculturalismo che significa soltanto esclusione”.

Ma ecco i punti ineludibili i proposti dal documento:

- Assistenza per tutti i bambini
Oggi i figli di immigrati irregolari possono accedere alle strutture sanitarie solo per prestazioni urgenti ed essenziali, come le vaccinazioni o per patologie che, se non curate, provocano danni permanenti. Ciò perché non hanno diritto all’assistenza del pediatra di famiglia, il che significa che manca la continuità delle cure e la prevenzione. SIP e SIMM chiedono di estendere le prestazioni sanitarie del SSN, del Pediatra di Famiglia e del Medico di Medicina generale a tutti i minori stranieri presenti sul territorio nazionale in osservanza dell’art. 24 della convenzione di New York (diritto del minore al miglior stato di salute possibile) e all’art. 2 della Costituzione (diritti fondamentali dell’individuo). D’altra parte alcune regioni italiane hanno già fatto da apripista estendendo l’assistenza del pediatra di famiglia anche ai bambini i cui genitori non hanno permesso di soggiorno.

- Un futuro per ogni madre
Il prolungamento del permesso di soggiorno per gravidanza è un altro punto qualificante del documento. Attualmente il permesso dato ad una donna presente irregolarmente in Italia dura fino ai primi sei mesi dopo il parto, poi scatta l’espulsione della donna e del bambino. Molte mamme preferiscono non richiedere questo permesso, che in realtà diventa un’autodenuncia, e rimangono nell’irregolarità, non riuscendo così a godere appieno degli interventi a tutela della maternità. Gli indicatori di salute relativi agli esiti al parto dicono che i figli di mamme straniere sono ancora assai svantaggiati rispetto agli italiani proprio perché le gravidanze delle loro mamme sono meno protette. “Prolungare il permesso di soggiorno per gravidanza a 12 mesi con la possibilità di trasformarlo successivamente in permesso per lavoro proteggerebbe la salute dei neonati e sarebbe un ulteriore intervento di tutela per il futuro”, afferma il documento. SIP e SIMM chiedono inoltre di intraprendere azioni finalizzate a eliminare alcune criticità che riguardano innanzitutto la scuola e l’istruzione, ambiti prioritari in cui deve realizzarsi la piena tutela dei minori. “Uno dei bisogni psichici fondamentali durante l’età evolutiva è la stabilità – afferma il documento - I bambini hanno bisogno di un luogo e di un tempo sicuri in cui crescere e progettare il proprio futuro. Politiche migratorie che tengano le famiglie in condizioni di precarietà, che comportano nei bambini incertezze anche sui percorsi scolastici, sono potenzialmente nocive sia per lo sviluppo psicologico sia per il senso di appartenenza sociale”.
Da qui la richiesta di permessi di soggiorno a lungo termine per le famiglie con bambini in età scolare in modo da garantire una ragionevole programmazione degli studi. Un intervento che si configura anche come un investimento per la collettività: consente infatti di non disperdere il capitale di competenze sostenute dal Paese ospitante per la scolarizzazione dei questi minori. Oltre ai percorsi di integrazione senza classi differenziate, SIP e SIMM chiedono che sia garantito l’accesso alle scuole per i figli degli immigrati privi di permesso di soggiorno anche al di fuori della scuola dell’obbligo: attualmente questo diritto non è garantito a chi ha meno di 6 anni o più di 16. E infine, parità di trattamento nel ricevere provvidenze economiche a tutel adella donna, della maternità e del bambino tra italiani e stranieri con permesso di soggiorno in regola; attualmente questa parità è riconosciuta solo ai titolari di carta di soggiorno (permesso di soggiorno CE per soggiornanti di lunga durata).

mercoledì 30 marzo 2011

Nati per Leggere: una guida per i pediatri


COMUNICATO STAMPA

Nati per Leggere (NpL) è il più vasto programma italiano di promozione dello sviluppo precoce del bambino e di supporto alla genitorialità. La promozione della lettura in famiglia è stata definita "l'attività più efficace che il pediatra può svolgere per promuovere lo sviluppo del bambino", ed è stata raccomandata dall'OMS, dall'UNICEF e dalla Banca Mondiale. Il nostro Paese, come si sa ed è stato ribadito dalla più recente indagine promossa dall'OCSE, è tra gli ultimi quanto a competenze di lettura e scrittura da parte dei ragazzi, e quindi ha bisogno di promuovere la lettura.

