giovedì 21 aprile 2011

I ragazzi di Lampedusa: comunicato dell'Associazione Culturale Pediatri e della Società italiana di Medicina delle Migrazioni


L’Associazione Culturale Pediatri e la Società italiana di Medicina delle Migrazioni esprimono la propria preoccupazione per l’attuale situazione dei minori migranti sbarcati a Lampedusa.

I minori di Lampedusa urlano in questi giorni la loro rabbia, vogliono accudimento (strutture adeguate, cibo, igiene), ma urlano anche la loro richiesta di aiuto e di ascolto, in quanto persone con bisogni e diritti specifici.

Sono minori e, in quanto tali, tutelati da Convenzioni Internazionali, ratificate anche dall'Italia, e da leggi nazionali e direttive molto precise e vincolanti per chi si occupa di minori

• i minori non accompagnati non possono essere espulsi (art. 19 comma2 lett. a T.U. immigrazione)
• può essere disposto il “rimpatrio assistito” del minore non accompagnato solo qualora il superiore interesse del minore lo richieda e dopo aver ascoltato l’opinione del minore
• non possono essere trattenuti nei CIE né nei CDA (art.9 DL 92/2008)
• devono essere accolti presso comunità di accoglienza per minori e ottenere un permesso di
soggiorno che deve essere rilasciato entro 20gg dalla domanda (art.5 comma 9 T.U. immigrazione) che deve essere presentata al più presto dal tutore o dal legale rappresentante dopo l’inserimento del minore in comunità
• vanno accelerate e rese uniformi su tutto il territorio nazionale le procedure per la nomina del tutore
• i minori non accompagnati richiedenti asilo dovrebbero essere inseriti nel Sistema di Protezione per Richiedenti Asilo e Rifugiati (SPRAR)

La Convenzione ONU sui Diritti dell’Infanzia e dell’Adolescenza (Convention on the Rights of the Child - CRC), ratificata dall’Italia con Legge n.176 il 27 maggio 1991, e in particolare l’articolo 20, obbliga gli Stati a fornire protezione e assistenza ai minori privi di un ambiente familiare e a rispettare, in ogni occasione, il principio del superiore interesse del minore, anche nell’applicazione di normative relative al controllo dei flussi migratori.

Il Gruppo di Lavoro per la Convenzione sui Diritti dell’Infanzia e dell’Adolescenza (CRC), di cui ACP e SIMM sono membri, nel Secondo Rapporto Supplementare alla Nazioni Unite sul monitoraggio della Convenzione sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza in Italia, pubblicato nel 2009, chiedeva alle istituzioni competenti di assicurare coordinamento tra i livelli istituzionali nazionale e locale anche attraverso un piano di accoglienza nazionale che tenga conto della presenza dei minori migranti, ma anche degli arrivi prevedibili e goda delle risorse finanziarie necessarie.

Il Comitato ONU sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza nelle Osservazioni Conclusive del 2006
raccomandava all’Italia di incrementare i propri sforzi affinché fosse garantita ai minori migranti:

• l’identificazione nella primissima fase
• l’assistenza multidisciplinare culturalmente valida per il loro recupero fisico e psicologico e la loro reintegrazione sociale
• la raccolta sistematica dei dati sui minori rifugiati, richiedenti asilo e migranti

La promozione e la tutela della salute dei minori intesa in senso globale esigono considerazione della loro particolare vulnerabilità, attenzione ai bisogni, ricerca di sinergie tra le Istituzioni, interventi appropriati e condivisi, monitoraggio dei percorsi di accoglienza, sensibilizzazione e consapevolezza collettiva.

Per Informazioni.

Federica Zanetto, Coordinatrice Referenti regionali ACP: zanettof@tin.it
Paolo Siani, Presidente ACP: presidente@acp.it

mercoledì 20 aprile 2011

MINORI STRANIERI: LA SALUTE FISICA E PSICHICA E’ UN DIRITTO DI TUTTI.


SIP E SIMM CHIEDONO PIU’ TUTELE PER BAMBINI IRREGOLARI

Roma, 5 aprile 2011. Iscrizione al Servizio Sanitario Nazionale di tutti i minori stranieri presenti in Italia, indipendentemente dallo status dei genitori; estensione del permesso di soggiorno per gravidanza fino a un anno di vita del bambino; possibilità di completare gli studi, almeno fino al compimento del 14° anno di età, per coloro che hanno cominciato un percorso di studio in Italia anche se in condizione di irregolarità giuridica.

Sono le proposte che la Società Italiana di Pediatria e la Società Italiana di Medicina delle Migrazioni avanzano in un documento congiunto. Obiettivo del documento, elaborato con il contributo del Gruppo di Studio per il Bambino Immigrato della SIP, è garantire il pieno diritto alla salute di tutti i minori stranieri presenti sul territorio nazionale. Un tema che oggi, come sottolinea Mario Affronti, Presidente della Società Italiana di Medicina delle Migrazioni, “assume una straordinaria importanza e attualità alla luce del quadro di instabilità politica dei Paesi del Nord-Africa e dei crescenti flussi migratori verso l’Italia”.

Sono circa un milione i minori stranieri che vivono in maniera regolare nel nostro Paese, oltre la metà dei quali nati in Italia pari al 14% del totale dei nuovi nati. Più difficile sapere quanti siano i minori irregolari: secondo diverse stime si tratta di alcune decine di migliaia di bambini (compresi i piccoli rom che pur essendo comunitari non godono spesso di una adeguata tutela sanitaria), un piccolo esercito di “invisibili”, che non hanno pieno riconoscimento di alcuni diritti, premessa perché possano crescere sereni e perché si possano porre le basi per una convivenza civile. “I pediatri considerano la salute del bambino come benessere fisico, psichico e sociale e non solo come assenza di malattia, secondo la definizione dell’OMS. La salute del bambino è quindi inseparabile dall'integrità della sua persona, dal legame con la sua famiglia e in particolare con la madre”, afferma Alberto G. Ugazio, Presidente della Società Italiana di Pediatria. “Uno degli aspetti cruciali per la piena integrazione sono i percorsi di inserimento didattico nelle scuole. Ma guai alla separazione in classi differenziate: si tratterebbe di una ghettizzazione mascherata, magari dal proposito di rispettare un multiculturalismo che significa soltanto esclusione”.

Ma ecco i punti ineludibili i proposti dal documento:

- Assistenza per tutti i bambini
Oggi i figli di immigrati irregolari possono accedere alle strutture sanitarie solo per prestazioni urgenti ed essenziali, come le vaccinazioni o per patologie che, se non curate, provocano danni permanenti. Ciò perché non hanno diritto all’assistenza del pediatra di famiglia, il che significa che manca la continuità delle cure e la prevenzione. SIP e SIMM chiedono di estendere le prestazioni sanitarie del SSN, del Pediatra di Famiglia e del Medico di Medicina generale a tutti i minori stranieri presenti sul territorio nazionale in osservanza dell’art. 24 della convenzione di New York (diritto del minore al miglior stato di salute possibile) e all’art. 2 della Costituzione (diritti fondamentali dell’individuo). D’altra parte alcune regioni italiane hanno già fatto da apripista estendendo l’assistenza del pediatra di famiglia anche ai bambini i cui genitori non hanno permesso di soggiorno.