Nei 10 anni di attività, celebrati l'anno scorso, NpL ha fatto straordinari passi avanti. Oggi sono attivi circa 400 progetti locali, intere Regioni hanno adottato il programma, c'è stato il patrocinio del MIUR, l'attribuzione del Premio Nazionale della Famiglia, la medaglia speciale del Presidente della Repubblica conferita al Premio Nazionale NpL istituito l'anno scorso dalla Fiera del Libro di Torino, e riconfermata quest'anno. La stima di copertura del territorio nazionale era, due anni fa, di circa il 18%. Il programma è stato inoltre "esportato" con successo in Catalogna, Croazia, Svizzera e tra i nostri emigrati in Germania. L'opera va ancora completata, raggiungendo quanti non sono stati raggiunti e, come spesso accade, ne avrebbero più bisogno: al Sud, nelle periferie delle grandi città, tra le famiglie di immigrati.

Il numero di Marzo di Medico e Bambino riporta nelle sue pagine centrali - in modo che si possano staccare e utilizzare separatamente - una Guida alla attiva promozione di NpL da parte dei pediatri. L'intento è quello di fornire al pediatra della cure primarie alcuni semplici strumenti per implementare il progetto nella pratica quotidiana: una breve sintesi del razionale del progetto, utile per eventuali presentazioni in ambito locale; indicazioni su come dare attuazione al progetto nel proprio ambulatorio e nella propria pratica clinica; una scheda sullo sviluppo psicomotorio del bambino proposta nell'ottica del rapporto con il libro e la lettura. Questo stesso materiale viene proposto dal coordinamento nazionale NpL a tutte le riviste pediatriche, nell'intento di rafforzare il contributo dei pediatri, che è fondamentale, all'ulteriore diffusione del programma. I pediatri attivi in NpL sono allo stato un po' più di mille, circa il 10% dei pediatri impegnati nelle cure primarie. Non sono pochi, ma potrebbero essere di più o più convinti ed efficaci nell'opera di promozione, che vede nel pediatra di famiglia una figura fondamentale.


A cura di S. Manetti, C. Panza, G. Tamburlini.
Strumenti per i pediatri delle cure primarie
Medico e Bambino
2011;30:167-174

Per informazioni scrivete alla Redazione di Medico e Bambino
Via Santa Caterina, 3
34122 - Trieste
email: redazione@medicoebambino.com
Tel. 040 3728911 - Fax 040 7606590

domenica 20 marzo 2011

24 marzo: Giornata Mondiale sulla Tubercolosi



L’European Centre for Disease Prevention and Control (ECDC) e la Regione Europea dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), in occasione della Giornata Mondiale per la Lotta alla Tubercolosi (World TB Day, 24 marzo 2011), hanno rilasciato un comunicato stampa che sottolinea l’importanza di eliminare la TBC nei bambini e mette in evidenza il problema della tubercolosi multi-resistente (MDR TB). Un nuovo report "Tuberculosis surveillance in Europe 2009" dell’ECDC e Regione europea dell’OMS fornisce, infatti, nuovi dati preoccupanti sulla diffusione della tubercolosi multi-resistente (MDR TB) in Europa e sulla TBC nei bambini.

Per quanto riguarda la tubercolosi multi-resistente, le incidenze più elevate a livello mondiale sono state registrate all’interno della regione Europea. Per quanto riguarda, invece, la TBC nei bambini, negli ultimi dieci anni sono stati notificati nei Paesi EU/EEA quasi 40.000 casi e più di 3.300 casi solo nel 2009. Per questo si stanno mettendo in atto azioni congiunte ECDC-WHO per sviluppare un Piano regionale per la MDR-TB e per affrontare i problemi di prevenzione e controllo della TBC nei bambini.

In Italia, come in molti Paesi del’Europa Occidentale, l’incidenza della tubercolosi (TBC) è notevolmente diminuita a partire dagli anni Cinquanta. Di conseguenza, l’attenzione al problema, il grado di sospetto diagnostico e le competenze specialistiche sono divenute meno diffuse. Tuttavia nel nostro Paese si verificano ancora più di 4 mila nuovi casi di TBC all’anno. Se da una parte questo dato classifica l’Italia tra i Paesi a bassa endemia, dall’altra indica che la malattia non è scomparsa nel nostro Paese ma continua a rappresentare una realtà sanitaria che richiede una continua formazione degli operatori, strategie di prevenzione e attività di controllo. Per quanto riguarda la TBC nei bambini, il 5% dei casi notificati nel 2008 si sono verificati in bambini tra 0 e 14 anni di età e il 2,4% in bambini sotto i 5 anni.