- Un futuro per ogni madre
Il prolungamento del permesso di soggiorno per gravidanza è un altro punto qualificante del documento. Attualmente il permesso dato ad una donna presente irregolarmente in Italia dura fino ai primi sei mesi dopo il parto, poi scatta l’espulsione della donna e del bambino. Molte mamme preferiscono non richiedere questo permesso, che in realtà diventa un’autodenuncia, e rimangono nell’irregolarità, non riuscendo così a godere appieno degli interventi a tutela della maternità. Gli indicatori di salute relativi agli esiti al parto dicono che i figli di mamme straniere sono ancora assai svantaggiati rispetto agli italiani proprio perché le gravidanze delle loro mamme sono meno protette. “Prolungare il permesso di soggiorno per gravidanza a 12 mesi con la possibilità di trasformarlo successivamente in permesso per lavoro proteggerebbe la salute dei neonati e sarebbe un ulteriore intervento di tutela per il futuro”, afferma il documento. SIP e SIMM chiedono inoltre di intraprendere azioni finalizzate a eliminare alcune criticità che riguardano innanzitutto la scuola e l’istruzione, ambiti prioritari in cui deve realizzarsi la piena tutela dei minori. “Uno dei bisogni psichici fondamentali durante l’età evolutiva è la stabilità – afferma il documento - I bambini hanno bisogno di un luogo e di un tempo sicuri in cui crescere e progettare il proprio futuro. Politiche migratorie che tengano le famiglie in condizioni di precarietà, che comportano nei bambini incertezze anche sui percorsi scolastici, sono potenzialmente nocive sia per lo sviluppo psicologico sia per il senso di appartenenza sociale”.
Da qui la richiesta di permessi di soggiorno a lungo termine per le famiglie con bambini in età scolare in modo da garantire una ragionevole programmazione degli studi. Un intervento che si configura anche come un investimento per la collettività: consente infatti di non disperdere il capitale di competenze sostenute dal Paese ospitante per la scolarizzazione dei questi minori. Oltre ai percorsi di integrazione senza classi differenziate, SIP e SIMM chiedono che sia garantito l’accesso alle scuole per i figli degli immigrati privi di permesso di soggiorno anche al di fuori della scuola dell’obbligo: attualmente questo diritto non è garantito a chi ha meno di 6 anni o più di 16. E infine, parità di trattamento nel ricevere provvidenze economiche a tutel adella donna, della maternità e del bambino tra italiani e stranieri con permesso di soggiorno in regola; attualmente questa parità è riconosciuta solo ai titolari di carta di soggiorno (permesso di soggiorno CE per soggiornanti di lunga durata).

mercoledì 30 marzo 2011

Nati per Leggere: una guida per i pediatri


COMUNICATO STAMPA

Nati per Leggere (NpL) è il più vasto programma italiano di promozione dello sviluppo precoce del bambino e di supporto alla genitorialità. La promozione della lettura in famiglia è stata definita "l'attività più efficace che il pediatra può svolgere per promuovere lo sviluppo del bambino", ed è stata raccomandata dall'OMS, dall'UNICEF e dalla Banca Mondiale. Il nostro Paese, come si sa ed è stato ribadito dalla più recente indagine promossa dall'OCSE, è tra gli ultimi quanto a competenze di lettura e scrittura da parte dei ragazzi, e quindi ha bisogno di promuovere la lettura.

Nei 10 anni di attività, celebrati l'anno scorso, NpL ha fatto straordinari passi avanti. Oggi sono attivi circa 400 progetti locali, intere Regioni hanno adottato il programma, c'è stato il patrocinio del MIUR, l'attribuzione del Premio Nazionale della Famiglia, la medaglia speciale del Presidente della Repubblica conferita al Premio Nazionale NpL istituito l'anno scorso dalla Fiera del Libro di Torino, e riconfermata quest'anno. La stima di copertura del territorio nazionale era, due anni fa, di circa il 18%. Il programma è stato inoltre "esportato" con successo in Catalogna, Croazia, Svizzera e tra i nostri emigrati in Germania. L'opera va ancora completata, raggiungendo quanti non sono stati raggiunti e, come spesso accade, ne avrebbero più bisogno: al Sud, nelle periferie delle grandi città, tra le famiglie di immigrati.

Il numero di Marzo di Medico e Bambino riporta nelle sue pagine centrali - in modo che si possano staccare e utilizzare separatamente - una Guida alla attiva promozione di NpL da parte dei pediatri. L'intento è quello di fornire al pediatra della cure primarie alcuni semplici strumenti per implementare il progetto nella pratica quotidiana: una breve sintesi del razionale del progetto, utile per eventuali presentazioni in ambito locale; indicazioni su come dare attuazione al progetto nel proprio ambulatorio e nella propria pratica clinica; una scheda sullo sviluppo psicomotorio del bambino proposta nell'ottica del rapporto con il libro e la lettura. Questo stesso materiale viene proposto dal coordinamento nazionale NpL a tutte le riviste pediatriche, nell'intento di rafforzare il contributo dei pediatri, che è fondamentale, all'ulteriore diffusione del programma. I pediatri attivi in NpL sono allo stato un po' più di mille, circa il 10% dei pediatri impegnati nelle cure primarie. Non sono pochi, ma potrebbero essere di più o più convinti ed efficaci nell'opera di promozione, che vede nel pediatra di famiglia una figura fondamentale.


A cura di S. Manetti, C. Panza, G. Tamburlini.
Strumenti per i pediatri delle cure primarie
Medico e Bambino
2011;30:167-174

Per informazioni scrivete alla Redazione di Medico e Bambino
Via Santa Caterina, 3
34122 - Trieste
email: redazione@medicoebambino.com
Tel. 040 3728911 - Fax 040 7606590

domenica 20 marzo 2011

24 marzo: Giornata Mondiale sulla Tubercolosi



L’European Centre for Disease Prevention and Control (ECDC) e la Regione Europea dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), in occasione della Giornata Mondiale per la Lotta alla Tubercolosi (World TB Day, 24 marzo 2011), hanno rilasciato un comunicato stampa che sottolinea l’importanza di eliminare la TBC nei bambini e mette in evidenza il problema della tubercolosi multi-resistente (MDR TB). Un nuovo report "Tuberculosis surveillance in Europe 2009" dell’ECDC e Regione europea dell’OMS fornisce, infatti, nuovi dati preoccupanti sulla diffusione della tubercolosi multi-resistente (MDR TB) in Europa e sulla TBC nei bambini.