Il World TB Day si celebra ogni anno il 24 marzo per commemorare il giorno nel 1882, in cui il Dr Robert Koch annunciò di aver scoperto la causa della TBC. L’obiettivo è quello di aumentare la consapevolezza del pubblico che questa malattia, ancora oggi causa il decesso di milioni di persone all’anno-

Fonte: Istituto Superiore di Sanità

Per approfondire: Epicentro

Articoli recenti sulla Tubercolosi di Medico e Bambino:
  • Pastore S, Marchetti F. Febbre di origine sconosciuta, radiografia del torace e risonanza dell'encefalo. Medico e Bambino pagine elettroniche 2010; 13(10) http://www.medicoebambino.com/?id=PPI1010_10.html
  • Vaccher S, De Benedictis FM. Vecchie malattie ritornano…. Medico e Bambino pagine elettroniche 2009; 12(6) http://www.medicoebambino.com/?id=CL0906_20.html
  • Consolaro A et al Appendicite, anzi no yersinosi, anzi no tubercolosi. Medico e Bambino 2009;28(1):39-42
  • Gargioni G. TBC. Medico e Bambino pagine elettroniche 2008; 11(6 suppl) http://www.medicoebambino.com/?id=PPT0826_90.html




giovedì 17 marzo 2011

150 anni dell'Unità d'Italia: il diritto alla salute e la protezione dell'infanzia sanciti dalla Costituzione


LA COSTITUZIONE
Art. 31.

La Repubblica agevola con misure economiche e altre provvidenze la formazione della famiglia e l'adempimento dei compiti relativi, con particolare riguardo alle famiglie numerose.

Protegge la maternità, l'infanzia e la gioventù, favorendo gli istituti necessari a tale scopo.

Art. 32.

La Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell'individuo e interesse della collettività, e garantisce cure gratuite agli indigenti.

Nessuno può essere obbligato a un determinato trattamento sanitario se non per disposizione di legge. La legge non può in nessun caso violare i limiti imposti dal rispetto della persona umana.


"L’esigenza di coniugare costantemente la domanda crescente di salute, propria di una società che si evolve e mira al conseguimento del massimo benessere possibile, con la limitatezza delle risorse disponibili, circostanza questa comune ad ogni società civile, porta necessariamente ad un nuovo modo di pensare l’assistenza sanitaria. Non più, infatti, solo organizzazione di servizi preposti alla erogazione di prestazioni, ma anche “produzione” di salute con la presenza, la partecipazione, il coinvolgimento e l’impegno di tutti e con l’assunzione di responsabilità ai diversi livelli (istituzionali, personali e comportamentali). Ogni pur minima risorsa non correttamente utilizzata è, infatti, una risorsa che inevitabilmente non produce utilità, che non soddisfa, cioè, alcun bisogno rappresentato e che, pertanto, viene inopinatamente “sprecata” con l’inevitabile conseguenza di rallentare, con conseguenze spesso deleterie, il processo di miglioramento e di tutela della salute quale da tutti auspicato e fortemente sollecitato.
In tale contesto e con tali intendimenti è in atto, infatti, un forte ripensamento ed un approfondimento appropriato che porteranno, si spera a breve, ad ulteriori assestamenti del S.S.N. che, alla luce dei principi solennemente sanciti dalla Costituzione, saranno certamente in grado di meglio affrontare le sfide del nostro tempo e migliorare, nei fatti e nei risultati, la tutela della salute in un contesto, anche istituzionale, diverso e meglio rispondente alle esigenze avvertite ed ai nuovi bisogni rappresentati".



Dr. Fernando SACCO già Direttore Dipartimento Risorse Umane e Patrimoniali Azienda Sanitaria Locale n° 9 di Trapani Esperto in legislazione sanitaria, organizzazione aziendale ed applicazione contratti di lavoro nel pubblico impiego

mercoledì 2 marzo 2011

Un database per la Pediatria: The Pediatric Emergency Medicine Database


Siamo forse di fronte ad un eccesso di informazioni, mediatiche e scientifiche. Personalmente di fronte ad un bambino che vediamo in ambulatorio, in Pronto Soccorso o in regime di ricovero dico sempre, per un problema di diagnosi o di terapia, di guardare prima il Nelson e poi Pubmed e poi qualche altra banca dati.