Per quanto riguarda la tubercolosi multi-resistente, le incidenze più elevate a livello mondiale sono state registrate all’interno della regione Europea. Per quanto riguarda, invece, la TBC nei bambini, negli ultimi dieci anni sono stati notificati nei Paesi EU/EEA quasi 40.000 casi e più di 3.300 casi solo nel 2009. Per questo si stanno mettendo in atto azioni congiunte ECDC-WHO per sviluppare un Piano regionale per la MDR-TB e per affrontare i problemi di prevenzione e controllo della TBC nei bambini.

In Italia, come in molti Paesi del’Europa Occidentale, l’incidenza della tubercolosi (TBC) è notevolmente diminuita a partire dagli anni Cinquanta. Di conseguenza, l’attenzione al problema, il grado di sospetto diagnostico e le competenze specialistiche sono divenute meno diffuse. Tuttavia nel nostro Paese si verificano ancora più di 4 mila nuovi casi di TBC all’anno. Se da una parte questo dato classifica l’Italia tra i Paesi a bassa endemia, dall’altra indica che la malattia non è scomparsa nel nostro Paese ma continua a rappresentare una realtà sanitaria che richiede una continua formazione degli operatori, strategie di prevenzione e attività di controllo. Per quanto riguarda la TBC nei bambini, il 5% dei casi notificati nel 2008 si sono verificati in bambini tra 0 e 14 anni di età e il 2,4% in bambini sotto i 5 anni.

Il World TB Day si celebra ogni anno il 24 marzo per commemorare il giorno nel 1882, in cui il Dr Robert Koch annunciò di aver scoperto la causa della TBC. L’obiettivo è quello di aumentare la consapevolezza del pubblico che questa malattia, ancora oggi causa il decesso di milioni di persone all’anno-

Fonte: Istituto Superiore di Sanità

Per approfondire: Epicentro

Articoli recenti sulla Tubercolosi di Medico e Bambino:
  • Pastore S, Marchetti F. Febbre di origine sconosciuta, radiografia del torace e risonanza dell'encefalo. Medico e Bambino pagine elettroniche 2010; 13(10) http://www.medicoebambino.com/?id=PPI1010_10.html
  • Vaccher S, De Benedictis FM. Vecchie malattie ritornano…. Medico e Bambino pagine elettroniche 2009; 12(6) http://www.medicoebambino.com/?id=CL0906_20.html
  • Consolaro A et al Appendicite, anzi no yersinosi, anzi no tubercolosi. Medico e Bambino 2009;28(1):39-42
  • Gargioni G. TBC. Medico e Bambino pagine elettroniche 2008; 11(6 suppl) http://www.medicoebambino.com/?id=PPT0826_90.html




giovedì 17 marzo 2011

150 anni dell'Unità d'Italia: il diritto alla salute e la protezione dell'infanzia sanciti dalla Costituzione


LA COSTITUZIONE
Art. 31.

La Repubblica agevola con misure economiche e altre provvidenze la formazione della famiglia e l'adempimento dei compiti relativi, con particolare riguardo alle famiglie numerose.

Protegge la maternità, l'infanzia e la gioventù, favorendo gli istituti necessari a tale scopo.

Art. 32.

La Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell'individuo e interesse della collettività, e garantisce cure gratuite agli indigenti.

Nessuno può essere obbligato a un determinato trattamento sanitario se non per disposizione di legge. La legge non può in nessun caso violare i limiti imposti dal rispetto della persona umana.


"L’esigenza di coniugare costantemente la domanda crescente di salute, propria di una società che si evolve e mira al conseguimento del massimo benessere possibile, con la limitatezza delle risorse disponibili, circostanza questa comune ad ogni società civile, porta necessariamente ad un nuovo modo di pensare l’assistenza sanitaria. Non più, infatti, solo organizzazione di servizi preposti alla erogazione di prestazioni, ma anche “produzione” di salute con la presenza, la partecipazione, il coinvolgimento e l’impegno di tutti e con l’assunzione di responsabilità ai diversi livelli (istituzionali, personali e comportamentali). Ogni pur minima risorsa non correttamente utilizzata è, infatti, una risorsa che inevitabilmente non produce utilità, che non soddisfa, cioè, alcun bisogno rappresentato e che, pertanto, viene inopinatamente “sprecata” con l’inevitabile conseguenza di rallentare, con conseguenze spesso deleterie, il processo di miglioramento e di tutela della salute quale da tutti auspicato e fortemente sollecitato.
In tale contesto e con tali intendimenti è in atto, infatti, un forte ripensamento ed un approfondimento appropriato che porteranno, si spera a breve, ad ulteriori assestamenti del S.S.N. che, alla luce dei principi solennemente sanciti dalla Costituzione, saranno certamente in grado di meglio affrontare le sfide del nostro tempo e migliorare, nei fatti e nei risultati, la tutela della salute in un contesto, anche istituzionale, diverso e meglio rispondente alle esigenze avvertite ed ai nuovi bisogni rappresentati".



Dr. Fernando SACCO già Direttore Dipartimento Risorse Umane e Patrimoniali Azienda Sanitaria Locale n° 9 di Trapani Esperto in legislazione sanitaria, organizzazione aziendale ed applicazione contratti di lavoro nel pubblico impiego

mercoledì 2 marzo 2011

Un database per la Pediatria: The Pediatric Emergency Medicine Database


Siamo forse di fronte ad un eccesso di informazioni, mediatiche e scientifiche. Personalmente di fronte ad un bambino che vediamo in ambulatorio, in Pronto Soccorso o in regime di ricovero dico sempre, per un problema di diagnosi o di terapia, di guardare prima il Nelson e poi Pubmed e poi qualche altra banca dati.

A volte succede che sui tavoli e i "banconi" degli ospedali, dentro le cartelle, ci siano articoli su articoli, stampati a volte per un titolo trovato pertinente al caso, e succede che l'articolo venga letto quasi di sfuggita, nelle conclusioni e/o nell'abstract. Se ci pensiamo nulla di male...anzi. Il sapere nel 2011 si basa anche su una informazione e formazione che è sicuramente più completa, più facile da reperire, banalmente rispetto a soli 10 anni fà. Con un rischio in più che è quello di chiedersi: come discernere e capire l"l'eccesso di informazioni". Cosa è vero? Cosa è utile per la cura ed assistenza del bambino e della sua famiglia?

Sappiamo anche che questo sapere non appartiene a tutte le corsie ospedaliere e a tutti gli ambulatori e possiamo solo dire che è un peccato, perchè la conoscenza e le risorse "informative" dovrebbero essere più capillarmente diffuse.

Ci fà piacere segnalare, sempre tenendo a mente la regola del Nelson (prima i pensieri, le ipotesi, l'assistenza e poi magari Internet) questo Database appunto, ad accesso gratuito online sulla Pediatric Emergency Medicine. Un ambito, quello dell'emergenza pediatrica, sempre a mio modesto avviso, un pò troppo inflazionato, anche se a dire il vero l'Emergenza non dovrebbe appartenere solo ed esclusivamente alle modalità e tecniche di rianimazione.

In questo Database potete trovare, accanto ad un aggiornamento in tempo quasi reale dei lavori di interesse pubblicati in letteratura, una Lista di discussione, anche questa vera, partecipe, interessante.
Niente di più che uno strumento utile anche per un confronto con le realtà internazionali.

Se avete da segnalarci altri siti utili per la cultura ed il sapere pediatrico dateci comunicazione. Ci farà piacere segnalarli. Grazie


Federico Marchetti

venerdì 18 febbraio 2011

Vaccinazione antinfluenzale: il comunicato dell'Associazione Culturale Pediatri


Vaccinazione antinfluenzale: perché bisogna parlarne ora

In merito alla vaccinazione antinfluenzale l’Associazione Culturale Pediatri ritiene necessario attenersi alle Raccomandazioni ufficiali diffuse dal Ministero della Salute per la stagione 2010-11.

Dichiariamo la nostra disponibilità a partecipare alla discussione sulla eventuale opportunità di estendere le indicazioni alla vaccinazione antiinfluenzale qualora fosse dimostrato il suo vantaggio sulla base di studi scientifici robusti, che considerino gli outcomes indicati dal Ministero e che siano esplicitamente liberi da conflitti di interesse. Riteniamo però che tale discussione debba essere un supporto collaborativo da parte delle società scientifiche rispetto a un organo decisionale centrale responsabile delle politiche vaccinali. A questo organismo bisogna comunque fare riferimento riconoscendone l’ autorità e il potere decisionale.

Deprechiamo con forza che, come da diversi anni si sta verificando in Italia, si cerchi invece di forzare il cambiamento delle politiche vaccinali esprimendo anche in sedi non scientifiche e non istituzionali posizioni discordanti da quelle ministeriali non sempre sostenute da evidenze chiare e libere da conflitti.

Riteniamo utile ribadire insieme al Ministero l’importanza delle misure di protezione personale per ridurre la trasmissione dei virus influenzali. Fortemente raccomandato il lavaggio delle mani (in assenza di acqua, uso di gel alcolici), la buona igiene respiratoria, coprire bocca e naso quando si starnutisce o tossisce, trattare i fazzoletti, favorire l’isolamento volontario a casa delle persone con malattie respiratorie febbrili, specie in fase iniziale e l’uso di mascherine da parte delle persone con sintomatologia influenzale se presenti in ambienti sanitari.
Concordiamo con la scelta ministeriale di sottolineare il ruolo preventivo di prima scelta attribuito al lavaggio delle mani, pratica riconosciuta dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) come una tra le più efficaci per il controllo della diffusione delle infezioni, non solo influenzali, anche negli ospedali.

La vaccinazione per i bambini sani di età compresa tra 6 mesi e 24 mesi (o fino a 5 anni) è invece un argomento attualmente al centro di discussione da parte della Comunità Scientifica Internazionale. I dati finora disponibili non consentono di condividere una valutazione positiva ai fini di una riduzione sensibile del rischio di morte, ricovero, malattia grave, nonostante la Sanità Americana, Canadese e di alcuni paesi della Comunità Europea abbiano scelto di vaccinare anche questi bambini. Rischio di morte, ricovero e malattia grave sono gli outcomes della vaccinazione antinfluenzale che devono essere dimostrati per giustificare la sua offerta attiva e gratuita all’intera popolazione dei bambini sani: questo è quanto dice il Ministero e con questa dichiarazione concordiamo pienamente. In mancanza delle prove di efficacia rispetto a questi outcomes, come per gli anni passati la vaccinazione antinfluenzale è stata offerta in modo attivo e gratuito solo ai bambini di età superiore ai 6 mesi affetti da gravi malattie croniche.

Vista la debolezza delle evidenze di efficacia rispetto agli outcomes indicati la ACP si propone di impegnarsi nella prossima stagione influenzale in uno studio ad hoc, indipendente e libero da ogni condizionamento, auspicando una massiccia partecipazione dei pediatri italiani.
Siamo consapevoli che le evidenze sono deboli anche per i soggetti a rischio e sarebbero utili specifici studi di valutazione anche per loro; per queste persone si deve però giudicare soddisfacente anche il raggiungimento di outcomes meno importanti come il semplice risparmio di qualche giorno di malattia dato che quei giorni di malattia potrebbero, per esempio, coincidere con l'inizio di un ciclo di chemioterapia o potrebbero intervenire in una fase di grave compromissione immunitaria. In una parola riteniamo che, in accordo col Ministero, si debba ritenere utile la loro vaccinazione in mancanza di evidenze contrarie.

Rosario Cavallo
Responsabile Segreteria Prevenzione malattie infettive

Paolo Siani
Presidente ACP

Il Direttivo ACP:
Carlo Corchia, Stefano Gorini, Chiara Guidoni, Tommaso Montini, Mario Narducci, Giuseppe Primavera, Maria F. Siracusano, Enrico Valletta, Luciana Nicoli


Articoli di Medico e Bambino sulla vaccinazione antinfluenzale 2010-2011

Rizzo C, Rota MC
Prevenzione e controllo dell'influenza: raccomandazioni per la stagione 2010-2011
Medico e Bambino 2010;29(8):504-7

Cavallo R
Influenza 2010-2011: le raccomandazioni del Ministero della Salute.
Medico e Bambino 2010;29(8):483-84
http://www.medicoebambino.com/?id=1008_483.pdf


domenica 13 febbraio 2011

Pochi pediatri nelle ASL. Indagine di Altroconsumo




È quanto rileva l'associazione di consumatori attraverso un’indagine condotta su 40 Asl di 9 capoluoghi italiani. In quasi tutte le città il numero dei pediatri è insufficiente: fanno eccezione solo Palermo e Torino. Supera invece l'esame la qualità dell'accesso all'assistenza con giudizi positivi nella maggior parte dei casi.

C'è chi ha accettato l'unico pediatra libero sul territorio e deve fare 15 chilometri in auto per raggiungerlo. E chi, non avendo trovato un medico con orari adeguati alle proprie esigenze lavorative, è costretto a sentirlo solo al telefono. Trovare un pediatra disponibile in Italia non è sempre facile, come rileva un’indagine presentata dall’associazione Altroconsumo che, per il terzo anno, è scesa in campo consultando gli sportelli di 40 Asl dove si sceglie e revoca il medico di famiglia e il pediatra di libera scelta, in nove città: Milano, Torino, Napoli, Roma, Genova, Bari, Firenze, Bologna e Palermo.
L'obiettivo era quello di verificare sia la qualità e la completezza delle informazioni fornite dagli impiegati, sia la disponibilità di medici con posti liberi.