A volte succede che sui tavoli e i "banconi" degli ospedali, dentro le cartelle, ci siano articoli su articoli, stampati a volte per un titolo trovato pertinente al caso, e succede che l'articolo venga letto quasi di sfuggita, nelle conclusioni e/o nell'abstract. Se ci pensiamo nulla di male...anzi. Il sapere nel 2011 si basa anche su una informazione e formazione che è sicuramente più completa, più facile da reperire, banalmente rispetto a soli 10 anni fà. Con un rischio in più che è quello di chiedersi: come discernere e capire l"l'eccesso di informazioni". Cosa è vero? Cosa è utile per la cura ed assistenza del bambino e della sua famiglia?

Sappiamo anche che questo sapere non appartiene a tutte le corsie ospedaliere e a tutti gli ambulatori e possiamo solo dire che è un peccato, perchè la conoscenza e le risorse "informative" dovrebbero essere più capillarmente diffuse.

Ci fà piacere segnalare, sempre tenendo a mente la regola del Nelson (prima i pensieri, le ipotesi, l'assistenza e poi magari Internet) questo Database appunto, ad accesso gratuito online sulla Pediatric Emergency Medicine. Un ambito, quello dell'emergenza pediatrica, sempre a mio modesto avviso, un pò troppo inflazionato, anche se a dire il vero l'Emergenza non dovrebbe appartenere solo ed esclusivamente alle modalità e tecniche di rianimazione.

In questo Database potete trovare, accanto ad un aggiornamento in tempo quasi reale dei lavori di interesse pubblicati in letteratura, una Lista di discussione, anche questa vera, partecipe, interessante.
Niente di più che uno strumento utile anche per un confronto con le realtà internazionali.

Se avete da segnalarci altri siti utili per la cultura ed il sapere pediatrico dateci comunicazione. Ci farà piacere segnalarli. Grazie


Federico Marchetti

venerdì 18 febbraio 2011

Vaccinazione antinfluenzale: il comunicato dell'Associazione Culturale Pediatri


Vaccinazione antinfluenzale: perché bisogna parlarne ora

In merito alla vaccinazione antinfluenzale l’Associazione Culturale Pediatri ritiene necessario attenersi alle Raccomandazioni ufficiali diffuse dal Ministero della Salute per la stagione 2010-11.

Dichiariamo la nostra disponibilità a partecipare alla discussione sulla eventuale opportunità di estendere le indicazioni alla vaccinazione antiinfluenzale qualora fosse dimostrato il suo vantaggio sulla base di studi scientifici robusti, che considerino gli outcomes indicati dal Ministero e che siano esplicitamente liberi da conflitti di interesse. Riteniamo però che tale discussione debba essere un supporto collaborativo da parte delle società scientifiche rispetto a un organo decisionale centrale responsabile delle politiche vaccinali. A questo organismo bisogna comunque fare riferimento riconoscendone l’ autorità e il potere decisionale.

Deprechiamo con forza che, come da diversi anni si sta verificando in Italia, si cerchi invece di forzare il cambiamento delle politiche vaccinali esprimendo anche in sedi non scientifiche e non istituzionali posizioni discordanti da quelle ministeriali non sempre sostenute da evidenze chiare e libere da conflitti.

Riteniamo utile ribadire insieme al Ministero l’importanza delle misure di protezione personale per ridurre la trasmissione dei virus influenzali. Fortemente raccomandato il lavaggio delle mani (in assenza di acqua, uso di gel alcolici), la buona igiene respiratoria, coprire bocca e naso quando si starnutisce o tossisce, trattare i fazzoletti, favorire l’isolamento volontario a casa delle persone con malattie respiratorie febbrili, specie in fase iniziale e l’uso di mascherine da parte delle persone con sintomatologia influenzale se presenti in ambienti sanitari.
Concordiamo con la scelta ministeriale di sottolineare il ruolo preventivo di prima scelta attribuito al lavaggio delle mani, pratica riconosciuta dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) come una tra le più efficaci per il controllo della diffusione delle infezioni, non solo influenzali, anche negli ospedali.