Per prima cosa, per poter scegliere adeguatamente un pediatra serve un elenco, ossia una lista dei medici che esercitano nella zona di residenza del cittadino. In 26 dei 40 sportelli esaminati da Altroconsumo l'elenco è risultato appeso alla parete o racchiuso in un faldone a disposizione per la consultazione. In 12 casi era invece necessario rivolgersi all'impiegato per ottenerne una copia o consultarlo, con un'inutile perdita di tempo in coda.

Le informazioni ritenute più importanti per la scelta del pediatra sono l'orario di ricevimento e sapere se un medico lavora solo su appuntamento. Anche la data di nascita (e quindi l'anzianità professionale) può risultare un’informazione utile ai genitori. Ma dall’inchiesta emerge che alcuni impiegati non danno informazioni appellandosi a motivi di privacy, com'è successo in una Asl di Bari, oppure che l'elenco affisso alla parete non è aggiornato, come in una Asl di Genova.
Nello specifico, dall'inchiesta emerge che la data di nascita del medico è stata resa disponibile sono in 5 delle 40 Asl consultate (due appartenenti alla città di Firenze, le altre a Bari, Napoli e Roma). L’orario di apertura dello studio era invece disponibile in 26 aziende sanitarie locali, risultando del tutto assente in tutte le Asl sotto esame nelle città di Firenze e Palermo.

Ancora più complicato è tentare di sapere se il medico riceva solo su appuntamento o con libero accesso, soprattutto se si vive a Bari, Firenze, Napoli, Palermo o Roma. In queste città questo genere di informazione risulta essere del tutto assente.
I pediatri associati appaiono fortemente radicati in realtà come quella bolognese, dove sono stati riscontrati su tutto il territorio, mancano invece del tutto a Firenze, Genova, Palermo e Roma.
Palermo, in particolare, sembra essere la città che offre meno a livello di informazioni, fornendo nelle sue Asp solo nome ed indirizzo dei medici pediatri.

Tuttavia, la mancanza di informazioni o l'assenza di un numero adeguato di pediatri non si traduce automaticamente con un basso indice di gradimento da parte dei cittadini riguardo all'accesso all'assistenza. Ad esempio, se i bolognesi definiscono "critica" la disponibilità dei pediatri, il giudizio sull'accessibilità alle prestazioni è tuttavia positivo in tutte le Asl analizzate dall'inchiesta. Al contrario, i palermitani non denunciano problemi nelle possibilità di scelta del pediatra, ma giudicano "mediocre" l'accesso all'assistenza.
Oltre a Bologna, giudizi particolarmente positivi anche a Torino. Nel mezzo risulta essere Roma, dove i giudizi appaiono quasi ovunque accettabili, ma mai buoni.

Proseguendo nell’analisi dei numeri dell’indagine, si può notare come a Milano, Napoli, Firenze e Bologna i pediatri con posti liberi siano pochissimi (vedi Tabella) e le famiglie siano costrette ad accontentarsi di medici che non sempre soddisfano le loro esigenze. Proprio per questo motivo, secondo Altroconsumo, da queste parti si è più soliti ricorrere a un medico privato.
Solo Torino e Palermo, dai dati rilevati, sembrano avere su tutto il loro territorio una buona disponibilità di posti.

Perché i pediatri sono così pochi? Secondo Altroconsumo è una questione di numeri: la convenzione che regola il rapporto tra pediatri e Asl prevede che in ogni Comune ci sia un pediatra per ogni 600 abitanti di età tra zero e sei anni. Il medico può avere in cura fino a 800 pazienti, ma anche molto più grandi, tra 0 e 14 anni di età. In realtà a sei anni un bambino - osserva Altroconsumo - potrebbe anche essere trasferito al medico di base. In genere, però, i genitori preferiscono lasciare i bambini in cura dal pediatra fino ai 14. "Questo - ha spiegato Altroconsumo - genera un grande problema di gestione: il numero di pediatri è stabilito in base ai bambini che hanno meno di sei anni ma, in pratica, i pazienti in cura dal medico sono molti di più. A Milano, per garantire la copertura pediatrica obbligatoria, è stato aumentato il numero di pazienti per ogni medico. Una soluzione tampone: sarebbe stato più opportuno aumentare i pediatri". Del problema si è occupata anche l'Antitrust, evidenziando come il meccanismo di calcolo del numero di pediatri non sia idoneo a garantire un adeguato servizio all'utenza. L’associazione Altroconsumo, insieme a Cittadinanzattiva, si è dunque già rivolta al ministero della Salute per chiedere la modifica del calcolo del numero dei pediatri: “I bambini hanno diritto a un servizio migliore".

venerdì 4 febbraio 2011

La Pediatria sulla “Grande Stampa” 2010: il numero Speciale di Medico e Bambino


La “grande stampa” (il “British Medical Journal”, il “New England Journal of Medicine” e il “Lancet”) ha dedicato anche quest’anno molto spazio ad argomenti e problematiche di interesse pediatrico.

Certamente non di rado (anzi il più delle volte) si tratta di studi o di editoriali o di revisioni e messe a punto o anche di casi clinici che non riguardano aspetti pratici della pediatria, di immediato interesse per il pediatra generalista (ci sono anche quelli, comunque). Ma rimane forte la convinzione che la loro lettura possa essere utile (anzi, sia in qualche modo irrinunciabile) per ogni pediatra che voglia agire in piena consapevolezza dei progressi (quelli “veri”) e dei problemi della pediatria che stanno attorno all’operare a testa bassa di ogni giorno. E che in qualche modo gli diano un senso e una prospettiva. L’abbonamento a una o a tutte e tre le grandi riviste della medicina, il semplice scorrerne i titoli settimanalmente, la lettura di qualche abstract, l’approfondimento di singoli articoli, sarebbe di certo la scelta più giusta e più produttiva per ognuno di voi. Scelta di cui, sono certo, non vi pentireste (e che certamente qualcuno di voi ha già fatto).

Intanto, quello che “Medico e Bambino” può fare è proporvi la solita carrellata di recensioni (un’ottantina, quest’anno) sperando che la loro lettura possa esservi gradita e in qualche modo utile. E che magari vi invogli alla lettura diretta della “grande stampa”.


Alessandro Ventura

Clinica Pediatrica, IRCCS “Burlo Garofolo”, Università di Trieste


lunedì 31 gennaio 2011

L'indice dell'annata 2010 di Medico e Bambino; attendiamo i vostri commenti










Per chi fosse interessato è disponibile nel Sommario del Mese di Dicembre 2010 l'Indice della intera annata di Medico e Bambino che riguarda sia la rivista cartacea che quella elettronica. L'indice è ad accesso libero.

Più di 200 Autori, oltre 300 titoli di argomenti trattati in Articoli formali, Rubriche, Ricerche, Lettere, Editoriali. Per chi fosse interessato vi invitiamo a sfogliarlo e magari stamparlo, per utilità, curiosità e, se vi fosse possibile, per commenti, proposte e magari critiche.

Ritenete che la rivista Medico e Bambino sia vicina ai bisogni della pediatria? ed ai vostri singoli bisogni quotidiani?

Quali argomenti vorreste che fossero trattati e discussi?


Quale ritenete che siano i 3 articoli più interessanti pubblicati su Medico e Bambino nel 2010?


Questa volta attendiamo i vostri commenti

Un minuto del vostro tempo è prezioso per rendere la rivista sempre più a servizio della Pediatria italiana che cresce

Un sentito grazie
La Redazione di Medico e Bambino

giovedì 27 gennaio 2011

Vite indegne? La Giornata della Memoria fra passato e presente

In una televisione sempre più inguardabile, che da giorni non fa altro che parlarci di sexygate e fare sfoggio di scurrilità varie, ieri sera è tornata la speranza che questo mezzo possa ancora svolgere un ruolo didattico, formativo e di riflessione. I dati auditel ci dicono che ieri sera 1,7 milioni di italiani (tanti, ma sempre pochi rispetto a quelli che hanno guardato la partita di Coppa Italia Napoli-Inter, “Paperissima” o “Chi l’ha visto?”) hanno guardato su La7 “Ausmerzen. Vite indegne di essere vissute” un’opera di Marco Paolini trasmessa in diretta dall'ospedale psichiatrico 'Paolo Pini' di Milano. L’occasione era la vigilia della Giornata della Memoria, che ricorre oggi 27 gennaio, data dell'abbattimento dei cancelli di Auschwitz, “al fine di ricordare la Shoah (sterminio del popolo ebraico), le leggi razziali, la persecuzione italiana dei cittadini ebrei, gli italiani che hanno subìto la deportazione, la prigionia, la morte, nonché coloro che, anche in campi e schieramenti diversi, si sono opposti al progetto di sterminio, ed a rischio della propria vita hanno salvato altre vite e protetto i perseguitati”. (Legge 20 luglio 2000, n. 211).


La vicenda narrata dall’attore bellunese in un agghiacciante e nitido monologo, si consuma ufficialmente dal 1939 fino al 1941: l’operazione Aktion T4, dal nome dell’iniziale della via berlinese, la Tiergartestrasse, al civico 4, dov’era insediato l’Ente pubblico per la Salute e l’Assistenza sociale, e l’organizzazione (una specie di società a partecipazione statale) che studiò e attuò il programma nazista di eugenetica, cioè la soppressione di massa di bambini e adulti malati di mente o affetti da malattie genetiche, considerati inutili, appunto “vite indegne di essere vissute”.

Già nel 1933 – in coerenza con l’ideologia dell’”igiene razziale” – la legge “sulla prevenzione della nascita di persone affette da malattie ereditarie” diede il via alla campagna di sterilizzazione di massa di questi pazienti (non meno di 200 mila persone affette da malattie mentali). Ma dal 1939 si passò alle cosiddette “uccisioni pietose” dei bambini al di sotto dei tre anni. Le segnalazioni dei casi sospetti al Dipartimento di Sanità del Ministero degli interni dovevano essere effettuate da ostetriche e pediatri. Per tranquillizzare i genitori dei bambini si spiegava loro che i figli malati venivano spostati in speciali sezioni pediatriche dove ricevevano cure innovative. Ma una volta internati in questi centri intermedi, dopo poche settimane, venivano trasferiti in altre sedi. E in esse, lontano da occhi indiscreti, venivano uccisi tramite iniezioni letali. Nei certificati di morte tutto veniva coperto con un “decesso per polmonite” o “per arresto cardiaco”. Quasi subito il programma di eliminazione si estese anche agli adulti. Dal 1940 le camere a gas sostituirono le iniezioni. Dal 1941, chiusa Aktion T4, almeno in modo formale, i malati psichici continuarono ad essere sterminati, facendoli morire per inedia (la cosiddetta dieta E) direttamente nei manicomi, risparmiando gas e farmaci-killer. Questa strage – quasi una “prova generale” della “soluzione finale” – è sempre passata in silenzio, forse perché non aggiungeva molto ai milioni di vittime dell’Olocausto e al giudizio della storia sul nazismo e la dittatura hitleriana, o forse per darci quella sorta di “auto-assoluzione preventiva”.


“Ausmerzen” (che significa abbattere) è una cronaca storica, datata, ma che ha la capacità di interrogare le coscienze, che ha ancora a che fare con le nostre scelte quotidiane: “Che farei io al posto di quella gente?”. Questa è stata la differenza di questa piéce teatrale rispetto ad altri film o rappresentazioni ben più note, non si parlava delle sadiche SS o degli spietati gerarchi hitleriani, ma di ‘brava gente’: professionisti, medici di famiglia, infermieri, pediatri… Si tratta di un periodo di crisi economica, come quello della Germania negli anni Trenta, durante il quale veniva chiesta collaborazione di tutti – e quindi anche del personale sanitario – per risparmiare nel bilancio della sanità sulla pelle di persone considerate improduttive: perché lo Stato deve spendere per queste “vite indegne” così tanti soldi che potrebbero essere redistribuiti per la gente “normale”? Al processo di Norimberga però medici e funzionari non subirono pene esemplari. “Paradossalmente – spiega lo stesso Paolini – meglio così: quelle sentenze ci impediscono di pensarli come criminali appartenenti a un’altra galassia e ci è più facile vederli come la ‘brava gente’. Come potrei essere io, o i miei vicini di casa”.


“I periodi di crisi economicacontinua l’attore – fanno mutare i parametri e creano l’occasione perché certe idee possano trovare cittadinanza, tolleranza. Idee che dovrebbero, invece, essere messe al bando assieme a chi le propugna. È come se la crisi producesse un abbassamento d’attenzione delle coscienze.” E non bisognerebbe abbassare la guardia nei nostri giorni: in un momento di crisi e di tagli al servizio pubblico come quello attuale, le prime risorse che vengono tagliate sono di nuovo quelle dell'assistenza ai più indifesi. Per esempio, si è arrivati a mettere in discussione un modello d’inserimento che è uno dei fiori all’occhiello del sistema scolastico italiano riesumando l’idea delle classi differenziali; un assessore regionale alla Sanità ha proposto che i trapianti d’organi siano inibiti a chi non supera un certo quoziente intellettivo; appena l’anno scorso si voleva chiedere ai medici la schedatura dei pazienti stranieri irregolari… i presupposti vi sembrano molto diversi?


Insomma, ieri erano i disabili, i malati di mente, gli ebrei, gli slavi e i polacchi, i rom, i dissidenti tedeschi, i comunisti, gli omosessuali, i testimoni di Geova e i pentecostali. Ancora oggi alcune di queste classi continuano ad essere bistrattate, forse con altri epiteti meno scomodi (“irregolari”, per esempio) e con altre metodologie apparentemente più lecite (i “respingimenti”, per esempio), e a queste probabilmente se ne aggiungono altre nuove.


Ma siamo davvero certi che non ci saremmo comportati (e che non ci comportiamo) come quei medici e come quegli infermieri?