La vaccinazione per i bambini sani di età compresa tra 6 mesi e 24 mesi (o fino a 5 anni) è invece un argomento attualmente al centro di discussione da parte della Comunità Scientifica Internazionale. I dati finora disponibili non consentono di condividere una valutazione positiva ai fini di una riduzione sensibile del rischio di morte, ricovero, malattia grave, nonostante la Sanità Americana, Canadese e di alcuni paesi della Comunità Europea abbiano scelto di vaccinare anche questi bambini. Rischio di morte, ricovero e malattia grave sono gli outcomes della vaccinazione antinfluenzale che devono essere dimostrati per giustificare la sua offerta attiva e gratuita all’intera popolazione dei bambini sani: questo è quanto dice il Ministero e con questa dichiarazione concordiamo pienamente. In mancanza delle prove di efficacia rispetto a questi outcomes, come per gli anni passati la vaccinazione antinfluenzale è stata offerta in modo attivo e gratuito solo ai bambini di età superiore ai 6 mesi affetti da gravi malattie croniche.

Vista la debolezza delle evidenze di efficacia rispetto agli outcomes indicati la ACP si propone di impegnarsi nella prossima stagione influenzale in uno studio ad hoc, indipendente e libero da ogni condizionamento, auspicando una massiccia partecipazione dei pediatri italiani.
Siamo consapevoli che le evidenze sono deboli anche per i soggetti a rischio e sarebbero utili specifici studi di valutazione anche per loro; per queste persone si deve però giudicare soddisfacente anche il raggiungimento di outcomes meno importanti come il semplice risparmio di qualche giorno di malattia dato che quei giorni di malattia potrebbero, per esempio, coincidere con l'inizio di un ciclo di chemioterapia o potrebbero intervenire in una fase di grave compromissione immunitaria. In una parola riteniamo che, in accordo col Ministero, si debba ritenere utile la loro vaccinazione in mancanza di evidenze contrarie.

Rosario Cavallo
Responsabile Segreteria Prevenzione malattie infettive

Paolo Siani
Presidente ACP

Il Direttivo ACP:
Carlo Corchia, Stefano Gorini, Chiara Guidoni, Tommaso Montini, Mario Narducci, Giuseppe Primavera, Maria F. Siracusano, Enrico Valletta, Luciana Nicoli


Articoli di Medico e Bambino sulla vaccinazione antinfluenzale 2010-2011

Rizzo C, Rota MC
Prevenzione e controllo dell'influenza: raccomandazioni per la stagione 2010-2011
Medico e Bambino 2010;29(8):504-7

Cavallo R
Influenza 2010-2011: le raccomandazioni del Ministero della Salute.
Medico e Bambino 2010;29(8):483-84
http://www.medicoebambino.com/?id=1008_483.pdf


domenica 13 febbraio 2011

Pochi pediatri nelle ASL. Indagine di Altroconsumo




È quanto rileva l'associazione di consumatori attraverso un’indagine condotta su 40 Asl di 9 capoluoghi italiani. In quasi tutte le città il numero dei pediatri è insufficiente: fanno eccezione solo Palermo e Torino. Supera invece l'esame la qualità dell'accesso all'assistenza con giudizi positivi nella maggior parte dei casi.

C'è chi ha accettato l'unico pediatra libero sul territorio e deve fare 15 chilometri in auto per raggiungerlo. E chi, non avendo trovato un medico con orari adeguati alle proprie esigenze lavorative, è costretto a sentirlo solo al telefono. Trovare un pediatra disponibile in Italia non è sempre facile, come rileva un’indagine presentata dall’associazione Altroconsumo che, per il terzo anno, è scesa in campo consultando gli sportelli di 40 Asl dove si sceglie e revoca il medico di famiglia e il pediatra di libera scelta, in nove città: Milano, Torino, Napoli, Roma, Genova, Bari, Firenze, Bologna e Palermo.
L'obiettivo era quello di verificare sia la qualità e la completezza delle informazioni fornite dagli impiegati, sia la disponibilità di medici con posti liberi.

Per prima cosa, per poter scegliere adeguatamente un pediatra serve un elenco, ossia una lista dei medici che esercitano nella zona di residenza del cittadino. In 26 dei 40 sportelli esaminati da Altroconsumo l'elenco è risultato appeso alla parete o racchiuso in un faldone a disposizione per la consultazione. In 12 casi era invece necessario rivolgersi all'impiegato per ottenerne una copia o consultarlo, con un'inutile perdita di tempo in coda.

Le informazioni ritenute più importanti per la scelta del pediatra sono l'orario di ricevimento e sapere se un medico lavora solo su appuntamento. Anche la data di nascita (e quindi l'anzianità professionale) può risultare un’informazione utile ai genitori. Ma dall’inchiesta emerge che alcuni impiegati non danno informazioni appellandosi a motivi di privacy, com'è successo in una Asl di Bari, oppure che l'elenco affisso alla parete non è aggiornato, come in una Asl di Genova.
Nello specifico, dall'inchiesta emerge che la data di nascita del medico è stata resa disponibile sono in 5 delle 40 Asl consultate (due appartenenti alla città di Firenze, le altre a Bari, Napoli e Roma). L’orario di apertura dello studio era invece disponibile in 26 aziende sanitarie locali, risultando del tutto assente in tutte le Asl sotto esame nelle città di Firenze e Palermo.

Ancora più complicato è tentare di sapere se il medico riceva solo su appuntamento o con libero accesso, soprattutto se si vive a Bari, Firenze, Napoli, Palermo o Roma. In queste città questo genere di informazione risulta essere del tutto assente.
I pediatri associati appaiono fortemente radicati in realtà come quella bolognese, dove sono stati riscontrati su tutto il territorio, mancano invece del tutto a Firenze, Genova, Palermo e Roma.
Palermo, in particolare, sembra essere la città che offre meno a livello di informazioni, fornendo nelle sue Asp solo nome ed indirizzo dei medici pediatri.

Tuttavia, la mancanza di informazioni o l'assenza di un numero adeguato di pediatri non si traduce automaticamente con un basso indice di gradimento da parte dei cittadini riguardo all'accesso all'assistenza. Ad esempio, se i bolognesi definiscono "critica" la disponibilità dei pediatri, il giudizio sull'accessibilità alle prestazioni è tuttavia positivo in tutte le Asl analizzate dall'inchiesta. Al contrario, i palermitani non denunciano problemi nelle possibilità di scelta del pediatra, ma giudicano "mediocre" l'accesso all'assistenza.
Oltre a Bologna, giudizi particolarmente positivi anche a Torino. Nel mezzo risulta essere Roma, dove i giudizi appaiono quasi ovunque accettabili, ma mai buoni.

Proseguendo nell’analisi dei numeri dell’indagine, si può notare come a Milano, Napoli, Firenze e Bologna i pediatri con posti liberi siano pochissimi (vedi Tabella) e le famiglie siano costrette ad accontentarsi di medici che non sempre soddisfano le loro esigenze. Proprio per questo motivo, secondo Altroconsumo, da queste parti si è più soliti ricorrere a un medico privato.
Solo Torino e Palermo, dai dati rilevati, sembrano avere su tutto il loro territorio una buona disponibilità di posti.

Perché i pediatri sono così pochi? Secondo Altroconsumo è una questione di numeri: la convenzione che regola il rapporto tra pediatri e Asl prevede che in ogni Comune ci sia un pediatra per ogni 600 abitanti di età tra zero e sei anni. Il medico può avere in cura fino a 800 pazienti, ma anche molto più grandi, tra 0 e 14 anni di età. In realtà a sei anni un bambino - osserva Altroconsumo - potrebbe anche essere trasferito al medico di base. In genere, però, i genitori preferiscono lasciare i bambini in cura dal pediatra fino ai 14. "Questo - ha spiegato Altroconsumo - genera un grande problema di gestione: il numero di pediatri è stabilito in base ai bambini che hanno meno di sei anni ma, in pratica, i pazienti in cura dal medico sono molti di più. A Milano, per garantire la copertura pediatrica obbligatoria, è stato aumentato il numero di pazienti per ogni medico. Una soluzione tampone: sarebbe stato più opportuno aumentare i pediatri". Del problema si è occupata anche l'Antitrust, evidenziando come il meccanismo di calcolo del numero di pediatri non sia idoneo a garantire un adeguato servizio all'utenza. L’associazione Altroconsumo, insieme a Cittadinanzattiva, si è dunque già rivolta al ministero della Salute per chiedere la modifica del calcolo del numero dei pediatri: “I bambini hanno diritto a un servizio migliore".