Gianluca Tornese

Clinica Pediatrica

IRCCS Burlo Garofolo - Trieste

mercoledì 19 gennaio 2011

Premio Nazionale Nati per leggere 2011

Il Premio nazionale Nati per Leggere festeggia l'anno nuovo con un altro successo: anche la seconda edizione riceve la medaglia del Presidente della Repubblica Napolitano quale premio di rappresentanza. Un riconoscimento che esprime apprezzamento per il lavoro svolto dal Premio nella valorizzazione dell'editoria d'infanzia di qualità e di progetti di lettura ad alta voce ai bambini fino a sei anni di età.

Il Premio è in scadenza il 31 gennaio 2011.

Sul sito web di Nati per leggere (alla sezione "Premio") è possibile scaricare il bando rivolto a editori, bibliotecari, insegnanti, librai, educatori, pediatri ed enti locali.

La giuria che valuterà libri, prototipi e progetti è composta da: presidente Rita Valentino Merletti (studiosa di letteratura per l'infanzia), Fabio Bazzoli (bibliotecario, direttore del Sistema bibliotecario Sud Ovest Bresciano e della Biblioteca di Chiari e membro del Coordinamento nazionale di Nati per Leggere; Chiari - Bs); Antonia Boemio (educatrice presso l'Asilo nido comunale di piazza Cavour di Torino - Torino); Mariangela Clerici Schoeller (pediatra, membro del Coordinamento nazionale di Nati per leggere - Milano); Esther Grandesso (bibliotecaria, già direttrice del Centro Servizi Bibliotecari della Provincia di Cagliari, membro della Commissione Nazionale Biblioteche per Ragazzi dell'Aib - Cagliari); Maria Letizia Meacci (esperta in letteratura per l'infanzia, collaboratrice della rivista Liber - Firenze); Anna Parola (esperta in letteratura per ragazzi, Libreria dei ragazzi di Torino - Torino); Sergio Spaggiari (Pedagogista, direttore delle scuole e dei nidi d'infanzia del Comune di Reggio Emilia dal 1985 al 2010; Reggio Emilia).

Segreteria nazionale, Nati per Leggere

Che cosa è Nati per leggere

Amare la lettura attraverso un gesto d'amore: un adulto che legge una storia.

Ogni bambino ha diritto ad essere protetto non solo dalla malattia e dalla violenza ma anche dalla mancanza di adeguate occasioni di sviluppo affettivo e cognitivo. Questo è il cuore di Nati per Leggere. Dal 1999, il progetto ha l'obiettivo di promuovere la lettura ad alta voce ai bambini di età compresa tra i 6 mesi e i 6 anni. Recenti ricerche scientifiche dimostrano come il leggere ad alta voce, con una certa continuità, ai bambini in età prescolare abbia una positiva influenza sia dal punto di vista relazionale (è una opportunità di relazione tra bambino e genitori), che cognitivo (si sviluppano meglio e più precocemente la comprensione del linguaggio e la capacità di lettura). Inoltre si consolida nel bambino l'abitudine a leggere che si protrae nelle età successive grazie all'approccio precoce legato alla relazione.

Nati per leggere, è promosso dall'alleanza tra bibliotecari e pediatri attraverso le seguenti associazioni: l'Associazione Culturale Pediatri - ACP che riunisce tremila pediatri italiani con fini esclusivamente culturali, l'Associazione Italiana Biblioteche - AIB che associa oltre quattromila tra bibliotecari, biblioteche, centri di documentazione, servizi di informazione operanti nei diversi ambiti della professione e il Centro per la Salute del Bambino - ONLUS - CSB, che ha come fini statutari attività di formazione, ricerca e solidarietà per l'infanzia.

Il progetto è attivo su tutto il territorio nazionale con circa 400 progetti locali che coinvolgono 1195 comuni italiani. I progetti locali sono promossi da bibliotecari, pediatri, educatori, enti pubblici, associazioni culturali e di volontariato.

venerdì 7 gennaio 2011

Percorso nascita: i dieci punti approvati dalla Confererza Stato-Regioni

La conferenza Sato Regioni ha approvato le linee di indirizzo del programma che punta alla promozione e al miglioramento della qualità, della sicurezza degli interventi assistenziali del percorso nascita e alla riduzione dei tagli cesarei.
Il programma e' articolato in 10 linee di azione che sono ''complementari e sinergiche'' e che vanno avviate congiuntamente a livello nazionale, regionale e locale.
La Società Italiana di Ginecologia ha espresso parere favorevole.

Si è concluso nel mese di dicembre 2010 l’iter del provvedimento e inizia il percorso che dovrà portare alla chiusura definitiva dei reparti di maternità dove si effettuano meno di 500 parti all’anno e alla razionalizzazione/riduzione di quelli che ne effettuano meno di 1.000. Altro obiettivo prioritario, l’abbattimento del ricorso al taglio cesareo.

I Presupposti del Piano:

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L’eccessivo ricorso al taglio cesareo ha portato l’Italia ad occupare il primo posto tra i paesi Europei, superando i valori europei riportati nel rapporto Euro-Peristat sulla salute materno-infantile del dicembre 2008. L’Italia detiene la percentuale più elevata pari al 38%, seguita dal Portogallo con il 33% mentre tutti gli altri Paesi presentano percentuali inferiori al 30% che scendono al 15% in Olanda e al 14% in Slovenia. In Italia si è passati dall’11,2% del 1980 al 29,8% del 1996 ed al 38,4% del 2008 con notevoli variazioni per area geografica (23,1% in Friuli Venezia Giulia e 61,9% in Campania) e presenza di valori più bassi nell’Italia settentrionale e più alti nell’Italia centrale, meridionale;
-I dati disponibili confermano, per quanto riguarda il taglio cesareo e, in generale l’assistenza in gravidanza e al parto, l’aumento in Italia del ricorso a una serie di procedure la cui utilità non è basata su evidenze scientifiche e non è sostenuta da un reale aumento delle condizioni di rischio. Il loro utilizzo è spesso totalmente indipendente dalle caratteristiche socio-demografiche delle donne e dalle loro condizioni cliniche ed è invece associato principalmente alla disponibilità delle strutture coinvolte e alla loro organizzazione;

-In Italia, nel 2008, sono stati effettuati circa 220.000 interventi di taglio cesareo, con un costo umano ed economico non trascurabile: il rischio di morte materna è infatti di 3-5 volte superiore rispetto al parto vaginale e la morbosità puerperale è 10-15 volte superiore;

-I punti nascita con un numero di parti inferiori a 500, privi di una copertura di guardia medico-ostetrica, anestesiologica e medico-pediatrica attiva h24, rappresentano ancora una quota intorno al 30% del totale e sono presenti, in particolar modo, nell'Italia centrale e meridionale. In tali strutture il numero di parti è esiguo (la media è inferiore ai 300 parti/anno) e rappresenta meno del 10% dei parti totali. In queste unità operative, deputate all’assistenza del parto in condizioni di fisiologia, dove sarebbe ragionevole attendersi una minore prevalenza di patologie, si eseguono più cesarei (50%), mentre nelle unità operative più grandi e di livello superiore dove c’è concentrazione elevata di patologia, il tasso di cesarei è molte volte inferiore, sebbene la variabilità sia ampia;
-Accanto alle classiche indicazioni cliniche, assolute e/o relative, materne e/o fetali, coesistono, con sempre maggior frequenza e con un ruolo importante, indicazioni non cliniche o meglio non mediche, alcune delle quali riconducibili a carenze strutturali, tecnologiche ed organizzativo-funzionali, quali organizzazione della sala parto, preparazione del personale, disponibilità dell’equipe ostetrica completa, del neonatologo e dell’anestesista h24, unitamente a convenienza del medico, medicina difensiva, incentivi finanziari.

I 10 punti del documento:
  1. Misure di politica sanitaria e di accreditamento. Razionalizzare/ridurre nell’arco di 3 anni i punti nascita con numero di parti inferiore a 1000/anno, prevedendo l'abbinamento per pari complessità di attività delle U.U.O.O. ostetrico-ginecologiche con quelle neonatologiche/pediatriche, riconducendo a due i precedenti tre livelli assistenziali, mettendo a regime, contemporaneamente, il sistema di trasposto assistito materno (STAM) e neonatale d’urgenza (STEN). Le strutture dovranno essere autorizzate ed accreditate sulla base di standard che vengono individuati. La rete dei servizi territoriali, in particolare i Consultori Familiari adeguatamente supportati nel numero e negli organici, rappresenta il punto nodale per la presa in carico della gravidanza fisiologica. Vengono infine suggerite strategie di incentivazione/disincentivazione economica su soglie di appropriatezza degli interventi e l’implementazione delle misure individuate viene indicata quale obiettivi specifici per la valutazione dei direttori generali, dei direttori di dipartimento e di U.O.C.;
  2. Carta dei Servizi. Le Aziende sanitarie in cui è attivo un punto nascita, devono sviluppare una Carta dei servizi specifica per il percorso nascita, in cui, in conformità ai principi di qualità, sicurezza e appropriatezza siano contenute indicazioni riguardanti le informazioni generali sulla operatività dei servizi contenenti i principali indicatori di esito, sulle modalità assistenziali dell’intero percorso nascita, sulle modalità per favorire l’umanizzazione del percorso nascita, sulla rete sanitaria ospedaliera-territoriale e sociale per il rientro a domicilio della madre e del neonato atta a favorire le dimissioni protette, il sostegno dell’allattamento al seno ed il supporto psicologico;
  3. Integrazione territorio-ospedale. Garantire la presa in carico, la continuità assistenziale, l'umanizzazione della nascita attraverso l'integrazione dei servizi tra territorio ed ospedale e la realizzazione di reti dedicate al tema materno-infantile sulla base della programmazione regionale. Sono previsti percorsi assistenziali differenziati che favoriscano la gestione delle gravidanze fisiologiche presso i consultori e le dimissioni protette delle puerpere e dei neonati;
  4. Sviluppo di linee guida (LG) sulla gravidanza fisiologica e sul taglio cesareo da parte del SNLG-ISS. A breve saranno disponibili le su indicate LG rivolte sia ai professionisti della salute che, in sintesi divulgativa, alle donne;
  5. Programma di implementazione delle LG. Attraverso analisi del contesto assistenziale a livello regionale e locale verranno identificate le criticità e le barriere che ostacolano il cambiamento. Verrà promossa la continuità assistenziale e l’integrazione con l'assistenza territoriale. Viene quindi promosso il ruolo dei vari professionisti nel percorso nascita, anche tramite l’individuazione dei percorsi differenziati per l’assistenza alla gravidanza fisiologica ed a rischio fisiologica. Per favorire l’appropriatezza degli interventi assistenziali nel percorso nascita e per la riduzione del taglio cesareo verranno sviluppati percorsi clinico-assistenziali aziendali, sulla base delle linee di indirizzo;
  6. Elaborazione, diffusione ed implementazione di raccomandazioni e strumenti per la sicurezza del percorso nascita. Verranno promossi strumenti quali le Raccomandazioni per la prevenzione della mortalità materna, per la prevenzione della mortalità neonatale nonché l’adesione a sistemi di monitoraggio di eventi sentinella, eventi avversi.
  7. Procedure di controllo del dolore nel corso del travaglio e del parto. Promuovere procedure assistenziali, farmacologiche e non per il controllo del dolore in corso di travaglio-parto e definiti di protocolli diagnostico terapeutici condivisi per la partoanalgesia, dando assicurazione della erogabilità di tale prestazione con disponibilità/presenza di anestesista sulla base dei volumi di attività del punto nascita;
  8. Formazione degli operatori. Nell’ambito dei percorsi di formazione/aggiornamento di tutte le figure professionali coinvolte nel percorso nascita, con modalità integrate, viene dato particolare peso alla formazione inerente il programma di implementazione delle Linee Guida e all’audit clinico quale strumento di valutazione della qualità dei servizi e delle cure erogate; Con il MIUR si desidera attivare sistemi per la verifica ed adeguamento dei livelli formativi teorico-pratici delle scuole di specializzazione in ginecologia ed ostetricia, nonché in pediatria/neonatologia e del corso di laurea in ostetricia, in linea ed in coerenza con gli standard assistenziali; Un ruolo non secondario nella formazione degli operatori assume l’effettiva integrazione della funzione universitaria di didattica con gli ospedali di insegnamento nonché la promozione del coinvolgimento delle società scientifiche nella formazione continua dei professionisti sanitari; Nel favorire la diffusione delle procedure di controllo del dolore nel corso del travaglio e del parto viene prevista attività formativa in tema di metodiche farmacologiche e non di controllo del dolore, con carattere di multidisciplinarietà; Viene infine promosso un percorso strutturato per l’inserimento dei professionisti nuovi assunti, confacente alle caratteristiche dei livelli assistenziali garantiti;
  9. Monitoraggio e verifica delle attività. Per tutte le attività previste viene promosso l’utilizzo di sistemi di monitoraggio e valutazione delle attività, capaci di definire le ricadute cliniche e assistenziali delle attività stesse attraverso indicatori misurabili;
  10. Istituzione di una funzione di coordinamento permanente per il percorso nascita. Per un adeguato coordinamento delle e verifica delle attività è prevista la costituzione di un Comitato per il Percorso Nascita (Cpn), interistituzionale, con funzione di coordinamento, con il coinvolgimento delle Direzioni Generali del Ministero della salute (Programmazione, Prevenzione, Comunicazione, Ricerca, Sistema Informativo), delle Regioni e Province autonome e di altre istituzioni sanitarie nazionali (Iss, Agenas). Analoga funzione dovrà essere attivata a livello di ogni singola Regione e Provincia Autonoma.